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Ad un anno dall’inizio della pandemia tiriamo le somme dell’impatto del Covid-19 sulla salute psicofisica degli adolescenti che emerge soprattutto dalla perdita della routine quotidiana. Qualche spunto per poter affrontare al meglio questo periodo.

Con la pandemia in corso il governo italiano, così come gli altri stati nel mondo, ha imposto l’isolamento forzato per la popolazione. Questa precauzione che è stata necessaria per contenere il contagio ha portato con sé delle conseguenze per tutti. Ad un anno dal primo lockdown ci ritroviamo ancora in isolamento e questo ci ha costretti a dover riorganizzare le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre priorità, la nostra quotidianità sentendo forte il peso dell’isolamento. Il Covid -19 ha stravolto la vita di ognuno di noi, ma in particolare quella dei ragazzi. Si tratta di una situazione che ha toccato 8 milioni di studenti solo in Italia. Questa mappatura dell’Unesco ha fatto emergere che ci sono oltre 580 milioni di allievi colpiti in prima persona in tutto il mondo dall’isolamento e dalla chiusura delle scuole. Abbiamo un quadro molto più complicato se aggiungiamo che i ragazzi più colpiti da queste chiusure sono quelli delle scuole superiori, ovvero gli adolescenti.

Attraverso l’indagine condotta dall’IPSOS su 34 mila studenti delle scuole superiori e che ha analizzato gli stati d’animo degli studenti dai 14 ai 18 anni, la situazione è critica;

42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola, 46% considera un anno sprecato, 65% è convinto di star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, 85% afferma di aver capito di quanto è importante uscire con gli amici ragazzi, 18% dichiara di aver a disposizione un dispositivo condiviso, 8% si trova a frequentare le lezioni in una stanza con altre persone, E guardando al futuro il 26% solo pensa che tutto tornerà come prima. Questo emerge da questionari somministrati a ragazzi delle superiori e ci porta a valutare il rischio sulla dispersione scolastica.

I dati riportati ci danno un quadro chiaro di come stanno vivendo da un anno i ragazzi. I risvolti di questi continui lockdown sono più pressanti in una fase essenziale come l’adolescenza che è un momento cruciale della crescita di un individuo, dove si sviluppa la propria identità. È un periodo di passaggio in cui si lascia l’infanzia per arrivare all’età adulta che comporta la necessità di “sganciarsi” dal proprio nucleo famiglia e prenderne le distanze, ma tutto questo è stato tolto dall’isolamento forzato. Nell’adolescenza il ruolo delle relazioni personali è fondamentale e in quest’anno i ragazzi hanno sofferto per l’impossibilità di uscire con i propri pari, per l’accumularsi della stanchezza causata anche dalle deprivazioni cui sono stati costretti e per l’incertezza di quello che tutti ci troviamo a vivere.

Il senso di precarietà, di responsabilità individuale e di distanziamento sociale che stiamo vivendo viene amplificato nei ragazzi.

La stessa didattica a distanza cambia il vissuto con i propri pari che viene filtrato dallo schermo e inoltre toglie la possibilità di avere un rapporto continuativo con un adulto autorevole e di riferimento come può essere un insegnante.

Tutto questo potrebbe influenzare il benessere psichico degli adolescenti.

Questo periodo prolungato potrebbe determinare una sorta di dipendenza, che andrebbe a sfociare in comportamenti che angosciano e isolano maggiormente l’adolescente.

Degli studi emergenti hanno cercato di rivedere quali correlazioni psicologiche possono derivare dall’isolamento forzato dovuto alla pandemia. I fattori che influenzano il benessere psichico degli adolescenti potrebbero derivare da eventi stressanti, da una reclusione domestica prolungata, da un ritiro sociale e dall’uso eccessivo di internet e dei social media.

In quest’ultimo anno per gli adolescenti i social media e le attività on-line, sono stati il mezzo che ha permesso loro di mantenere un minimo di socializzazione, anche se stravolta, e un contatto con il mondo esterno e con il gruppo dei pari. L’utilizzo di internet può essere un fattore positivo, ma potrebbe innescare dei meccanismi pericolosi che portano i ragazzi a trascorrere troppo tempo online tra i vari giochi e applicazioni, non riconoscendo il momento in cui fermarsi per ritornare alla vita quotidiana e questo proprio perché il loro cervello, essendo ancora in maturazione, non ha sviluppato la stessa capacità di gestione, che hanno invece gli adulti.

Cosa fare come genitori

In una situazione “straordinaria” come quella che stiamo vivendo, le famiglie stesse si trovano a dover gestire un evento come l’adolescenza di un figlio in modo amplificato e sicuramente diverso. Il disagio degli adolescenti può considerarsi al pari di comportamenti esternalizzanti, quali aggressività e litigiosità, che vanno a sostituire reazioni più comuni e prevedibili come pianto, tristezza o preoccupazione. Il supporto dei genitori in questo momento, assume un ruolo ancora più importante e può essere utile attuare delle modalità di gestione di questi eventi per aiutare i ragazzi a vivere questo periodo.

Alcuni suggerimenti, di seguito, che possono aiutare a vivere questo periodo d’isolamento e che permettano di gestire le proprie emozioni e a farci capire quali sono i nostri punti di forza e debolezza, trasformandoli in risorsa ed energia permettendoci di mantenere, il nostro benessere fisico e psicologico e della famiglia.

  1. Sostenere e proteggere i propri figli: aiutandoli a esprimere le proprie emozione ed a condividere momenti di ansia sfruttando il tempo passato insieme a causa dell’isolamento prolungato. Mantenere una routine quotidiana, per quanto possibile, ponendo delle regole condivise. Autoregolazione per le attività fisiche: anche se non possiamo uscire e non possiamo andare in palestra, la ruotine delle attività fisiche permette ai ragazzi di scaricare e ottimizzare la propria energia; la nostra mente è connessa con il nostro cervello e questo darà beneficio anche al nostro benessere psichico.
     
  2. Non essere invasivi e delimitare i propri confini: mai come in questo periodo è importante imparare a tollerare i confini di ognuno e mantenere una distanza tale da permettere al ragazzo di sentirsi sufficientemente libero, garantendogli i propri spazi privati. Il cambiamento delle abitudini di vita porta a rinegoziare le regole, a sperimentarle insieme.
     
  3. Sollecitare il senso di responsabilità: è importante sollecitare il senso di responsabilità sia in casa che fuori, al fine di promuovere comportanti funzionali e rispettosi. Incrementare il senso di autoefficacia personale cercando il più possibile di discutere insieme le informazioni che arrivano dai media al fine di ridurre il rischio di allarmismo infondato.
     
  4. Organizzare momenti di condivisione familiare: così come è importante lasciare a tutti i componenti della famiglia la propria libertà è altresì importante creare degli spazi di condivisione per stare insieme, anche per ridurre i periodi di noia che si possono avere nei periodi d’isolamento. Le attività che si da fare sono tante e possono variare in base agli interessi dei componenti della famiglia.

Un ultimo accorgimento non meno importante da ricordare, è che i ragazzi apprendono molto di più attraverso l’osservazione del comportamento degli adulti di riferimento, che tramite i mille discorsi che ricevono.

Non dobbiamo nascondere le nostre ansie e preoccupazione del momento che stiamo vivendo, ma parlarne in famiglia e condividere le nostre emozioni e sensazioni.

Ovviamente, questi sono accorgimenti che devono essere considerati come dei suggerimenti e che non sono delle procedure univoche e valide per tutte le situazioni, ma da valutare di volta in volta in base ai vissuti familiari di ognuno. Per questo quindi mi sento di lasciarvi con uno spunto ulteriore di riflessione:

“Il legame che unisce una vera famiglia … è quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite” (Richard Bach).

Bibliografia:

  • “Il ritiro sociale negli adolescenti”, Matteo Lanciani, ed. Cortina Raffaello
  • “Bambini, adolescenti e Covid-19”, Stefano Vicari e Silvia Di Vara, ed. Erickson
  • Fegert, J. M., Vitiello, B., Plener, P. L. & Clemens, V. (2020). Challenges and burden of the Coronavirus 2019 (COVID-19) pandemic for child and adolescent mental health: a narrative review to highlight clinical and research needs in the acute phase and the long return to normality. Child and adolescent Psychiatry and Mental Health, 14, 20.
  • https://www.ilsole24ore.com/art/scuole-chiuse-pandemia-come-va-resto-mondo-ADZBhbd?refresh_ce=1
  • https://www.savethechildren.it/blog-notizie/scuola-e-covid-19-pensieri-e-aspettative-degli-adolescenti
  • Wagner, K. D. (2020). Addressing the Experience of Children and Adolescents During the COVID-19 Pandemic. The Journal of clinical psychiatry, 81(3)

 

L'articolo è stato scritto da...

scrivereL'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Paola Tucci

Psicologa evolutiva, Tutor DSA e ADHD

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