A Pescara, una donna di 35 anni è stata vittima di un violento stupro di gruppo, che si è protratto per diverse ore. L'aggressione è avvenuta nella notte tra venerdì e sabato, in un androne del centro della città. Secondo quanto riferito dalla questura della città abruzzese, a infierire sulla donna sarebbero stati tre o quattro ragazzi giovanissimi, uno dei quali è già stato fermato.
Tralasciando lo svolgimento degli eventi, per quanto gravi ed efferati possano essere, e le indagini che si spera possano portare presto all’individuazione dei colpevoli, vorrei inquadrare l’accaduto in una prospettiva più ampia rispetto a quanto non sia stato fatto finora. Credo che un’analisi dell’evento nella sua valenza sociale sia utile, sotto il profilo metodologico, per una corretta valutazione dei fatti; ma, soprattutto, ritengo che possa costituire motivo di riflessione e oggetto di studio, quale esempio di una tendenza in costante e preoccupante aumento nella civiltà occidentale.
Sappiamo che gli autori del reato sopra riportato sono probabilmente ragazzi tra i venti e i venticinque anni, di buona famiglia e con un livello di scolarizzazione medio. Questi sono indicatori che evidenziano come stiano cambiando le caratteristiche dei reati che hanno come protagonisti giovani e giovanissimi. Se prima si infrangeva la legge in virtù di bisogni materiali, ideologici o finalizzati al raggiungimento di uno scopo preciso – spesso con regole e premeditazione - oggi i crimini commessi da ragazzi d’estrazione borghese medio-alta sembrano privi di un fine riconoscibile, tale da poter rendere anche solo in parte comprensibile un gesto del genere.
È ovvio che stiamo parlando di tendenze generali e dati statistici, ed è a questi che dobbiamo riferirci. Rimanendo alle peculiarità di questa tipologia di reati, è inoltre opportuno sottolineare il ruolo determinante delle dinamiche di gruppo. Infatti, all’interno di un gruppo - o fra sottogruppi - si stabiliscono legami soggetti a cambiamenti che derivano da una interferenza fra le condizioni individuali, proprie di ciascun partecipante, e quelle gruppali, dovute alle interazioni sociali e alle percezioni interpersonali.
A tal proposito, è possibile evidenziare una serie di caratteri comuni riscontrabili all’interno di ogni gruppo: senso di radicamento o appartenenza, interdipendenza, coesione di gruppo, definizione di una leadership e processi di socializzazione. Tutti questi sono aspetti presenti in ogni dinamica collettiva, anche in quelle che si concretizzano in azioni socialmente rifiutate. Il problema nasce nel momento in cui l’applicazione di tali modelli perde il suo ruolo propositivo per divenire elemento di disturbo all’interno di un contesto avvertito dai soggetti come ostile o inadeguato.
Stando alle parole di Travis Hirschi, più che chiederci quali siano i fattori che determinano il passaggio all’atto criminale, dovremmo interrogarci su quali siano i motivi che impediscono la commissione di atti criminali. Forse uno spunto ce lo offre Albert Cohen, quando afferma che “… lo studente appartenente alla classe operaia interiorizza i valori borghesi, ma è in una obiettiva situazione di svantaggio rispetto alla loro effettiva possibilità di conseguimento.”
Oggi, forse, non parliamo più di classificazioni basate su parametri tipici dell’inizio dello scorso secolo; tuttavia, per riportarle nella loro attuale dimensione, basta sostituire i termini “classe operaia” e “valori borghesi” rispettivamente con “classe borghese” e “modelli mediatico-appetibili”, e il risultato potrebbe essere lo stesso.
Il controllo sociale informale si esercita tramite l’attaccamento alla famiglia e alle figure genitoriali, l’impegno in attività convenzionali, il coinvolgimento in attività ricreative e culturali, e la convinzione della legittimità delle istituzioni del controllo. Quando queste semplici disposizioni crollano sotto i colpi imponenti di una quasi-società - intendendo con questo l’attuale contesto sociale, in cui l’interazione tra i diversi membri è sempre più unidirezionale e monotona -, è plausibile che i ragazzi, proprio nel loro periodo più critico, si trovino di fronte a un muro invalicabile, composto di pezzi di realtà mediata e giustapposta, ricostruita secondo logiche ed esigenze estranee ai canoni etici e pratici di cui invece avrebbero bisogno.
{"title":"QUESTO ARTICOLO E' STATO SCRITTO DA","authors":"32"}





