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Coltivare la Consapevolezza: l’arte della Mindfulness
L’articolo offre una breve descrizione della mindfulness, fornendo una panoramica di questa pratica. Esamina gli effetti benefici che la mindfulness può avere su vari aspetti della salute mentale e fisica e discute le sue applicazioni pratiche e la sua utilità nel contesto clinico.

Viviamo in un'epoca contraddistinta da un ritmo frenetico e incessante. Ogni giorno siamo sommersi da una moltitudine di impegni, scadenze e notifiche che ci mantengono costantemente in movimento. La tecnologia, pur offrendo innumerevoli vantaggi, ha contribuito ad aumentare questa velocità, rendendo il nostro tempo sempre più frammentato e la nostra attenzione sempre più dispersa. In questo vortice quanto siamo realmente consapevoli delle azioni che compiamo mentre ci sforziamo di essere sempre multitasking? Ormai, eseguiamo compiti quotidiani in modo quasi automatico: guidare l'auto, mangiare un panino, conversare con qualcuno. In tale contesto, la capacità di fermarsi, prendersi un momento per respirare e vivere pienamente il presente si rivela una competenza rara e preziosa, ed è proprio qui che si inserisce ed emerge l’utilità della mindfulness.

La mindfulness affonda le sue radici nelle antiche tradizioni buddhiste, dove era utilizzata per ridurre la sofferenza e sviluppare qualità positive come consapevolezza, comprensione profonda e compassione. La meditazione mindfulness è stata sviluppata più di 2500 anni fa da un principe indiano, Siddharta Gautama, il quale ha dedicato più di 40 anni della sua vita ad insegnare ad altri esseri umani quella che lui definiva la via per ottenere la completa realizzazione. 

Il termine 'mindfulness' proviene dal sanscrito 'Sati', una parola complessa che non ha una traduzione diretta né in inglese né in italiano. "Sati" comprende i concetti di memoria e piena consapevolezza del momento presente, in altre parole implica mantenere una presenza mentale costante e consapevole di tutto ciò che accade nel proprio campo esperienziale, sia interno (pensieri, emozioni) che esterno (ambiente, situazioni). Tra le varie definizioni condivise per descrivere la pratica mindfulness, quella più comunemente diffusa è quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri della mindfulness in Occidente, il quale la definì come “un modo particolare di prestare attenzione rivolgendosi di proposito e in maniera non giudicante a ciò che accade nel momento presente”. Al fine di comprendere a pieno questa pratica è necessario porre attenzione anche ad un serie di fraintendimenti che coinvolgono alcune false credenze. La mindfulness non è una tecnica di rilassamento (anche se il rilassamento ne è una diretta conseguenza); non è un modo per entrare in qualche forma di trance, né per svuotare la mente, né una tecnica rivolta a santi o persone con abilità speciali; non è una “tecnica magica” che ci libera da ogni problema, né è una tecnica che ci spinge ad essere passivi nel nome dell’“accettazione”. È, piuttosto, una pratica meditativa che ci consente di entrare in contatto con le nostre esperienze in maniera più intima e consapevole."

Quali sono i reali effetti della mindfulness?

Numerose ricerche hanno evidenziato l’impatto che questa tecnica ha su molteplici aree della nostra vita. Questa pratica, se adoperata e utilizzata quotidianamente, ha effetti benefici sulla gestione dello stress, del dolore e sulla riduzione dei pensieri invasivi ed ossessivi. Allenare la consapevolezza migliora la conoscenza dei nostri stati emotivi, dei nostri bisogni, diminuisce l’impulsività e promuove la flessibilità e la capacità di adattarsi più rapidamente ai cambiamenti. È importante sottolineare che l'adozione di questa pratica richiede un impegno costante e prolungato. La mindfulness non è una soluzione rapida e può comportare un iniziale disagio poiché implica affrontare le proprie emozioni ed entrare in contatto intimo con sé stessi.

La mindfulness in ambito clinico

Negli ultimi dieci anni la pratica mindfulness ha visto lo sviluppo di una molteplicità di applicazioni diverse. Viene utilizzata infatti sia come pratica a sé stante che come integrazione di una psicoterapia. Può essere svolta da soli, in gruppi, in contesti clinici e lavorativi. Tra gli interventi più noti vi è la Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), un programma ideato per pazienti affetti da dolore cronico o malattie terminali e successivamente applicato con successo ad altre condizioni cliniche (fisiche e psicologiche). La MBSR ha rappresentato il primo di una serie di programmi terapeutici che integrano la pratica della mindfulness come componente centrale per migliorare la salute mentale e fisica. Questo approccio ha dato origine a numerosi altri interventi basati sulla mindfulness come: la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), specificamente progettata per pazienti con depressione maggiore; la Mindfulness-Based Relapse Prevention (MBRP), utilizzata per la prevenzione delle ricadute nelle dipendenze; l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), un intervento che integra accettazione e mindfulness; la Dialectical Behavior Therapy (DBT), un intervento rivolto al disturbo borderline di personalità. Gli interventi citati finora sono solo alcuni degli esempi delle molteplici possibili applicazioni di questa pratica. 

In conclusione, è possibile affermare che la mindfulness è una risorsa fondamentale e preziosa, sia a livello individuale che nel contesto clinico. La consapevolezza del momento presente e l'accettazione non giudicante costituiscono elementi cardine di questo approccio e rappresentano strumenti essenziali per il conseguimento del benessere fisico ed emotivo.

Bibliografia

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  • Baer, R. A., & Maffei, C. (Eds.). (2012). Come funziona la mindfulness: teoria, ricerca, strumenti, Cortina.
  • Fabbro, F., & Crescentini, C. (2017). La meditazione orientata alla mindfulness (MOM) nella ricerca psicologica. Ricerche di Psicologia, (2016/4).
  • Gunaratana, H. (1995). La pratica della consapevolezza: in parole semplici.
  • Ubaldini.Zhang, D., Lee, E. K., Mak, E. C., Ho, C. Y., & Wong, S. Y. (2021). Mindfulness-based interventions: an overall review. British medical bulletin, 138(1), 41-57.
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