Per molte persone uscire di casa può trasformarsi in un’ansia intensa e paralizzante.
L’agorafobia rappresenta una forte paura di trovarsi in luoghi e/o situazioni dalle quali sarebbe complicato fuggire in caso di panico. Tale timore può spingere chi ne soffre ad evitare molte situazioni: spazi aperti, affollati o trasporti pubblici. Nel DSM-5-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Text Revision, 2022), l’agorafobia è classificata tra i Disturbi d’ansia; limita la libertà e la vita quotidiana di chi ne soffre.
L’agorafobia
L’agorafobia è un disturbo caratterizzato da ansia o paura in molteplici situazioni, tutte accomunate dal pensiero che, fuggire o ricevere aiuto in caso di necessità, possa risultare difficile. Per questo motivo i soggetti che ne soffrono, tendono ad evitare queste situazioni e nei casi più gravi, possono arrivare a non uscire più dalla propria abitazione, oppure diventare totalmente dipendenti dalle persone a loro più care, aumentando così il rischio di depressione.
Nel DSM-IV-TR, l’agorafobia era spesso considerata come una specificazione del disturbo di panico (disturbo di panico con agorafobia). Nel DSM-5-TR, del 2022, l’agorafobia viene diagnosticata in maniera dipendente. Le ricerche scientifiche hanno rilevato infatti che non tutti i soggetti che soffrono di agorafobia presentano necessariamente il disturbo di panico. Risulta tuttavia rilevante che circa il 90% dei soggetti con agorafobia riporta in comorbilità altri disturbi d’ansia, depressivi, DPTS o abuso di alcol. Secondo uno studio, le situazioni più evitate da chi soffre di agorafobia sono: uscire da soli di casa, rimanere soli in casa, trovarsi in mezzo a una folla e stare in fila (H.Barzegar, et al. A descriptive study of agoraphobic situations and correlates on panic disorder. Middle East Curr Psychiatry 2021).
Eziologia e basi neurobiologiche dell’agorafobia
L’eziologia dell’agorafobia rimane tutt’oggi ancora poco chiara. Tuttavia, un recente studio ha rilevato che, mentre l’ereditarietà del disturbo di panico risulta associata a “disturbo di panico con agorafobia” nella generazione successiva, l’agorafobia senza disturbo di panico non mostra un’associazione familiare. (A.Nocon et al; Differential familial liability of panic disorder and agoraphobia. Depress Anxiety).
Rispetto all’eziologia, sembra che esperienze ambientali non specifiche possano contribuire alla sua prevalenza. Inoltre, uno studio basato su risonanza magnetica funzionale, ha analizzato le reazioni dei pazienti con agorafobia durante l’anticipazione e la percezione di stimoli specifici del disturbo. I risultati hanno evidenziato il ruolo significativo dello striato ventrale bilaterale e dell’insula sinistra, correlati neurofunzionali centrali nell’agorafobia. Tali dati, suggeriscono l’esistenza di un substrato neurale dell’ansia anticipatoria, legato a un aumento dell’attenzione ai sintomi interni del panico e ad una maggiore ipervigilanza (Wittmann A. et al., Anticipating agoraphobic situations: the neural correlates of panic disorder with agoraphobia., Psychol Med, 2014).
Diagnosi e trattamento dell’agorafobia
Tale disturbo viene diagnosticato nel momento in cui, secondo i criteri del DSM-5-TR, l’individuo manifesta una paura o ansia marcata in relazione ad almeno 2 delle seguenti situazioni:
o usare i mezzi di trasporto pubblici
o trovarsi in spazi aperti
o trovarsi in spazi chiusi
o fare la fila o stare in mezzo a una folla
o trovarsi fuori casa da soli
La forte paura ed ansia causate da queste situazioni, portano l’individuo ad evitarle, con disagio clinicamente significativo e compromissione del funzionamento del soggetto. Questa paura (o ansia) non può essere spiegata da una minaccia reale, da fattori socioculturali o dall’uso o astinenza da sostanze. I sintomi devono persistere per almeno 6 mesi per confermare la diagnosi di agorafobia.
Per il trattamento del disturbo, il primo passo consiste nella valutazione della gravità del disturbo. Gli studi generalmente individuano la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) come terapia d’elezione, riuscendo a trattare i sintomi primari, ridurre l’ansia e migliorare la qualità della vita di chi ne soffre. Spesso, farmaci come antidepressivi, sono molto utilizzati in associazione ad una psicoterapia. Per i casi più severi, troviamo necessaria una combinazione di psicoterapia e farmacoterapia. Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRIs) sono considerati il trattamento di prima scelta.
Agorafobia nell’era digitale
Con la diffusione delle tecnologie digitali e dei social media, l’agorafobia assume nuove sfumature. In generale molti individui trovano nei social network un modo per restare connessi al mondo, mantenendo relazioni e attività lavorative senza uscire di casa. Tuttavia, questa connessione virtuale può trasformarsi in un meccanismo di evitamento, rafforzando il ritiro sociale e la dipendenza dal contesto domestico. Alcuni studi recenti (Marzano et al., 2023; Savarese & Di Giacomo, 2023) evidenziano come l’uso eccessivo dei social sia correlato ad un aumento dei livelli di ansia e di isolamento. Parallelamente, lo sviluppo di strumenti digitali terapeutici, come la telepsicologia (fornitura di servizi psicologici a distanza tramite tecnologie) e la realtà virtuale, offrono nuove opportunità di trattamento per le persone che non riescono ad uscire di casa, permettendo così di ampliare l’accesso alla terapia d’esposizione a costi più contenuti (Carl et al., 2024).
Conclusione
L’agorafobia rappresenta una condizione che può causare intenso stress e un marcato peggioramento della qualità della vita di chi ne soffre.
Nei casi più gravi, gli individui possono arrivare a non riuscire a uscire di casa, rendendo difficoltoso lo svolgimento delle attività quotidiane e compromettendo la sfera lavorativa e relazionale.
I pazienti con agorafobia meritano maggiore attenzione all’interno del sistema sanitario.
Sono necessari programmi di prevenzione, screening e trattamento mirati, al fine di migliorare la qualità della vita e promuovere un’identificazione precoce e un intervento tempestivo di questi disturbi.
In un’epoca in cui la salute mentale assume un ruolo sempre più centrale, risulta fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza sull’agorafobia e favorire un approccio integrato che unisca interventi psicologici, farmacologici e strumenti digitali innovativi.
Bibliografia
-American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.; DSM-5-TR). American Psychiatric Publishing.
- Nocon A, Wittchen HU, Beesdo K, Brückl T, Hofler M, Pfister H, Zimmermann P, Lieb R. Differential familial liability of panic disorder and agoraphobia. Depress Anxiety; 2008
- Preti A, Piras M, Cossu G, Pintus E, Pintus M, Kalcev G, Cabras F, Moro MF, Romano F, Balestrieri M, Caraci F, Dell'Osso L, Sciascio GD, Drago F, Hardoy MC, Roncone R, Faravelli C, Musu M, Finco G, Nardi AE, Carta MG. The Burden of Agoraphobia in Worsening Quality of Life in a Community Survey in Italy. Psychiatry Investig. 2021
- Wittmann A, Schlagenhauf F, Guhn A, Lueken U, Gaehlsdorf C, Stoy M, Bermpohl F, Fydrich T, Pfleiderer B, Bruhn H, Gerlach AL, Kircher T, Straube B, Wittchen HU, Arolt V, Heinz A, Ströhle A. Anticipating agoraphobic situations: the neural correlates of panic disorder with agoraphobia. Psychol Med. 2014
-Barzegar, H., Farahbakhsh, M., Azizi, H. et al. A descriptive study of agoraphobic situations and correlates on panic disorder. Middle East Curr Psychiatry (2021)

Sono laureata in Psicologia a La Sapienza di Roma e ho svolto il mio tirocinio a MenteSociale nel 2025.





