Con la parola empatia ci si riferisce alla capacità individuale di ciascuno di sintonizzarsi con il vissuto emotivo dell’altro per riuscire a comprenderne emozioni e comportamenti; essa, è alla base dell’interazione sociale quotidiana.
L’impulsività e disregolazione emotiva sono due caratteristiche salienti nel quadro clinico del paziente che soffre del Disturbo Borderline di Personalità (BDP); esse intaccano la sfera sociale dell’individuo.
Sorge spontaneo interrogarsi sul ruolo dell’empatia in un quadro clinico di questa natura.
Il benessere sociale fra empatia e regolazione emotiva
Il benessere sociale dell’individuo dipende dalla sua capacità di riuscire a modulare il proprio comportamento e vissuto emotivo in relazione agli altri.
Nel vissuto sociale giocano un ruolo chiave tre fattori: capacità empatica, regolazione emotiva e d’azione.
L’empatia è un costrutto multidimensionale che comprende componenti emotive e componenti cognitive: la capacità di codificare i vissuti emotivi dell’altro, capacità di assumere la prospettiva altrui e infine la capacità di rispondere adeguatamente all’emozione dell’altro.
È possibile fare una distinzione fra l’empatia emotiva che si esprime come contagio emotivo e l’empatia cognitiva che ha a che fare con l’assunzione della prospettiva altrui e concerne la capacità di riconoscere ed etichettare l’emozione dell’altro.
Le due forme di empatia seguono percorsi di sviluppo differenti: mentre l’empatia emotiva resta stabile in tutto l’arco di vita del soggetto ed è già attiva e sviluppata fin dall’infanzia; l’empatia cognitiva segue un percorso di crescita più lungo a partire dall’infanzia fino alla maturazione adulta.
In entrambi i casi è fondamentale sostenere che, nella traiettoria di sviluppo, fattori genetici e ambientali agiscono in sinergia.
Da un punto di vista neurologico, l’empatia poggia sul funzionamento dei neuroni specchio che nell’uomo sono stati ritrovati nel lobulo parietale inferiore, corteccia premotoria ventrale e giro frontale inferiore.
La capacità di regolare il proprio vissuto emotivo, in relazione a eventi e circostanze esterne che lo influenzano e lo determinano, è cruciale nella possibilità di modulare il proprio comportamento. L’impulsività, che è conseguenza diretta di un problema di regolazione emotiva, è un concetto multidimensionale che coinvolge la sfera comportamentale, cognitiva e motivazionale. L’individuo che agisce in maniera impulsiva è più sensibile alle ricompense immediate rispetto alle implicazioni o alle aspettative future del proprio agire.
Il Disturbo Borderline di Personalità
Il paziente affetto da Disturbo Borderline di Personalità è costretto a fare i conti con una forte vulnerabilità emotiva che si esprime nella difficoltà a regolare le proprie emozioni. Diretta conseguenza dell’affettività disregolata è la presenza di comportamenti impulsivi, scoppi di collera e pensieri paranoici. Il paziente può incorrere in una forma di anestesia emotiva o alessitimia e praticare atti autolesivi o cedere al suicidio. Al contrario, un senso di vuoto emotivo può essere avvertito come assenza di uno scopo e può indurre il paziente ad assumere comportamenti pericolosi per la sua incolumità ad esempio abuso di alcol o sostanze stupefacenti, rapporti sessuali promiscui o crisi bulimiche.
…e l’empatia?
Il quadro clinico del Disturbo Borderline di Personalità, partendo dall’evidente difficoltà sociale che lo caratterizza, spinge a fare una riflessione rispetto al funzionamento empatico.
Nello specifico, in questi pazienti, è possibile osservare un’acuta sensibilità verso i segnali emotivi provenienti dall’interazione con l’altro, diretta conseguenza di un’empatia affettiva ben sviluppata. Tuttavia, a questa, si associa ad una grossa difficoltà a carico dell’empatia cognitiva e ciò rende molto difficile la piena comprensione del segnale emotivo registrato e la conseguente capacità di modulare la propria reazione in risposta ad esso.
È possibile osservare una relazione triangolare e un’influenza reciproca fra le difficoltà a carico dell’empatia cognitiva, la disregolazione emotiva e il comportamento impulsivo in pazienti con Disturbo Borderline di Personalità.
La difficoltà di lettura del proprio e dell’altrui stato mentale, insita nei pazienti con Disturbo Borderline di Personalità, rende complessa l’interazione sociale ed è correlata allo scompenso fra empatia cognitiva ed emotiva. Da un punto di vista terapeutico, è utile il ricorso ad un approccio basato sulla mentalizzazione finalizzato a stabilizzare il senso di sé del paziente e, conseguentemente, regolarizzare il suo vissuto emotivo. Nel corso della terapia, è frequente il manifestarsi, da parte del paziente, delle paure legate alla perdita e all’abbandono che nascono proprio da una carente capacità di lettura dello stato mentale dell’altro. È importante che il terapeuta lavori sullo stabilire, con il paziente, una relazione di attaccamento sicuro, aperta alla comprensione e alla riflessione sugli stati mentali propri e altrui, sulla manifestazione e sul riconoscimento adeguato di pensieri e sentimenti. Questo approccio terapeutico è indirizzato, pertanto, a risanare le carenze metacognitive dei pazienti che convivono con il Disturbo Borderline di Personalità per migliorare qualitativamente la loro quotidianità e il loro vissuto relazionale.
Bibliografia
Bateman, A., Fonagy, P., (2010). Mentalization based treatment for borderline personality disorder. World Psychiatry, 2010 Feb; 9(1):11-5

Sono laureata in Psicologia e ho svolto il mio tirocinio presso MenteSociale aps nel 2024





