In Italia, dal 1997, l’Associazione professionale italiana DanzaMovimentoTerapia promuove e tutela la qualità professionale, etica e scientifica della DanzaMovimentoTerapia (DMT), e la definisce come “l’uso terapeutico del movimento, dell’espressione corporea e del processo creativo, per promuovere l’integrazione fisica, emotiva, cognitiva, la maturità affettiva e psicosociale, la qualità della vita della persona”, inoltre “la DanzaMovimentoTerapia si indirizza a uno studio rigoroso delle interrelazioni tra la mente, il corpo, gli stati emotivi e il mondo delle relazioni. La DanzaMovimentoTerapia si focalizza sull’interezza della dimensione corporea e sul comportamento motorio quali specifici elementi di valutazione e di intervento” (Statuto APID – Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapeuti – art. 3).
La danzamovimentoterapia, è, come suddetto, una disciplina scientifica orientata a promuovere l’integrazione fisica, emotiva, relazionale, affettiva, e psico-sociale dell’individuo per migliorarne la qualità di vita, la sua specificità si riferisce al linguaggio del movimento corporeo e della danza che, uniti al processo creativo, diventano le principali modalità di valutazione e di intervento all’interno di processi interpersonali finalizzati alla crescita dell’individuo.
Linguaggio della DMT: tra danza, terapie e creatività
La specificità della DMT si riferisce al linguaggio del movimento corporeo e della danza che, uniti al processo creativo, diventano le principali modalità di valutazione e di intervento all’interno di processi interpersonali finalizzati alla crescita dell’individuo.
La chiave di volta è la strutturazione del Setting: quando la danza è “terapia”, il movimento si svolge all’interno di un quadro apposito e ben riconoscibile che fa riferimento alle tre coordinate in cui si svolge l’esperienza, queste sono lo spazio, il tempo e il corpo. Lo spazio è attivamente utilizzato per il processo espressivo e comunicativo, il tempo al di là della durata dell’incontro, rappresenta una dimensione fondamentale del movimento, infine il corpo è il protagonista “dell’azione”.
Ciò che rende riconoscibile la DMT è quindi il suo linguaggio: il movimento corporeo, non solo nella sua valenza espressiva e comunicativa, ma anche come possibilità di recepire e accogliere le sensazioni, le immagini, le risonanze emotive che da una persona vanno ad un’altra, da un gruppo vanno verso un altro gruppo. Il lavoro sui linguaggi non verbali è un lavoro essenziale allo sviluppo del sé, alla sua strutturazione psichica e sociale, all’integrazione del corpo e dell’immagine di sé, all’elaborazione del proprio Io.
La DMT è quindi una disciplina che attinge all’arte del movimento, come mezzo espressivo, comunicativo e simbolico dell’essere umano, al sapere pedagogico, a quello psicodinamico e alla ricerca antropologica e dispone di propri modelli teorico-operativi, è quindi una pratica utile per favorire e sostenere la crescita della persona nella sua globalità, la salute mentale e lo sviluppo psicologico dell’individuo. Far ritrovare alla persona il piacere funzionale del proprio corpo; migliorare la propria immagine corporea e la stima di sé; affinare le funzioni psicomotorie; favorire l’espressione delle emozioni attraverso la loro simbolizzazione corporea: la danza diventa uno spazio transizionale dove esprimere conflitti ed emozioni profonde, inesprimibili verbalmente. Imparare ad esprimersi attraverso il corpo, affidarsi al corpo, ci offre l’opportunità di rapportarci a noi stessi con minori ansie e paure di non accettazione, in quanto diventiamo pian piano consapevoli dei nostri limiti. La danza come DanzaMovimentoTerapia, ci riporta a considerare il corpo come primordiale strumento di contatto con la natura: non più corpo alienato ma un corpo “abitato” , presente, che parla di noi attraverso la danza.
Inoltre la DMT si caratterizza come un processo relazionale: non è una lezione, ma un percorso che coinvolge terapeuta e persona (paziente), terapeuta e gruppo.
Protagonisti degli incontri di DMT sono infatti i partecipanti, la persona o le persone (di qualsiasi età), il corpo, il movimento (anche piccolo, o nella sua assenza), il processo creativo , la musica (che può comunque non essere presente), utilizzo di materiali (possono anche non essere presenti) e il conduttore che è mediatore della relazione non verbale che si crea e che permette di fare emergere consapevolezze, emozioni e sensazioni.
Il movimento e la danza costituiscono infatti un’esperienza globale corporea, psichica e relazionale: possono contribuire alla promozione del proprio benessere per tutti coloro che sono interessati ad una crescita personale e relazionale; sono strumento d’arte, di espressione e sperimentazione attraverso il processo creativo stimolato dall’attività.
Setting di lavoro in danzamovimentoterapia
Attraverso la DMT si possono costruire uno spazio e un tempo in cui incontrare sé stessi e gli altri; in cui aumentare la consapevolezza di sé ed esprimere le proprie emozioni attraverso il movimento; in cui sperimentare o potenziare abilità spesso ignorate o inutilizzate. Il ruolo del conduttore è quello di stimolare e accogliere, creare un clima assente da giudizi ed interpretazioni, per facilitare l’espressione autentica di ognuno e accompagnare nell’ esplorazione delle proprie possibilità creative: il terapeuta offre alla persona nutrimento, empatia e sostegno senza alcun giudizio.
Nella DMT, tutto questo accade all’interno di un setting, determinato da uno spazio e da un tempo fisici ma anche e soprattutto simbolici. Il setting all’interno del quale si svolge il percorso, diventa un luogo sicuro e rassicurante, con caratteristiche che permettono di creare quella continuità che contiene e sostiene, e in cui ognuno può sentirsi libero di vivere questo dialogo corporeo dando forma alle proprie espressività e creatività.
La DMT si attua in una dimensione primariamente non verbale, questo però non esclude momenti di scambio verbale per osservare e condividere come la persona sta (come si sente, lo stato d’animo, ciò che la persona a tutte le età vuole dire di sé…).Fondamentale è il clima di non giudizio del processo corporeo e della condivisione verbale.
Ogni incontro viene diviso in tre fasi: inizio, svolgimento e fine. Questo processo è importante per dare a ognuno, il tempo necessario per prendere confidenza con lo spazio, abitato dal proprio e dagli altri corpi, per poi entrare, gradualmente, nel processo ed infine, per trovare una propria conclusione al lavoro proposto.
Gli obiettivi del percorso si definiscono e modificano in relazione al singolo e al gruppo di partecipanti, ai bisogni espressi e alle risorse che emergono durante il processo.
Ambiti di applicazione
I campi di intervento della DMT possono essere i più diversi: è possibile lavorare con tutti i cicli di vita, dall’infanzia all’età adulta avanzata, con finalità educative-sociali e/o terapeutiche-riabilitative-cliniche (per la cura dei disturbi psichiatrici, delle tossicodipendenze, dell’handicap psichico, motorio e sensoriale, di patologie somatiche etc); nell'intermediazione socio-culturale e nella formazione; nell’ambito della prevenzione del disagio; nell'ambito della promozione del benessere; in ambito artistico etc.
La figura del/la Danzamovimentoterapeuta sta acquistando sempre più un profilo professionale autonomo, che lo differenzia sia dall’educatore che dal terapeuta, e gli/le consente di inserirsi nelle più diverse equipe multimodali: è infatti un/a operatore/trice che, proprio perché si avvale di metodologie corporee e di movimento, può coinvolgere tutto l’essere umano nella sua complessità, attivando le diverse intelligenze e le variegate risorse della creatività individuale.
Bibliografia
- MACALUSO Claudia e ZERBELONI Silvia, 1999, La Danzaterapia, Xenia tascabili.
- AAVV a cura di Adorisio A. e Garcìa M.E., 2004, Danzamovimentoterapia. Modelli e pratiche nell'esperienza italiana, Edizioni scientifiche Magi.
- NACCARI Alba Giovanna Anna, 2004 Le vie della danza. Pedagogia narrativa, danze etniche e danzamovimentoterapia, Morlacchi Editore, Perugia.
- BELLIA Vincenzo, 2000 Danzare le origini. Elementi di danzamovimentoterapia espressiva, Magi, Roma;
- 2001 Dove danzavano gli sciamani. Il setting nei gruppi di danzamovimentoterapia, FrancoAngeli, Milano;
- 2007 Se la cura è una danza. La metodologia espressivo-relazionale nella danzaterapia, FrancoAngeli, Milano.
- MARIA FUX ,(1999) Frammenti di vita nella danzaterapia, ed. Del Cerro
- Danzamovimentoterapia Modelli e pratiche nell'esperienza italiana, a cura di Adorisio A. e Garcìa M.E., Edizioni scientifiche Magi, Roma.

Danzamovimentoterapeuta, Dott.ssa in Psicologia Clinica e di Comunità, Educatore professionale
socio-pedagogico.
Lavoro in ambito socio-pedagogico a scuola e riabilitativo nel privato.
A MenteSociale mi occupo del Servizio individuale di Danzamovimentoterapia e dei Laboratori di danzaterapia.





