Il gioco d’azzardo è entrato nella vita quotidiana di milioni di persone.
Nei bar, nei supermercati, online: si presenta come svago, ma spesso diventa qualcosa di diverso.
Un fenomeno che attraversa età, contesti e condizioni sociali, e che riguarda tanto la psicologia quanto la cultura.
Dall’intrattenimento alla dipendenza
Il gioco d’azzardo smette di essere un passatempo quando prende il controllo sulla vita della persona.
Secondo il DSM-5, si parla di Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) quando, nell’arco di 12 mesi, sono presenti almeno quattro dei nove criteri previsti, tra cui perdita di controllo, bisogno di giocare somme sempre maggiori, bugie e compromissione delle relazioni o del lavoro.
È una dipendenza comportamentale riconosciuta, anche se non prevede l’assunzione di sostanze.
Nel 2024, secondo il Libro Nero dell’Azzardo promosso da Cgil, Federconsumatori e Fondazione ISSCON, la raccolta complessiva ha raggiunto 157,4 miliardi di euro, pari al 7,2% del PIL, circa 20 miliardi in più della spesa sanitaria pubblica nazionale.
Le perdite effettive per i cittadini sfiorano i 23 miliardi di euro.
Si tratta di una realtà radicata e strutturale, con costi sociali e psicologici sempre più evidenti.
Quando il gioco cambia segno
Il gioco d’azzardo si fonda sull’alea, il caso.
A differenza del gioco autentico – che stimola creatività, abilità e relazione – l’azzardo dipende da un evento imprevedibile.
Chi gioca sviluppa spesso la percezione illusoria di poter controllare l’esito, una convinzione che alimenta la continuità del comportamento.
Le principali distorsioni cognitive includono:
- la rincorsa delle perdite, cioè il tentativo di recuperare quanto perso;
- la memoria selettiva, che porta a ricordare solo le vincite;
- la quasi-vittoria, che rafforza l’idea che “stavolta manca poco”.
Con il tempo, il piacere iniziale si trasforma: non si cerca più di vincere, ma di rivivere l’adrenalina del gioco stesso.
La mente si abitua a quella tensione, e il gesto si ripete anche in assenza di reale divertimento o soddisfazione.
I diversi profili di chi gioca
Non tutte le persone che si avvicinano al gioco d’azzardo lo vivono nello stesso modo.
Possiamo distinguere tre grandi categorie:
- Il giocatore sociale, che gioca saltuariamente, per svago, e accetta la perdita come parte del gioco.
- Il giocatore problematico, che inizia a giocare più spesso, investe tempo e denaro in modo crescente e tende a nascondere il comportamento.
- Il giocatore patologico, che perde il controllo: il gioco diventa il centro della vita, con conseguenze economiche, relazionali e lavorative importanti.
Custer ha descritto la possibile evoluzione del giocatore in fasi: l’euforia iniziale delle vincite, la crescita della frequenza e dell’investimento, fino alla perdita di controllo e alle difficoltà economiche.
Non è un percorso obbligato, ma un rischio che può riguardare chi perde la capacità di interrompere il gioco nonostante le conseguenze negative.
Un fenomeno culturale
L’azzardo non è solo un problema individuale, ma una questione collettiva.
La pubblicità presenta il gioco d’azzardo come un’esperienza di socialità, successo e leggerezza, riducendo ogni riflesso critico.
L’invito al “gioco responsabile” trasmette implicitamente l’idea che giocare sia normale, contribuendo alla sua accettazione culturale.
In realtà, l’azzardo costruisce una forma di appartenenza tossica, dove il rischio diventa abitudine e la perdita routine.
L’esposizione precoce ai meccanismi dell’azzardo – come quelli presenti in molte app o videogiochi (loot box) – favorisce una familiarità con la casualità e con la logica del premio intermittente, preparando il terreno a comportamenti futuri più rischiosi.
Segnali da non ignorare
Il gioco d’azzardo diventa un problema quando:
- si spende più tempo o denaro di quanto si riesca a gestire;
- si gioca per recuperare le perdite;
- si nasconde o minimizza il comportamento;
- si prova ansia o irritabilità quando non si gioca;
- si trascurano relazioni, lavoro o studio.
Riconoscere questi segnali è già un passo verso la consapevolezza.
Il Disturbo da Gioco d’Azzardo si può curare.
Esistono servizi pubblici dedicati – i Ser.D (Servizi per le Dipendenze) e i centri accreditati
al Servizio Sanitario Regionale – oltre a strutture private e del terzo settore.
È attivo anche il Numero Verde nazionale 800 558 822 e il portale dell’Istituto Superiore di Sanità usciredalgioco.iss.it, con informazioni e contatti utili.
Chiedere aiuto non è una sconfitta, ma un modo per riprendere in mano la propria libertà.
Prevenire e ricostruire
Contrastare l’azzardo non significa solo limitare l’offerta di gioco, ma ricostruire una cultura
del gioco autentico: fatta di creatività, relazione e tempo condiviso.
Serve un impegno comune, capace di unire istituzioni, professionisti, scuole e cittadini in un’azione culturale continua.
Bibliografia
- American Psychiatric Association. (2014). Manuale diagnostico e statistico dei
- disturbi mentali: DSM-5. Milano: Raffaello Cortina Editore.
- Canova, P., & Rizzuto, D. (2016). Fate il nostro gioco. Torino: Add Editore.
- Custer, R. L., & Milt, H. (1985). When luck runs out: Help for compulsive gamblers and their families. New York: Facts on File Publications.
- CGIL – Federconsumatori – Fondazione ISSCON. (2025). Libro Nero dell’Azzardo (dati 2024).
- Federserd – Università di Milano-Bicocca. (2014). I costi sociali del gioco d’azzardo problematico in Italia.
- Istituto Superiore di Sanità. (s.d.). Portale “Uscire dal gioco” –https://usciredalgioco.iss.it
- Nastasia, P. (2025). Gioco d’azzardo: un Paese che spinge i cittadini verso il caso non promuove libertà ma rinuncia. Il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2025.

Sono psicologo e psicoterapeuta, e mi occupo in particolare di prevenzione e contrasto al Disturbo da Gioco d’Azzardo. Ho collaborato su questo tema con enti del Terzo Settore, ASL e con l’Ordine degli Psicologi del Lazio.
Nel Terzo Settore ho maturato esperienza anche in progetti di inclusione sociale, psicologia scolastica e dell’emergenza, lavorando in rete con servizi pubblici e comunità locali.
A MenteSociale porto un’attenzione specifica al tema del gioco d’azzardo, contribuendo a promuovere consapevolezza, prevenzione e orientamento sul fenomeno.



