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Quanto l’apprendimento è condizionato dalle emozioni e come si può sviluppare l’intelligenza emotiva per sostenere i percorsi di sviluppo del ragazzo? Ne parliamo in questo articolo. 

Dagli studi sullo sviluppo dell’uomo si è riscontrato che le emozioni ricoprono un ruolo importante nell’evoluzione e nello specifico sull’acquisizioni di comportamenti che portano ad assimilare quelle competenze che rendono possibile l’adattamento all’ambiente esterno.

Questo è associato ad un vissuto, al “sentire” del momento in cui avviene l’apprendimento.

L’apprendimento è uno dei fenomeni psicologici fondamentale per lo sviluppo dell’individuo ed è una modificazione comportamentale che è il risultato della risposta agli stimoli esterni. Questo cambiamento è riscontrabile quando non si può spiegare sulla base di processi maturativi o stati temporanei dell'organismo.

Le emozioni sono un processo multicomponenziale che interagisce con processi cognitivi più complessi e che regola tutti i rapporti umani e permette di entrare in relazione con gli altri e con il mondo circostante. Sono caratterizzate da reazioni fisiologiche e determinano processi che portano a dei comportamenti prestabiliti.

La paura, ad esempio, ci spinge a scappare dal pericolo e crea nell’individuo una reazione a stimoli esterni; mentre l’empatia ci spinge verso l’altro e verso la percezione delle sue emozioni e sensazioni.

Questo processo del sentire si cristallizza nella nostra mente e dà la possibilità di apprendere e rendere permanente il comportamento. Si può quindi sostenere, che l’acquisizione di nozioni o comportamenti avviene nella complessità di connessioni che interagiscono tra loro.

 Abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale. (D. Goleman).

Daniel Goleman, uno psicologo americano, considera una vera e propria intelligenza la sfera emotiva, ponendo l’accento sulla capacità di associare la dimensione emotiva (motivarsi, essere empatici, …) con quella mentale.

Queste capacità si acquisiscono con l’osservazione di atteggiamenti e riproducendoli nei propri comportamenti.

Questo processo mette in funzione i neuroni specchio che consentono l’assimilazione di movimenti e di comportamenti emotivi precedentemente osservati (Rizzolatti).

In un bambino, quando vede un compagno piangere, si attiva un processo emozionale che gli riporta alla mente il suo vissuto e gli consente di comprende l’emozione altrui.

L’intelligenza emotiva, quindi, è una funzione sociale che porta ad acquisire una competenza che permette la modulazione delle emozioni nella vita quotidiana.

L’individuo reagisce all’ambiente con una prima reazione emotiva che dà seguito ad un processo cognitivo ed un apprendimento. Questo è un processo complesso e multi determinato, che è influenzato dalle esperienze relazionali.

Il bambino, per esempio, è inserito all’interno delle relazioni del suo nucleo familiare, del gruppo dei pari, della realtà scolastica e quindi nel suo vissuto.

Non si può pensare che le emozioni non giochino un ruolo importante nella vita scolastica dei bambini e dei ragazzi.

Durante l’apprendimento l’alunno non è in un ambiente asettico, ma immerso in un vissuto che porterà con sé inevitabilmente delle emozioni.

Ogni processo di acquisizione porta con sé un impegno di risorse, che può essere facilitato da una emozione piacevole piuttosto che da esperienze negative, di disagio o noia.

Se l’alunno interagisce in un ambito scolastico con emozioni positive, avrà la spinta a continuare a cercare quell’emozione piacevole.

Se un bambino impara con gioia la lezione si inciderà nella sua mente come la gioia. Nella sua memoria resterà incisa con la gioia e lo porterà a ricercarla ancora (D. Lucangeli).

Daniela Lucangeli, una studiosa italiana, sottolinea come l’alunno è portato a cercare ancora e ad apprendere con maggiore motivazione se associa l’apprendimento a emozioni positive.

L’apprendimento non è solo capacità mnemoniche e abilità intellettive, ma è dato, e può essere migliorato, dall’importanza che l’individuo dà ai momenti di studio.

Nelle difficoltà scolastiche si possono raggruppare tutte quelle manifestazioni di rallentamento del processo di apprendimento in cui l’alunno può riscontrare degli esiti scolastici significativamente negativi.

Emozioni negative, traumi, inibizioni, possono avere effetti determinanti sull’apprendimento simili a quelli prodotti dalle disfunzioni neurologiche specifiche. Queste possono essere causa di diagnosi di apprendimento aspecifico (DAA), portando con sé l’amplificazione di sintomi che sono presenti per delle difficoltà emotivo-relazionale e creando spesso la co-fusione negli aspetti diagnostici. Queste comportano una ricaduta negativa sull’integrazione e gestione dell’alunno nell’ambiente scolastico e di classe (Tressoldi).

Nella valutazione degli alunni, se si considera anche la sfera emotiva ne emerge un quadro clinico più attendibile che permette agli operatori (insegnanti, tutor, ecc.) di programmare attività didattiche sempre più funzionali e di avviare attività sempre più mirate alla problematica personale dell’alunno.

 

Bibliografia:

  • Daniel Goleman “Intelligenza emotiva”
  • Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia “Specchi nel cervello”
  • Daniela Lucangeli “Cinque lezioni leggere, sull’emozioni di apprendere”
  • Claudio Vio, Patrizio Emanuele Tressoldi, Gianluca Lo Presti “Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico”

 

L'articolo è stato scritto da...

scrivereL'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Paola Tucci
Psicologa evolutiva, Tutor di apprendimento

 

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