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La violenza e il trauma perpetuati nel tempo
La trasmissione intergenerazionale della violenza e del trauma in famiglia è un fenomeno complesso e ricorrente nella nostra società: in particolare, si riferisce alle esperienze di violenza e trauma vissute da un individuo o da una famiglia e che influenzano le generazioni future, contribuendo a riprodurre schemi di comportamento distruttivi all'interno del contesto familiare.

La trasmissione intergenerazionale della violenza e del trauma in famiglia è un fenomeno complesso e ricorrente nella nostra società: in particolare, si riferisce alle esperienze di violenza e trauma vissute da un individuo o da una famiglia e che influenzano le generazioni future, contribuendo a riprodurre schemi di comportamento distruttivi all'interno del contesto familiare.

Conseguenze psicologiche in età infantile
Gli studi dimostrano che i bambini cresciuti in realtà domestiche violente hanno un rischio maggiore di:
- sviluppare traumi e sintomi psicologici di lunga durata, tra i quali: ansia, depressione, dissociazione, aggressione contro sè stessi e gli altri, Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD). Tra i disturbi comportamentali ed emotivi, quello più frequentemente riscontrato è il disturbo della condotta (CD), che ha un’alta probabilità di portare al compimento di violenza domestica nella generazione successiva: questo fenomeno comprende varie sfaccettature, dall’aggressione fisica, diretta ad individui o oggetti, fino a minacce verbali, comprendendo anche sesso costrittivo.
- manifestare uno stato di sovraeccitazione dell’organismo e sviluppare tensione psicologica, oltre a sintomi post-traumatici per tutto il corso della vita;
- diventare vittime o esecutori di Child Abuse and Neglect (CAN) o di Intimate Partner Violence (IPV), in età adulta. Il primo fenomeno si riferisce all'abuso fisico, emotivo o sessuale e/o all'abbandono fisico o emotivo del bambino esposto a violenza domestica, che possono comportare un danno effettivo o potenziale alla sua salute, al suo sviluppo o alla sua dignità nel contesto di un rapporto di responsabilità, fiducia o potere (World Health Organization, 2014); il secondo fenomeno è definito come “abuso fisico, sessuale o psicologico da parte di un partner intimo attuale o ex” (Center for Disease Control & Prevention, 2015) e corrisponde alla forma più comune di violenza familiare. Spesso i due tipi di abuso sono correlati e si manifestano contemporaneamente, portando ad uno sviluppo disadattivo dei bambini.

Conseguenze psicologiche in età adulta
I problemi comportamentali manifestati in età infantile e adolescenziale tendono a rimanere permanenti anche in età adulta e talvolta, i bambini che hanno assistito ad eventi di violenza, diventano aggressori. Nello specifico, Loeber e colleghi (2002) hanno riscontrato che un comportamento caratterizzato da distaccamento emotivo e disturbo della condotta rappresenti un campanello d'allarme, utilizzabile per la previsione del Disturbo Antisociale di Personalità (APD) in età adulta. Tali bambini, inoltre, hanno un maggior rischio di sperimentare difficoltà nelle relazioni romantiche future e a commettere crimini violenti: essere esposti alla violenza domestica si rivela, infatti, essere un fattore significativo per lo sviluppo di comportamenti violenti in età adulta poiché i bambini, assistendo ai momenti di violenza tra genitori, apprendono che essa rappresenti un metodo ammissibile per la risoluzione dei conflitti.

Trasmissione intergenerazionale
I bambini di genitori che hanno sperimentato abuso, negligenza infantile ed esposizione a violenza domestica hanno un maggior rischio di ri-sperimentarlo: questo meccanismo corrisponde alla trasmissione intergenerazionale della violenza.
I genitori hanno una maggiore tendenza a utilizzare comportamenti aggressivi a livello psicologico e fisico, nonché atteggiamenti di trascuratezza nei confronti dei propri figli. Questi esiti possono essere interpretabili con la teoria dell'apprendimento sociale di Bandura (1978), secondo cui i genitori possono aver appreso comportamenti aggressivi dalla propria famiglia, agendo poi allo stesso modo coi figli. Spesso, la trasmissione di determinate pratiche avviene inconsciamente e le persone non si rendono conto di comportarsi come i loro genitori, poiché questi comportamenti vengono radicati nel tempo tramite rinforzi conferiti dai membri della famiglia e ciò ne comporta un uso frequente come mezzi accettabili e efficaci di risoluzione del conflitto.
Dalle analisi di vari studi, emerge che i genitori con un passato di maltrattamenti durante l’infanzia possono accrescere la probabilità di perpetuare il ciclo di violenza intergenerazionale nei casi di:
- basso status socio economico;
- scarsa istruzione scolastica;
- essere genitori giovani o single;
- mancanza di accesso alle risorse materiali e scarso supporto familiare.

Doppia vittimizzazione e fattori di rischio psicopatologici
La trasmissione intergenerazionale della violenza può portare a diversi effetti comportamentali significativi all’interno delle dinamiche familiari, soprattutto per quanto riguarda la figura genitoriale materna, la quale può ricoprire un duplice ruolo: non solo quella di esecutrice di violenza, ma anche esserne vittima, sia da parte del partner, sia da parte dei figli (“doppia vittimizzazione”). In quest’ultimo caso, si parla di Adolescence Family Violence (AFV) ed emerge generalmente nel momento in cui la madre si allontana dal partner abusivo: il figlio adolescente, in questo caso, ha maggiore probabilità di subentrare di ruolo e divenire l’aggressore primario del nucleo familiare, in quanto ha appreso il modus operandi della figura paterna che l’ha accompagnato durante la crescita. Tale tipologia viene spesso instaurata come strumento per appropriarsi di potere e controllo, necessari nella situazione in cui si è in parte o totalmente inabili nel gestire e nel risolvere i conflitti pro-sociali.
Le condizioni di salute mentale della madre, inoltre, possono avere un impatto significativo sulla dinamica familiare e sull'interazione con i figli: in particolare, l'ansia e la depressione possono portare ad una minore capacità di gestire lo stress, causando tensioni e conflitti che possono sfociare in abusi o violenza. Il consumo di alcol e sostanze può invece compromettere la capacità dei genitori di prendersi cura dei propri figli in modo appropriato, utilizzando comportamenti impulsivi, irritabilità e scelte irresponsabili che possono mettere a rischio la sicurezza e il benessere dei bambini.

Fattori di prevenzione
Negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata sul tentativo di comprendere quali fattori sono da implementare per prevenire ed interrompere la trasmissione intergenerazionale della violenza, tra cui:
- vivere in una famiglia composta da tre generazioni: la convivenza coi nonni sembra, infatti, fornire svariate forme di supporto sociale, emotivo, finanziario e materiale.
- il supporto sociale alla madre, in particolare durante la fase post-partum: è conoscenza comune quanto sia un momento delicato e debilitante per le madri, durante il quale gli effetti positivi dovuti al sostegno sociale consentono un miglioramento dell'attaccamento nella diade madre-figlio e limitano la percentuale di abusi subiti dai figli fino ad 8 anni dopo.
- il coinvolgimento paterno nell'infanzia, che comprende interazioni padre-figlio costanti e positive, limitando il rischio di manifestazioni aggressive sui bambini. 

Conclusione
La trasmissione intergenerazionale della violenza è un fenomeno diffuso e la conoscenza dei suoi variegati meccanismi è un prerequisito essenziale per poter sviluppare interventi specifici e mirati, da adattare alla specificità della situazione e degli individui coinvolti.
È importante sottolineare infatti che la trasmissione intergenerazionale della violenza e del trauma non è un processo inevitabile: intervenire precocemente e fornire il giusto supporto alle famiglie può interrompere il ciclo della violenza e promuovere un ambiente familiare sano.

Bibliografia:
Bandura, A. (1978). Social learning theory of aggression. Journal of Communication, 28(3), 12–29
Lünnemann, M. K. M., Horst, F. C. P. V. der, Prinzie, P., Luijk, M. P. C. M., & Steketee, M. (2019). The intergenerational impact of trauma and family violence on parents and their children. Child Abuse & Neglect, 96.
Loeber, R., Burke, J. D., & Lahey, B. B. (2002). What are adolescent antecedents to antisocial personality disorder? Criminal Behaviour and Mental Health, 12(1), 24–36.
Kong, J., Lee, H., Slack, K. S., & Lee, E. (2021). The moderating role of threegeneration households in the intergenerational transmission of violence. Child Abuse & Neglect, 117
Pinna, K. L. M. (2016). Interrupting the intergenerational transmission of violence. Child Abuse Review, 25(2), 145–157.
Meyer, S., Reeves, E., & Fitz ‐ Gibbon, K. (2021). The intergenerational transmission of family violence: Mothers’ perceptions of children’s experiences and use of violence in the home. Child & Family Social Work.
Tracy, M., Salo, M., & Appleton, A. A. (2018). The mitigating effects of maternal social support and paternal involvement on the intergenerational transmission of violence. Child Abuse & Neglect, 78, 46–59.

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