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Pillole di Film

cinema

Una rubrica di proposte e critiche personali su film diversi per generi, epoche e stili cinematografici. In pillole. Perché il cinema è come una medicina, allucinogeno e  calmante a seconda dei casi, capace sempre di donare a chi lo ama la preziosa sensazione di poter sperimentare altre vite e modi di essere ogni volta diversi.

…Allora, cosa volete vedervi stasera?

“Il cinema? Un mezzo per porre domande”
(Ken Loach)

“Il cinema è l’arte di rievocare i fantasmi”
(Jacques Derrida)

“Il cinema è il modo più diretto per entrare
in  competizione con Dio”

(Federico Fellini)

"Il cinema è un'invenzione senza avvenire"

(Louise Lumiére)

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locandinaL’epopea del petrolio e degli intrighi di potere raccontata dallo scrittore/regista Stephen Gaghan si conquista un solo premio Oscar, quello per l’interpretazione di George Clooney. Ingrassato, invecchiato, abbrutito da esperienze lavorative dure e faticose, nei pericolosi panni di Bob Barnes, l’attore-regista di Good night and Good Luck si cala nella figura tragica e cruenta di un agente veterano della CIA ormai troppo scomodo per il suo ruolo. La sua mission impossible consiste, stavolta, nell’assassinio del Principe Nasir, interpretato dall’affascinante e carismatico Alexander Siddig, che si rivela esser tutt’altro che un esponente della tirannia o del fanatismo religioso, bensì un riformista illuminato che vorrebbe aprirsi al dialogo e agli affari con le altre potenze mondiali, a cominciare dalla Cina. Ma tutto ciò viene inevitabilmente avvertito come un rischioso sovvertimento dei rapporti internazionali, in particolare dalla Connex e da altri alti esponenti dell’economia americana. Una congiura globale, dunque, in nome del petrolio, dei soldi, di promozioni che nascondono la corruzione più marcia.
Un groviglio intricato di trama, in cui spesso i personaggi (fra cui un tipedido Matt Damon) si confondono fra le pieghe di una sceneggiatura invero troppo complessa e a tratti cervellotica, dividendosi in buoni, cattivi e cattivissimi a seconda dell’ambito di appartenenza (algidi impresari arrivisti, agenti di servizi segreti senza scrupoli, avvocati avidi e miserabili, eredi al trono con la sindrome di Caino…), in uno schematismo talvolta un po’ forzato che porta a raccontare il fenomeno del terrorismo in chiave quasi giustificazionista. Un thriller molto discutibile, dunque. Certo è che si tratta dell’ennesimo film a sfondo politico che vuole denunciare una realtà attuale (la dittatura del petrolio, fra le altre), intento sempre ammirevole qualora venga adeguatamente gestito.

vota_star_20
{tab=Scheda tecnica}
Regista: S. Gaghan
Anno di produzione: 2006
Produzione: Stati Uniti
Durata:126 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Premi Oscar 2006: Oscar al miglior attore non protagonista (George Clooney)
Golden Globe 2006: Golden Globe per il miglior attore non protagonista (George Clooney)
National Board of Review Awards 2005: National Board of Review Award alla miglior sceneggiatura non originale (Stephen Gaghan)

{tab=Recensione}
locandinaContro ogni aspettativa, in quest’ultima opera firmata Walter Salles la politica c’entra poco e niente, giusto il tempo di un timido capolino.
Siamo agli inizi degli annni ’50. Ernesto Guevara (Gael Garcìa Bernal) e Alberto Granada (Rodrigo de la Serna) sono due giovani qualunque, rispettivamente di ventitré e trent’anni, prossimi alla Laurea, che decidono di affrontare un lungo viaggio in sella alla loro moto (una Norton 500 che si rivelerà tutt’altro che “ la Poderosa”!). Sarà un viaggio (indovina un po’?!) lungo e faticoso, un vero e proprio cammino iniziatico consumato fra i suggestivi paesaggi dell’America Latina al termine del quale la loro vita cambierà irreversibilmente.
Più che a svolgere l’attività di medico, l’asmatico Ernesto chiamato “El Fuser” dall’amico –a sua volta soprannominato “Mi Al”- aspirerà a militare attivamente a favore di quei miseri spaccati di vita inquietanti, perché “ci sono troppe ingiustizie a questo mondo”, ma il racconto di tutto questo è affidato agli eloquenti titoli di coda (che alla fine regalano una sorpresa: restate seduti!).
Il film, invece, tratta esclusivamente del viaggio, facendosi in realtà molto spesso più documentario che altro. Indimenticabile la scena del simbolico attraversamento a nuoto del Rio delle Amazzoni, che divide “i sani dai malati” (di lebbra), da portare a termine  ad ogni costo come auto-regalo di (ventiquattresimo) compleanno. Tuttavia, malgrado analoghe punte di diamante, la maggior parte delle quali si deve ad una formidabile fotografia - vedi ad esempio l’affascinante panoramica sulle rovine Incas di Machu Pichu-, la pellicola scorre inesorabilmente piatta
Un film per gli “addetti ai lavori” e gli appassionati del Che.

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{tab=Scheda tecnica}
Regista: W. Salles
Anno di produzione: 2006
Produzione: Argentina, Brasile, Cile, Perù, USA
Durata: 126 minuti

{tab=Curiosità}

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{tab=Riconoscimenti}
Oscar 2005: miglior canzone originale (Al Otro Lado Del Río di Jorge Drexler)
2 BAFTA: miglior film, migliore colonna sonora
2 Independent Spirit Awards 2005: miglior fotografia, miglior performance di debutto (Rodrigo De la Serna)
Efebo d'oro 2004

{tab=Recensione}
locandinaUna rivelazione, questo film di Kiarostami. Autore iraniano più che convincente nelle vesti di regista e, soprattutto, più che degno di essere chiamato “autore”. Sotto gli ulivi è ambientato su un set cinematografico, per l’esattezza quello di E la vita continua, film dello stesso regista che risale al vicino 1992. Idea formidabile perché, oltre a mettere in evidenza tutte le difficoltà in cui si trovano coinvolti tutti coloro che partecipano alla realizzazione di un film, si parla anche di sentimenti, di vita sociale e di problemi relativi alla ancora evidente divisione di classi. Un giovane tutto fare diventa attore e, innamorato della studentessa che si improvvisa attrice, fa di tutto per convincerla a sposarlo. La sceneggiatura è semplice, molto realistica, estremamente dolce. Tutti tifiamo per quel giovane uomo che non ha potuto studiare da giovane ma che si trova ad avere un cuore tanto grande da voler accogliere l’amore della ragazza. Tutti siamo tristi quando lei si rifiuta addirittura di rivolgergli la parola e la detestiamo nel lunghissimo piano sequenza finale, in cui lui la insegue tra gli alberi con una perseveranza davvero invidiabile. Finale aperto, su cui si può (e si deve) riflettere.
La regia di Kiarostami è molto attenta a ciò che mette in scena, ma forse lo è ancora di più a ciò che lascia fuori campo. È l’interazione tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto a dare il senso all’immagine. L’uso dell’immagine nell’immagine è molto frequente: i personaggi sono spesso ripresi incorniciati da un finestrino, uno specchietto, una porta… Metacinematrofia allo stato puro. Il paesaggio, poi, è mostrato negli ampissimi piani sequenza che usano costantemente campi lunghi e lunghissimi.
Il cameracar iniziale ci introduce nell’ambiente in cui il film verrà girato e ci accompagna in un viaggio che vive tra la fantasia ed il reale. Sappiamo che si tratta di un film ma, incredibilmente, finiamo col dimenticarlo.

vota_star_50
{tab=Scheda tecnica}
Regista: A. Kiarostami
Anno di produzione: 1994
Produzione: Iran - Francia
Durata: 103 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaL'elemento principale del film è l'anticonformismo del protagonista, Frank Serpico, che deve battersi contro una società newyorkese lacerata e corrotta, anche e soprattutto nell'ambiente di polizia dove lavora; la storia viene quindi progressivamente descritta per dicotomie: conformismo - solitudine, repressione-ribellione ed in senso lato metropoli-natura; quest'ultima espressa sia dalle musiche di Theodorakis, sia dalle origini italiani di Serpico, alle quali si fa costantemente riferimento, ad esempio proprio attraverso l'Opera partenopea, uscendo quindi dai tipici canoni cinematografici che riportano l'associazione italiano - mafioso.
Il film riesce, con l'abilità del regista Sidney Lumet e la bravura di un giovane Al Pacino (Premio di Donatello  come migliore attore straniero e Golden Globe nel 1974) a ben rappresentare la vita di un uomo, Serpico, realmente esistito (per maggiori informazioni www.italianrap.com/.../ heroes/frank_serpico.html), e che ha combattuto come dicevamo, contro la corruzione del Corpo di Polizia, ricevendo denunce, offese, umiliazioni e minacce di morte

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: S. Lumet
Anno di produzione: 1973
Produzione: Stati Uniti
Durata: 130 minuti

{tab=Curiosità}

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{tab=Riconoscimenti}
Golden Globe 1974: miglior attore in un film drammatico (Al Pacino)
National Board of Review Awards 1973: miglior attore (Al Pacino)
1 David di Donatello 1974: miglior attore straniero (Al Pacino)
2 Nomination al Premio Oscar per il Miglior attore (Al Pacino) e Miglior sceneggiatura non originalei

{tab=Recensione}
locandinaUn uomo cammina con suo figlio su una strada deserta che percorre una landa desolata. La fine ideologica dell’umanità in uno strano road movie che passa attraverso la perdita di ideali, valori e moralità. Il “grillo parlante” dell’occasione è un corvo colto, d’altri tempi, un po’ logorroico se vogliamo, ma triste per il pessimo andamento della società contemporanea. Egoista e dedita al proprio superficiale benessere economico, l’umanità scompare ed il vuoto la divora.
Totò dà un tocco ironico tutto suo alla pellicola; eccezionale, ovviamente. Lui è il frate che, nella storiella raccontata dal corvo durante il viaggio, riesce a diffondere (o quasi) la parola di Dio tra gli uccelli, ma è soprattutto l’ultimo rappresentante di una società ora priva di ideali.
Accompagnato da suo figlio Ninetto (un personaggio davvero molto fastidioso, mi dispiace ammetterlo) in questo lungo viaggio senza una meta ben precisa, finisce col divorare il corvo, ultimo spiraglio di lucidità e umanità nel mondo.
Pasolini raccoglie i tempi morti senza dilatarli, per questo il film non appare particolarmente “lento”, seppure in realtà accada ben poco. Complice probabilmente la comicità (qui molto controllata) di Totò.
Il film ha uno stile tutto suo; la regia è quasi invisibile, spesso funzionale all’azione dei personaggi che abitano l’inquadratura. Molti i campi lunghi e lunghissimi che esplorano il paesaggio deserto tutt’intorno. Carrelli che seguono o precedono i personaggi, alcuni piani sequenza che accompagnano gli attori. Nessun virtuosismo, insomma, a rendere il film ulteriormente surreale.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: P. Pasolini
Anno di produzione: 1966
Produzione: Italia
Durata: 88 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Festival di Cannes 1966: menzione speciale a Totò per l'interpretazione
Nastro d'Argento 1967: miglior soggetto originale, migliore attore protagonista (Totò)

 

{tab=Recensione}
locandinaSiamo a Roma, in un quartiere di periferia, Val Melaina, in fila, in attesa di un posto di lavoro, di un uomo che da là, sulle scale, ci chiami per dire che possiamo finalmente lavorare, “attacchini” ci chiameremo, ma ci serve una bicicletta. E da qui cominciano i problemi. Sì, perché con qualche sacrificio, la si riesce ad avere, ma poi tutto svanisce, già dal primo giorno di lavoro, mentre ci troviamo sopra una scala ad attaccare un manifesto di Rita Hayworth eccola là la bicicletta, nelle mani di un furfante che la porta via, insieme ai nostri sogni di un futuro migliore, di un cambiamento nella nostra vita e in quella di nostro figlio.
Inizia così quello che è considerato il capolavoro neorealista di De Sica, sceneggiato da Cesare Zavattini ed ambientato alla fine degli anni ’40 a Roma, città devastata dalla guerra che tenta una sua ricostruzione, un cambiamento, così come il personaggio principale, Antonio (Lamberto Maggiorani), alla ricerca disperata della sua bicicletta, una ricerca anche evolutiva e relazionale, che percorre assieme al piccolo Bruno (Enzo Stajola), suo figlio, per le strade di Roma, dal Centro a Porta Portese, da Piazza Vittorio a Via Ostiense, un percorso, quasi un pellegrinaggio, col susseguirsi di emozioni diverse: dalla felicità di un’occupazione, allo sconforto per una speranza perduta, alla rassegnazione per la propria condizione, fino alla disperazione di un atto estremo.
Premio Oscar come miglior Film Straniero nel ’49 e Nastro d’Argento nello stesso anno (più altri numerosi premi), il film caratterizza, come detto, il filone neorealistico italiano attraverso la struttura temporale, la distanza della camera dalla scena degli eventi - quasi in un rispettoso distacco-, l'ingaggio di attori non professionisti ed infine l’uso di ambienti reali.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: V. De Sica
Anno di produzione: 1948
Produzione: Italia
Durata: 92 minuti

{tab=Curiosità}

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{tab=Riconoscimenti}
Premi Oscar 1950: miglior film straniero
Golden Globe 1950: miglior film straniero
National Board of Review Awards 1949: miglior film, miglior regista
British Academy Award per il "miglior film"
Nel 1958 il film venne dichiarato come il terzo miglior film di tutti i tempi dopo La corazzata Potemkin e La febbre dell'oro da una giuria internazionale di critici in occasione dell' Esposizione universale di Bruxelles.

{tab=Recensione}
locandina“Breakfast on Pluto” è la rocambolesca avventura, raccontata da pettirossi irriverenti, di Patrick/Gattina Braden: un lui “sprovveduto” che si sente una lei fin da bambino/a e che non smette di cercare sua madre, ovunque essa sia. Un film sulla diversità, sulla difficoltà d'integrazione per chi sceglie un percorso biografico e un profilo sessuale nuovi, sui confini geografici e sulla ricerca di un’identità che affonda le sue radici in una madre sempre assente, sosia di Mitizi Gaynor, un'icona evocativa che Gattina inseguirà per tutto il film come un miraggio, rincorrendo la culla della sua infanzia negata. Intenta in questa ricerca disperata, negli anni '70 l’irlandese Gattina parte per Londra, affrontando peripezie e disavventure sentimentali sempre con immancabile sguardo ingenuo sul mondo, anche di fronte a situazioni limite come tensioni politiche e vicende violente (vd. il filone tematico relativo all'IRA).
Il film si rivela una gradevole denuncia al perbenismo di facciata e alla morale dettata dal fanatismo religioso, ma anche critica contro l'estremismo politico e contro una borghesia che punta il dito sul diverso, nascondendo scheletri nell'armadio sotto una maschera di valori sacri come quello della famiglia. Il cast è di tutto rispetto (Liam Neeson, Ruth Negga, Laurence Kinlan), applausi al protagonista Cillian Murphy, che avevamo lasciato faccia a faccia con il Sole di “Sunshine” e ritroviamo qui in un ruolo particolare, interpretato con grande naturalezza, anche grazie ai delicati lineamenti del viso, esaltati ad arte da un trucco efficace.

vota_star_20
{tab=Scheda tecnica}
Regista: N. Jordan
Anno di produzione: 2005
Produzione: Gran Bretagna
Durata: 135 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaUn mare di premi per un film senza pretese: questo il bilancio estremamente positivo del debutto cinematografico di Duncan Tucker, già noto come regista di cortometraggi di rilievo. In  103 minuti si snoda sul grande schermo la parabola esistenziale di un transessuale alle prese con discriminazioni drammaticamente generalizzate, problemi familiari e per di più un passato che ritorna per caso dal fondo di una cornetta del telefono.
Golden Globe meritatissimo per una straordinaria Felicity Huffman, irriconoscibile Desperate Housewife, che dona ad un personaggio già di per sé complesso una varietà di sfumature che spaziano dal tenero al sensuale, dall’ironico al commovente… Il risultato? Un film davvero convincente, che appassiona, diverte e fa riflettere. Un’epopea di esistenze al margine raccontate sottovoce, di esperienze estreme presentate con una buona dose di autoironia che sbaraglia del tutto ogni possibile (e qui di fatto assente) traccia di retorica, buonismo o banalità con cui si suole generalmente trattare tale delicata tematica/motivo narrativo.
Di grande suggestione il leit motiv del viaggio: un on the road tra(ns) le strade assolate ed i boschi rumorosi dell’America, ma soprattutto attraverso se stessi. Attraverso le paure, la voglia di vivere e di voler scegliere la propria identità… qualunque essa sia.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: D. Tucker
Anno di produzione: 2005
Produzione: USA
Durata: 103 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Golden Globe 2006: miglior attrice in un film drammatico (Felicity Huffman)
2 Independent Spirit Awards 2006: miglior attrice protagonista (Felicity Huffman), miglior sceneggiatura d'esordio
National Board of Review Awards 2005: miglior attrice (Felicity Huffman)
1 Ioma 2006:Migliore attrice protagonista(Felicity Huffman).

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