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Categoria: Psicologia
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Musante Francesco 1950 dipinti Sono salito sull albero dei cuori 200912151534251481Raccontare storie è una pratica che ognuno di noi conosce bene.
Nell’esperienza personale di ciascuno non sarà difficile rintracciare il momento in cui ci si è trovati a pronunciare o ad ascoltare la classica formula “c’era un volta…” e a seguire le vicende di personaggi più o meno reali, intenti a compiere azioni più o meno possibili.
Se si prova ad allargare un po’ lo sguardo sarà possibile rendersi conto di come continuamente si è in contatto col racconto di storie, entrando nelle nostre vite sotto forma di aneddoti o resoconti. Cos’è che rende questa pratica così diffusa?
(image by Musante, 1950)

La sua popolarità è forse data da un insieme ben combinato di elementi:

Gli aspetti ora elencati sono solo alcuni degli ingredienti che aiutano a comprendere come la narrazione possa essere sopravvissuta al passare del tempo e perché sia una pratica continuamente ricercata ed universalmente e trasversalmente presente in ogni cultura e classe sociale.

Si tratta di uno strumento molto forte, dalle molteplici possibilità applicative.

Non sarà dunque necessario chiedersi come mai questa pratica abbia destato l’interesse delle scienze sociali, in particolare della psicologia e della psicoterapia. Attualmente sono diversi gli orientamenti psicoterapeutici interessati all’uso ed al significato delle storie in terapia, al ruolo della narrazione nella costruzione della propria vita, nel dar senso, significato e coerenza alla propria esperienza. Senza perderci nei contributi di ciascun approccio, potrebbe essere utile soffermarci su cosa, come e da chi viene raccontato nella stanza di terapia.

Come precedentemente esposto, il racconto di una storia presuppone che ci sia qualcuno che ascolti ed il desiderio da parte del narratore di aprirsi all’altro. Va inoltre precisato che, nell’elaborare la storia, è necessario aver presente chi sarà il destinatario per poter operare delle scelte che ne facilitino la comprensione, come ad esempio il tipo di linguaggio o gli aspetti sui quali poter indugiare e quali trascurare.

Le storie che nascono dall’incontro tra terapeuta e paziente non fanno eccezione, anche esse sono il frutto di scelte ben precise e sono influenzate dal contesto in cui vengono raccontate. La specifica relazione che intercorre tra narratore e fruitore contribuisce a dare ulteriori significati a quanto viene detto, come del resto la relazione tra terapeuta e paziente acquisisce delle informazioni aggiuntive in seguito al racconto di quella determinata storia.

Ponendo l’attenzione su come nasce un racconto, è possibile individuare da chi è generata la metafora: in alcuni casi è il paziente a “portare la storia” ed il terapeuta è tenuto a prestare attenzione a come egli si racconta e a non trascurare i possibili piani di lettura; in altri invece è il terapeuta a fare da narratore, ed in questa circostanza lui stesso dovrà scegliere accuratamente la storia, attingendo dal proprio bagaglio personale o creandone una ad hoc.

Affinché questo tipo di intervento risulti efficace, è però necessario che la storia sia costruita su misura per la persona a cui è destinata, o perlomeno adeguatamente calibrata su di essa. Infine, è necessario prendere in considerazione il ruolo del clima che si crea durante la narrazione.

L’atmosfera emotivamente carica che si delinea durante un racconto, predispone terapeuta e paziente ad un maggior coinvolgimento emotivo, ad una maggiore intimità, favorendo la ricezione dell’insieme di messaggi di cui la storia è portatrice. L’uso delle metafore in psicoterapia ha, dunque, innumerevoli risvolti applicativi ed in questa sede ne sono stati presi in considerazione solo alcuni.

In conclusione credo sia utile sottolineare che si tratta di uno strumento dall’efficacia e dal fascino indiscussi, perciò utile ad arricchire la “cassetta degli attrezzi” del terapeuta.

Nonostante ciò non può essere utilizzato indiscriminatamente: il professionista ha il difficile compito di capire quando è il momento opportuno per calarsi in una nuova narrazione e se il narratore e l’ascoltatore sono pronti per farlo.

 

scrivereL'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Michela Nicolini
Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale, membro dello Staff di MenteSociale.

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