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Categoria: Psicologia
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shoppingL’otto per cento degli italiani soffre di sindrome da shopping. Il 75% sono donne e l’età è tra i 25 ed i 35 anni. Quali sono le sue caratteristiche e cosa si può fare?

La sindrome da shopping oggi è un fenomeno molto complesso e di difficile comprensione, per quanto riguarda la sua diagnosi e, di conseguenza, la possibilità terapeutica.

Il problema più grande può essere inquadrato nella sua mancata univocità nella definizione e classificazione nosografica. Per semplificazione, se apriamo il DSM IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, a cui medici psichiatri e psicoterapeuti fanno riferimento), la sindrome da shopping non esiste.

Quanto detto risulta paradossale, se si considera la grande importanza nel definire, anche se in senso generale, la problematica psicopatologica da affrontare e, come detto, una possibilità di cura.

Vediamo quindi quale per il momento è la definizione maggiormente accettata e quali possono essere i modi per affrontare questa problematica, dipendentemente dal suo inquadramento all’interno di altri disturbi già classificati nel DSM IV.

 

 


Definizione

Lo shopping compulsivo o (sindrome da shopping) rappresenta un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie "crisi di acquisto", una forma di mania delle spese (Kraepelin E., 1915).

 

 


Come capire se si soffre di questo disturbo?

La risposta è molto complessa. Considerando che in media solamente dopo circa 10 anni dall’insorgere di questo disturbo la persona decide di intraprendere un cammino di cura, le difficoltà sono principalmente determinate da:

 

 


Cosa contraddistingue la patologia:

  1. La tendenza ad acquistare soprattutto oggetti inutili e non indispensabili. Spesso una volta comprato, l’oggetto diventa poco interessante e viene regalato, messo da parte o buttato

  2. Carattere di ripetitività, ossessività, coazione a ripetere. Comporta disfunzionalità nelle aree della vita dell’individuo, soprattutto nelle relazioni (coniugali, familiari).

  3. Il comprare in maniera compulsava ha un importante scopo: alleviare l’ansia, ritrovare una propria sicurezza, aumentare la stima di se stessi.

  4. Il comportamento passato rappresenta la trappola più importante: i primi episodi di perdita di controllo degli acquisti, diventano un modello per un nuovo comportamento incontrollato, alimentando le stesse caratteristiche che li hanno generati, rinforzandoli ad ogni crisi ed è per questo che spesso, come accade anche nel gioco d’azzardo patologico e in altre forme di dipendenza da attività, risultano difficile da interrompere.

Se si sceglie sempre una tipologia oggettuale, è importante capirne la simbologia ed il suo valore: la scelta degli articoli da acquistare spesso risponde ad un bisogno, più o meno cosciente, di costruire dall’esterno la propria identità, attraverso la "proprietà" in generale o la "proprietà specifica" di alcuni oggetti, individualmente o socialmente considerati come l’espressione di qualche qualità positiva e vincente. A questo proposito, le donne (la dipendenza è maggiormente frequente in loro, in un rapporto con gli uomini di 10 a 1) sembrano maggiormente propense a comprare vestiti, oggetti e strumenti di bellezza; anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo, come capi di vestiario o attrezzature sportive complesse, ma sembrano ancora più propensi a cercare prestigio sociale, attraverso i suo simboli tipici: automobili o strumenti altamente tecnologici, quali computers e impianti audio-video.

I compratori compulsivi possono essere anche classificati come segue:

 

 


Quale inquadramento e pertanto, quali cure?

Lo shopping compulsivo rappresenta, un disturbo che implica tre categorie di disagio psicologico-comportamentale presenti spesso contemporaneamente:

  1. un disturbo del controllo dell’impulso à impulso a comprare, vissuto in modo irresistibile

  2. comportamenti ossessivi à ripetitività dei comportamenti di acquisto e la ciclicità delle crisi in corrispondenza delle situazioni di stress, che portano a ripetere l’azione di acquisto

  3. dipendenza da un’attività à spesso, a tal proposito, sono state descritte vere e proprie "crisi di astinenza" che rappresentano anche il momento iniziale più difficile da gestire nel processo di guarigione; altra caratteristica è il nascondere gli acquisti, similmente a quanto viene fatto dai tossicomani con la droga. Alcuni autori parlano di "dipendenza senza oggetto", in cui l’attività sostituisce un oggetto da cui dipendere

Da questi tre punti, nasce spontanea  la domanda: lo shopping compulsivo deve inquadrarsi come Disturbo da Controllo delgi Impulsi, come Disturbo Ossessivo-Compulsivo o come Dipendenza?

Nei diversi studi che hanno trattato tale tematica, non c’è una netta concordanza, ponendosi l’accento ora sulla caratteristica di impulsività ora su quello della compulsività. Alcuni fautori dell’impulsività, affermano che sia essa presente perché è presente un piacere che nella compulsività invece non si trova (ricordiamo che nel disturbo ossessivo compulsivo infatti, la compulsione ha lo scopo di allievare un’idea fissa, un pensiero negativo e disastroso, un’ossessione appunto). Vediamo nella tabella qui sotto riportata, una schematica differenza.

Impulsività :

Compulsività:

Infine lo shopping compulsivo viene inquadrato anche all’interno delle depressioni.

Mc Elroy afferma che questa forma di dipendenza si mnanifesta nelle fome depressive meno gravi ed è collegato in maniera specifica al concetto di autostima. Una ricerca di Faber ed O’Guinn (1992) mostra come i compratori compulsavi abbiano un punteggio di autostima molto più basso rispetto ai normali consumatori. Infine, sempre O’Guinn e Faber in una ricerca (in Patterson, 2003) sottolineano l’aspetto “anti-depressivo” dello shopping compulsivo. Nella loro indagine chiedevano ai soggetti di terminare la seguente frase: “compro soprattutto quando…” trovando che il 43% dei soggetti intervistati avevano finito la frase facendo riferimento a sentimenti negativi come prima opzione e il 30% come seconda o terza opzione. In totale l’85% dei soggetti affermava che il loro umore migliorava in seguito all’acquisto. Faber aggiunge anche che la maggior parte dei compulsive buyers coinvolti nella ricerca si sentivano più facilmente e frequentemente annoiati, arrabbiati, depressi, stressati e obesi rispetto alla popolazione normale.

L’inscrizione di questo disturbo nel quadro delle depressioni viene confermato anche dalla cura farmacologia con l’utilizzo di antidepressivi che ne migliorano la sintomatologia.

 

 


Come curarsi?

Come detto, la sindrome da shopping può essere curata farmacologicamente, soprattutto con anti-depressivi, meglio se combinata con una psicoterapia.

Da un punto di vista psicoterapico, le cure maggiormente efficaci risutano fino a questo momento i percorsi cognitivi e sistemico-relazionali, che vanno ad interrompere il circolo vizioso della relazione tra la persona e l’oggetto da cui essa dipende. Bateson a questo riguardo affermava : “ciò che deriva in seguito ad un evento retroagisce sulle cause, andando a ristrutturare il Sé ed il proprio vissuto”.

Al di là dell’approccio teorico-metodologico, da un punto di vista psicologico è importante andare a lavorare tra l’altro sul concetto di autostima, sull’attaccamento, sull’autonomia dalle figure di riferimento e parallelamente lavorare su un maggiore controllo degli impulsi.

In associazione alla psicoterapia, in alcuni casi risulta efficace anche l’utilizzo di tecniche di rilassamento per ridurre l’ansia.

Esistono infine dei gruppi di auto-aiuto che permettono di affrontare le tematiche inerenti la sindrome da shopping, con l’opportunità di confrontarsi ad esperienze analoghe alla propria.

 

 


Bibliografia

:: Christenson G.A., Faber R.J., De Zwaan M., (1994). Compulsive buying: descriptive characteristics and psichiatric commorbility, Journal of Clinical Psychiatry, 55, 5-11.

:: Pallanti S., Koran L., (1995). Disturbi del controllo degli impulsi NOS e SSRI: il Citalopram nel Pathological Gambling e Compulsive Shopping, Italian Journal of Psychopathology, 9, 1-9.

:: Alonso-Fernandez F., (1996). Trad it. Le altre droghe, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 1999.

:: Pani R., Biolcati R., (1998). Shopping compulsivo, Edizioni Quattroventi, Urbino.

:: Caprara G.V., Barbaranelli C., (2000). Capi di governo Telefonini Bagni schiuma, Raffaello Cortina

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