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Realtà e virtualità, attraverso lo specchio dell’inconscio
Il seguente articolo propone una riflessione del rapporto tra reale e virtuale, due concetti spesso considerati contrapposti, ma che, in una società informatizzata, sempre più si intersecano per trovare nuovi rapporti e ridefinizioni.

Il filosofo Pierre Levy, al fine di definire cosa si debba intendere per “virtuale”, propone di rifarsi al suo etimo e, più precisamente, alla parola latina “vis” (forza, potenza) nell’accezione che del termine si fa in ambito metafisico: virtuale è ciò che è in potenza e non ancora in atto (l'albero è virtualmente presente nel seme, il seme è l'albero in potenza, anche se ancora non esiste come tale).

Virtualità e attualità sono solo due diversi modi di essere, “un testo scritto con un programma di videoscrittura è virtuale quando ancora sullo schermo del computer passibile di infinite e imprevedibili modifiche. Il suo stato di esistenza in potenza diventa attuale quando, stampato, diventa tangibile, definitivo e utilizzabile secondo gli scopi di chi lo ha editato” (Levy 1997, p.5)

 Il “virtuale”, dunque, non ha nulla a che vedere con il falso, l'illusorio, l'immaginario.
Questa accezione del termine, molto vicina a ciò che intendiamo quando ci muoviamo nei mondi virtuali del nostro computer e quando lavoriamo con altri “in rete”, rimanda ad una definizione del termine non come di opposto a “reale/naturale” bensì di “sensibile”.
Più specificamente, per Levy, non è reale solo ciò che è “sensibile” ma è reale anche ciò che ha delle conseguenze per l’individuo, influenzandone il suo spazio di vita. In genere, invece, nel senso comune, viene definito virtuale ciò che non ha a che fare con la nostra sensibilità fisica.

“Virtuale” viene inteso come un attributo che relega l’oggetto, la persona o la situazione da esso specificata, in una zona di “irrealtà”.
Virtuale come opposto di reale o naturale, dove per “reale” si intende ciò che può essere esperito con i nostri sensi a diretto contatto con la fonte di sensazione e senza la mediazione di qualsivoglia artefatto. Tale visione risente dell’influenza di una cultura positivistica, assoluta e rassicurante, intrinsecamente dipendente dalla concezione di una realtà unitaria e lineare; concezione che è ormai stata superata.
Il mutamento paradigmatico della scienza, dovuto alle scoperte della fisica quantistica e della cibernetica, ha evidenziato la possibilità di una compresenza di realtà multiple e conflittuali sia a livello soggettivo dunque nella coscienza, sia a livello oggettivo e ciò ha messo l’osservatore di fronte alla sua responsabilità di costruttore del sistema osservato.

 Anche la fisiologia, d’altronde, ha dimostrato che non esistono figure, prospettive e colori assoluti e che tutta la percezione è fondamentalmente virtuale, una proiezione di contenuti mentali che strutturano le sensazioni. Non conosciamo, pertanto, una realtà data ma solo una costruzione consensuale della realtà, la quale, in senso assoluto, è mera potenzialità che l’uomo, attraverso l’evoluzione biologica e culturale, ha attualizzato in un particolare modo condivisibile e funzionale alla sopravvivenza.
La realtà, in quanto potenzialità inconoscibile che attende di essere significata è paragonabile al “pensiero vuoto” kantiano che può essere pensato ma non conosciuto, alla variabile matematica o alla “preconception” di Bion definibile come “un sentimento di attesa che ha la capacità di orientare verso certe realizzazioni” (Neri et al 1994, pag 115) così come la realtà fenomenica, quindi significata, rimanda alla “conception” bioniana ossia: “il risultato dell’incontro di un presupposto con impressioni sensoriali ad esso adeguato” (Neri et al 1994, pag 120) oppure alla trasformazione di una variabile in una costante.

In sintesi, il reale al di là della coscienza è un codice a cui diamo senso; è un universo segnico, caotico, ordinato in una struttura di significato, che deve essere condivisibile per creare un sistema di riferimenti finalizzato alla prevedibilità degli eventi. Il processo di significazione del virtuale, invece, meno vincolato a una grammatica biologica e sociale di codifica dell’esperienza, riflette, nel suo compiersi, quella modalità privata e soggettiva di creazione simbolica e attribuzione di senso tipica del pensiero psicotico o onirico. Nel cyberspazio possono emergere i processi primari di pensiero e, non censurato, il “principio del piacere”, la soddisfazione immediata del desiderio non condizionata dai vincoli fisici del mondo reale.
Il passaggio attraverso “lo specchio di Alice” conferisce materialità al nostro inconscio, aprendo le porte ad un universo governato da un minor numero di leggi. Gli stessi concetti di tempo e di spazio come afferma Caronia: “non sono più così "oggettivati" come nella concezione deterministica della scienza, sembrerebbero più influenzati da una dimensione relativistica o quantistica”. (Caronia 2005)
 Tutto questo produce, però, un'illusione: sono immerso in una dimensione che mi segnala che posso compiere atti inimmaginabili nel sistema spazio-temporale ordinario e, paradossalmente, questa realtà non mi appartiene del tutto, perchè non sono solo io che invento i miei atti ma anche il computer che mi convoglia lungo un sentiero precostituito nella sua memoria digitale; anche se è proprio percorrendo questo sentiero che, attraverso l’interattività biotecnologica, la mente si delocalizza e si arricchisce di un terzo modello di rappresentazione dell’esperienza: quello della simulazione virtuale, che trascende la biunivocità di una contrapposizione realtà-sogno.

Lo schermo del computer accoglie e performa un tipo di pensiero che non è l’uno o l’altro ma è contemporaneamente simbolico e sensoriale, logico e analogico, secondario e primario. Il virtuale, può essere visto allora non solo, pessimisticamente, in una prospettiva psicopatologica, come medium di un processo involutivo della coscienza teso alla regressiva ricostruzione dell’illusione narcisistica ma, in modo alternativo, come uno spazio transmediale-sincretico che riassume in sé, integrandole, le diverse dimensioni, i diversi modi di essere e di “fare” della mente in un “nous” distintivo dell’umano-cyborg postmoderno; un universo integrato in cui le stesse contraddizioni fra realtà e immaginazione, vero e falso, normale e patologico, vengono in un certo modo sublimate dentro questo spazio di iper-realtà che ingloba tutto, ivi compreso qualcosa che sembrava essenziale come “il rapporto fra soggetto e oggetto nella dimensione virtuale non c’è più soggetto e oggetto, ma entrambi in via di principio sono elementi interattivi” (Baudrillard J., 1999).

A riguardo è molto interessante l’analisi della “antropologa del Cyberspazio” Sherry Turkle: “Abbiamo imparato a giudicare le cose secondo il valore dell’interfaccia. Ci stiamo spostando verso una cultura della simulazione dove le persone si sentono sempre più a proprio agio nel sostituire le rappresentazioni. In ogni caso, si può condividere l’opinione di Thomas Maldonado, ricercatore di sistemi architettonici al Politecnico di Milano, il quale distingue nettamente la realtà virtuale di tipo immersivo-inclusivo (i computer con il cyber-corredo), in cui l'osservatore vive interattivamente lo spazio creato dal computer, rispetto ad altri esempi di virtualità in cui non si verifica quell'alto grado di immedesimazione non solo psicologica ma anche fisica con l’alter ego elettronico.
In un'intervista l’autore del libro “Reale e virtuale” mette in guardia da vari pericoli: "La finzione ha svolto un grande ruolo nella cultura, ma, fino a qualche tempo fa, era molto chiaro il confine con la realtà. (...) Oggi il confine tende a sfumare (...) se lo strumento ci permette di entrare dentro la storia agendo da protagonisti, allora il distacco e le distinzioni diventano impossibili. C'è di che preoccuparsi e c'è un grande bisogno di riflettere, senza pregiudizi, su queste tecnologie" (Maldonado 1997).


BIBLIOGRAFIA

 - Baudrillard J. (1999) intervista: www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/b/baudrillard.htm
 - Caronia A. (1997) Il corpo virtuale: dal corpo robotizzato al corpo disseminato nelle reti Muzzio Padova
- Caronia A. (2005) Intervista reperibile sul sito www.pol-it.org
- Levy P. (1997) Il virtuale Raffaello Cortina Editore, Milano Maldonado T. (1997) Web: se c’è una ragnatela deve esserci un ragno http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/m/maldonad.htm
 - Maldonado T (2002) intervista al sabato settimanale del Corriere della Sera 27/6/2002
- Neri C. Correale A. Fadda P (a cura di) (1994) Letture Bioniane. Borla, Roma Turkle S. La vita sullo schermo Milano, Apogeo, 1997

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