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Quello che stiamo vivendo è un momento storico unico. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria e del successivo lockdown a causa della propagazione del COVID-19, sono tante le figure impegnate quotidianamente nella lotta al virus e alla sue conseguenze. In particolare ricordiamo il personale medico, sanitario, paramedico e gli operatori del settore funebre. Purtroppo non si parla mai abbastanza di quelle che vengono definite come “vittime terziarie” di un evento e dello stress traumatico secondario o traumatizzazione vicaria in tutti questi soccorritori.

Lavorare in contesti di emergenza espone a diversi tipi di stressor, nonché ad attività complesse ed estremamente sfidanti.

Un evento inatteso, come una pandemia inaspettata, pone in una situazione di incertezza e ad un rischio altissimo perché si rischia di contrarre il virus stesso dai pazienti che si seguono e sono molti i fattori che possono portare a sviluppare un Disturbo da Stress Post Traumatico.

Ci sono dei particolari fattori di previsione dei sintomi fisici e di salute mentale dei soccorritori che vivono un evento traumatico: la prossimità, la durata e l’intensità dell’esposizione. Se a ciò aggiungiamo i turni sfiancanti, la grande quantità di pazienti in cura e deceduti, la carenza di dispositivi di sicurezza adeguati, la fatica fisica ed emotiva, la ridotta quantità di personale e l’instabilità organizzativa, capiamo bene la gravità del momento che queste persone stanno vivendo. Pensiamo ad esempio a tutti i neolaureati medici o specializzandi che si sono ritrovati a fronteggiare l’emergenza in prima linea per la loro prima vera esperienza lavorativa o a tutti gli operatori del settore funebre impegnati nella gestione di centinaia e migliaia di salme. Il lavoro è senza sosta e sono tutti esposti a condizioni di stress fortissime.

Come accennato precedentemente, lo stress traumatico secondario o traumatizzazione vicaria provoca reazioni comportamentali ed emotive disfunzionali quando si è a conoscenza di eventi traumatici sperimentati da altre persone o soprattutto in seguito all’aiuto o al tentativo di aiuto di persone traumatizzate.

Spesso si tende al confronto con la vittima dandosi due tipi di spiegazioni:

  • Spiegazioni cognitive e quindi di identificazione con la vittima (es. Quello avrei potuto essere io)
  • Spiegazioni emotive: empatia, contagio emozionale, difficile distacco

Fortunatamente possono esserci anche degli esiti psicologici più favorevoli come: sentimenti positivi associati all’aiuto fierezza e migliore immagine di sé per il contributo che si dà Inoltre, l’isolamento sociale dovuto alla quarantena e l’allontanamento dai propri familiari per la paura del contagio può amplificare le emozioni della persona e far emergere sintomi come tristezza, ansia, rabbia, frustrazione, insonnia, attacchi di panico, maggior consumo di caffè e tabacco.

Questa paura di poter ledere i propri cari è paradossalmente in opposizione con la figura stessa del medico che cura. La mancanza del loro sostegno fisico ed emotivo, potrebbe trasformare la situazione vissuta come alienante e aumentare la solitudine. Perciò a lungo termine si rischia, come già detto, di sviluppare un Disturbo da Stress Post Traumatico con associati sintomi intrusivi rispetto all’evento, marcata reattività, evitamento persistente degli stimoli associati al trauma e alterazioni cognitive negative.

Proprio per cercare di prevenire questi sintomi ansiosi-depressivi e lo sviluppo di PTSD, si consiglia di seguire questi comportamenti e strategie:

  • Fare esercizio fisico regolare e moderato può produrre umore positivo e un miglior funzionamento cognitivo
  • Seguire una dieta equilibrata e riposare sufficientemente. Uno studio del 2003 ha rilevato l’associazione tra il livello di stress e una dieta non salutare, con un alto consumo di grassi, zuccheri e caffeina. Inoltre, è nota la relazione tra la qualità e quantità del sonno e il benessere percepito dell’individuo.
  • Prendersi del tempo per dedicarsi ai propri hobby: se queste attività vengono vissute positivamente diventano fonte di distrazione.
  • Ricordiamo anche la prosocialità che incrementa il senso di controllo e di autostima.
  • Richiedere il supporto psicologico di Psicologi e Psicoterapeuti che offrono uno spazio di ascolto, accoglienza, confronto e sostegno empatico: i vantaggi saranno riscontrabili a breve e lungo termine. Le strategie di coping che sono state utilizzate positivamente nella gestione delle difficoltà nel passato, possono risultare utili anche in questa nuova situazione
  • Ritagliarsi dei momenti di confronto con i propri colleghi per supportarvi reciprocamente e cercare di rafforzare la rispettiva motivazione
  • Valorizzare positivamente ogni piccolo successo o risultato raggiunto
  • Ponderare e riflettere su ciò che è andato male o come non ci si aspettava, riconoscendo e accettando i propri limiti e quelli della situazione generale
  • Rimanere sempre in contatto con la propria famiglia o con gli amici, grazie anche alla tecnologia.

Quindi risulta essenziale investire nella protezione della salute psicofisica degli operatori coinvolti in prima linea, garantendo anche nel prossimo futuro il giusto supporto.

Ci auguriamo che nel tempo vengano attivate diverse reti di sostegno su più fronti, oltre a quelle già presenti. Fortunatamente sono già molti i servizi di natura psicologica a favore dei professionisti e dei cittadini in tutto il territorio italiano, fruibili online e telefonicamente. Dobbiamo sempre ricordare che la salute delle nostra mente è importante tanto quanto quella del nostro corpo. Chiedere aiuto è il primo passo per stare bene!

 

L'articolo è stato scritto da...

DR.SSA GIORGIA PETRUCCI
A MenteSociale si occupa dell'Area Scuola e dei Servizi alla persona, in particolare di disturbi d'ansia. E' inoltre responsabile del Servizio di Training Autogeno Individuale


 

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