Piazzale delle Gardenie 12, 00172 Roma RM
V Municipio - Centocelle
0669481526
Sostienici
Centro per la persona, la coppia, la famiglia
Alle radici dell’autostima

La famiglia, insieme alla scuola, è la principale agenzia di formazione e di socializzazione dell’individuo, uno dei perni su cui far leva per promuovere il benessere integrale (fisico, psicologico, relazionale) dei nostri ragazzi.
La famiglia per un bambino è il luogo più importante per lo sviluppo della sua sicurezza, serenità e autonomia, fondamenta su cui si costruisce la personalità.
I genitori rappresentano infatti il primo elemento di riferimento che permette al bambino di imparare a ricercare le soluzioni ai problemi che si presentano, di verificare se una sua azione sia efficace o meno, di ascoltare ed esprimere le proprie emozioni - nel rispetto di quelle altrui - e tanto altro ancora.

La famiglia, dunque, è il crogiuolo in cui si fondono - in modo adeguato o disfunzionale - temperamento, apprendimento, atteggiamenti, comportamenti, emozioni, pensieri e azioni. Inoltre, i genitori costituiscono, che ne siano consapevoli o meno, l’esempio a cui i bambini si riferiscono e con cui dovranno comunque confrontarsi, vuoi per confermarsi nel modello familiare, vuoi per discostarsene. Purtroppo, però, a volte questi non sono consapevoli del modello che costituiscono per i loro figli e possono instaurare un sistema educativo rigido e autoritario, oppure permissivo e tollerante, sulla base dei propri bisogni e non sulle reali necessità, affettive prim’ancora che materiali e sociali, dei bambini. Possono così instaurarsi fin dalla prima infanzia insicurezze e sentimenti di inadeguatezza, basi delle successive carenze nel senso di fiducia in se stessi.  

Le basi psicologiche della disistima

Gli psicologi sono concordi nell’affermare che l’insicurezza tende a nascere nel bambino soprattutto a causa di un inadeguato ambiente familiare. La solita solfa, si dirà, con cui si colpevolizzano i genitori di tutti i mali del mondo!
Al contrario: si possono rilevare indicazioni preziose per fornire alla coppia genitoriale, ciascuno con le sue caratteristiche di personalità e di genere, strumenti utili ad irrobustirne il ruolo di esempio per i processi di crescita della prole. Di seguito, viene elencata una serie di esempi per illustrare come l’atteggiamento del genitore dovrebbe sempre essere improntato a sostenere, stimare, apprezzare il bambino nel suo essere un individuo degno e amabile: solo dopo aver fatto questo possono essere accettate dal figlio correzioni o punizioni senza mettere a repentaglio il proprio senso di sicurezza e di autostima.  

Il genitore decisionista
. Tendenzialmente un genitore che abbia l’inclinazione o il bisogno di decidere per tutti, magari proprio per necessità pratiche della vita di tutti i giorni, o per “deformazione professionale”, può far ricadere anche involontariamente questo atteggiamento sui figli, deresponsabilizzandoli o semplicemente non ascoltandoli, non insegnando loro a prendere gradualmente le proprie decisioni. Un simile genitore sembra sapere sempre quello che è giusto per sé e per i figli e difficilmente tollera tempi di apprendimento più lunghi, spesso indispensabili ai bambini che devono passare per le piccole esperienze, necessarie al fine di misurarsi con la frustrazione e il conflitto senza demotivarsi e deprimersi. 

Il genitore rigido.
Solitamente è quello molto capace, razionale e intelligente, sicuro e determinato, ma con scarsa capacità di adattarsi a situazioni nuove e a tollerare di dover tenere conto delle diverse idee o delle piccole défaillances dei bambini. Questo tipo di genitore tende a sperimentare il bisogno di controllare tutto, di sapere ogni cosa in anticipo, di far conto sulle cose decise senza rischiare di rimettere qualcosa in discussione. Perciò, nella mente del genitore, c’è poco spazio per le variabili apportate da un figlio, ancor meno per i suoi bisogni di autonomia e di autodeterminazione.  

Il genitore debole.
Tende ad ascoltare ed imitare gli altri adulti, adeguandosi a questi, che sono sempre più bravi di lui. Un po’ impaurito dalle scelte che la vita lo obbliga comunque a prendere, preferirebbe l’immobilismo, le non-scelte, rammaricandosi che agli altri le cose vadano sempre bene e a lui mai. I figli, considerati piccoli e quindi incapaci, non sono un punto di riferimento e vengono spesso non considerati nella loro individualità. Piuttosto, possono essere utilizzati per piangersi addosso, perché ancora non sono in grado di giudicare.  

Il genitore superficiale.
Cerca di raggiungere i propri obiettivi frettolosamente, pur di togliersi il problema. Sono portati a non ascoltare le opinioni del figlio, in quanto rappresentano un diversivo che costa troppo prendere in considerazione. L’importante è stare tranquillo, rimandando le decisioni se non immediatamente risolvibili, per poi mettersi spensieratamente davanti ad un divertimento o a chiacchierare con qualcun altro per distrarsi ulteriormente. I figli vengono accuditi anche bene materialmente, ma con un’assenza affettiva pressoché totale.  

Il genitore edonista.
Look, palestra, alimentazione, abbigliamento. Simili genitori, sono spesso distratti e scarsamente affettivi e trasmettono l’idea che la sicurezza possa provenire solo da un corpo giovane e bello. Non sembra esserci spazio per le imperfezioni o per le disarmonie, fossero anche transitorie dell’età evolutiva. Inoltre, i figli sembrano impegnare, stancare e limitare.  

Il genitore insicuro.
Succede spesso che le insicurezze di un genitore si trasfondano nella psiche del figlio rendendolo a sua volta pauroso e vacillante; magari non verso le stesse paure e insicurezze del genitore, ma altrettanto carente sotto il profilo dell’autostima. Dubbi e incertezze, soprattutto rispetto alle proprie capacità, si trasmettono con “il latte materno”, ossia fin dalle prime interazioni con il genitore che si prende cura del bambino. In questo senso sono illuminanti gli studi sull’attaccamento che descrivono la formazione di “pattern” che poi guidano la persona adulta nelle relazioni significative, come nei rapporti di coppia. 

 

L’esempio degli educatori sui processi dell’autostima

Si potrebbe continuare con altre tipologie di genitori che hanno difficoltà a considerare il figlio come un individuo a sé stante, che deve formarsi e crescere proprio sulla base dell’esempio fornito dai genitori.
Perciò, occorre sottolineare ancora una volta che l’educazione alla stima di sé trova i propri fondamenti nei primi anni dell’età evolutiva, grazie a genitori che si prendono cura del bambino insegnandogli come apprezzarsi anche in presenza di frustrazioni, ad avere costanza nelle difficoltà perché sicuramente si troverà una soluzione adeguata, a credere in se stesso perché si è sperimentato il piacere profondo di essere degno e amato in ogni caso.
Quando poi il bambino entrerà nel sistema scolastico, dovrà stabilire simili rapporti di stima reciproca e di sostegno da parte degli educatori che via via incontrerà.
Ancora una volta, la personalità e l’attitudine di maestri e professori potranno sostenere il bambino e il ragazzo a proseguire nei processi di sviluppo e di autostima, oppure potranno metterlo in crisi e demotivarlo, specialmente se in famiglia tali processi sono stati a suo tempo deboli e inefficaci.

Dunque, le responsabilità degli educatori (genitori e insegnanti) sono enormi proprio perché fondate su un apprendimento diretto: i bambini, per processi empatici e imitativi, imparano direttamente da ciò che vedono, dai comportamenti cui assistono quotidianamente, e non tanto dalla teoria delle parole con cui proponiamo loro tanti bei discorsi, spesso contraddetti e negati dai comportamenti reali.
Il bambino è una vera e propria spugna che non può non assimilare le emozioni del mondo in cui è immerso. Il suo cervello apprende, forma collegamenti, associazioni e memorie in ogni situazione: mentre noi educatori tentenniamo circa il da farsi in una certa situazione, o ci dimostriamo fintamente sicuri, i cervelli dei bambini e dei ragazzi a noi affidati percepiscono e si immedesimano: al termine di una simile elaborazione, che in definitiva nasce da una relazione interpersonale, essi avranno più o meno fiducia in noi, e in definitiva anche in se stessi.

Concludendo, perché possano genuinamente acquisire confidenza e fiducia nel mondo che li circonda, i bambini devono poter contare su educatori empatici e autentici, capaci di ammettere le proprie difficoltà senza mostrare eccessiva ansia o insicurezza rispetto ad esse.

Il coraggio di essere autenticamente se stessi
, capaci di affrontare i problemi alla ricerca delle soluzioni possibili, senza perciò considerarsi indegni e inadeguati, è il migliore esempio che possiamo fornire ai bambini cui dobbiamo insegnare che ciascuno di noi è, sempre, un individuo degno di amore e di considerazione.

About Author

 

HAI BISOGNO DI AIUTO? SCOPRI I NOSTRI SERVIZI ALLA PERSONA