L'interattività è diventata ormai un mezzo di comunicazione primario, siamo pervasi da stimoli mediali continui e pressanti con i quali spesso riusciamo a dare una immagine virtuale e non sempre aderente alle nostre profonde idee ed emozioni.
La socialità è stata nel tempo un progresso e una conquista, un percorso di comunicazione basato su scambi culturali in cui la conoscenza ha ampliato i suoi campi di indagine e di progettualità.
Tuttavia la rapidità comunicativa, supportata da strumenti informatici sempre più sofisticati e ormai alla portata di tutti, ha creato nuove e molteplici piattaforme di comuni interessi dove i social media indirizzano e sostengono opinioni, orientamenti e giudizi. In questo contesto tutti e ognuno spesso si arrogano il diritto di valutare e condannare, nel bene e nel male, chi viene esposto alla pubblica visibilità.
I casi giudiziari che dominano in questo periodo l'informazione rappresentano la cartina al tornasole di una società che si nutre e prospera sul dolore, l'ingiustizia, l'assenza della privacy.
Nei dibattiti televisivi opinionisti, esperti, giornalisti, oltre ad esporre le proprie idee, offrono al pubblico le loro verità spesso oltrepassando i limiti di una corretta ed equilibrata comunicazione. L'audience e i canali mediatici testimoniano proprio come la comunicazione abbia perso il suo significato primario cioè la condivisione e lo scambio di idee critiche, il dibattito rispettoso dell'altrui pensiero privo di pretenziosità e livore.
Ci sono confini che oggi la comunicazione tende a cancellare e a snaturare arrogandosi diritti e doveri, gioie e dolori, falsità e verità, giustizia e ingiustizia.
Il potere incontrollato dei social genera confusione e intransigenza e, soprattutto nei giovani alimenta un narcisismo ideologico pericoloso nel quale aggressività, violenza verbale e fisica tendono a diventare un'arma di offesa e non uno strumento comunicativo, il mezzo che consente l'evoluzione del pensiero critico, l'autonomia di giudizio e di scelta alieni dal conformismo e dai pregiudizi che purtroppo ancora rappresentano un mezzo di potere e manipolazione sul pubblico reale e virtuale.

Sono una insegnante e collaboro con MenteSociale nella stesura degli articoli per il sito internet.





