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Pillole di Film

cinema

Una rubrica di proposte e critiche personali su film diversi per generi, epoche e stili cinematografici. In pillole. Perché il cinema è come una medicina, allucinogeno e  calmante a seconda dei casi, capace sempre di donare a chi lo ama la preziosa sensazione di poter sperimentare altre vite e modi di essere ogni volta diversi.

…Allora, cosa volete vedervi stasera?

“Il cinema? Un mezzo per porre domande”
(Ken Loach)

“Il cinema è l’arte di rievocare i fantasmi”
(Jacques Derrida)

“Il cinema è il modo più diretto per entrare
in  competizione con Dio”

(Federico Fellini)

"Il cinema è un'invenzione senza avvenire"

(Louise Lumiére)

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locandinaUno dei punti di forza del cinema, del Grande cinema, sta nella capacità di raccontare le realtà contemporanee attraverso storie “altre”, di finzione. Il cinema americano, con qualche degenerazione di troppo, ha fatto di questo principio uno dei suoi capisaldi. Al contrario, in Italia pochi sono stati i registi in grado di liberarsi del retaggio neo-realista e del film d’inchiesta, teso a raccontare la realtà con la realtà, per abbracciare appieno la fiction e il suo sistema dei generi. Paolo Virzì è sicuramente uno di loro. La commedia, in questo caso in costume, diventa nelle sue mani un espediente per raccontare la società e la politica dell’Italia d’oggi. E così la disputa ideologico-filosofica tra un giovane maestrino rivoluzionario ed idealista, e il vecchio Napoleone in esilio all’Elba, traditore di quei medesimi ideali rivoluzionari e schiavo malinconico di un’ambizione che tanti giovani ha condotto alla morte, è lo specchio dell’idiosincrasia oggi esistente tra i giovani e la classe politica italiana. Di quella reazione a “un nuovo miracolo italiano”, pardon “elbano”, tante volte annunciato ma perennemente smentito dalla realtà disperata e “precaria” vissuta da quegli stessi giovani e sfogata in una lotta, appassionata quanto velleitaria, contro un tiranno lontano e non curante. Elio Germano mette il suo talento (già venuto a galla in Che ne sarà di noi e Romanzo criminale) a disposizione del maestrino Martino Papucci mostrandone l’ingenuo ardimento rivoluzionario e il conflitto interiore con il candore di un’anima ancora troppo giovane. Daniel Auteil è il suo antagonista: Napoleone, il tiranno bugiardo ma carismatico da uccidere in nome di libertà e giustizia. Triste, patetico, persino buffo nell’ora del tramonto e, tuttavia, ancora integro nel suo potere e nell’affascinante malizia che ne deriva.
Virzì guarda ad entrambi, e ai loro corrispettivi attuali, con disincanto e, forse, con la rassegnazione di chi ha terminato la propria stagione di impegno politico militante. E comunque con una consapevolezza: quella, cioè, che il Potere può essere sconfitto solo da se stesso.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: P. Virzì
Anno di produzione: 2006
Produzione: Italia - Francia
Durata: 110 minuti

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{tab=Recensione}
locandinaLa tematica su cui s’incentra tutto il film, che registra l’esordio alla regia del cantante Federico Zampaglione, è la difficoltà della convivenza con l’altro, l’estraneo, il diverso. Intento nobile, perseguito efficacemente senz’ombra di retorica buonista: giocandoci l’ennesimo “tiro mancino”, Zampaglione sceglie il tono della commedia (rigorosamente black style) per insinuarsi graffiante nei pregiudizi della nostra società, in cui un’eterofobia neanche troppo latente è sempre pronta a puntare il dito verso qualcuno che si avverte come diverso e dunque minaccioso (associazione arbitraria, eppure puntualmente messa in pratica).
Così, l’acquisto della villetta bi-familiare in una “Valle [tutt’altro che] Serena” darà inizio a un vortice di equivoci, fraintendimenti, fobie, in un climax ossessivo e maniacale che coinvolge senza sosta. La misteriosa coppia che abita di fronte a Vittorio e Marina (alias i formidabili Luca Lionello e Claudia Gerini, insieme già sul set di “The Passion”) ha, in apparenza, poco di rassicurante: lui (un eccellente Emilio De Marchi) è il rumeno Slatko, impegnato in loschi traffici di mobili. Lei (una sfacciata Anna Marcello, sguaiata e sensuale) una spregiudicata lavoratrice che “sembra faccia dei servizi in un motel per camionisti”. Tutte le colpe di qualunque circostanza saranno dunque attribuite subito agli “odiosi vicini”, in una degenerazione di odio e sospetti (ma anche incubi e allucinazioni) che porterà solo guai. Lo stile di regia è scoppiettante e camaleontico, pronto a strizzare l’occhio alla tradizione e ai grandi generi cinematografici (si pensi al sapore western della sequenza con Adriano Giannini), ma altrettanto smanioso di cedere il passo ad uno sperimentalismo che affascina nel suo essere multiforme e multisfaccettato. Il cast si dimostra di altissimo livello, con una grandiosa Cinzia Leoni nei panni della madre/suocera che si sente abbandonata. Garantito un gran finale, con colpi di scena e battute importanti, fra cui l’imperativo che regge il messaggio del film: “bisogna fermarsi in tempo”. Scrollarsi di dosso i congeniti pregiudizi e, magari, lasciarsi andare.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: F. Zampaglione
Anno di produzione: 2006
Produzione: Italia
Durata: 90 minuti

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{tab=Recensione}
locandinaNuovomondo è il racconto del viaggio di una famiglia che, agli inizi del XX secolo, si mise in marcia verso New York, la nuova Terra Promessa dove cercare felicità e benessere. Emanuele Crialese (Respiro) riesce a costruire una pellicola originalissima, che se pecca all’inizio per un incipit troppo descrittivo, che trascura la trama, successivamente coinvolge lo spettatore, conducendolo fino ad uno stupefacente finale. Il film convince grazie soprattutto all’attenta caratterizzazione dei personaggi, ad una regia elegante (fantastica l’inquadratura della partenza), e una sceneggiatura incalzante e ritmata, che lega fluidamente momenti drammatici e sequenze esilaranti. Il fascino di Nuovomondo sta però soprattutto nell’abilità del regista di mescolare una regia dalla forte impronta neorealista con sequenze totalmente visionarie (come le nuotate nel latte), che richiamano Kusturica e il suo universo di sogni e colori. Il viaggio intrapreso da Salvatore è un percorso di metamorfosi dall’uomo antico all’uomo moderno; egli crede di poterci riuscire conservando comunque una propria identità e le proprie tradizioni, ma non è così: il mondo civilizzato ha bisogno di persone razionali in grado di dominare la natura, e non di persone legate alla loro terra, che credono di comunicare con i morti, che vedono fantasmi, che sono dediti a riti scaramantici e paesani. L’uomo del Nuovo Mondo non ha più un passato, bensì è continuamente proiettato verso un futuro che però resta inafferrabile. Alla fine il film commuove proprio per questo: Salvatore e la sua famiglia non riescono nell’intento di trovare la felicità e non rimane loro altro che l’immaginazione, attraverso la quale continueranno a nuotare verso una terra inesistente, ma pur sempre nella speranza di poter trovare, un giorno, l’agognata “isola che non c’è”.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: E. Crialese
Anno di produzione: 2006
Produzione: Italia - Francia
Durata: 111 minuti

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{tab=Riconoscimenti}
63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia: Leone d'Argento - Rivelazione a Emanuele Crialese
3 David di Donatello 2007: miglior scenografia, migliori costumi e migliori effetti speciali visivi
Premio Signis
1 Ioma 2007: miglior film italiano
Segnalazione Cinema for UNICEF

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{tab=Recensione}
locandinaParlare di donne è diventato quasi di moda ma questo film fa riflettere sul significato della femminilità nel senso più vero del termine. Attraverso una fuga quasi senza fine ognuna delle protagoniste si libera dai legami della vita passata, riflettendo l'una nell'altra, come in uno specchio incontaminato, la propria infelicità, le proprie paure ed anche la voglia di far emergere dal passato la rabbia e le inibizioni. Nel lungo viaggio verso il Messico ognuna delle protagoniste confida all'altra i desideri inespressi e lentamente, circondate da un paesaggio arido e desolato, attraversando il buio della notte, la luce dell'alba e il colore intenso del tramonto, si ritrovano ad essere l'anima e la ragione, il sentimento e la forza, l'infelicità e l'amore. Braccate dalle forze dell'ordine, ma soprattutto dalle loro stesse condizioni di vittime e perdenti, sembrano riscattare con il sorriso e con il gioco una vita piatta e inutile. Senza timore, guardando sempre avanti, continuano il viaggio verso l'ignoto e, precipitando dall'altro di un grande canyon, la strada verso la felicità diventa più lieve di un battito di ali, più puro di un amore ferito e più forte di un dolore soffocato. Così, nel silenzio, come un fiume in piena, il grido si fà più chiaro e forte; oltre lo strapiombo forse ancora una nuova vita con cui ricominciare a lottare e a sentirsi di nuovo amate. Insieme, verso la libertà, senza guardare indietro ritrovano se stesse e, come per incanto, nella luce soffusa del tramonto si frantumano i ricordi appartenuti all'ombra della loro infelicità.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: R. Scott
Anno di produzione: 1991
Produzione: Stati Uniti
Durata: 128 minuti

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{tab=Riconoscimenti}
Premi Oscar 1992 (su 6 nomination): miglior sceneggiatura originale
Golden Globe 1992: miglior sceneggiatura
National Board of Review Awards 1991: miglior attrice (Susan Sarandon e Geena Davis)
David di Donatello 1992: migliore attrice straniera (Susan Sarandon e Geena Davis)

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{tab=Recensione}
locandinaMolto spesso certi personaggi hanno la semplice colpa di vivere e pensare prima rispetto a quello che dovrebbe essere il tempo giusto per pronunciare alcune cose. Forse si può riassumere così la storia di Lenny Bruce, narrata in un ottimo film del 1974 da Bob Fosse e magistralmente interpretato da Dustin Hoffman.
Comico ed intrattenitore satirico percorre una carriera costellata da eccessi ed abusi, di stupefacenti innanzi tutto, in compagnia di sua moglie, spogliarellista, conosciuta a Baltimora agli inizi della sua carriera. Il film ripercorre la vita del protagonista utilizzando spesso la narrazione postuma dei protagonisti che gli sono stati accanto, evidenziando come molto spesso la propria vita possa essere fonte di ispirazione continua se analizzata e rielaborata in maniera critica. L’arma più tagliente di Lenny, come ben mostrato dal film, è l’irriverenza verso il bigottismo sessuofobo dell’America degli anni ’50-’60 per la quale subì diversi processi e verso il sistema culturale e sociale con cui va a scontrarsi.
Nei suoi show oltre il concetto, tramite l’uso stesso della parola, decolpevolizza il linguaggio osceno mettendolo a nudo ed insegnando alla gente che quello che è, non è quello che dovrebbe essere.
Si tratta di un ottimo film, sapientemente girato in un bianco e nero che ben rappresenta la vita di un artista sempre in bilico tra luci ed ombre.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: B. Fosse
Anno di produzione: 1974
Produzione: Stati Uniti
Durata: 112 minuti

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{tab=Recensione}
locandinaLucìa Puenzo regala alla cinematografia europea un esordio semplicemente indimenticabile. Il fascino del suo film strega fin dai titoli di testa, con un montaggio alternato che collega e spezza piedi che calpestano la paglia, per poi concentrarsi sul mondo marino, elemento costante nell’opera. Fauna acquatica declinata in tutte le sue versioni (a partire dagli animali domestici, tutti pesci e anfibi vari, irresistibile la tenera tartaruga dalle pinne anteriori mozzate – la cui valenza metaforica è immediata) fa compagnia alla ragazza dagli occhi color mare, la quindicenne Alex (un’eccellente Inès Efron), che vive sulla costa uruguayana con i genitori, lontana da occhi indiscreti. Dentro e fuori di lei, un grande segreto. Una particolarità, più che un’anomalia, da proteggere difendere preservare dalla curiosità morbosa e ossessiva della gente. Ma Alex è un’adolescente alle prese con i primi scombussolamenti ormonali e quando incontra Alvaro non riesce a frenare l’attrazione. A quel punto la verità esce fuori, irrompe con tutta la sua forza devastante portando problemi, crisi d’identità, odore di esclusione. Un film sulla diversità, sulla bellezza dirompente del non potere prima e  non volere poi essere normali – non solo. Una denuncia alla discriminazione di genere – ancora poco. “XXY”, primo film a trattare dell’ermafroditismo senza retorica di sorta, con uno stile sobrio che ha addirittura del poetico (tanto che la scena più estrema, quella dell’accoppiamento fra lei/lui e lui evoca solo un’immensa tenerezza) è un inno alla libertà di scelta, considerata come il bene più prezioso al mondo, irrinunciabile: “E…se non ci fosse niente da scegliere?”.
Un capolavoro da non perdere, che si scaglia contro ogni violenza fisica e psicologica: perché la dignità di un essere umano non è questione di cromosomi.

vota_star_50
{tab=Scheda tecnica}
Regista: L. Puenzo
Anno di produzione: 2007
Produzione: Argentina
Durata: 91 minuti

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{tab=Riconoscimenti}
Gran Premio della Giuria della Semaine de la Critique al Festival di Cannes,
Prix de Jeunesse al Festival di Cannes,
Grand Rail d'Or al Festival di Cannes,
ACID/CCAS (Association of Independent Cinema for its Distribution and Main Fund of Social Activities)

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{tab=Recensione}
locandinaL’immissione dell’elemento soprannaturale nell’ambito più quotidiano e monotono della nostra vita ha caratterizzato da sempre la fanciullesca produzione di Steven Spielberg. Seppure solo in veste di produttore (la regia è affidata a Michael Bay) anche questo Transformers riflette i punti cardine della sua cinematografia, con la storia di un ragazzo un po’ emarginato e sognatore, alle prese con una famiglia che non lo ascolta e con gli inutili tentativi di conquista della bellissima pin-up di turno, corteggiata come al solito esclusivamente da ricchi giocatori di football. Sarà lui il primo ad entrare in contatto e a stabilire un forte legame d’amicizia con la robotica civiltà aliena dei Transformers, giunti sulla Terra per combattere la definitiva battaglia contro un’altra razza di robot intenzionata a conquistare l’universo. Solidarietà e amicizia, nonché la classica opposizione tra adulti e giovani e la difficile sopravvivenza in un mondo sempre più omologato e discriminatorio, sono alla base di questo film, buono solo nelle premesse, perché purtroppo vi mette mano il “distruttore di generi” Micheal Bay, che quasi come un Transformer è riuscito ad abbattere uno dopo l’altro tutto ciò che di positivo avevano i disaster-movie (Armageddon), i film bellici (Pearl Harbor) e la fantascienza (The Island), solo per citarne alcuni. Nuovamente ci dobbiamo subire la sua spicciola retorica, con i Tranformers convinti a restare sulla Terra per tutelare e difendere una razza come quella umana che più di ogni altra (secondo loro) è dotata di amore, bontà e misericordia (poveri fessi!). La regia piatta e noiosa di Bay riesce a rovinare anche le scene d’azione e gli stupendi effetti speciali, con il risultato di un film che rimane sopra la sufficienza solo grazie all’evidente intervento di Spielberg.

vota_star_20
{tab=Scheda tecnica}
Regista: M. Bay
Anno di produzione: 2006
Produzione: Stati Uniti
Durata: 145 minuti

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Terry O’Quinn, alias John Locke, e Jorge Garcia, alias Hurley, direttamente dall’isola dei misteri di Lost sono sbarcati a Roma per raccontare ai fan e ai giornalisti la loro esperienza nel serial che ha rivoluzionato la fiction americana degli ultimi anni. All’incontro doveva essere presente anche Henry Ian Cusick, il criptico Desmond che è entrato a far parte del cast a partire dalla seconda stagione, ma un’improvvisa influenza (a luglio?) lo ha costretto in albergo.

Terry O’Quinn cosa le piace davvero del suo personaggio e perché non vuole proprio lasciare l’isola?terry o quinn
O’Quinn: Di lui ammiro la passione e la determinazione, il modo con cui ha vinto la paura, nonostante nella vita precedente allo schianto dell’aereo fosse un debole e un perdente. Lui è l’unico a credere di non essere finito sull’isola per caso, per questo vuole rimanerci. Per Locke, l'isola è ciò che il destino aveva in serbo per lui, l'occasione per riscattare la sua vita precedente. Fargli cambiare idea è quasi impossibile.

Che rapporto avete nella realtà con i vostri personaggi? Terry O’Quinn è davvero così spirituale come il suo personaggio e Jorge Garcia crede davvero, come Hurley, che esista la sfortuna e che sia persino contagiosa?
O’Quinn: Oggi molto più di prima credo che gli incontri e gli eventi che ci troviamo ad affrontare sul nostro cammino non siano affatto casuali. A me è successo proprio quando sono stato scritturato per questa serie: attraversavo un periodo difficilissimo sia dal punto di vista professionale che personale e, all’improvviso, tutto è cambiato. Io credo nelle coincidenze, ma credo anche che nella vita possano accadere cose davvero magiche, che nessuno di noi è in grado di spiegare razionalmente. Nella realtà, penso di sentirmi più vicino al Locke della prima serie serie, ho molte più cose in comune con lui che con il Locke attuale.

Garcia: Io non credo nei cattivi presagi e nemmeno che esistano delle persone che portino sfortuna o che siano di ostacolo allo svilupparsi di determinati eventi. Il problema è che Hurley lo crede e per questo, almeno per ora, devo fare in modo di crederlo anche io.

 


Il copione vi viene dato puntata per puntata. Cosa si prova a dover recitare senza avere la minima idea di quello che accadrà negli episodi a seguire?
O’Quinn: Dipende dai punti di vista. Recitare spesso implica fare delle scelte senza guardarsi indietro e pensare a cosa sarebbe accaduto se si fosse intrapresa un’altra strada per questa o quella scena. In fondo, se si legge continuamente la sceneggiatura rischi di cambiare troppo spesso idea e, alla fine, di confonderti. A me, tutto sommato, piace così.
Garcia: Sono d’accordo. La recitazione viene più spontanea se non devi pensarci troppo su. Io preferisco non sapere quello che accadrà in futuro, così la vivo in modo più rilassato, senza dovermi portare i compiti a casa.
garcia
Avete mai letto le teorie dei fans su internet?
O’Quinn: Certamente, io lo facevo, solo che mi sono trovato a farmi le loro stesse domande, così ho smesso, stavo diventando matto.

Come avete reagito alla notizia che la serie terminerà con la sesta stagione nel 2010?
O’Quinn: Sono estremamente contento che si sia presa questa decisione, perché credo sia giusto fissare un termine entro il quale dare al nostro pubblico tutte le risposte. Certo, questo significherà per me rimanere senza lavoro, ma per fortuna Lost ha avuto un tale successo da aprirmi molte porte. Da qui alla fine tutto sarà più semplice per tutti e sono convinto che aumenterà ancora anche il livello qualitativo del serial.
Garcia: Secondo me era assolutamente doveroso da parte degli sceneggiatori fissare un punto d’arrivo, soprattutto nei confronti del pubblico, quindi mi ha fatto molto piacere la notizia. Certo, devo essere sincero, lavorare alle Hawaii è stato incredibile, mi spiacerà davvero molto dover lasciare quei luoghi semplicemente favolosi.

Avete il tempo di guardare le serie tv? Siete appassionati di qualche serie in particolare?

O’Quinn: Non guardo mai le serie in tv, quando ho tempo libero guardo soprattutto lo sport, sono un grande appassionato. Ho fatto eccezione solo per una fiction-tv western, Deadwood, ambientata nel 1870 in una cittadina realmente esistente del Dakota.
Garcia: Io sono un grande appassionato, invece. La mia preferita in assoluto è Studio 60 on the Sunset Strip, mentre per quel che riguarda il passato sono stato un grandissimo fan de I Simpson.

 

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