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L’articolo cerca di esaminare il rapporto tra femminismo e diritti sociali. A tal fine è necessario ripercorrere quella che sovente viene definita “la lunga marcia delle donne” un lungo percorso che inevitabilmente si intreccia con la dimensione giuridica. In modo quasi del tutto inaspettato, studi recenti hanno permesso di inquadrare la “nascita”, intesa come anticipazione ideale dei diritti sociali, nel pensiero Protofemminista, che si sviluppa in Europa durante il periodo della Rivoluzione francese, sebbene il loro effettivo riconoscimento si sia realizzato durante il corso del XX secolo.

Il riconoscimento dei diritti sociali si realizza dopo il secondo dopoguerra grazie alla predisposizione, nella maggior parte dei Paesi Europei, di Carte Costituzionali che li assumono come valori fondamentali, ad ogni modo «entro un approccio di scavo archeologico» (Casadei,2012) possiamo considerare il pensiero “protofemminista”, affermatosi dopo la Rivoluzione francese, come antesignano di tali diritti. Partendo dal presupposto che la questione dei diritti, ed in particolare il riconoscimento dei diritti di libertà in capo a ciascun soggetto in quanto tale (che presuppone l’assunzione di un impegno di tutela, oltre che di riconoscimento, da parte del potere politico), aveva già preso piede e forma nella Dichiarazione dell’uomo e del cittadino del 1789 sarà proprio il pensiero protofemminista, che in quegli anni inizia a svilupparsi, a mettere in luce che nonostante la sua importanza (sia a livello politico che simbolico) la Dichiarazione del 1789 è manchevole sotto diversi punti di vista ed a «sollevare quella che, ricorrendo ad una formula anacronistica, potremmo definire la questione sociale» (Cavaliere, 2019) .

A tal proposito, un punto di vista interessante, che ci permette di esplorare la dimensione dei “diritti sociali”, è offerto da Mary Wollstonecraft. Sui generis nella vita e nel pensiero, istruitasi da autodidatta, non ebbe alcuna formazione giuridica eppure è nota la sua conoscenza dei testi di Locke, di Rousseau, nonché il suo plauso, che apertamente dichiara in «An Historical and Moral View of the Origin and Progress of the French Revolution», nei confronti della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, inoltre, la sua  teoria dei diritti presenta una particolare posizione circa il contenuto dei diritti, che pare affine a quella che Thomas Paine esprime in «Letter to Jefferson» ed in «Rights of man» (Paine,2009).

Le affinità tra i due scrittori derivano, sicuramente, dalle molteplici occasioni di confronto che i due hanno all'interno del “Godwin’s circle”. Questa influenza reciproca tra Thomas Paine e Mary Wollstonecraft ci permette di individuare nei testi dell’autrice numerose intuizioni che più tardi saranno sviluppate dallo stesso Paine (il riferimento va, ad esempio, alla riflessione sulla povertà come problema politico, che lo porterà ad elaborare se pur in modo “abbozzato” lo Stato sociale) e allo stesso modo di constatare che sulla base della riflessione di Paine, circa la differenza tra diritti naturali e civili, si profila quella di Mary Wollstonecraft che riconduce i «diritti politici» al fondamento della polity (Vantin,2019): «nature having made men unequal, by giving stronger bodily and mental powers to one than to another, the end of the government ought to be, to destroy this inequality by protecting the weak» (Todd, Butler, 1989).

Tali diritti, dunque, sono preposti a baluardi di garanzia del principio di eguaglianza e si oppongono ai regimi di oppressione a difesa dei soggetti deboli. Differentemente, i diritti civili sono finalizzati alla tutela della sicurezza sociale e della proprietà legittima, ponendo le basi per le condizioni affinché si instauri una società virtuosa. In tale ampia visione, si possono individuare anche richieste che oggigiorno indicheremo tipiche dei diritti sociali, pur non avendoli, Wollostonecraft, intesi come tali. Il riferimento va sicuramente a problematiche, care all’autrice, che in quegli anni sono quasi del tutto ignorate nei testi. Il tema dell’educazione, la riflessione sulle condizioni economiche e sociali in cui versano i soggetti, nonché quella sull’attività di cura svolta esclusivamente dalle donne nel privato.

Proprio sulla dicotomia pubblico/privato Wollstonecraft si sofferma, evidenziando come il modello contrattualista, che elabora il nuovo ordine politico e giuridico, si basa quasi esclusivamente su un soggetto autonomo e astratto, tralasciando la dimensione del privato e di conseguenza anche le questioni connesse (carenza di istruzione, l’indigenza e povertà). L'autrice pur ritenendo giusto, in linea di massima, il modello contrattualista, crede fermamente in una società in cui pubblico e privato sono posti in correlazione, tanto è vero che si può azzardare a riferirsi al modello di convivenza da lei postulato come un modello che presuppone la solidarietà tra i soggetti. In relazione alle criticità che caratterizzano la dimensione privata, fermo è il suo pensiero circa l'impossibilità di affrontarle attraverso la carità, la donazione di una somma di denaro, infatti, non può costituire una soluzione, né garantire l'emancipazione dei soggetti, né tanto meno può risultare il punto di forza dei legami sociali in una determinata comunità. Contrariamente, rende ancor più marcate «le diseguaglianze esistenti e ghettizza i poveri nella loro condizione di “peso” per la società» (Wollstonecraft,2019).

Fondamentale per un cambiamento, che renda migliori e dignitose le vite dei soggetti deboli, sembra essere, oltre alla garanzia di un’istruzione anche il riconoscimento del lavoro di ciascuno e il raggiungimento dell'autosufficienza. Ed è proprio sulla base di quest'ultima riflessione (riconoscimento del lavoro, autosufficienza) che risiede il fulcro del pensiero di Wollstonecraft, ella mette in luce che, non sono soltanto le condizioni materiali, come la povertà, a generare una condizione di vita precaria ma, sono anche le condizioni esistenziali. Basti pensare, ad esempio, a quanto la maternità influisce sulla vita delle donne e quanto poco riconosciuto è il lavoro di cura svolto dalle stesse donne all'interno della società.

Il lavoro di riproduzione sociale non comporta alle donne alcun prestigio, anzi, nonostante sia fondamentale la dedizione delle stesse all’istruzione e all'educazione dei figli durante il percorso di crescita, continuano ad essere ritenute prive di intelletto. Pertanto, si domanda l'autrice come può un soggetto privo di intelletto educare ed istruire un cittadino o una cittadina del futuro, e come possono tali nuovi cittadini costruire una società giusta?

Gli interrogativi di Wollstoncraft sono chiari ed esigono risposte concrete, così come concreta è la necessità di intervenire su questioni che appaiono private ma, sono profondamente connesse con l’ambito sociale.

Possiamo riassumere la questione sollevata da Wollstonecraft partendo dal presupposto che, sebbene i diritti siano stati riconosciuti nella Dichiarazione dell'uomo e del cittadino del 1789, la mancanza di sensibilità rispetto a condizioni dell'esistenza, non soltanto di tipo materiale, ne impedisce l’effettivo godimento.

L’autrice si sofferma sull’importanza dell’effettività o meglio, dell’effettivo godimento dei diritti da parte di uomini e donne e sostiene l’insufficienza del solo riconoscimento giuridico-formale. Ad ogni modo ci si avvia ad una triste conclusione, constatando che le riflessioni, i dibattiti, le istanze di Mary Wollstonecraft rimangono purtroppo fino ai giorni nostri, quasi sconosciuti ed inascoltati, non ritrovandosi nella storia alcun riscontro.

Bibliografia:

Thomas Casadei, I Diritti Sociali. Un percorso Filosofico-Giuridico, Firenze University Press, Firenze,2012

Anna Cavaliere, La rivoluzione incompiuta. Il rapporto controverso tra femminismo e diritti sociali, Ragion pratica, Fascicolo 2, dicembre 2019 (doi: 10.14 15/95 165)

T. Paine, Rights of Man, Common Sense and Other Political Writings, ed. by M. Philp, Oxford, Oxford University Press, 2009

Todd, J., Butler, M., Rees-Mogg, E., The Works of Mary Wollstonecraft, London, William Pickering, 7 vols. 1989.

Serena Vantin, La teoria dei diritti in Mary Wollstonecraft, Governare la paura – 2019, aprile, pp.141

Wollstonecraft, M., A Vindication of the rights of Woman: with strictures on political and moral subjects, Peter Edes for Thomas and Andrews, trad. it., Andrea Montemagni, Edizioni clandestine, Massa 2019.

 

L'articolo è stato scritto da...

scrivereL'articolo è stato scritto da Esther Grazia D’Ambrosio         
Dottoressa in Giurisprudenza
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