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PROBLEMI RELAZIONALI

Difficoltà ad instaurare relazioni sociali, a mantenerle, a non isolarsi...
Problemi nel gestire le relazioni, al di là se siano ci coppia, familiari, sociali; errori che ripetiamo, ruoli in cui ci incastriamo nel rapporto con l'altro...
  
 

lettera DQuesto è l'ultimo anno di scuola prima degli esami, e mi è capitato un prof davvero speciale, perchè era riuscito a rompere il muro tra allievo e insegnante.Per me ormai era un amico, però ultimamente è cambiato tanto, dovuto al fatto che un mio compagno di classe, stufo di portarlo in giro in macchina, visto che lui non cè l'ha, e anche perche è successa una cosa grave in una verifica, sempre per mano del mio compagno, il prof si è arrabbiato con tutti e cè rimasto male, ma principalmente ci sono rimasto male io! e di conseguenza l'ho allontanato, dimostrandomi scontroso. Lui ha capito, però non fà niente per riavvicinarmi e cosi soffriamo entrambi..Pero io vorrei tanto riavvicinarlo però sono troppo orgoglioso, e questa situazione mi tormenta letteralmente da settimane, come posso almeno chiarire la situazione senza sporgermi troppo?vorrei che faccia lui il primo passo..grazie in anticipo (Giorgio)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:

lettera RMi sembra una posizione, la tua, insostenibile: da un lato vorresti non fare il primo passo perchè troppo orgoglioso, dall'altro vorresti farlo perchè sembri tenerci al vostro rapporto. In questa situazione è difficile immagino muoversi sia in un senso che in un altro. Al tempo stesso è anche una scelta. Una scelta in cui non posso aiutarti, perchè è una decisione che spetta soltanto a te, tenendo in considerazione ciò che potresti perdere e guadagnare, soprattutto rispetto alle tue emozioni; in questo senso ti invito a considerare che ci si può avvicinare all'altra persona senza sporgersi troppo, dando una propria opinione o raccontando il proprio dispiacere. Questo lo può fare anche una persona orgogliosa, che deve esserlo innanzi tutto nei confronti di se stessa.

lettera D Salve Dott.ssa,sono una ragazza di 25 anni,ho un coinquilino di 21 con il quale ho avuto una relazione. Non stavamo insieme, ma era più una relazione di sesso e amicizia. Questo perché lui non voleva complicazioni. Di fatti si tirò indietro quando lo conobbi, prima della convivenza. Durante tutta la durata del rapporto, lui alternava momenti di insulti,cattiverie,manipolazioni a momenti di dolcezza,sensi (suoi) di colpa nei miei confronti. All'ennesima volta che mi sbatteva in faccia una sua scappatella ebbi una nuova crisi e lo chiusi fuori di casa. Da quel giorno non fa che rendermi la vita impossibile. Mi calunnia in giro..smentisce che ci sia stata qualsiasi cosa tra noi,tenta di farmi il lavaggio del cervello, di farmi credere che sono io a perseguitarlo,ad utilizzare le sue cose,a fare danno dentro casa,mi minaccia.. A volte ad es.chiude a chiave la porta del bagno. Se vengono dei miei amici(uomini)diventa visibilmente irritato. Io non posso cercare casa altrove,ma non ho la facoltà di denunciarlo,nonostante mi provochi crisi di panico,fobie,ansia,depressione..La sua famiglia crede a lui e non sospetta che lui stia così male,anche se va(andava)in cura da una psicologa. Io,intanto,sono andata in terapia,ma non esiste nessun altro modo per difendermi? (Giulia)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:

lettera RNel tuo racconto ci sono degli elementi che non mi sono chiari e che potrebbero essere approfonditi: come mai, ad esempio, nonostante questa esperienza relazionale, avete deciso di convivere? E con quali presupposti di rapporto (amicizia, amore o relazione sessuale)? Inoltre sei andata in terapia una volta oppure stai seguendo un percorso? In quest'ultimo caso ti suggerirei di porre i tuoi interrogativi in seduta, in quanto la psicologa che ti segue probabilmente saprà leggere la tua confusione legandola alla tua storia di vita, restituendoti dei significati e degli approfondimenti che puoi maggiormente utilizzare. In caso contrario, ti consiglio se ancora non l'hai fatto, di confrontarti con questo ragazzo e stabilire delle regole di convivenza che rispettino entrambi; in tal senso sarebbe importante capire come mai adotta questi comportamenti per cercare di comprendere i suoi vissuti al di là di quello che mostra. Posso immaginare che quest'ultimo passaggio non sia certo facile proprio perchè da parte sua assisti ad uno sconfinamento ed a una invasione dei tuoi spazi ed in questi casi viene di istinto difendersi "per sopravvivere". Se credi di non farcela, chiedi aiuto ad un amico che ti supporti in questa negoziazione (dato che anche il tuo coinquilino ha i suoi "appoggi"...) e considera la possibilità di rivolgerti nuovamente ad uno psicologo.

 

lettera DGentile dottoressa,stasera ho litigato col mio ragazzo e l'ho lasciato perchè mi mente e ho buttato la mia scheda telefonica, ma quando sono tornata a casa l'ho chiamato.Non ho dignità lo so! mi aiuti perfavore...è una vita che lo faccio...per favore sono disperata (Erika)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RCara Erika, in molte occasioni è più facile dire di sì piuttosto che rifiutare ed allentare la presa. Credo che sia importante in questi casi riflettere perchè non si riesce a concludere una relazione nel momento in cui non ci soddisfa ma anzi, ci fa soffrire! Si ha infatti la tendenza ad evidenziare cosa non sta andando, quali sono i problemi, mentre sarebbe opportuno capire cos'è che ci tiene legati al partner, quale nostro bisogno soddisfa, come ci sentiamo quando siamo insieme, ecc. Dal tuo breve racconto, si esplicita una profonda insicurezza nel prendere una decisione netta (prima butti la scheda, poi lo chiami) che può portarti a dirigere la rabbia ed il dolore verso te stessa, ma colpevolizzarsi non aiuta! Quello che mi verrebbe da suggerirti è di contattare uno psicologo che possa sostenerti nell'affrontare questa tua difficoltà a separarti dall'altro, ancora di più se, come affermi, lo fai da " una vita". In bocca al lupo!

lettera DGentili collaboratori sto cercando di capire come devo muovermi con uno psicoterapeuta che si ostina a non fornirmi una valutazione del mio stato psicologico dopo anni di sedute. Sono solo riuscita ad ottenere una specie di dichiarazione falsa sia nella data di primo contatto di 5 anni antecedente alla terapia che nel contenuto dove lo stesso terapista dichiara di non avermi preso in cura. Io ho dalla mia 120 ore almeno di registrazioni di sedute fatte con lo stesso e d'accordo con lui nell'uso del registratore per altro a nastro magnetico. Non trovo nulla in internet che mi possa far capire che strada devo prendere! Oltretutto se si ascoltano quelle cassette ci sono molti punti in cui la deontologia medica va a farsi friggere. Cosa devo fare visto che adesso la mia situazione e' davvero grave sia perche' non ho amici ne famiglia per altro da lui allontanata quasi forzatamente, sia perche' i disturbi di depressione ossessivo compulsiva endogena si stanno aggravando e sto chiedendo l'invalidita'? Ringrazio anticipatamente per una risposta (Laura).

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RGentile Laura, al momento del primo colloquio, il terapeuta ha l’obbigo di far firmare al paziente il cosiddetto “consenso informato” in cui vengono inseriti dati sensibili utili a fini terapeutici e fiscali dopo la lettura dello stesso da parte del paziente. Chi firma il consenso informato ha il diritto in ogni momento di richiedere di visualizzare i dati raccolti dallo specialista. Puoi quindi richiedere al tuo terapeuta di fornirti i dati che richiedi se sono inerenti a quanto riportato su tale documento. Rispetto alla valutazione potresti domandarti come mai per te sia importante capirlo chiaramente e a cosa potrebbe esserti utile, comunicandoglielo. Se credi che la sua “ostinazione” sia controproducente al percorso terapeutico che stai facendo, la cosa migliore sarebbe comunque farglielo presente dato che sta cercando di aiutarti e, in caso di non risoluzione, pensare di rivolgerti all’ordine degli psicologi della tua regione (li trovi tranquillamente su internet) per segnalare il caso e capire come puoi muoverti.

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