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L’incertezza, la paura e l’angoscia che accompagna questo periodo, ridimensionano e accompagnano un nostro nuovo modo di vivere. Il dovere di restare a casa descrive e dilata il nostro tempo e le nostre abitudini. Quali sono i vissuti di cui dobbiamo prendere coscienza per affrontare questa crisi? e questo periodo come può diventare un’opportunità per ricostruire il nostro tempo, le nostre relazioni e noi stessi?

Il periodo che stiamo vivendo, individualmente e collettivamente, segnerà la nostra esistenza, e questo è inevitabile. Alcuni dicono che “si leggerà di noi sui libri di storia”, quello che è sicuro è che ci troviamo non solo in una situazione di grave emergenza sanitaria, ma all’interno di grande movimento caotico che ha messo in crisi la stabilità in cui ci trovavamo e che sta portando a mio avviso, come fosse un’onda di tsunami, a un cambiamento radicale tra quello che saremo e quello che siamo stati.

Che ormai ci troviamo in questo processo di trasformazione è un aspetto importante da accettare. Nulla è più come prima e non sappiamo come sarà domani. Accettare il cambiamento significa innanzitutto viverlo nella sua essenza pur non conoscendolo nella sua definitezza e non sapendo quando avrà fine. Nella sua tensione, angoscia, perdita, disperazione, nostalgia di tempo che seppure insoddisfacenti erano per noi riferimento e stabilità; vivere la perdita del controllo, la rabbia e frustrazione per la sensazione di impotenza che stiamo vivendo (perché diciamolo, quello che possiamo fare - il lavaggio corretto di mani, la distanza di un metro fino al non uscire - per quanto importante a diminuire la diffusione del virus, non risolvono e dunque tocca aspettare).
Far finta che tutto vada bene, non serve.
Quando si vive un cambiamento, soprattutto un cambiamento non preventivato né desiderato, i vissuti del caos iniziale e la perdita dei riferimenti che caratterizzavano la fase da cui proveniamo, sono inevitabilmente malinconici e depressivi. In alcune regioni di Italia la perdita, la separazione, il lutto sono stati emotivi in cui si è obbligati a stare, in altre regioni regna l’incertezza, il dato statistico del pomeriggio e la speranza che segni un’inversione, che sia migliore del giorno precedente per aggrapparci alla speranza che domani sarà diverso, potremo uscire di casa e riabbracciarci.
Sebbene la speranza sia importante, perché strettamente legata al desiderare altro rispetto a ciò che si sta vivendo (il famoso slogan “andrà tutto bene” ci dà un chiaro esempio di quanto sia significativo per noi poterci credere), quello che stiamo vivendo oggi è molto altro: è dolore, è solitudine, è senso di vuoto. Ed è solo accettando l’inevitabilità di questi passaggi emotivi che si potrà andare oltre, proseguendo nel cambiamento che ci spetta e godendoci per quanto possibile questo “riposo forzato” a casa.

Godere appare una parola piuttosto forte in questo momento, soprattutto se pensiamo a chi ora sta male, in ospedale o a casa, a chi abbiamo perso e a chi semplicemente è distante da noi e che vorremmo vicino. Come dicevo, questo è un momento di dolore, di solitudine, di vuoto, di mancanza, di perdita.

Ma è anche un’occasione. Vivere questi giorni come un’occasione. Sembra un’utopia ma è in realtà qualcosa che possiamo realizzare. Fin da subito.

Vivere questi giorni come un’occasione, promemoria per ogni giorno che passa in attesa che il giorno dopo, come si diceva, sarà migliore e in attesa che tutto torni nella normalità. Vivere come fosse un’occasione non significa pensare che si è in vacanza, anche se si è molti in casa comunque continuano a lavorare, molti hanno bambini o genitori da accudire, hanno una quotidianità che deve poter essere mantenuta. Ed ecco il primo suggerimento per vivere questo periodo come un’occasione. Mantenere vecchie abitudini. Per quanto, dicevamo, questo periodo è diverso da quello in cui fino al mese scorso abbiamo vissuto, è fondamentale là dove possibile, mantenere delle abitudini che avevamo e questo vale per noi ma anche nel caso in cui viviamo in famiglia. I compiti a casa dei bambini hanno anche questo senso. Se facevamo yoga, cerchiamo per quanto possibile di praticarlo a casa, cucinare la domenica qualcosa di sfizioso riproponiamocelo sempre di domenica creando la differenza dagli altri giorni, per quanto da un certo punto di vista ogni giorno appare uguale a se stesso. Sentire i familiari distanti la sera, ora che abbiamo tempo possiamo mantenerne comunque l’abitudine nell’arco della giornata, leggere un libro ai propri figli prima di andare a letto. Insomma cose semplici che facevamo prima e che si possono mantenere, sono importanti per dare un senso di continuità con il passato.

Accanto ad abitudini vecchie poi aggiungere qualcosa di nuovo, magari qualcosa che avremo voluto fare da tanto e che ahimè col lavoro, i figli e la routine non siamo mai riusciti nemmeno a iniziare. Un libro, dipingere, raccontarsi, costruire qualcosa. Il vecchio e il nuovo che si lega. Che permette una continuità. Che permette il cambiamento e lo rende fluido.

Detto questo, come si sa tante cose oggi non possiamo farle: le attività all’aperto, fare una passeggiata, uscire con gli amici, andare al ristorante o al cinema e tanto altro. Quello che stiamo vivendo è un divieto non solo alla nostra libertà individuale, ma anche e soprattutto alla nostra libertà relazionale. Le persone che vivono sole comprendono benissimo quello di cui sto parlando. Ma anche chi vive una relazione non soddisfacente con il proprio marito/moglie o in famiglia o in alcuni casi anche sofferente e maltrattante purtroppo può comprendere benissimo di cosa stiamo parlando quando diciamo che oggi quello che manca è la libertà relazionale. Vivere questo momento come opportunità è anche costruirsi un’alternativa a questa libertà. Telefonare a quelle persone che per mancanza di tempo non sentivamo da tanto, collegarsi via pc o smartphone alle persone che ci mancano di più può essere un modo per mantenere, seppure a distanza, un legame, per dargli una nuova linfa, per conservarlo. Chiedere aiuto. Se la relazione ci opprime o è diventata qualcosa di insopportabile, si può fare o si può continuare a farlo.

E con le relazioni che siamo obbligati a vivere quotidianamente come la mettiamo? Anche su questo abbiamo un’opportunità. L’opportunità è di riflettere su noi stessi e la qualità relazionale dei nostri rapporti, sul metterci in discussione in tal senso. Perché chi oggi non riesce a godere dei momenti relazionali coi figli o col partner e che diceva di non riuscirlo a fare fino a poco tempo fa per mancanza di tempo non ha in effetti più scuse. Perché diciamolo: la fatica e la stanchezza c’è e ci può stare ma non tale da incidere sulla qualità delle nostre relazioni. E oggi, molto più di ieri, possiamo investire su questo e prenderci cura delle relazioni che abitiamo. L’assenza di un partner oggi può essere rivista, discussa e trasformata in presenza. Là dove non sia possibile ci permette di capire cosa davvero vogliamo dall’altro, cosa ci manca, cosa desidereremo. E come genitore possiamo effettivamente essere diversi, non solo in termini di quantità di tempo inevitabilmente passata con i nostri figli, ma in termini di qualità. Che tipo di genitore io posso e voglio essere in questo momento così incerto e senza scadenza? Abbiamo una grande opportunità, di porci nelle relazioni in modo così diverso!

Vivere le relazioni senza tensione, questa anche è un’altra opportunità che abbiamo. Certo, se il nostro rapporto è sereno non ci sono problemi in tal senso, diverso è il caso se già prima del coronavirus il nostro rapporto era conflittuale, se ci sentivamo insoddisfatti, se c’era rabbia o rancore. Per quanto sia importante per la nostre salute psicofisica e per il benessere della relazione stessa affrontare la problematicità preesistente nella nostra coppia, immaginare di poterlo fare in questo momento di tensione e di angoscia collettiva è davvero insensato.
Non utilizziamo questo tempo di coatta convivenza per discutere e litigare, per entrare in conflitto, per provocare, per riprendere dei discorsi con l’altro che sappiamo non potrebbero portare alcunché. Tutto questo va risolto, ma in un tempo di serenità maggiore.
Cerchiamo di non alimentare l’insoddisfazione relazionale che abbiamo, mettiamola per un attimo da parte in modo da riprenderla quando tutto questo sarà passato. Godiamoci il presente, anche nella relazione. Perché il presente che stiamo vivendo dentro casa può essere un’opportunità.

Infine, l’opportunità più grande è nei confronti di noi stessi. Prenderci cura di noi, anche su questo scuse non ce ne sono più. Abbiamo il tempo per prenderci cura di noi, partendo da come stiamo, da come stiamo vivendo questo momento. Dall’angoscia e dall’attesa, dalla speranza e dal desiderio che tutto questo finisca presto. Riordinare casa, curare le piante in giardino, aprire quegli scatoloni lasciati non so dove impolverati sono semplici prolungamenti del prendersi cura di sé. Facciamo anche altro. Un buon libro, una doccia più lunga del solito, cuciniamoci un piatto che ci piace tanto, un film senza addormentarci per la stanchezza della settimana, un momento di gioco con i figli o con il partner come non facevamo più da tempo.
E appunto, giocare. Ora ne abbiamo il tempo. Giocare con gli altri e con noi stessi. Fare qualcosa che ci piace e che ci fa ridere.
Ed è proprio giocare e godere che può aiutarci in questo momento, ci può dare forza ed energia per resistere alla situazione. Per vivere il momento e non sopravvivere ad esso in attesa di un altro che non sappiamo quando arriverà.
Buon cambiamento a tutti noi.

Questo articolo è stato scritto da...

laura

 DR.SSA LAURA CATALLI   
Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale
Consulente Sessuale e di Coppia
Psicologo Scolastico
Presidente  di MenteSociale aps 

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