Piazzale delle Gardenie 12, 00172 Roma RM
V Municipio - quartiere di Centocelle
0664014427
Sostienici
Centro per la persona, la coppia, la famiglia
Adozione e identità: alla ricerca delle origini
L’articolo approfondisce un aspetto poco esplorato dell’esperienza adottiva: la ricerca delle origini. Centrali sono il diritto dell’adottato a conoscere le proprie radici, gli aspetti legislativi, il ruolo della famiglia adottiva e dei servizi specializzati nell’accompagnamento alla scoperta e alla costruzione dell’identità adottiva.
Per chi vive l’esperienza dell’adozione la ricerca delle origini costituisce il filo rosso che unisce presente e passato nella costruzione di un’unica storia, piuttosto che di un “prima” e un “dopo” l’adozione.
Questa ricerca inizia per prima cosa come viaggio dentro di sé, nei propri interrogativi e nelle proprie emozioni, per poi tramutarsi, in alcuni casi, in un viaggio fuori da sé, nella conduzione di una ricerca effettiva accompagnata dal desiderio di conoscere e comprendere.


Gli interrogativi dei figli adottivi emergono molto presto. Tra le sfide più importanti che la famiglia adottiva deve affrontare vi sono il come condividere le informazioni sull'adozione e come aiutare i propri figli a comprenderne, in modo normativo e sano, il significato e le implicazioni.
È infatti di fondamentale importanza il modo in cui avviene l’elaborazione delle informazioni ricevute, che cambia a seconda dell'età, e il modo in cui l'evoluzione della conoscenza e della curiosità sull'adozione influisce sull’adattamento, l'autostima e l'identità della persona.
In età prescolare, i bambini imparano il linguaggio dell'adozione.
Ascoltare i propri figli riferirsi all’essere stati adottati, può portare i genitori - soprattutto quelli piuttosto ansiosi di condividere informazioni sull'adozione - a fraintendere la reale comprensione da parte di questi rispetto ad essa e ad interrompere prematuramente la condivisione di notizie utili, venendo meno al bisogno di conoscenza del bambino.
In età scolare i bambini diventano capaci di concettualizzare molteplici soluzioni rispetto ad un problema e questo può portarli a mettere in discussione le semplici spiegazioni offerte dai genitori adottivi riguardo alle circostanze della loro adozione.

Nel tentativo di comprendere la decisione dei genitori biologici, alcuni bambini iniziano a chiedersi: “perché è successo a me?”, “chi erano i miei genitori prima?”, “come sono?”, “se io adesso sto pensando a loro, loro staranno pensando a me?”. In fase adolescenziale, si assiste all'intensificarsi della ricerca interna delle origini e al concretizzarsi di quella esterna, attraverso la richiesta di maggiori informazioni sulle proprie radici. Come tutti gli adolescenti, anche i ragazzi adottati si trovano a cercare di definire se stessi, ma ciò risulta più complicato per loro a causa delle due realtà rispetto alle quali deve avvenire il processo di separazione e individuazione: la realtà di partenza e quella adottiva. 

Gli interrogativi servono quindi a dare senso all'esperienza e alla costruzione di un’identità, di una storia, frutto di una continuità tra passato e presente. Il modo migliore per aiutare le famiglie adottive è quello di incoraggiarle ad una comunicazione aperta, onesta e rispettosa con i figli, per favorire l'elaborazione della perdita, considerata come problema centrale nell’adattamento emotivo degli individui adottati e i sentimenti legati ad essa.  

A livello legislativo, la legge n. 149/2001, riconosce all’adottato il diritto di essere informato in merito al proprio stato - e l'obbligo di informare da parte dei genitori adottivi - nonché l’ulteriore possibilità, al compimento del venticinquesimo anno d’età, di conoscere le proprie origini.
Tali informazioni si sommano alle notizie già fornite ai genitori adottivi dal Tribunale Minorile durante l’affidamento preadottivo attinenti “i fatti rilevanti, relativi al minore, emersi dalle indagini”, principio che sottolinea la necessità di accompagnamento costante da parte della famiglia nella crescita di un minore consapevole della propria storia adottiva.

L'esercizio di questo diritto, tuttavia, non è automatico. Infatti, la consegna degli atti o la restituzione orale dei dati rilevanti, avviene con l'assistenza del giudice, anche in base alla valutazione del possibile “grave turbamento all’equilibrio psicofisico del richiedente” che potrebbe derivare dal conoscere le proprie origini. Inoltre, i dati identificativi della madre che non intenda riconoscere il figlio non sono consultabili per un periodo di cento anni. Per garantire un bilanciamento tra i diritti dell'adottato e della madre biologica è stato poi previsto il principio di "reversibilità del segreto": la genitrice, su richiesta del figlio, può revocare la dichiarazione di anonimato fatta a suo tempo.
Sull’argomento si è aperto un acceso dibattito che considera l’importanza di tutelare la privacy delle mamme biologiche e l’ipotesi che l’indebolimento dell'anonimato delle stesse potrebbe portarle a fare scelte diverse anziché ricorrere all’adozione.
La sentenza n. 6963 della Corte di Cassazione, Sez. 1, del 20.03.2018 riguarda l'estensibilità del diritto alla ricerca delle proprie origini nei confronti di sorelle e fratelli. Anche verso questi ultimi è necessario un bilanciamento per tutelare il diritto alla riservatezza. In mancanza di ulteriori indicazioni, il procedimento da seguire è quello dell'interpello preventivo, volto a reperire il consenso espresso delle persone coinvolte. L'utilizzo di internet si è ormai affermato da anni nel mondo dell'adozione.

L’adottato può avere accesso a numerose notizie preziose; basti pensare ad esempio ai nati all’estero e al bisogno di conoscere la propria etnia o cultura di provenienza. Inoltre, permette di rafforzare la propria identità adottiva attraverso una migliore comprensione dei meccanismi che regolano le procedure di adozione e attraverso il confronto con altri adottati: blog e social network favoriscono la socializzazione di questi temi e potenziano il senso di appartenenza. Tuttavia, la ricerca "fai da te" può presentare dei rischi, ascrivibili alle tempistiche e allo scarso controllo sugli esiti. Infatti, la rapidità con cui si possono trovare delle risposte ha tempi molto diversi rispetto a quelli richiesti dal processo di elaborazione, sia delle motivazioni della ricerca che delle informazioni trovate, di fronte alle quali ci si può trovare impreparati.
Effettivamente, questa ricerca è spesso effettuata in solitudine, senza nessuna mediazione. È dunque necessario sensibilizzare adottati, genitori adottivi e biologici e operatori all'importanza di agire in maniera pensata e supportata nella ricerca delle origini. 


Per il genitore adottivo, la ricerca della famiglia biologica può portare con sé sentimenti di tristezza, ansia e timore che la relazione con il proprio figlio possa venire minata da questi nuovi eventi. Tuttavia, condividere le preoccupazioni e i desideri del figlio rispetto alla ricerca delle proprie origini permette al genitore di sentirsi più vicino e partecipe alla sua crescita, fornendo l’opportunità di accompagnarlo lungo questo percorso e aiutandolo a ridimensionare fantasie ed aspettative rispetto alle proprie radici.
In Italia, sebbene siano pochi, esistono alcuni servizi di accompagnamento specializzati in questo percorso di scoperta al fine di ricevere un consulto professionale su quali siano i passi migliori da compiere e per conoscere gli aspetti giuridici dell'adozione. Ristabilire un contatto con la famiglia di origine può risvegliare nell’adottato il trauma dell’abbandono, vissuti non facili, a volte abusanti o maltrattanti, paure represse, risvolti emotivi e psicologici non trascurabili; perciò deve essere gestita con competenza e cautela.

Un esempio di questi è la rete F.A.R.O., attiva in quattro diverse regioni: Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio. Essa offre sostegno psicologico, consulenza legale e supporto concreto a chi ha bisogno di essere affiancato in una riflessione personale sulle proprie origini e a chi desidera intraprendere una vera e propria ricerca attiva, dalla pianificazione, allo svolgimento fino alla rielaborazione degli esiti. Inoltre, può offrire un servizio di mediazione, nelle diverse fasi del percorso, tra chi cerca, chi è cercato e chi è coinvolto a vario titolo.
D
alla ricerca sull’argomento emerge quanto il bisogno di conoscere le proprie origini non sia qualcosa che si affievolisce con l’età, ma che spesso si riattiva nei momenti più cruciali nella vita delle persone: l’uscita di casa, l’inizio di una relazione amorosa, la nascita di un figlio.
Da qui l’importanza della ricerca delle origini come componente essenziale dell’identità personale.
 


Bibliografia:

  • Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie). Ricerca delle origini. 
  • Brodzinsky, D., M. (2011). Children's Understanding of Adoption: Developmental and Clinical Implications. Professional Psychology; Research and Practice 42 (2), 200-207 CTA (2018). F.A.R.O. Servizio di sostegno e accompagnamento alla ricerca delle origini rivolto a chi è stato adottato. 
  • Laera, L. (2020)La ricerca delle origini tra il diritto e l'esperienza. La ricerca delle radici nell’adozione Leo, S. (2017). Dentro le origini, a piccoli passi. 
  • Trasforini L. & Querceto L. (2021). Adozione: la ricerca delle origini ai tempi di internet. 

L'ARTICOLO E' STATO SCRITTO DA:

SILVIA BEONI
Psicologa Tirocinante di MenteSociale nel 2022

HAI BISOGNO DI AIUTO? SCOPRI I NOSTRI SERVIZI ALLA PERSONA