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Pillole di Film

cinema

Una rubrica di proposte e critiche personali su film diversi per generi, epoche e stili cinematografici. In pillole. Perché il cinema è come una medicina, allucinogeno e  calmante a seconda dei casi, capace sempre di donare a chi lo ama la preziosa sensazione di poter sperimentare altre vite e modi di essere ogni volta diversi.

…Allora, cosa volete vedervi stasera?

“Il cinema? Un mezzo per porre domande”
(Ken Loach)

“Il cinema è l’arte di rievocare i fantasmi”
(Jacques Derrida)

“Il cinema è il modo più diretto per entrare
in  competizione con Dio”

(Federico Fellini)

"Il cinema è un'invenzione senza avvenire"

(Louise Lumiére)

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locandinaDella serie: il mondo fantastico degli abissi ha ancora qualcosa da dirci…
Dopo “La Sirenetta” e “Alla ricerca di Nemo”, la fauna sottomarina torna a farci visita. Simpatico e con un’ottima resa grafica, l’ultimo prodotto della Dreamworks propone una storia spumeggiante fatta di amicizie, di amori, ma soprattutto di crescita, nel senso di accettazione della propria ed altrui diversità. In particolare, trattasi dell’irresistibile squaletto Lenny -che nella versione italiana ha la vocina bizzarra di Luca Laurenti- che invece di divorare gli altri abitanti del mare secondo la spietata regola della sopravvivenza (e della sopraffazione), per cui il più grande deve mangiare il più piccolo, tenta di salvarli e così facendo si guadagna ben presto il disprezzo dei suoi simili, padre compreso. Troverà tuttavia il suo mondo e la sua identità fra rocambolesche avventure in compagnia del pesce Oscar, un cantante rap sbruffone in cerca di gloria che vanta il doppiaggio di un bravo Tiziano Ferro (certo meno appropriato del Will Smith della versione originale). Altri personaggi degni di nota sono Lola il pesciolino sexy dalle labbra gonfie stile Angelina Jolie e Don Lino, il boss mafioso di tutti gli squali (nonché padre di Lenny) intorno al quale è imperniata la parodia de “Il Padrino”, tant’è che ad interpretarlo c’è l’inconfondibile timbro di Robert De Niro. Da non tralasciare, ovviamente, la figura più esilarante degli abissi (dopo le due meduse ‘gggiovani’ doppiate dai Pari e Dispari di “Zelig”!): il paguro matto!
Oltre a proporre tutto questo, “Shark tale” si cimenta anche in un’esplicita satira su quel giornalismo affamato di scoop (si veda la cronista ittica con la voce di Cristina Parodi) e sulla fama immeritata, per cui basta veramente pochissimo per essere importanti (ma finti) sotto ai riflettori.
Va citata anche la colonna sonora, “Car wash”, ammiccante e coinvolgente grazie al ritmo e all’energia delle interpreti, due pesci-cantanti dalle fattezze di Christina Aguilera e Missy Elliot.
Un’ultima nota va ai titoli di coda, originali com’è tipico dei produttori del capolavoro d’animazione “Shrek”, tuttavia senza veri colpi di scena – alla fine vi cacciano, addirittura: “Ancora qui state? Ve ne volete andare a casaaaa?!”

vota_star_20
{tab=Scheda tecnica}

Regista: E. Bergeron, V. Jenson
Anno di produzione: 2004
Produzione: Stati Uniti
Durata:  90 minuti

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{tab=Recensione}
locandinaBrian De Palma si tuffa a capofitto in quella ricca riserva di materiale narrativo di cui è notoriamente avido: una storia ossessiva, che si dipana fra tradimenti e massacri, aspirazioni e stragi, sfrenatezze e dissimulazioni, che trasuda depravazione e corruzione da ogni dove.
Lee Blanchard e Bucky Bleichert (rispettivamente Aaron Eckhart e Josh Harnett ) sono due agenti di polizia, due partner di lavoro alla Omicidi, due grandi amici e, a tempo perso, anche due validi pugili (Mr. Fire & Mr. Ice). Fra una scazzottata e un inseguimento, si godono la compagnia di Kay (Scarlett Johansson ), moglie di Lee. Un giorno scoprono il cadavere straziato della giovane Betty, detta The Black Dahlia, un omicidio tanto disgustoso da vietarne qualunque foto o immagine di sorta. Inizia, così, una tortuosa indagine fra sospetti e alibi di ferro, paranoie e vecchie manie, possessioni morbose e ossessioni deliranti, condite da grasse dosi di necrofilia.
Da segnalare la preziosa triade di interpreti femminili, dalla sensuale dark lady Hilary alla bellissima Mia Kirshner, fino all’indimenticabile Fiona Show, il cui monologo resta indimenticabile. Un film imperfetto, che però seduce di continuo, grazie ad una regia al di sopra della norma, ma anche alla consistente ispirazione: trattasi dell’omonimo romanzo del grande James Ellroy.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: B. De Palma
Anno di produzione: 2006
Produzione: Stati Uniti
Durata: 121 minuti

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{tab=Riconoscimenti}
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{tab=Recensione}
locandinaIl regista tedesco Tom Tykwer riesce nell’impresa impossibile: trasporre in linguaggio cinematografico quell’universo poliedrico di sensazioni olfattive mirabilmente descritto nell’omonimo romanzo firmato Patrick Suskind, tuttora best-seller. Si racconta una storia complessa e visionaria impreziosendola con colori densi e accesi, in una resa figurativa che ha del pittorico e che dimostra un’attenzione maniacale al dettaglio intensa e piacevole.
Un poderoso flashback ci trasporta da Grasse ad un putrido mercato di Parigi, dove fra crude sequenze di un realismo esasperato e piani sequenza schizofrenici incentrati sullo squallore di carcasse di pesci, vermi e immondizia varia, si ode un vagito. E’ il primo e ultimo grido di esistenza di Jean-Baptiste Grenouille (Ben Whishaw), un bambino destinato all’infelicità e a un doloroso isolamento sociale, a cui non resta che rifugiarsi in quel mondo di odori che via via impara a captare con precisione sempre maggiore.
Degna di nota l’interpretazione di un irriconoscibile Dustin Hoffman, vanesio quanto basta ad incarnare un vero esperto sommelier di essenze, il profumier Baldini, da cui Grenouille si reca con uno scopo ben preciso: imparare a catturare gli odori, apprendere la sacra arte di mantenerli vivi, per sempre.
Un’ossessione, questa, che lo accompagnerà per tutta la vita, costringendolo ad atti estremi, come una serie di omicidi funzionali a raggiungere la chimera più ambita: realizzare il Profumo perfetto…

vota_star_50
{tab=Scheda tecnica}
Regista: T. Tykwer
Anno di produzione: 2006
Produzione: Francia, Spagna, Germania, USA
Durata: 147 minuti

{tab=Curiosità}

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{tab=Riconoscimenti}
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{tab=Recensione}
locandinaUn gangster movie in piena regola, che stravolge ogni manicheismo di maniera, avvalendosi di interpretazioni memorabili di un cast strepitoso. Jack Nicholson torna a dominare un ruolo marcio fino all’osso, nei panni leopardati del potente boss mafioso Frank Castello, circondato da belle donne, soldi, droga e uomini fidati. Come Colin Sullivan, irreprensibile capo della Squadra Speciale Investigativa che da anni conduce una doppia vita, mantenendo nell’ombra l’altra identità di spia per quel capobranco (Castello, appunto) che lo ha ammaliato da bambino. Matt Damon interpreta degnamente questo personaggio dalle mille sfaccettature, pronto a cadere sempre in piedi. Almeno fin quando non entra in scena Billy Costigan, altro poliziotto doppiogiochista: membro di una famiglia mafiosa, viene scelto per infiltrarsi nella gang di Castello, da cui viene prontamente accolto e al tempo stesso guardato con sospetto. La coppia Damon-Di Caprio (quest’ultimo in una prova d’attore superlativa) tiene tutti con il fiato sospeso, in quella che si determina presto come la più spietata caccia alla spia da ambo le parti, senza accenno di soluzioni - se non nel gran finale.
Fa da sfondo il conflitto tra irlandesi e americani, con relativi retaggi razziali e pregiudizi di sorta, che si dipana nel corso di un’indagine intensa e serrata, sospesa fra tradimenti e complotti continui.
Martin Scorsese colpisce nel segno con sequenze degne del celebre padre di Toro Scatenato e Taxi Driver, offrendo al pubblico un’emozionante corsa contro il tempo, alla scoperta di identità multiple e nascoste: 149 minuti di tensione allo stato puro, grazie ad un film poderoso che riesce a mantenersi su un livello qualitativamente altissimo, senza cadute di stile e anzi fitto di colpi di scena.

vota_star_50
{tab=Scheda tecnica}
Regista: M. Scorsese
Anno di produzione: 2006
Produzione: Stati Uniti
Durata: 149 minuti

{tab=Curiosità}

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{tab=Riconoscimenti}
4 Premi Oscar 2007: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio
Golden Globe 2007: miglior regista
2 National Board of Review Awards 2006: miglior regista, miglior cast
MTV Movie Awards 2007: miglior cattivo (Jack Nicholson)
Kansas City Film Critics Circle Awards 2007: miglior sceneggiatura non originale
4 Satellite Awards 2006: miglior film drammatico, miglior attore non protagonista (Leonardo DiCaprio), miglior sceneggiatura non originale, miglior cast
3 Chicago Film Critics Association Awards 2006: miglior film, miglior regista, miglior adattamento
3 Ioma 2007: miglior attore protagonista (Leonardo Di Caprio), miglior attore non protagonista (Jack Nicholson), miglior montaggio.

{tab=Recensione}
locandinaMettete insieme Vin Diesel, dialoghi fatti di spaghetti e battute con calata siciliana inclusa e una mandria di mafiosi con fiumi di avvocati alle spalle. Ne otterrete un maxiprocesso divertente e ridicolo, con un istrionico protagonista che decide di autodifendersi… ma finisce col far tutto tranne che attenersi alle regole giudiziarie: Jack Di Norscio bensì ammalia, intrattiene, gioca con la corte fino a farsi benvolere presto da tutti.
Il lavoro di Sidney Lumet risulta chiaramente gli antipodi de IL PADRINO, per citare un precedente celeberrimo in fatto di mafia italoamericana immischiata in processi, ma forse è proprio questo l’unico punto di forza di una pellicola che, soprattutto per colpa del finale senza spunti, si aggira su un livello pressoché medio: puntare sul risvolto ironico/comico del gangsterismo improvvisato, fra avvocati nani e boss malaticci. Scene molto comiche (quelle del parentame ricordano a tratti Il mio grosso grasso matrimonio greco, ma solo per evocazione lontana) si alternano a frames senza una precisa connotazione, piatte scene di processo inframmezzate da numeri da giocoliere di un Vin Diesel davvero sorprendente. Il discorso prende tutt’altra piega se si considera il fatto, tragicomico già di per sé, che si tratta di una storia vera. Di qui il dubbio legittimo sulla scelta di celebrazione dei criminali di turno, e ancora di più sulla “fedele ripresa” dei dialoghi, storicamente poco verosimili eppure, a quanto sembra, reali.
In sostanza, un film gradevole se lo si accetta senza pretese, e senza soffermarsi sul macroscopico luogo comune, tipicamente americano, dell’equazione: italiani = pasta famiglia e mafia. A dir poco fastidioso, in effetti.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: S. Lumet
Anno di produzione: 2006
Produzione: Stati Uniti
Durata: 125 minuti

{tab=Curiosità}

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{tab=Riconoscimenti}
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{tab=Recensione}
locandinaL’esordio alla regia di Mark Levin , prolifico sceneggiatore in coppia non solo lavorativa con la moglie Jennifer Flackett, si rivela molto positivo. Innamorarsi a Manhattan, prima di essere un film sul primo amore (quello che, del resto, non si scorda mai) è un gioiellino di tenero realismo sulla quotidianità di un ragazzino di quinta elementare alle prese con una biondina karateka che gli ruberà il cuore in quel di Manhattan.
Un susseguirsi di equivoci, sorrisi, occhiate speranzose, dubbi, ripensamenti, sconvolgimenti, sorprese, cuore gonfio, sensazioni di goffaggine, paura di non essere all’altezza, invidia per un brad pitt in miniatura perfetto karateka, fede in un maestro cinese invisibile, primi appuntamenti e, addirittura, un primo bacio rubato: tutto raccontato con leggerezza ed ironia, strappando non poche risate, grazie a una comicità buffa e tenera al tempo stesso. La bravura dei baby protagonisti, alias Josh Hutcherson e l’esordiente Charlie Ray, lascia sbalorditi, tanto da reggere il confronto (forse superandolo, persino) con l’altra coppia scoppiata del film, ovvero i nostalgici genitori in attesa di divorzio interpretati da Bradley Whitford e Cynthia Nixon.
Tutto si stravolgerà nel corso di 84 minuti di pellicola, l’amore trionfa e perde, i cuori si spezzano e ricompongono, la vita continua malgrado tutto, lasciando un alone di ricordo incancellabile. Un film per tutta la famiglia, ma anche per chi ama farsi due risate confrontandosi con i propri teneri spettri del passato, con le prime buffe palpitazioni, con l’esagerazione di un “ti amo” poco consapevole – d’altronde, si sa: l’amore non ha età .

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: M. Levine
Anno di produzione: 2005
Produzione: Stati Uniti
Durata: 84 minuti

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{tab=Riconoscimenti}
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{tab=Recensione}
locandinaDiverte, il nuovo film di Pieraccioni, distribuito nelle sale cinematografiche ancora una volta sotto Natale. Diverte perché presenta un cast affiatato, comandato dal trio toscanaccio Pieraccioni- Ceccherini-Panariello. Diverte perché presenta spunti non originali che però fanno morire dalle risate (come gli animali quasi parlanti stile “Dottor DoLittle”). Diverte perché propone la quotidianità e dimostra quanto eccesso di triste comicità vi sia, appunto, nella vita di ogni giorno: pettegolezzi in lavanderia che si trasformano in epici racconti, handicap che rinsaldano legami familiari, ragazzine sexy che vogliono accalappiare il prof di ginnastica di turno mentre quello di matematica di notte frequenta ville scambiste, adolescenti senza padre che finiscono dallo psicanalista e magari si innamorano del figlio, madri giovanissime e più belle di loro, post-it trendy attaccati in ogni dove in cui c’è scritto TI AMO in ogni lingua, dichiarazioni teneramente infantili di un sentimento troppo più grande di chi pensa di provarlo… E poi, come resistere al fascino di un Ceccherini frate? Come non applaudire Panariello, che per una volta assume un ruolo a tutto tondo, celando nella sua comicità un alone di profonda concretezza che sfiora il tragico, nei panni di un ritardato mentale che tenta di ritagliarsi un posto nella vita? E bravo Pieraccioni: non è più quello di una volta -ci si aspettava senz’altro di più quest’anno, date le sue dichiarazioni stampa così ottimistiche-, ma almeno ci regala sempre un gran sorriso. Da bravo “bischero”, del resto.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: L. Pieraccioni
Anno di produzione: 2005
Produzione: Italia
Durata: 100 minuti

{tab=Curiosità}

Leonardo Pieraccioni ha ricevuto dal suo fanclub ufficiale un libro con scritto "Ti Amo" in tutte le lingue del mondo.

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{tab=Recensione}
locandinaQuesto è l’anno del buon cinema danese. Dopo il drammatico “After the wedding”, è la volta dell’intenso “Gli innocenti”, titolo di amara ironia per l’ultimo film scritto e diretto da Per Fly, già regista de “L’eredità” e “La panchina”. Uno straordinario Jesper Christensen (il nostro Roberto Herlitska versione danese) interpreta un professore che perde la testa per un’alunna determinata e dalla sensualità dirompente, Pil (d’altronde, lui insegna Economia!). La teoria della rivoluzione sociale da una parte, l’efferata pratica attivista dall’altra, in uno scambio docente-discente molto più che didattico. La politica s’intreccia all’esplosione di un sentimento morboso, il cui straziante logorio viene narrato da un susseguirsi incalzante di piani temporali fusi in flashback e ritorni al presente. Durante un’azione dimostrativa contro una fabbrica di materiale bellico, ci scappa un morto. Un poliziotto. Una famiglia distrutta, una moglie dilaniata che mai supererà questo lutto, un figlio lasciato solo. Sull’altro fronte, tre ragazzi accusati, processati, dichiarati infine “innocenti” per mancanza di prove. Ma qual è la verità? E dov’è la giustizia? Un avvocato risponde per tutti: “non è importante che la mia cliente sia innocente, ma che lo dichiari”. Denuncia alla società danese intrinsecamente violenta, denuncia alla corsa agli armamenti per combattere un terrorismo esterno e spesso alibi di altro. Ma anche critica velenosa contro chi non sa scegliere da che parte stare, chi sguazza in alibi ideali pur di difendere possessioni terrene (il corpo della splendida Beate Bille sempre desiderato). Efficace l’intenzione di mostrare entrambe le prospettive vittima-carnefici, in un film che corre elegante sui due binari pubblico e privato, soffermandosi su questioni profonde, come l’impossibilità del perdono e l’incapacità di sopravvivere al senso di colpa. Le struggenti note di “This is goodbye” ci accompagnano al congedo da un universo umano che implode, “e io non so come chiudere questa storia”. Quasi un’ammissione velata del regista, che ci riporta, come all’inizio, in volo su rupi a picco sul mare e vallate tranquille. Eutanasia dolce: tutto il dolore a cui abbiamo assistito “diminuirà poco a poco, poi svanirà: tutto finisce”. Assolutamente da vedere.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: Per Fly
Anno di produzione: 2005
Produzione: Danimarca
Durata: 103 minuti

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