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Tra gli effetti più drammatici della pandemia e la successiva reclusione attraverso il lockdown, c’è stato l’aggravarsi di molti disagi. Gli adolescenti sono stati tra i più colpiti: hanno dovuto rinunciare alla scuola, agli amici, allo sport; hanno evitato i contatti, i baci, gli abbracci, si sono svegliati ogni mattina per accendere un pc e ritrovare i volti dei loro insegnanti per fare lezione a distanza, attraverso uno schermo.

L’indagine di Save the Children

I dati raccolti per un’indagine commissionata a IPSOS da Save the Children (la più grande organizzazione internazionale indipendente che opera per migliorare la vita dei bambini) e chiamata “I giovani al tempo del coronavirus” ha analizzato le opinioni, le aspettative e gli stati d’animo di studenti tra i 14 e i 18 anni. Il quadro emerso è risultato particolarmente critico: in tema di aspettative per il futuro, un’altissima percentuale di ragazzi intervistati ha dichiarato di sentirsi esclusa dalle scelte effettuate per contenere la diffusione del virus e penalizzata per l’interruzione delle attività scolastiche in presenza, sottolineando sia l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, sia l’ingiustizia di non poter frequentare la scuola. Il rischio di dispersione a causa di assenze prolungate ha alimentato il fenomeno dell’abbandono scolastico. Gli stati d’animo prevalenti nei ragazzi in questo periodo sono stati stanchezza, incertezza e preoccupazione. Certo, il coronavirus ha fatto chiudere gli istituti e la prevenzione non si contesta. Però è innegabile che la scuola chiusa ha aperto nei ragazzi grosse ferite. La didattica a distanza, nel lungo periodo, ha fatto male agli studenti, ha ridotto gli apprendimenti, la motivazione, ha amplificato il disagio scolastico. Questo non si può ignorare. Imparare da remoto è una sfida. Imparare a distanza richiede un livello di attenzione sostenuta e un grande controllo emotivo. La scuola non è un contenitore di nozioni ed informazioni, la sua funzione fondamentale è strutturare le competenze psicologiche e sociali degli adolescenti ed offrire flessibilità, credibilità, maturità, capacità di fronteggiare le diverse situazioni che la vita ci pone.

Lezioni frontali e neuroscienze

In 2500 anni, la formazione in presenza non è significativamente cambiata e studenti ed insegnanti hanno sofferto la didattica a distanza. Le neuroscienze (complesso di discipline che studia scientificamente il sistema nervoso e il ruolo che esso riveste nel comportamento e nella cognizione) hanno cercato di approfondire il ruolo delle tecnologie oggi e i cambiamenti cognitivi che esse producono sui nostri bambini, oltre analizzare le differenze tra la formazione a distanza e quella in presenza. Tre sono gli assi principali su cui poggia la didattica frontale:

  1. avviene all’interno di un luogo fisici. Per le neuroscienze, i luoghi sono generatori di esperienze, in grado di organizzare emozioni e ricordi e definire la nostra identità sociale; occupano un ruolo centrale nella nostra memoria autobiografica e nella definizione della nostra identità. Da tempo la psicologia distingue il concetto di spazio (inteso come volume o superficie disponibile) da quello di luogo (un ambito spaziale idealmente e materialmente delimitato). Questa distinzione nasce da una specifica abilità del nostro cervello, ovvero la capacità di identificare intuitivamente i luoghi presenti nello spazio (grazie ai neuroni GPS, una scoperta dei coniugi Moser nel 2014 che ha valso il premio Nobel). Nella didattica online cambia il senso di luogo: per il nostro cervello, la videoconferenza non è un luogo, cioè uno spazio in cui possiamo muoverci. Per questo motivo, la nostra memoria autobiografica non viene attivata e il senso di identità sociale indebolito; le lezioni sembrano tutte uguali e a fine giornata si rischia di sentirsi vuoti e senza fuoco
     
  2. la formazione in presenza è basata sul processo di rispecchiamento generato dalla relazione tra insegnante e studente. Per le neuroscienze, esso è fondamentale per creare una relazione empatica grazie ai processi automatici di rispecchiamento, resi possibili dai Neuroni Specchio. Lo studente è spinto ad emulare la curiosità e la passione del docente; il docente ha una spinta motivazionale grazie all’evidenza dell’impegno dello studente. Nella didattica online, questi processi di rispecchiamento sono limitati: gli studenti vedono solo il volto del docente e non il corpo, la voce risulta alterata per difficoltà di banda; il docente spesso non vede nemmeno i volti dei suoi ragazzi e non sente nemmeno la voce, dunque le interazioni risultato minori che nella didattica in presenza
     
  3. l’importante processo di sincronizzazione è generato dall’attenzione condivisa di tutta la classe, un contatto visivo e uno scambio di sguardi tra alunni ed insegnanti, una costante presenza di interazioni prima, durante e dopo la lezione. Studi e ricerche di neuroscienze, attraverso l’introduzione di tecniche strumentali come l’Hyperscanning, hanno permesso di verificare come all’interno di una classe fisica scolastica si attui un processo di sincronizzazione delle onde celebrali della classe stessa direttamente proporzionale alle dinamiche sociali e al coinvolgimento nelle lezioni. Nella didattica online, i processi di sincronizzazione sono anch’essi limitati: gli studenti vedono il docente e non gli occhi degli altri studenti (telecamere spente), limitando significativamente la possibilità di sincronizzazione della classe; il docente spesso non vede nessuno e ha maggiori difficoltà nel coinvolgere il gruppo classe in attività condivise

Riflessioni e proposte pedagogiche: un lavoro di sinergia tra insegnanti, studenti e genitori

Per riuscire a migliorare e rendere più efficace la didattica a distanza, si deve riuscire a trasformare la classe in una comunità di pratica e di apprendimento, attraverso il lavoro e l’impegno di tutti gli attori coinvolti, in primis gli studenti, i genitori e gli stessi insegnanti, sviluppando solidarietà organizzativa sui problemi e condividendo scopi, saperi pratici, significati e linguaggi.

La figura del docente

Innanzitutto, è necessario rivalutare la figura del docente e rimodularla secondo le nuove esigenze. Il docente, tenuto conto degli avanzamenti in ambito pedagogico, non è un trasmettitore passivo di conoscenze, ma un facilitatore, un accompagnatore che, attraverso giusti input, permette agli studenti di costruire la loro conoscenza. Un apprendimento attivo che, anche attraverso una didattica a distanza, favorisca esperienze, confronto, partecipazione e personalizzazione.

L’insegnante cercherà di rafforzare la comunicazione verbale e semplificare il linguaggio per raggiungere tutti i suoi discenti, anche utilizzando i diversi linguaggi che il digitale può offrire e portare così un ulteriore arricchimento.

Il docente potrà inoltre proporre ed utilizzare approcci metodologici che favoriscano la didattica a distanza. Come la narrazione, una pratica sociale ed educativa che da sempre risponde a molteplici e complesse funzioni. Il compito della scuola è trasmettere cultura: secondo lo psicologo Jerome Seymour Bruner, la cultura è essenzialmente una “cassetta per gli attrezzi” che consente l’adattamento alla civiltà, un modo di risolvere crisi e problemi. Tra questi attrezzi, vi è appunto la narrazione, un’attività fondamentale, una forma espressiva da sempre utilizzata nella storia dell’essere umano. La sua finalità è quella di attribuire significati, al di là delle norme condivise, a tutto ciò che ci circonda, alle esperienze vissute.

Un’altra metodologia didattica che può essere efficacemente utilizzata in ambito educativo è la Flipped Classroom, traduzione italiana di classe capovolta o insegnamento capovolto, un approccio metodologico che ribalta il tradizionale ciclo di apprendimento fatto di lezione frontale, studio individuale a casa e verifiche in classe. La finalità di questa metodologia è rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale rispetto alle esigenze della società nell'era dell'informazione. I fautori di questo metodo ritengono che la rapida mutazione indotta dalla diffusione del web abbia prodotto un distacco sempre più marcato di gran parte del mondo scolastico, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie. Infatti, l’insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. Mentre in classe, attraverso la modalità DDI, ovvero la Didattica Digitale Integrata (un mix di stili, fluido, che integra momenti di insegnamento a distanza ad attività svolte in presenza, in ambienti fisici scolastici) possono essere attivate competenze cognitive più elevate al fine di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell'insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l'allievo, un regista dell’azione didattica.

Genitori e studenti

I genitori devono rispettare il ruolo del docente senza sostituirsi o sovrapporsi alla sua figura, monitorando i figli ma lasciando il giusto spazio per “fare”, aumentando così la loro autonomia personale e concorrendo a potenziare autostima e fiducia di sé.

Gli adolescenti vanno aiutati a creare e mantenere una routine legata al lavoro scolastico (come alzarsi ogni giorno alla stessa ora, come se frequentassero la lezione in presenza), ed avere il tempo di lavarsi e fare colazione prima di accendere il pc e collegarsi con i loro docenti per la lezione a distanza.

Inoltre, sarebbe opportuno che i ragazzi cercassero di pianificare, organizzare e gestire un planner settimanale che tenga in considerazione sia il lavoro scolastico (lezioni online, verifiche) sia il lavoro da svolgere a casa (compiti, ricerche), ricavando anche momenti da trascorrere insieme con tutti i componenti della famiglia.

Nonostante il contatto fisico rimanga essenziale nella didattica, in un periodo difficile e complesso come questo è quanto mai necessario un lavoro di sinergia tra scuola e famiglia, per sostenere e motivare i nostri adolescenti, ricavando da esperienze negative nuove opportunità, informandoci e formandoci sulle nuove tecnologie per avvicinarsi maggiormente al loro mondo, imparando a sfruttare al meglio i diversi linguaggi che il mondo digitale ci può offrire.

Bibliografia

-Antognazza D., Romualdi M., DAD E OLTRE: Consigli e pratiche per insegnare ed educare nella didattica a distanza e integrata, Independently published, 2020

-Bartoli C., La Pedagogia narrativa a scuola. Pensiero narrativo, emozioni, creatività, Monte San Vito (AN), Raffaello, 2020

-Della Scala S., Anderson M., Le neuroscienze a scuola. Il buono, il brutto, il cattivo, Firenze, Giunti Scuola, 2016

-Geake J.G., Il cervello a scuola. Neuroscienze e educazione tra verità e falsi miti, Trento, Centro Studi Erickson, 2016

-Longo L., Insegnare con la flipped classroom. Stili di apprendimento e «classe capovolta», Brescia, La Scuola, 2016

-Riva G., L’impatto delle tecnologie. Neuroscienze dello smart learning, in Psicologia Contemporanea, Gennaio-Febbraio 2021, Firenze, Giunti

Sitografia

https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/i-giovani-ai-tempi-del-coronavirus

 

L'articolo è stato scritto da...

Dott.ssa Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e Sociologa della Salute
Collabora con numerose riviste occupandosi prevalentemente di tematiche sociali e culturali riguardanti famiglia e scuola.
Autrice di racconti dedicati all’infanzia.


 

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