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Sui generis ovvero: una riflessione sull’utilizzo dei social
Una riflessione sui giovani e sull'utilizzo dei social. Sui generis sottolinea l'importanza di enfatizzare le differenze, di accogliere e di condividere i vissuti emotivi che ci caratterizzano.
Il clamore mediatico degli ultimi avvenimenti di cronaca mi spinge a fare qualche riflessione.
La società è cambiata e sono cambiati di conseguenza i legami familiari e interpersonali. Soprattutto i giovani cercano nuovi miti e riferimenti allontanandosi sempre più dai tanto decantati valori che hanno permesso la coesione dei nuclei familiari al cui interno le funzioni erano strutturate e funzionali. La realtà virtuale ha riempito i vuoti e le carenze educative, il linguaggio e la comunicazione si sono notevolmente impoveriti diventando meccanismi sterili di interazione, mezzi privi di empatia e vera condivisione emotiva.

La diversità, apparentemente accettata e riconosciuta come parte della collettività, continua tuttavia ad alimentare insofferenza arrivando a confluire in forme di intolleranza molto violente soprattutto tra i giovani. In una società che propone modelli di perfezione standardizzati, il mito del successo e della ricchezza per emergere dall'anonimato, la diversità appare un elemento disfunzionale perché non è aderente ai dettami suddetti. Diversità di pensiero, di orientamento sessuale e di genere sono ancora schemi mentali in cui giudizi e pregiudizi imperano alimentando stereotipi e distanze, incapacità di accogliere chi non rientra in quella normalità eretta a comune ordine di priorità e rappresentatività.

L'omicidio di Giulia Cecchettin, che ha polarizzato l'attenzione di tutti i media, rappresenta la punta dell'iceberg di quanto la fragilità e l'incapacità a gestire la perdita possano sfociare in comportamenti di inaudita violenza.
Se da un lato l'impronta generazionale del patriarcato ha lasciato un bagaglio culturale forse ancora emergente in certi contesti non si può prescindere dal contestualizzare e analizzare singolarmente ogni fenomeno, la storia personale di vittima e carnefice, la relazione di dipendenza affettiva che in molte vicende di questo tipo esprimono sia l'incapacità di gestire una perdita ma anche la volontà di cancellare l'oggetto del desiderio perché fonte di dolore e frustrazione.

 In questo contesto si propongono nuovi progetti educativi perché la formazione non ha solo il compito di promozione e incremento culturale ma, in relazione ad ogni singolo, individuare e far emergere le luci e le ombre del proprio mondo interiore, le potenzialità e i limiti, le risorse per poter affrontare rinunce ed errori che di volta in volta diventano muri invalicabili nel percorso della vita.

Con il titolo "sui generis" ho voluto sottolineare che ognuno di noi è unico nel suo genere umano, senza differenza di sesso, religione, orientamento sessuale. Ma per scoprirlo dobbiamo fornire ai giovani gli strumenti necessari per conoscersi e riconoscersi negli altri, fare del l'empatia lo specchio di una realtà vera e non virtuale in cui i sentimenti e le emozioni diventino la testimonianza di una risorsa condivisa di maturazione e crescita psicologica.

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