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Famiglie ricostituite: costruire un nuovo legame familiare
L’articolo approfondisce le sfide e i cambiamenti che la famiglia ricostituita incontra nella creazione di un nuovo nucleo e di una nuova cultura familiare.

Con il passare del tempo e l’evolversi della nostra società, il concetto di famiglia è andato trasformandosi sempre di più assumendo numerose forme, tutte accomunate dal desiderio di creare un legame affettivo stabile. Tra le nuove composizioni familiari, si trovano anche le famiglie ricostituite.

Per famiglia ricostituita si intende un nucleo familiare convivente formato dalla coppia ed i figli di uno o entrambi i partner nati da una precedente unione.


Secondo i dati Istat questa “nuova” forma familiare rappresenta un tipo di
struttura in ascesa in questa fase storica. Le famiglie ricostituite, accanto a quelle monogenitoriali, unipersonali e alle coppie senza figli, sono infatti cresciute di molto negli ultimi anni, come conseguenza dell’aumento delle separazioni e dei divorzi.
Il fatto che la nuova unità familiare si trovi a divenire gruppo e a costruire un senso di appartenenza senza aver condiviso una storia comune, pone la famiglia ricostituita di fronte a diverse sfide.

La prima sfida che la famiglia incontra è infatti quella di
ridefinire i ruoli all’interno di essa. Una delle caratteristiche principali di queste famiglie è quella di avere dei confini più sfumati che implicano processi relazionali più complessi e dinamici, con un inizio e un’evoluzione rapidi. 
Ad esempio, può presentarsi una contrapposizione tra il ruolo di insider ricoperto dal genitore biologico ed il ruolo di outsider, in cui possono trovarsi bloccati i rispettivi partner. In una coppia ricostituita, specialmente all’inizio, questi ruoli tendono ad essere fissi. Valori e abitudini condivise sono appannaggio della diade genitore-figlio, per cui può essere difficile per il partner entrarvi a far parte, considerando anche il bisogno di convalida della nuova coppia da parte dei figli.

Dall’altra parte, anche chi si trova nella posizione di insider può avvertire la spiacevole sensazione di stare in bilico tra le persone che più ama. 
Nelle famiglie ricomposte c’è quasi sempre un altro genitore al di fuori del nuovo nucleo familiare, anche solo a livello rappresentazionale.
Per quanto sia facile allearsi con la visione del proprio partner rispetto a un ex, è
compito della nuova coppia tutelare al meglio l’immagine dell’altro genitore agli occhi dei figli, creando un ponte tra i due nuclei familiari, nel mantenimento di confini chiari e definiti.

A livello legislativo, la legge n. 184/1983 permette l’«adozione in casi particolari» che include la
possibilità di adottare il figlio minore del nuovo partner. Il genitore adottante acquisisce la responsabilità genitoriale che dovrà essere esercitata in modo condiviso con il genitore biologico.
Considerando che l'adozione può essere effettuata anche se il figlio del partner ha ancora l'altro genitore biologico, in linea di massima, il minore sulla carta potrebbe avere tre genitori legali.
In questa direzione, un’altra sfida importante alla quale far fronte è la necessità per adulti e minori coinvolti di confrontarsi con le dimensioni emotive dolorose connesse all'interruzione del legame tra gli ex partner e all'uscita di uno dei genitori dal nucleo familiare. 

Il ciclo di vita della famiglia ricomposta comincia proprio dall’
elaborazione della separazione da parte degli ex partner. Affinché si possa reinvestire in una nuova relazione, è necessario che gli ex partner si siano separati anche da un punto di vista psicologico. Se ciò avviene, per i genitori biologici e i nuovi adulti significativi sarà più facile definire una relazione collaborativa orientata alla crescita dei figli.
Solitamente, le famiglie ricomposte che nascono con queste premesse, presentano un'adeguata accettazione rispetto alle funzioni e ai ruoli di tutte le figure adulte.

I figli possono godere dei vantaggi di avere due famiglie, ovvero di appartenere a una costellazione familiare composta anche da fratelli e famiglie di origine acquisite, in cui coesistono e collaborano più figure allevanti.
L’elaborazione della perdita, della separazione e dei numerosi e rapidi mutamenti coinvolgono anche i più piccoli, che spesso hanno bisogno di più tempo per adattarsi a nuove situazioni.
Ad esempio, i bambini possono sperimentare il senso di perdita nei confronti dei genitori biologici - anche di colui con cui il figlio vive quotidianamente - poiché in casa c’è un potenziale rivale che può privarlo di attenzioni e cure.

Il più delle volte, gli interessi della nuova coppia si scontrano con quelli dei figli. Infatti, la coppia, che si trova subito a divenire famiglia, potrebbe desiderare maggiore intimità e privacy, mentre, al contrario, i figli non desiderano perdere gli spazi e i tempi a loro dedicati. Può succedere allora che il figlio metta in atto comportamenti volti ad attirare l’attenzione, fino a mostrare segni di sofferenza.
Inoltre, è possibile che i figli sperimentino dei
conflitti di lealtà, in quanto possono sentirsi integrati nel nuovo nucleo, ma allo stesso tempo provare sensi di colpa nei confronti del vecchio: una buona relazione con il nuovo partner può significare per il figlio un tradimento verso l’altro genitore. 

Un altro tema di grande rilevanza è sicuramente l’educazione dei figli. Non è facile entrare in contatto con un bambino o adolescente con cui non si hanno mai condiviso abitudini e regole, soprattutto in un momento di accettazione reciproca. Come accennato in precedenza, il legame di profonda connessione emotiva che esiste tra genitori e figli, è in parte frutto di accordi e regole impliciti tra essi, ad esempio su quando è necessario far rispettare un determinato limite.
Affinché una famiglia ricomposta funzioni,
è necessario fare gioco di squadra: i compagni possono aiutare i partner ad adottare uno stile educativo più fermo quando serve e allo stesso tempo i genitori biologici possono aiutare questi nell’essere più comprensivi e non giudicanti.
Il ruolo educativo del genitore acquisito si forma tramite la lenta costruzione di un rapporto di fiducia e stima reciproca. 


Di fronte alle complessità che queste famiglie si trovano a fronteggiare sembra evidente la necessità di creare una nuova cultura familiare in presenza di almeno altre due culture già formate e consolidate. Capita spesso che le più temibili guerre si scatenino per ragioni di convivenza apparentemente banali, come il rispetto di determinate regole del vivere quotidiano.
Per affrontare questa sfida è necessario
dedicare un tempo per considerare e stabilire nuove regole condivise che a poco a poco trasmettano un senso di familiarità e permettano di “sentirsi a casa” anche in nuovi contesti.

Bisogna sottolineare che non sempre l’integrazione di membri appartenenti a due nuclei familiari diversi funziona al meglio. Se i figli mostrano una marcata ostilità, se questo costituisce fonte di stress per la coppia, se uno dei due partner mette in atto comportamenti discrepanti tra i propri figli e quelli dell’altro, in tutti questi casi potrebbe essere utile richiedere un 
supporto psicologico esterno. Rivolgersi a un professionista potrà servire a migliorare la comunicazione e a stabilire ruoli e confini più definiti fra i vari membri della famiglia.

Una delle manifestazioni più evidenti della confusione dei confini nelle famiglie ricostituite è il disaccordo tra i membri su chi ritenere parte della famiglia e chi no. Consideriamo che, mentre nella famiglia nucleare la relazione tra i coniugi precede quella con i figli, nella famiglia ricostituita la relazione tra il genitore acquisito e i figli si sviluppa contemporaneamente alla relazione tra i partner. Questo solitamente comporta una maggiore permeabilità tra i vari sottosistemi di coppia, genitoriale e dei fratelli. 

L’obiettivo primario è identificare le interazioni problematiche all’interno della nuova famiglia che le impediscono di accedere alle potenziali risorse interne.
Il professionista può intervenire a vari livelli lavorando contemporaneamente sul sistema famiglia, sui suoi sottosistemi e sui singoli componenti andando a rafforzare i legami interni della famiglia ricomposta.
In questa direzione, risulta fondamentale accedere alla famiglia rappresentata e validare il nuovo sistema familiare.
È importante cercare di
rendere sicure le relazioni, promuovendo lo sviluppo di un autentico senso di connessione emotiva tra i singoli componenti della famiglia. Per far sì che questo accada, è necessario rendere esplicito il “non detto”, che può condizionare comportamenti e atteggiamenti messi in atto, e stabilire nuovi scambi comunicativi che incoraggino la condivisione all’interno della famiglia, riconoscendo l’importanza degli scambi all’interno dei singoli sottosistemi tra membri e promuovendo l’autenticità di ciascuno.  

Diventare una famiglia ricostituita può essere un’impresa tanto ardua quanto colma di ricchezza.  Essa può rappresentare l’occasione di attivare risorse precedentemente non utilizzate e potenziare le capacità di interazione con figure significative vecchie e nuove, non senza la pazienza di dedicare il giusto tempo a ciascun membro per costruire insieme una nuova lingua e cultura familiare fatta di nuovi scambi, regole e intese che
permetta di affrontare le piccole e grandi sfide che la vita presenta continuando a sentirsi a casa.

Bibliografia:

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  • Cristina, E. (2019). La Sfida Delle Famiglie Ricomposte. Quale Terapia? Disponibile in: https://www.centrointerapia.it/la-sfida-delle-famiglie-ricomposte-quale-terapia/
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  • Istituto Nazionale di Statistica. (2016). Popolazione e Famiglie. Disponibile in: https://www.istat.it/it/popolazione-e-famiglie?dati
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  • Tafà, M. (a cura di). (2016). Conoscere la famiglia. Strumenti clinici e di ricerca. Roma: Sapienza Università Editrice. 
  • Visher, E.B. & Visher, J.S. (1990). Dynamics of successful stepfamilies. Journal of Divorce and Remarriage, 14, 1.


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