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Il focus di questo nuovo articolo di Criminologia è quello di dare luce e far conoscere il mondo controverso delle donne Serial Killer; indagando il contesto sociale, le dinamiche psicologiche e le modalità secondo le quali le donne assassine agiscono si pone l’accento sulla differenziazione tra gli assassini di genere maschile e femminile e ne specifica le diverse modalità.

 

Pochi sono gli studi sulle donne assassine e da questi studi emerge che la percentuale di donne serial killer, rispetto alle altre tipologie di assassini seriali, sia tra il 5% e il 10%. In America le donne serial killer rappresentano circa il 18% dei criminali, ma le criminali donne americane rappresentano il 75% di tutte le serial killers del mondo. Alcuni studiosi sostengono che la percentuale possa essere addirittura maggiore. Dagli anni ’80 si è sempre più sentito parlare di assassini seriali al femminile, non che prima non ci fossero, ma semplicemente se ne ne parlava poco a meno che il caso non fosse particolarmente interessante.

Gli studi fatti in ambito criminalistico considerano il fattore “emancipazione” come causa nascente delle donne serial killer. Il movente, invece, è per lo più riconducibile a fattori di tipo economico: la necessità di essere autonoma, la necessità di avere la propria indipendenza di fronte alla figura maschile. Nel corso degli anni si è assistito ad un cambiamento riguardo alla ferocia con cui la donna commette l’omicidio; si sostiene che gli omicidi, con il passare degli anni siano divenuti sempre più cruenti e avvengano per emulazione dell’uomo.

Una differenziazione sostanziale la troviamo però negli episodi di overkilling, atti tipici degli assassini seriali di sesso maschile ma non delle donne serial killer. Con overkilling si intende l’atto di brutalizzazione del cadavere. Altra differenza è che le donne molto raramente uccidono per libidine sessuale, per questo molti teorici del crimine non catalogavano all’interno del mondo dei serial killer le donne; manca la componente sessuale che per molti è indispensabile per poter differenziare un serial killer da un “banale” assassino.

Nonostante le differenti caratteristiche riscontrate tra gli assassini appartenenti ai due generi, nelle statistiche si riscontrano delle problematiche comuni; problematiche derivanti dalla sfera sociale: un passato tormentato e atteggiamenti violenti nel periodo dell’infanzia, violenza spesso espressa anche nei confronti degli animali. Ma anche la precoce e intensa maturità sessuale, accompagnata da atteggiamenti aggressivi e dal desiderio di dominio sugli altri la troviamo come “tappa” comune sia nel genere femminile che maschile. Da sottolineare che in tutti e due i casi un ruolo importante è dato dall’insicurezza personale, fondamentale per aumentare il livello di frustrazione che l’individuo ha nei confronti degli altri.

Le conseguenti problematiche di tipo psico-patologico sono da ricercare negli episodi violenti a cui spesso la donna serial killer è stata sottoposta; violenza, stupro, abbandono e grosse sofferenze: una bambina vittima di continue violenze, che ha subito diversi conflitti nella sua infanzia senza esser capace di costruirsi e di utilizzare degli adeguati sistemi di difesa, spesso perdono uno o entrambi i genitori e sono costrette a vivere in un ambiente sociale ostile. Queste frustrazioni, unite all’incapacità cronica di avere meccanismi di resilienza, possono condurre l’adolescente all’isolamento sociale percependo la società come ostile.

Secondo la categorizzazione fatta da Kelleher & Kelleher ci troviamo di fronte a queste differenti tipologie di donne Serial Killer:

  1. vedova nera
  2. angelo della morte
  3. predatrice sessuale
  4. assassina per vendetta
  5. assassina per profitto/per crimine
  6. assassina affetta da problematiche mentali.

Ogni tipologia prevede modus operandi differenti e deriva da situazioni e luoghi differenti tra loro. I mezzi più usati dal gentil sesso sono solitamente i veleni (sembra che in percentuale maggiore sia l’arsenico o uno dei suoi derivati, come la stricnica e il clorato di potassio) perché generano sintomi simili alle comuni malattie o il soffocamento. Spesso vengono utilizzate queste misure anche negli infanticidi in quanto le conseguenze possono essere scambiate con quelle di un arresto cardio- respiratorio dovuto a cause naturali, evenienza per lo più accettata da tutti i pediatri nel primo mese di vita. L’utilizzo di questi metodi silenti per uccidere permette al pensiero culturale esistente di negare che dietro alla morte possa esserci una persona di sesso femminile, considerando le donne innocue verso simili atteggiamenti, o quantomeno meno propense a queste tipologie di azioni. Vi è da considerare dunque che le donne siano particolarmente scaltre nel commettere gli omicidi.

Ora che abbiamo sottolineato il come e i mezzi con cui la donna uccide, bisogna chiedersi chi uccida la donna serial killer: le donne solitamente uccidono persone conosciute, familiari (mariti, figli, amici), con i quali hanno uno stretto legame e una buona confidenza. La fiducia acquisita consente loro di agire nell’ombra. Non sono propense a spostarsi, quindi questo fa di loro degli assassini “stazionari” che preferisco commettere il reato nel loro luogo di appartenenza. Secondo le statistiche riportate dai più illustri studiosi la donna uccide per il 45% i membri della propria famiglia, il 26% amici o conoscenti, il 10% pazienti o persone di cui deve prendersi cura e l’11% uccide totali sconosciuti.

Queste riflessioni ci portano a scoprire un mondo alle volte sepolto, ma sempre più studi stanno portando alla luce ricerche riguardanti il mondo delle donne serial killer.

Bibliografia 

  • A. Farneti, G. Penati, I. Merzagora, Su Delitto e Follia, In Rivista di italiana di medicina Legale, Anno XVII, Fasc. 1, pp. 72-75
  • A. Graco, Serial Killer: rilievi investigativi e quadri psichiatrico-forensi, Antonio Greco Editore, 2014, Lussemburgo, pp 34-43
  • B. Kennedy, K. Heide, Serial Murder: a more inclusive definition, in International journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, 1995, p. 39
  • Z.G. Night, Sexually motivated serial killer and the psychology of aggression and “Evil” within contemporary psychoanalytical perspective, in Hournal of Sexual Aggression, Vol. 13, N° 1,2007, pp. 21-35
  • M. D. Kelleher, C. L. Kelleher, murder most rare: The Female Serial Killer, in juornal Atlanta-Constitution, Atlanta, 1998, pp. 67-69. W. Wilson, T. Hilton, Modus Operandi Of Female Serial Killers, in Psychological Reports, Article, Austin, 1998, pp 495-498.

 

L'articolo è stato scritto da...

scrivereL'articolo è stato scritto da Valentino Pinto
Grafologo Forense
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