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Giovani e giudicati: comprendere prima di condannare
Che succede se usciamo dalla prospettiva del vecchio che critica il nuovo? L'articolo cerca di ridurre il divario che c'è tra le generazioni, introducendo nella prospettiva non solo i giovani, spesso lasciati soli e giudicati, ma tutta la società che li ha partoriti.

 

“Ai miei tempi i giovani erano migliori”. Spoiler: lo dicevano anche ai tempi tuoi.
 L’adolescenza è uno stato di crescita necessario ed inevitabile per lo sviluppo dell’essere umano; e’ una tappa che si colloca tra l’infanzia e l’età adulta ed è complicata per antonomasia: la forza dell’adolescenza spinge a svincolarsi dal nido familiare per iniziare ad esplorare la propria autonomia nel mondo.
Ma se è sempre stata un'età complicata, come mai ogni generazione sembra avere gli adolescenti peggiori di sempre?
Gli adolescenti sono descritti molto spesso come la versione peggiore di un tempo migliore che fu, ovvero quella dei loro genitori che a loro volta erano peggio della generazione precedente.
Sarà capitato a tutti di ascoltare i più anziani mentre lamentano la dissolutezza e il degrado delle nuove generazioni, facendo coincidere la fine della loro epoca con la fine del mondo appropriato e ragionevole.
Socrate: “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, se ne infischia dell'autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani. I ragazzi d'oggi non si alzano in piedi quando un anziano entra in un ambiente, rispondono male ai loro genitori.”
Orazio: “Questa gioventù di sbarbati (…) non prevede ciò che è utile, sperperando i suoi soldi”.
George Orwell: “Ogni generazione pensa di essere più intelligente di quella che l’ha preceduta, e più saggia di quella che verrà dopo di lei”.
Mi fermo, non vado avanti, l’antifona è chiara anche perchè il fenomeno è stato recentemente studiato ed etichettato come «Kids These Days» («i giovani d’oggi), da uno studio pubblicato su Science Advances nel 2019 da Protzko e Schooler: la convinzione che i giovani siano peggiori non è fondata su fatti, ma su una distorsione mentale.
Secondo questo studio spesso siamo inclini a pensare che i giovani di oggi siano meno intelligenti o meno rispettosi dell’autorità, meno colti e via dicendo.

L’età sembrerebbe essere un fattore importante per quanto riguarda il KTD effect: più aumenta l’età, più la persona è incline a pensare che i giovani siano carenti o manchevoli sotto diversi aspetti e che, quindi, presentino più tratti negativi rispetto a quelli positivi. Il confronto tra generazioni diverse, il cosiddetto “confronto intergenerazionale”, lascia dunque il tempo che trova a livello clinico se non inserito in un contesto di valutazione specifica, che prenda in considerazione il periodo storico sociale in cui la generazione presa in analisi è immersa.

Le differenze non risiedono nelle caratteristiche ma nella sofferenza e come questa si svela.
Daniele Novara afferma che nel confronto con le generazioni precedenti, l’adolescenza di oggi è molto più spalmata nel tempo, dura tanto di più rispetto a quella dei nostri padri e dei nostri nonni. La società attuale (composta da persone appartenenti a generazioni precedentemente esistite) consente ai ragazzi una fanciullezza più lunga, hanno più opportunità: hanno più tempo per studiare, per formarsi all’estero, per fare esperienze di convivenza.
Forse per questo allora gli anziani guardano i giovanotti d'oggi come se fossero ancora dei bambini, perché in effetti questi giovani possono essere giovani più a lungo di quanto non lo siano stati loro, non nel fisico ovviamente, ma nell’approccio alla vita.
L’adolescenza era indicata fino ad un decennio fa tra i 10 ai 18 anni, ora le evidenze scientifiche indicano altro.
Un gruppo di ricercatori Australiani nel 2018 ha evidenziato come l'adolescenza andrebbe considerata come minimo fino ai 24. Avete mai sentito dire qualcuno “io alla tua età avevo già un lavoro e una casa tutta mia?”
Ecco forse era vero, anzi sicuramente era vero, ma in Italia le retribuzioni hanno smesso di crescere dagli anni Novanta, e non credo che sia colpa dei giovani d’oggi se tutti guadagniamo meno dei nostri avi. L’enorme oggettiva differenza che contraddistingue la Gen Z (approssimativamente chi è nato tra il 1997 e il 2012) da tutte le altre, è che questa è nata con la rete e dentro la rete. Costantemente fotografata, filmata e postata dagli adulti: in sala parto, con il completino rosso del primo Natale, durante il primo bagnetto, in ghingheri prima del primo giorno di scuola.
Un adulto ha postato la loro vita on line seguito da tanti altri adulti che l’hanno commentata. I giovani di oggi sono diversi da tutti gli altri giovani prima di loro perché la loro grande differenza risiede nella digitalizzazione della comunicazione e delle relazioni e della loro vita. Se prima le “ragazzate” adolescenziali restavano tra i diretti interessati e famiglie, ora molti giovani vivono la loro vita in diretta sui social, si riprendono e postano tutto ciò che fanno, (chi più chi meno ovviamente): quando si truccano, quando guidano, quando fanno sport, e si riprendono o riprendono altri coetanei anche quando sbagliano.
Sono più visti, più esposti al mondo ed essendo più esposti anche più giudicati. Viviamo tutti immersi nella rete, non solo i ragazzi; voi che leggete, io che scrivo lo stiamo facendo tramite un device collegato ad Internet. Il paradosso è servito: il cellulare che i giovani usano tanto e male, e che sembra rovinargli la vita, glielo abbiamo comprato noi.
A volte la dipendenza da smartphone non è il problema, ma uno dei modi in cui il dolore si esprime. Bisognerebbe cercare, come suggerisce Lancini, di capire che cosa tentano di risolvere, attraverso Internet, quando stanno male, e che cosa c’entra Internet rispetto le scelte che fanno.

Gli abbiamo lasciato il mondo a pezzi: siamo clementi

Nel 2019 Olivia Burkeman diceva su The Guardian: “è sciocco quasi tutto quello che pensiamo di sapere sulle generazioni perché è praticamente impossibile separare l’età dalla generazione a cui apparteniamo.”
Esistono troppe differenze per permetterci di generalizzare su una specifica generazione di adolescenti. La Gen Z, come detto, non ha conosciuto il mondo senza Internet, ma è cresciuta all’ombra della crisi climatica, della pandemia e dell’irruzione dell’intelligenza artificiale. In alcune ricerche e statistiche sono raccontati come i più violenti di sempre (è bene ricordare che la formula “da sempre” coincide con l’anno in cui queste statistiche sono iniziate ad esistere), su altre fonti disegnati come confusi, ora come degni di stima perché popolano le piazze combattendo per i loro diritti perché insofferenti rispetto le crisi in cui vivono creati da altri. Da che punto di vista dobbiamo metterci per capire meglio i ragazzi e non per criticarli e basta? Se sono come sono non possiamo dare la colpa solo a loro.

Ho letto Crepet affermare che i giovani “sono francamente cresciuti dalla peggior generazione di adulti, o pseudo tali, della storia. Perché sono gli stessi genitori che si sentono undicenni, e lo dimostrano le stupidità che pubblicano sulle varie piattaforme social. Come può questa gente educare un adolescente alla responsabilità e alla consapevolezza di sé?”.
 I giovani sono cambiati come sono cambiati i papà, come sono cambiate le mamme e la società; perché insistiamo a dire che solo loro cambiano e in peggio?

“Questi giovani d’oggi” è una narrazione sterile messa come capro espiatorio di un disagio sociale più complesso e ramificato. Il mondo di oggi ha parecchie cose che non vanno, ma anche il mondo di ieri ne aveva altrettante, chissà dove si deve andare a guardare nella storia se si vuole vedere un mondo senza problemi né crisi ideologiche, ma una cosa è certa, se le cose non vanno come speravamo, la colpa non è di certo dei giovani d’oggi.

Bibliografia

  • D. Novara "Mollami" - 2025
  • M. Mancini "Sii te stesso a modo mio" - 2023
  • A. Pellai, B. Tamburini "L'età dello Tsunami" - 2017
  • https://www.thelancet.com/journals/lanchi/article/PIIS2352-4642(18)30022-1/abstract
  • https://www.corriere.it/economia/aziende/23_ottobre_06/stipendi-perche-guadagniamo-meno-1990-in-termini-reali-come-si-puo-alzare-busta-paga-0c374516-609d-11ee-97a9-c76de737d96e.shtml
  • https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aav5916

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