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Teen Dating Violence: una violenza quasi invisibile tra gli adolescenti
Questo articolo analizza la violenza nelle relazioni sentimentali tra adolescenti, esaminandone l'incidenza sul nostro territorio, i fattori di rischio, le conseguenze e le possibili strategie preventive

L’amore adolescenziale è spesso idealizzato come puro, spensierato, privo di vere complicazioni. Una sorta di parentesi emotiva destinata a dissolversi solo a seguito dell’ingresso nell’età adulta. Tuttavia, questa visione per così dire romantica e spesso idealizzata sembra stridere fortemente con la realtà in cui viviamo. Infatti, sempre più frequentemente, la cronaca riporta episodi allarmanti di violenza e/o abuso all’interno delle relazioni tra i più giovani, mostrando come anche i rapporti sentimentali in età adolescenziale possano non essere scevri da criticità ed anzi diventare terreno fertile per dinamiche abusive, comportamenti tossici e atti di vera e propria violenza (Donà, 2020).

Nonostante la gravità del fenomeno, la Teen Dating Violence (TDV), ovvero la violenza che si manifesta all’interno delle relazioni sentimentali tra adolescenti, continua a ricevere un’attenzione marginale da parte dei media, della politica e delle istituzioni scolastiche. Una delle principali cause di questa sottovalutazione è la convinzione – ancora molto diffusa – che le relazioni giovanili siano per loro natura superficiali, transitorie e dunque non meritevoli della stessa considerazione delle relazioni adulte. In questo clima culturale, atteggiamenti di controllo o comportamenti aggressivi finiscono così per essere spesso ignorati, minimizzati o addirittura giustificati. Molti adolescenti, infatti, sembrerebbero interpretare manifestazioni problematiche come gelosia e possessività come segnali d’amore, di attenzione o interesse. In Italia infatti, così come riportato nella Survey TEEN della Fondazione Libellula (2024), 1 adolescente su 5 non risulterebbe in grado di riconoscere gli abusi nelle relazioni sentimentali.

Frasi come: “Se mi controlla il telefono è perché mi ama”, “Mi ha colpita perché era geloso, ubriaco…”, “Si arrabbia solo perché tiene a me” sono infatti solo alcune di queste erronee convinzioni che dimostrano quanto sia profondamente radicata la normalizzazione della violenza all’interno delle giovani coppie; anche da parte delle stesse vittime (Mapelli, 2018).

Cos’è la Teen Dating Violence?

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC, 2024), la TDV comprende ogni forma di violenza fisica, sessuale, psicologica o digitale perpetrata da un partner attuale o passato in una relazione sentimentale tra adolescenti. A differenza della violenza domestica tra adulti, la TDV avviene perciò in relazioni non scandite da vincoli legali o di convivenza. Le principali forme di violenza sono:

  • Fisica: spinte, schiaffi, pugni;
  • Sessuale: rapporti/atti sessuali non consensuali;
  • Psicologica/emotiva: minacce, isolamento, denigrazione, umiliazioni;
  • Stalking: comportamenti ripetitivi e invadenti;
  • Digitale: sexting coercitivo, controllo tramite i social e uso improprio delle app per monitorare (Livingstone e Stoilova, 2020).

Sebbene, come sostenuto da Ferraris (2020), forme meno visibili di abuso come la gelosia patologica, l’isolamento dagli amici, le minacce verbali e/o il controllo ossessivo delle attività online, risulterebbero le forme di violenza più diffuse e fraintese “per amore, affetto e/o attenzioni” tra gli adolescenti.  

Il contesto italiano

In Italia, la TDV è ancora largamente sottostimata. Secondo una recente indagine (Survey Teen, 2024), il 24% delle adolescenti italiane avrebbe subito almeno una forma di abuso. In tal senso, proprio le ragazze risulterebbero le principali vittime, in particolare rispetto alle forme di violenza psicologica e sessuale. L’indagine condotta dal Survey Teen (2024) su oltre 1.600 studenti ha inoltre rilevato che:

  • Il 24% delle ragazze ha subito forme di controllo o abuso psicologico;
  • Il 13% dei ragazzi ha ammesso comportamenti aggressivi verso la partner;
  • La violenza digitale è in crescita, specialmente nella sua espressione come forma di controllo ossessivo nei confronti del partner.

Fattori di rischio e sfondo culturale

Numerosi studi sottolineano come il contesto socio-culturale giochi un ruolo determinante nella diffusione della TDV. Come sottolinea Mapelli (2018), “gli adolescenti interiorizzano modelli relazionali violenti sin dai primi anni di vita affettiva, interpretando la gelosia come forma d’amore e il possesso come prova di legame (p. 63)”. In tal senso, ad esempio, circa il 30% dei giovani sembrerebbe ritenere accettabile che il partner maschile controlli il telefono della fidanzata, segno, anche questo, della persistenza di stereotipi di genere tra gli adolescenti (Survey Teen, 2024). Similmente, anche la mancanza di educazione affettiva costituirebbe un ulteriore fattore di rischio: “la mancanza di educazione emotiva e relazionale fin dai primi anni scolastici rende i giovani più vulnerabili ai modelli tossici di relazione” (Oliverio Ferraris, 2020, p. 45). Allo stesso modo, anche i media e i social network sembrerebbero poter veicolare l’interiorizzazione di modelli relazionali disfunzionali, ad esempio romanticizzato e normalizzando la possessività espressa nelle coppie di adolescenti. (Survey Teen, 2024).

Conseguenze psicologiche e sociali

Le ripercussioni della TDV sembrerebbero molteplici e durature. Secondo i risultati ottenuti da numerosi studi presenti in letteratura, gli adolescenti vittime di TDV mostrano un’incidenza significativamente più alta di sintomi depressivi, ansia, stress post-traumatico (PTSD), isolamento sociale, bassa autostima e insicurezza emotiva, impulsività e difficoltà nella regolazione delle emozioni e comportamenti autolesivi, rispetto ai loro coetanei non inseriti in questo tipo di relazioni (Foshee et al., 2005; Martinez et al., 2022; Exner-Cortens et al., 2013). A partire da queste evidenze, lo studio condotto da Terre des Hommes Italia (2024) ha inoltre evidenziato di come:

  • Il 36% dei giovani vittime vive ricorrenti stati di paura e tensione;
  • Il 22% soffre di disturbi del sonno;
  • Il 17% sperimenta isolamento sociale.

Inoltre, le esperienze precoci di violenza aumenterebbero la probabilità di essere coinvolti in relazioni violente anche in età adulta, dando luogo ad un vero e proprio ciclo intergenerazionale della violenza (Smith et al., 2003). Perciò, come afferma Donà (2020): “intervenire precocemente è essenziale per interrompere il circolo vizioso della violenza affettiva”.

Risposte istituzionali e prevenzione

La Convenzione di Istanbul (art. 14), ratificata dall’Italia con la Legge 77/2013, prevede l’integrazione nei programmi scolastici di contenuti educativi volti a prevenire la violenza di genere. Tuttavia, nell’anno corrente (ndr. 2025), l’Italia non ha ancora adottato un piano didattico nazionale di sensibilizzazione rispetto al fenomeno della TDV. Come infatti sottolinea Mapelli (2018): “La scuola dovrebbe essere il primo luogo deputato a insegnare il rispetto, la reciprocità e la gestione non violenta dei conflitti” (p. 89). Ciò implicherebbe perciò la necessità di formare docenti, educatori e operatori scolastici sul tema delle relazioni sane, così come di rendere possibile la creazione di spazi d’ascolto per studenti vittime o testimoni di comportamenti abusivi.

Tuttavia, nonostante l’assenza di un piano didattico nazionale, negli ultimi anni, sul nostro territorio nazionale, è stato possibile osservare l’emergere di alcune realtà e di alcuni progetti che si sono posti a vero e proprio punto di riferimento in questa direzione. Tra i diversi, possiamo allora ricordare: “Educare alle relazioni” (Fraleoni et al., 2018) e la campagna promossa della Polizia di Stato “Questo non è amore”; queste iniziative, hanno tentato di avviare interventi volti a sensibilizzare e prevenire la violenza di genere, in particolare contro le giovani donne, attraverso l’educazione, l’informazione e la consapevolezza sociale a partire dalle scuole. Purtroppo, l’impegno di questi interventi è rimasto - per la maggior parte - frammentario e ancora ben lontano da una sua estensione più sistematica su tutto il territorio nazionale (Questura di Napoli, 2024). Nonostante ciò, sembrerebbe importante puntare proprio in questa direzione; infatti, educare alle relazioni sin dai contesti scolastici rappresenterebbe una delle strategie più efficaci per prevenire e contrastare la violenza di genere fin dalla più giovane età.

In tal senso, percorsi sistematici di educazione all’affettività e all’empatia, sin dalla scuola primaria, dovrebbero perciò promuovere lo sviluppo di competenze emotive, una comunicazione non violenta, educare al consenso, alla gestione del conflitto, ridurre l’accettazione della violenza ed infine decostruire modelli relazionali tossici (Foshee et al, 2005). Come allora affermato anche da Oliverio Ferraris (2020), risulta allora importante ricordare di come:“Solo se i giovani imparano a riconoscere le emozioni proprie e altrui, saranno in grado di costruire relazioni fondate sul rispetto e sulla reciprocità” (p. 45). La prevenzione efficace della TDV richiede, allora stesso modo, un approccio interistituzionale, in cui scuola, famiglia, servizi sociali, forze dell’ordine e centri antiviolenza possano lavorare in sinergia. Inoltre, con l’emergere della violenza digitale, si è resa necessaria un’educazione che includa anche l’uso responsabile della tecnologia e la prevenzione di fenomeni come sexting coercitivo, revenge porn e il controllo delle attività sui social. In questa direzione, così come sottolineato da Livingstone e Stoilova (2020), l’educazione digitale dovrebbe allora essere inclusa entro tali programmi ed includere, a sua volta, progetti educativi idonei a favorire: la capacità di riconoscere comportamenti tossici online, la creazione di relazioni digitali sane e la conoscenza dei diritti online e della privacy. 

Guardando anche alla letteratura internazionale, è evidente l’importanza rivestita da questi tipi di interventi nelle scuole. Questo dovrebbe perciò spingerci a riflettere - con maggiore serietà - sulla possibilità di dotarci di simili strumenti/programmi anche sul nostro territorio. Infatti, programmi come il Safe Dates o il Love Respect, ad esempio, hanno ottenuto risultati molto positivi tra gli studenti statunitensi, riuscendo a ridurre la messa in atto di comportamenti violenti degli adolescenti coinvolti (Crooks et al., 2011).

Conclusioni

La Teen Dating Violence abbiamo visto essere un fenomeno complesso, diffuso e ancora troppo poco riconosciuto. Contrastarla richiede un necessario impegno collettivo e sistemico, che coinvolga in modo attivo e coordinato la scuola, la famiglia, le istituzioni e la società più in generale. Tra le azioni prioritarie evidenziate da parte della letteratura, possiamo quindi ricordare la necessità di: 

  • Introdurre l’educazione affettiva e relazionale nei programmi scolastici;
  • Formazione continua e mirata per insegnanti, educatori e operatori;
  • Promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte a giovani, genitori e insegnanti;
  • Facilitare l’accesso a servizi di supporto psicologico e sportelli d’ascolto;
  • Istituire un sistema nazionale per il monitoraggio e la prevenzione della violenza tra i più giovani.

In conclusione, come sottolineato nella campagna “Questo non è amore”e nel progetto “Educare alle relazioni” (Fraleoni et al., 2018; Questura di Napoli, 2024), la violenza non nasce all’improvviso, ma cresce lentamente, normalizzandosi. Per questo, solo attraverso un cambiamento culturale e un’educazione mirata nelle scuole sarà possibile promuovere relazioni fondate sul rispetto, sull’uguaglianza e sulla libertà da ogni forma di abuso.

Bibliografia e sitografia

CDC (Centers for Disease Control and Prevention). (2024). Teen Dating Violence.

Donà, G. (2020). Violenza e relazioni. Capire, prevenire, educare. Milano: FrancoAngeli.

Exner-Cortens, D., Eckenrode, J., & Rothman, E. (2013). Longitudinal Associations Between Teen Dating Violence Victimization and Adverse Health Outcomes. Pediatrics, 131(1), 71–78.

Ferraris, A. O. (2020). Il coraggio di educare. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Fraleoni, M., Corsi, M., & Pellegrini, L. (2018). Educare alle relazioni: esperienze di prevenzione della violenza di genere nelle scuole. Roma: Carocci.

Livingstone, S., & Stoilova, M. (2020). Digital Relationships and Adolescent Well-being: A Scoping Review. London School of Economics.

Terre des Hommes Italia. (2024). Osservatorio Indifesa: le conseguenze di bullismo e cyberbullismo. https://terredeshommes.it/comunicati/osservatorio-indifesa-2024-il65-dei-giovani-ha-subito-violenza/

Mapelli, B. (2018). L’amore che non è. Milano: FrancoAngeli.

Oliverio Ferraris, A. (2020). La mente adolescente. Milano: Giunti.

Questura di Caltanissetta, Catania, Vicenza, Napoli (2020–2024). Campagna “Questo non è amore”. consultata all’indirizzo: https://www.poliziadistato.it/articolo/questo-non-e-amore-2024--un-aiuto-alle-vittime-di-violenza

Smith, P. H., White, J. W., & Holland, L. J. (2003). A Longitudinal Perspective on Dating Violence Among Adolescent and College-Age Women. American Journal of Public Health, 93(7), 1104–1109. 

Crooks, C. V., et al. (2011). Impact of a school-based program to prevent gender-based violence. Journal of Youth and Adolescence, 40(9), 1105–1117.

Martinez, J., Gómez-López, M., & Viejo, C. (2022). Romantic attachment, dating violence victimization and psychological well-being in adolescents. Children and Youth Services

Foshee, V. A., Bauman, K. E., Ennett, S. T., et al. (2005). Assessing the long-term effects of the Safe Dates program and a booster in preventing and reducing adolescent dating violence victimization and perpetration. American Journal of Public Health, 95(6), 1049–1054.

Survey Teen (2024) Senza Confine: Le relazioni e la violenza tra adolescenti. Fondazione Libellula. 

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