La vita dilaziona il tempo in modo inafferrabile; soprattutto per i genitori, o per lo meno così ci sembra.
Siamo in un giorno d’estate e stiamo cercando le conchiglie più belle della spiaggia per decorare l’ennesimo castello di sabbia della giornata, al quale nostro figlio da solo non può assolutamente lavorare, poiché serve la nostra supervisione e il nostro entusiasmo per concludere qualsiasi sua azione, ovunque, sempre.
Ripeterà mamma o papà quanto? duecento, trecento volte al giorno? A volte anche di più… e ora?
Ora sono passati dieci anni e sorride poco, o meglio, sorride a tutti tranne che a noi, è scocciato dalla nostra presenza, risponde a monosillabi quando osiamo rivolgergli parola, e sembra che goda nel farci innervosire o peggio, vuole fare il contrario esatto di ciò che chiediamo.
Un alieno irriconoscibile, nel corpo e nell’atteggiamento. Come può essere diventato questo? Di colpo ci sembra di sentire i nostri genitori che ci sgridano mentre inveiamo con i nostri figli neo tredicenni. Forse qui allora è necessario fare un passo indietro per guardare gli eventi da un punto di osservazione più ampio, più arioso, più distante.
Grazie alle neuroscienze oggi si sa che il cervello compie i suoi ultimi assetti intorno ai 23/24 anni. Il cervello di un preadolescente è sì definito in tutte le sue parti, ma è immaturo. E' plastico, nel senso che è strutturato per formare nuove reti neuronali, è flessibile e adattabile ma anche vulnerabile.
Forse la caratteristica più distintiva del cervello degli adolescenti è l’asincronia nello sviluppo delle diverse regioni cerebrali.
Il processo di mielinizzazione, ad esempio, è ancora parziale: in particolare, in alcune regioni della corteccia prefrontale arrivano a maturazione completa solo intorno ai 20 anni passati.
La corteccia prefrontale, ovvero la parte anteriore del lobo frontale, è deputata ad una serie di funzioni cognitive complesse quali i processi di previsione del rischio, gestione degli impulsi aggressivi e autonomia decisionale.
Poiché la mielina può velocizzare anche di cento volte la conduzione dello stimolo nervoso, la sua carenza in alcune aree del sistema nervoso centrale può determinare un funzionamento irregolare. Di qui, alcuni comportamenti imprevedibili
tipici di quell’età, come l’incapacità di controllare gli impulsi aggressivi o la difficoltà di regolare le emozioni. Dunque è per lo sviluppo incompleto della corteccia prefrontale che per i preadolescenti è così difficile rinunciare a comportamenti capaci di regalare gratificazioni immediate, in favore di una ricompensa più significativa che potrebbero ricevere solo più avanti. Il piacere di rischiare allora è avvertito come più potente del pericolo. Comprendere i processi cognitivi dei preadolescenti significa assumere un atteggiamento rispettoso verso i cambiamenti in atto. Sembra che lo facciano apposta a fare l‘esatto opposto di quello che chiediamo, invece grazie alle neuroscienze possiamo vedere oltre quelle provocazioni così ben assestate.
La giusta distanza: non controllare, ma imparare a fidarsi. Hanno bisogno di sentire che li amiamo nonostante sembrino odiarci. Ciò che più serve ad un bambino, lo sappiamo bene, è essere visto, “guarda papà guarda, mi guardi? no non è vero, guardami bene adesso, mamma guardaaa”. Ciò che più serve ad un preadolescente è essere “sentito”. Il genitore deve essere presente ma non come una mano che sposta coordina e dirige i lavori del castello, ma come un faro, presente e costante e sempre aperto. Si tratta come afferma Novara di “costruire un’organizzazione educativa centrata sulla libertà, in cui materno e paterno, in cui nella giusta distanza educativa, collaborano in maniera completamente diversa dall’infanzia.” Porre la giusta distanza significa il saper fare dei passi indietro, molti di più del previsto, o comunque invertire la tendenza: tutti quei passi percorsi nella loro infanzia, tutti quei gesti, quelle attenzioni, quelle parole, quei moniti, non devono cessare di esistere bensì trovare un nuovo modo di esprimersi, così che non si sentano trattati da bambini.
Come diceva Donald Winnicott, gli adolescenti non hanno bisogno di essere capiti dagli adulti, hanno bisogno di allontanarsi, fare la loro vita, cercare la loro libertà.
Come genitore molte volte ho confuso il "benessere familiare" con l'assenza di litigi, vivendo lo scontro come un fallimento personale e anche professionale. In realtà un clima troppo pacifico in adolescenza può essere un segnale d'allarme, di silenzio, di non detti, di chiusura verbale ed emotiva dell’intero sistema.
Salvare il benessere familiare non significa anestetizzare il conflitto, ma imparare a gestirlo.
Fare le paternali, puntare all’amicalità, urlare o peggio criticare o umiliare potrebbe venire automatico in certi momenti, ma elaborare le proprie ansie personali e poi genitoriali ci aiuta a non innescare micce su un terreno già franabile come quello che si respira nelle case con adolescenti.
Le tecniche da usare sono varie, ogni genitore troverà quella più giusta per il sistema familiare: ascoltare senza commentare e il silenzio attivo sono per gli educatori tra le più citate.
Il bisogno di libertà degli adolescenti è un bisogno sostanziale, che appartiene profondamente a quest'età e che si esprime in modi che possono essere molto particolari. Non ha senso opporsi ma occorre accompagnarli perché questo senso di libertà forma la loro crescita e il passaggio all'età successiva.
Dietro la loro apparente ostilità non c'è odio, ma il tentativo faticoso di comprendere se stessi e la realtà circostante, un percorso tortuoso che non si esaurisce mai del tutto, nemmeno nell'età adulta.
Stanno diventando adulti e accettare che lo facciano in modo maldestro e imperfetto significa concedere loro il diritto fondamentale di crescere. Perché sì, solo sbagliando si impara.
Bibliografia
- Novara, “Mollami! Educare i figli adolescenti e trovare la giusta distanza per farli crescere”. Rizzoli, 2025
- Siegel, “La mente adolescente” Raffaello Cortina Editore. 2014
- Charmet, “I nuovi adolescenti. Sguardo al futuro e affetti d'origine”. Raffaello Cortina

Psicologa, specializzanda in psicoterapia sistemica-relazionale, membro dello staff di MenteSociale. Mi occupo di Servizi alla persona, la coppia e la famiglia e sono Responsabile dell’area Collaborazioni e dei Live Ms.





