Il bullismo è l'atteggiamento di prevaricazione da parte di bambini e adolescenti nei confronti dei compagni più deboli. E' un fenomeno sociale che consiste in una serie di prepotenze, umiliazioni e vessazioni, quindi azioni fisiche, che possono andare da forme più lievi, come il tirare i capelli, sino a quelle più gravi di violenza fisica. L’aggressività verbale comprende insulti e minacce; la forma più subdola di bullismo è basata sul pettegolezzo e sulla calunnia, una violenza indiretta e tipicamente femminile.
I bulli sono quei ragazzi che credono di essere più forti e furbi degli altri ma spesso, dietro questo loro atteggiamento ostile, si cela un profondo sentimento di invidia nei confronti della vittima, perché quest'ultima, non necessariamente la vittima presenta caratteristiche fisiche o culturali indesiderabili; può, al contrario, essere uno studente brillante o provenire da una famiglia agiata, suscitando così sentimenti di invidia e risentimento nel bullo.
Il bullismo inizia quasi sempre fra i banchi di scuola, ad esempio, ci sono bambini e adolescenti che ogni giorno pretendono di mangiare la merenda del compagno di classe o ancor peggio esigono soldi e oggetti personali. Il bambino intimorito non racconta né ai genitori, né agli insegnanti di ciò che subisce e, in seguito alle intimidazioni ricevute manifesta il suo disagio con atteggiamenti tipo: aggressività in casa verso i genitori i fratelli o gli animali domestici, scarso rendimento scolastico, frequente distrazione, ansia nel dover andare a scuola.
I suoi compagni ugualmente minacciati si chiudono in un'ostinata omertà, quindi c'è il bullo, la vittima e chi per paura di essere vittima fa finta di niente o si unisce al "branco", così che poco alla volta il bullo assume il totale controllo della situazione e il clima di minaccia si fa sempre più soffocante.
Gli studi
Gli studi sul fenomeno sono oggi in aumento data la sua estensione.
Questi iniziano a metà degli anni '70 del 900 nei Paesi dell'area scandinava, poco dopo anche in Gran Bretagna e in Australia, negli anni '80 in Giappone e nella seconda metà degli anni '90 in Italia. Dagli studi effettuati, a grandi linee, si è potuto sostenere che il bullismo interessa prevalentemente i Paesi ricchi e industrializzati (di fatto, non avrebbe ragione di esistere lì dove c'è costantemente violazione dei diritti umani e civili e si vive in una situazione di totale precarietà socio - economica), è anche emerso che episodi di questo tipo non restano confinati solo all’interno delle anonime periferie delle grandi città, in cui la devianza e la delinquenza sono all'ordine del giorno ma interessano senza mezzi termini anche i centri medi e piccoli certamente più vivibili e controllabili.
Famiglia e Società: quali errori
Il bullismo trae origine in un tessuto sociale in cui frequentemente si mostra indifferenza verso le forme di violenza e prevaricazione nei confronti dei soggetti più deboli che evidentemente trovano maggiori difficoltà a integrarsi e a difendersi. Il punto è che le numerose vessazioni quotidiane, passano spesso inosservate dagli stessi insegnanti, genitori e compagni di classe, sottovalutando il fenomeno e riducendo azioni incresciose a tipiche esuberanze infantili e adolescenziali.
A livello familiare si evidenzia un certo lassismo educativo da parte dei genitori che sempre più spesso sono presi dai propri problemi, non mostrando la necessaria attenzione alle incessanti richieste dei figli, a volte fatte in maniera poco diretta e palese ma facilmente intuibili, o di contro, con autoritarismo, spesso eccessivo. Ciò che viene a mancare, è un'adeguata manifestazione di affetto ed esempi di vita validi, e quella che tutti noi chiamiamo "la buona educazione".
In sociologia si parla di "processo di socializzazione primaria" ossia, l'apprendimento di regole di condotta, di modelli comportamentali e stili di vita trasmessi dalle figure genitoriali. Questo risulta di fondamentale importanza per la formazione della personalità del bambino.
Da un lato c'è allora la famiglia, come punto di riferimento di primaria importanza, dall'altro c'è la società nel suo complesso che dimostra di avere grandi difficoltà nel proporre modelli positivi di riferimento. Basti pensare al ruolo dei mass-media, in particolare la televisione, da molti oramai definita "cattiva maestra", davanti alla quale bambini e adolescenti trascorrono buona parte del loro tempo libero potendo guardare programmi differenti e poco raccomandabili in tutta libertà.
La Grande Rete conta ogni giorno milioni di utenti di età inferiori ai 14 anni senza alcuna imposizione di regole da parte dei genitori, permettendo ai suoi piccoli spettatori di poter intrattenere conversazioni non solo tra coetanei, con tutti i rischi del caso. I tanto amati videogames con giochi che addestrano alla violenza, dove si è vincitori solo riuscendo ad "uccidere" i giocatori (virtuali) avversari. Questi sono solo alcuni degli esempi possibili.
Ovviamente questo modo di comunicare non solo va ad influire sui contatti umani, ma va anche a compromettere la capacità di questi giovanissimi di vedere il mondo in maniera razionale, considerando che soprattutto i più piccoli sono fortemente influenzabili da un punto di vista psicologico.
E' doveroso allora affermare il ruolo cruciale che la famiglia e la società hanno.
L'effetto branco
Associato al fenomeno del bullismo possiamo osservare “l’effetto branco”, quando più individui si uniscono con l'intento di svolgere un'azione violenta e di sopraffazione nei confronti di una o più vittime. E' la stessa tecnica che usano gli animali predatori verso la preda prescelta. Lo stare in gruppo fa acquisire maggiore sicurezza e forza; un ragazzo che da solo è tranquillo e non presenta problemi comportamentali ma può trasformarsi in un ribelle e in un violento se inserito nel branco manifestando a volte condotte di inaudita violenza e ferocia fuori dall' immaginario collettivo, a scuola come al parco e in ogni altro luogo di aggregazione.
Bibliografia
Bibliografia
Franco Biancardi "I NUOVI ARGOMENTI -tematiche di grande attualità per leggere, per riflettere", Ed. Manna

Sono Psicologa





