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AGGRESSIVITA' E VIOLENZA

Aggressività e comportamenti violenti
 
 
 
 

lettera DSono una mamma che a dicembre è venuta a conoscenza delle violenze fisiche e morali di mia figlia da parte del suo ragazzo. Sembrava un ragazzo dolce e di buona famiglia e poi dopo tre mesi è iniziato per lei l'incubo, l'ha costretta ad atti sessuali picchiandola con calci pugni e schiaffi e se lei si rifiutava erano giù botte la faceva sentire insicura dicendole che lei non era nessuno non valeva niente e tutto questo succedeva a casa dei genitori di lui,loro hanno detto che non si sono accorti di nulla e che mia figlia si è inventata tutto perchè aveva modo di ribellarsi e non l'ha fatto. Dopo 1 anno lei non ce l'ha fatta più non riusciva a dormire,non voleva più andare a casa sua e così mi ha detto tutta la verità,io ho contattato i genitori dicendo loro che se il figlio si sarebbe ancora avvicinato a mia figlia non avrei risposto delle mie azioni. Siccome lui frequenta la sua scuola nella stessa classe lei si è ritirata perchè anche se non direttamente lui dava calci e pugni nei muri e nelle porte e poi volgeva a lei sguardi minacciosi,lei ha avuto paura e non ha voluto più continuare. Adesso le chiedo cosa posso fare perchè lui continua, le ha allontanato anche tutti gli amici di scuola e lei ha paura che lui continui tramite gli amici a mettersi in contatto con lei. Lei sta male dice che non riuscire a dimenticare tutto questo e che si sente debole nei confronti degli altri ha paura di camminare da sola esce solo con me e vorrebbe frequentare un corso di autodifesa cosa posso fare? come mi devo comportare? e cosa principale lei si sente sporca nei miei confronti...(Annarita)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RIl tuo racconto è molto chiaro, ma ci sono degli aspetti che occorrerebbe approfondire e che non hai esplicitato, ad esempio l’età dei ragazzi e che tipo di aiuto ti è stato chiesto da tua figlia. Questo aspetto è molto importante perché, al di là dell’inequivocabile tuo desiderio di aiutarla come madre, potrebbe permetterti di capire il tipo di relazione tra i due, le “regole implicite” che questa coppia si è data, rendendo più efficace il tuo apporto senza rischiare di essere eccessivo e per questo controproducente. La fiducia che tua figlia ripone nei tuoi confronti può essere un’arma a doppio taglio perché sembra stia producendo dei forti sensi di colpa in tua figlia. E’ sicuramente un momento difficile per lei e quello che puoi fare è secondo me continuare a starle vicina, magari rassicurandola sui suoi comportamenti anche in riferimento alla sessualità; in questi casi potrebbe essere opportuna una terapia familiare, costituendosi come valido aiuto per la ragazza ma anche nel tuo caso, per poter svolgere il tuo ruolo di madre nel migliore dei modi, comprendendo come poter aiutare tua figlia nel raggiungimento della giusta serenità. Il corso di auto difesa potrebbe servirle come risorsa esterna per aumentare la fiducia in se stessa e nella possibilità di proteggersi.
Tenterei inoltre un nuovo confronto con i genitori di lui che evidentemente non hanno compreso la portata del problema né tanto meno il tipo di comportamento attuato dal figlio. Anche nei casi in cui una persona può ribellarsi, l’atto di violenza è sempre un comportamento deprecabile, di mancato rispetto verso l’altra persona.
Considera infine che in diverse città esistono dei Centri Antiviolenza, punto d’ascolto per questo genere di problematiche e sostegno nella concretizzazione di strategie difensive.

lettera DBuon giorno il problema si presenta con mio marito ci conosciamo da 35 anni conviviamo da 33 e ci siamo sposati su sua proposta 13 anni fa 1 mese prima della nascita del nostro 4 figlio da allora sono iniziati i problemi allontanamento da amici e parenti insulti sempre più pressanti scenate di gelosia assolutamente non motivate aggressioni verso il figlio maggiore (lo ha anche ferito al collo con un cacciavite) non abbiamo mai denunciato ma nostro figlio ha deciso di andarsene di casa per rifrequentarci solo dopo alcuni mesi.
Negli ultimi anni pero' tutte le "rabbie" di mio marito si concentrano su di me ha cercato di strangolarmi, mi insulta pesantemente davanti ai figli minori ci limita nelle uscite (vado a prendere i ragazzi a scuola in quanto abitiamo in una borgata)controllandoci telefonicamente ogni 5 minuti,controlla il mio cellulare(non ho nulla da nascondere)minaccia di togliermi la possibilita' di accedere al conto bancario. Avevo ereditato una piccola somma l’ho dovuta investire nell’azienda di mio marito in cui lavoro anch’io senza mai che mi abbia versato un contributo previdenziale ora minaccia di volersi separare senza riconoscermi nulla, quando viaggiamo in auto guida in modo tale da spaventarci tanto vero che un giorno ad un semaforo e' stato bloccato da un automobilista e strattonato in quanto messo a rischio di incidente; mi sono rivolta al medico di base ho dovuto ricorrere a farmaci per controllare l'ansia e le crisi di panico, ho cercato di parlare a mio marito in caso volessimo consultare uno specialista ma rifiuta ogni aiuto ne ho parlato con i nostri figli maggiori 34 e 31 anni ma preferiscono starne fuori in quanto sanno che col padre non si puo' avere dialogo sono pero' disponibili ad occuparsi in caso di necessità dei fratelli minori 17 e 13 anni. Non so piu' come comportarmi da circa un mese non parlo con nessuno mio marito entra ed esce di casa senza salutare ed in casa non dice 1 parola; il ragazzino cerca di non lasciarmi mai sola in casa con mio marito piuttosto limita i suoi impegni perche' anche lui ha paura ed e' difficile da parte mia spiegare tale comportamento, il padre fuori dalle mura domestiche e' tanto affabile ed estroverso con gli estranei. La saluto, grazie (Maria)


Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RUna piccola premessa per chi legge. Maria ha scritto nella pagina delle vittime di stalking, probabilmente pensando di essere tale. In realtà LO STALKING NON E’ L’ATTO DI VIOLENZA così come la si intende comunemente anche se il comportamento persecutorio può risultare invadente e traumatizzante, inoltre esso può sfociare in un vero e proprio atto violento di tipo fisico. Rispetto alla tua storia, in questo caso quello che mi sento di suggerirti è da un lato di rivolgerti ad uno psicoterapeuta per un possibile incontro anche individuale in cui capire come affrontare emotivamente questa situazione pesante, credo sia un punto importante al fine di recuperare le energie e la giusta serenità; al tempo stesso proverei a contattare personalmente un centro antiviolenza, enti specializzati in queste dinamiche e che certamente potrebbero aiutarti a inquadrare la strategia migliore da poter utilizzare. Tali centri sono presenti in tutti Italia (clicca qui per maggiore informazioni). E’ vero che la possibilità di un colloquio di coppia potrebbe aiutarvi maggiormente, ancora di più se noti un comportamento diverso al di fuori delle mura diverse questo potrebbe rappresentare una esplicita difficoltà vissuta a livello familiare; magari in tal senso potresti provare a convincerlo spiegando che si tratta di un primo colloquio che non è detto abbia del seguito (oltretutto è anche vero!); inoltre potresti comunicargli che la sua presenza sarebbe importante non per lui, ma prima di tutto per te stessa; in questo modo manderesti un importante messaggio a tuo marito: che hai bisogno di aiuto in una posizione difficilmente sostenibile.

lettera DBuongiorno sono un ragazza di 22 anni. L'anno scorso mi sono sposata ma ora mi rendo conto che la persona che mi sta accanto non è come la credevo, cioè mi minaccia sempre che se io dovessi chiedere il divorzio lui viene dai miei genitori e ci uccide tutti, ma non solo passa dalle piccole minacce a quelle pi? gravi con niente e non è mancata neppure qualche litigata dalla quale lui mi ha messo le mani addosso. Io non lo amo più mi sto rendendo conto che sto con lui solo per soggezione e paura. Vi prego ditemi cosa posso fare??? (Valentina)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:

lettera RCredo sia importante agire tempestivamente in questi casi per non peggiorare la situazione e non incastrarti in una problematica sempre più difficile da affrontare proprio perché spesso le minacce e le aggressioni in questo caso crescono così come la paura ed il senso di impotenza, il calo dell’umore, ecc.
Ti suggerirei di rivolgerti ad un Centro Antiviolenza (clicca qui per maggiore informazioni) della tua città per avere un sostegno sotto diversi punti di vista: dal punto emotivo e psicologico sarebbe molto importante a mio avviso richiedere un sostegno, dall’altro necessita la conoscenza di strumenti concreti per affrontare la situazione.

lettera DHo 62 anni, sposato, ho avuto rapporti di sesso con una ragazza molto più giovane di me. rapporti avuti dopo bombardamenti psicologici; io mi sono innamorato lei dice che vuole solo amicizia in quanto i rapporti di sesso senza passione e forzati gli provocano ricordi di violenza subiti in adolescenza. Io ho forti rimorsi e credo di aver sbagliato. Pero quando vengo rifiutato non sempre riesco a ragionare. Che mi consigliate ? grazie (Ezio)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:

lettera RNon occorre ragionare in questi casi, ma sentire che si può rispettare il volere dell'altra persona proprio perchè nei suoi rifiuti c'è un dolore grande raccolto negli anni dell'adolescenza, un rifiuto che potrebbe allora comunicare una richiesta di aiuto a cui puoi rispondere se ne hai voglia, stando attento però a non attivare una reazione che potrebbe essere letta come una ennesima "violenza" su cui questa donna dovrà confrontarsi ed affrontare e portando inevitabilmente e paradossalmente a rinforzare i suoi rifiuti.
Se senti di non riuscire a farcela da solo, ti suggerirei di rivolgerti ad uno psicoterapeuta che possa aiutare a migliorare il tuo controllo emotivo ed a impostare una relazione maggiormente soddisfacente.
Purtroppo non posso essere maggiormente specifica in quanto non mi è chiaro cosa intendi per "bombardamenti psicologici"

lettera DIl mio compagno (49 anni) mi ha confessato (non lo aveva mai detto a nessuno) di aver subito violenza sessuale per circa un anno dall'età di 9 anni. Gli ho consigliato di parlarne ad uno psicologo per farsi aiutare, ma non ne vuol sentire parlare; allora, chiedo io....come posso aiutarlo ad alleggerire il peso e il senso di colpa che ogni giorno di più lo sta soffocando? (Emanuela)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera REssere vicino al tuo compagno, consigliarlo sul da farsi, credo sia già molto. Capisco che vorresti vederlo più sereno, ma nel cercare di allegerire i suoi pesi, stai attenta a non caricarti tu più di quanto non possa fare. Logicamente non puoi obbligarlo a contattare uno specialista, magari però puoi farlo tu per te stessa, per capire meglio come aiutarlo (questo spazio è troppo piccolo per contenere una risposta esaustiva in proposito!); spesso infatti si tende a pensare che il carico di un problema venga tenuto interamente da una sola persona, in realtà anche chi è vicino e prova ad aiutare prende un pezzettino di quel carico e lo fa suo, così come lo stress, la tensione, la sofferenza ed il dolore... Credo in tal senso che un percorso di sostegno possa aiutare entrambi, considerando l'effetto domino: il cambiamento di una persona frequentemente genera il cambiamento di chi non è disposto ad andare in terapia, proprio perchè è la relazione tra i due che cambia, aumentadone la serenità e l'efficacia. Pensaci.

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