Il lutto infantile
John Bowlby, con la sua Teoria dell’Attaccamento descrive come il bisogno di legami sicuri influenzi l’essere umano dalla nascita all’età adulta, segnando una vera e propria Linea della Vita.
Quando questa linea si spezza improvvisamente, come a causa di un lutto, l’intero mondo del bambino va in frantumi. Non è solo tristezza ma è anche la percezione di una minaccia diretta alla sua sopravvivenza psicofisica.
Nei bambini che affrontano un lutto si manifesta, solitamente, una sequenza di reazioni più o meno esplosive, che portano all’accettazione dell’evento.
Il bambino urla, piange, rompe i giochi, diventa aggressivo. Questa Rabbia gli serve nel tentativo, disperato, di far ritornare chi se ne è andato
Quando capisce che tutto questo non funziona, subentra il silenzio, il rifiuto o la ricerca eccessiva del cibo, l’apatia. In questa fase, il bambino sperimenta il Vuoto.
Arriva così a vivere la Paura Generalizzata dell’Abbandono. Il bambino teme che, così come è sparita una persona, possano sparire anche le altre. Si attiva, così, un Iper-Attaccamento che porta il bambino a sviluppare un’ansia da separazione.
È importante poter accompagnare il bambino durante queste fasi, sostenendolo nella ricostruzione della sua base sicura dopo una rottura così profonda, non commettendo, nell’intento di proteggerlo, errori comuni che potrebbero complicare il processo di elaborazione:
Dire la verità con parole chiare e semplici. Per quanto dolorosa possa essere, aiuterà il bambino a porre fine ai tanti dubbi che gli affollano la mente.
Accogliere le emozioni che arrivano dal bambino, permettendogli di poterle esprimere liberamente.
Rispettare la sua routine. Il lutto destabilizza. Garantire la continuità della routine permette di percepire che nonostante tutto, la sua vita procede strutturata e sicura.
Mantenere vivo il ricordo, guardando foto, raccontando aneddoti, non facendo della persona scomparsa un tabù.
Quando la ferita non si rimargina
Accade, a volte, che il dolore per una perdita si blocca trasformandosi in Lutto Patologico o Cronico quello che nei bambini, nel DSM-5-TR dal 2022, viene definito Disturbo da Lutto Prolungato nell’Infanzia. Se a distanza di sei mesi, un bambino mostra un’ansia da separazione invalidante, preoccupazioni generalizzate, somatizzazioni frequenti (mal di pancia, mal di testa…),
preoccupazione che gli altri suoi affetti possano morire, desiderio di rivedere la persona scomparsa, regressioni importanti o un’apparente gelida indifferenza, significa che il dolore è rimasto intrappolato.
Le cause principali di questo blocco vanno rintracciate nel tipo di legame che c’era con la persona scomparsa (se questa, ad esempio, era una figura di attaccamento primario), nel tipo di evento che ha portato alla morte (improvvisa, violenta, perdite multiple), in caratteristiche evolutive caratteriali specifiche del bambino, e, in particolar modo, nel contesto che si crea intorno al bambino dopo la perdita.
Su questo punto l’attenzione va all’adulto superstite che deve elaborare il suo lutto e contemporaneamente contenere e rassicurare il bambino.
Spesso si può assistere ad una inversione dei ruoli o ad un attaccamento ansioso dove il lutto prolungato o cronicizzato del bambino può, inconsapevolmente, diventare un sostegno emotivo per l’adulto. Finché l’adulto deve prendersi cura della sofferenza del bambino può legittimamente evitare di guardare il proprio dolore. Il dolore condiviso crea un legame fusionale che contrasta la paura della solitudine e permette che l’attenzione resti esterna (il bambino “sta male”, “è ansioso”, “ha paura”) anziché interna (“non ce la faccio”, “sono distrutto”, “ho paura”). In questi casi, la psicoterapia si rivela essere una risorsa straordinaria.
Il ruolo della terapia familiare
Il lutto che colpisce un bambino, dunque, colpisce l’intero nucleo. La psicoterapia familiare interviene per sostenere l’adulto a comprendere i comportamenti e le emozioni del bambino e per stabilire una comunicazione emotiva che permetta a tutti i componenti del nucleo di condividere il proprio dolore e legittimare quello altrui. In particolare, quando muore un membro della famiglia è come se si rompesse un ingranaggio, l’intero sistema si blocca e deve riorganizzarsi e ridefinirsi,
faticosamente.
Per “curare” il dolore di un bambino, l'intervento non può limitarsi al solo bambino, poiché il sintomo è alimentato dalla relazione. Occorre, dunque, sostenere l'intera rete familiare. Solo se il sistema-famiglia torna a essere flessibile e accogliente, il bambino potrà ritrovare quella stabilità emotiva necessaria per elaborare la perdita. È fondamentale aiutare l’adulto a comprendere dove
finisce il dolore del bambino e dove inizia il suo, e sostenerlo nell’elaborazione del suo lutto.
Il blocco del bambino, quasi sempre, si scioglie quando l’adulto inizia a lavorare sul proprio lutto individuale.
L’intervento terapeutico offre al bambino uno spazio protetto in cui dar voce a tutte le emozioni, attraverso il corpo, il gioco, il disegno, la lettura e lo aiuta a ricostruire la narrazione della perdita.
La letteratura per l'infanzia offre uno strumento terapeutico naturale di straordinario valore. Gli albi illustrati, ad esempio, permettono al bambino di guardare il dolore. Il bambino non sempre riesce a parlare della sua sofferenza ma, facilmente, si immedesima nella storia, riuscendo a dare un nome alle proprie emozioni attraverso la visione di immagini che con delicatezza e chiarezza traducono il concetto di Vuoto e di Lutto di cui parlava Bowlby.
Uno degli obiettivi da porsi con i bambini è quello di normalizzare la sensazione di mancanza. Non si aiuta il bambino a smettere di essere triste, ma a validare il suo dolore, a fare amicizia con il Vuoto, a conviverci, affinché il Vuoto possa trasformarsi in uno spazio prezioso dove custodire i ricordi felici. Quello che Bowlby definiva la “riorganizzazione” del lutto: la perdita non scompare, cambia forma, permettendo al bambino di tornare a guardare al futuro con sicurezza”.
Conclusioni
In definitiva, il lutto infantile non può essere affrontato solo con il bambino, ma inserito all’interno delle dinamiche familiari. Bowlby sottolinea come ogni perdita sia prima di tutto la rottura di un legame di attaccamento. La terapia familiare diventa lo spazio in cui quel legame può essere elaborato, nominato e trasformato, restituendo al bambino ed alla famiglia nuove possibilità di sicurezza affettiva.
Bibliografia
Bowlby J. “Costruzione e rottura dei legami affettivi”. Raffaello Cortina Editore, Milano,1997.
Minuchin S. “Famiglie e terapia della famiglia”. Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1976.
Bowen M. “Dalla famiglia all’individuo”. Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1980.
Walsh F. “La resilienza familiare. Linee guida per la ricerca e la pratica clinica”. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2008.
Azam Mahdavi (autore) e Maryam Tahmasebi (illustratrice) “Io e il mio amico vuoto”. Emme Edizioni, 2023.

Sono una Psicologa Psicoterapeuta ad approccio Sistemico Relazionale, ho una formazione sul Reattivo Psicodiagnostico di Rorschach. Faccio parte dello Staff di MenteSociale dove mi occupo dei Servizi Clinici alla persona, la coppia, la famiglia e sono RESPONSABILE GRUPPI DI SOSTEGNO PSICOLOGICO.





