10. bricolage occhi 8Tutti, ed ognuno a suo modo, abbiamo sperimentato cosa significa essere arrabbiati. Anche i bambini si arrabbiano ed è compito dei genitori esser presenti e costruire il proprio ruolo in merito alle esperienze di rabbia vissute con i propri figli. L’articolo prenderà in considerazione da una parte come si esprime la rabbia nei bambini, a cosa serve e quali sono i lati positivi di questa emozione e dall’altra come aiutare i genitori a sostenere, gestire e far esprimere la rabbia del bambino. 

Rima di rabbia

Rabbia, rabbia

Fiato di sabbia

Sangue di gioco

Fiore di fuoco

Fiammeggia al sole

Consuma tutto

Lasciami il cuore

Pulito e asciutto

(Bruno Tognolini da “Rime di rabbia”)

La rabbia è un’emozione di base, normale e sana che fa parte della natura umana. Come ci suggerisce l’etimo della parola emozione, da e-movere, suggerisce una tendenza ad agire. Tutti hanno sperimentato l’esperienza di essere più o meno arrabbiati, dai più grandi ai più piccini.

Alle volte, però, tale emozione può essere mal interpretata e considerata negativamente. Può accadere, infatti, che questo sentimento possa trasformarsi in un elemento distruttivo nel momento in cui diviene un’emozione incontrollata associandola alla violenza ed all’aggressività e difficilmente se ne riconoscono le sue qualità positive. Come dicevamo, anche, i bambini provano rabbia cerchiamo di capire meglio come si manifesta, che funzioni ha e come possono i genitori essere utili ai loro figli quando esprimono questa emozione.

Ma come si esprime la rabbia nei bambini?

Se si ponesse questa domanda ai genitori saprebbero portarci innumerevoli esempi, essendo degli esperti delle relazioni con i loro figli!

La rabbia, anche nei più piccoli, viene definita da Damasio (1995) come una massiccia disorganizzazione del sé. Durante uno scoppio di ira, il livello di tensione nel corpo e nella mente del bambino è talmente alto da suscitare in lui un incontrollato bisogno di scaricarlo, verbalmente o fisicamente. Alcuni bambini esplodono regolarmente, scaricando la tensione che sentono nel corpo e nella mente attraverso morsi, calci, picchiando, imprecando, gridando o perdendo il controllo. È come se dovessero eliminare sia la tensione sia la persona che reputano esserne la causa. I bambini più chiusi possono, invece, manifestare la loro rabbia anche attraverso il gioco esprimendo il bisogno di comunicare, “mettere fuori”, la confusione che sentono dentro di sé. Durante il gioco alcuni temi ricorrenti possono essere: terremoti, vulcani, incendi che non si spengono, esseri divoranti, cose che vanno in pezzi, etc. Sono immagini che esprimono quell’urgenza e quella forza interiori che li portano a sfogarsi.

A cosa serve e quali eventi portano alla rabbia?

Una delle convinzioni più diffuse è che la rabbia sia un’emozione negativa, in qualche modo nociva in quanto porta inevitabilmente ad uno stato di malessere, ma non è necessariamente così.

La rabbia, in realtà, è un’emozione come tutte le altre ed ha un valore importante ed una sua utilità. Tale emozione può aiutarci a percepire un’ingiustizia e di conseguenza a fronteggiarla. Può essere, per cui, considerata come se fosse un segnale in particolari casi di urgenza o emergenza, come ad esempio la paura in uno stato di pericolo. Generalmente la si confonde con l’aggressività ma queste due esperienze sono assai differenti.

Di fatti la rabbia è un’emozione, e può essere provata in differenti situazioni e con diversi livelli di intensità, mentre l’aggressività riguarda un comportamento, messo in atto per colpire qualcosa o qualcuno.

Secondo la psicoterapeuta Sunderland (2005) le cause che possono portare un bambino a sperimentare frequentemente la rabbia sono molteplici:

  • quando l’amore o il bisogno vengono minacciati in modo continuo e traumatico;
  • la perdita di una persona amata, per abbandono o per morte, può causare rabbia e irritabilità;
  • un genitore a volte presente e affettuoso, a volte no, può suscitare rabbia in quanto il bambino è costretto in uno stato di stimolazione emotiva e corporea, dovuto alla speranza di una vicinanza futura, e poi alla frustrazione della delusione;
  • un bambino il cui genitore è sempre arrabbiato vive in continua allerta, in attesa del prossimo scoppio di rabbia;
  • un’infanzia di botte, violenze verbali e grida può consolidare nel bambino un circuito ininterrottamente attivato di rabbia;
  • l’essere testimone di violenze domestiche. Un bambino che vede un genitore picchiare l’altro trattiene il proprio dolore e la paura, assumendo un atteggiamento difensivo-aggressivo;
  • modelli educativi che si basano sul far provare vergogna a un bambino attivano circuiti rabbiosi e rancorosi.

Quali sono gli aspetti positivi della rabbia?

La rabbia, però, può essere utile ed ha, anche, delle valenze positive permettendo al genitore di attivarsi per fare in modo di poter aiutare il bambino. Possiamo ricordare che la rabbia è un’energia vitale, ma temporaneamente distruttiva, che può essere però accompagnata in uno sbocco maggiormente costruttivo e non repressivo. Innanzitutto la si può riconoscere, rispettare, la si può distinguere dai semplici "capricci" da bambini e dai "pretesti”. L'adulto sarà dunque chiamato a contenerla, a tollerarla mentalmente, ad ascoltarla, a capirla e non giudicarla, e ad imparare/insegnare una negoziazione che non annulli quell’istinto naturale ma che le dia una giusta forma.

Il genitore, potrà farsi presenza concreta e mentale per il bambino, potrà rappresentare una sicurezza esterna, per lui che non ha ancora una sicurezza interiorizzata e che teme di essere abbandonato in preda alla furia impulsiva rabbiosa, propria ed altrui.

Cosa possono fare i genitori per aiutare i bambini quando esprimono rabbia?

Come sostiene Bowlby (1989): “I piccoli umani […] sono programmati per uno sviluppo orientato alla cooperazione sociale; che essi riescano o meno in questo è in gran parte dovuto a come vengono trattati”. Le richieste d’aiuto, che i bambini portano ai genitori, come ad esempio un pianto nato dalla fame o dallo sconforto, o un chiedergli “Dove sei?”, se non vengono corrisposte, lasciano il bambino in uno stato di elevata stimolazione corporea, come se fosse un vero e proprio dolore. Tali situazioni potrebbero portare alla rabbia. Se un bambino sofferente non viene consolato per lungo tempo, inizierà a protestare in modo disperato e finirà per arrabbiarsi a causa della tremenda frustrazione, perché, malgrado il suo pianto e le sue grida, nessuno arriva da lui a consolarlo.

I genitori possono, secondo Sunderland, mettere in campo dei comportamenti volti ad alleviare, incanalare e comprendere la rabbia dei propri figli, quali:

-          Sintonizzarsi con l’intensità delle emozioni del bambino:

ovvero rispondere all’intensità delle emozioni del bambino con un’appropriata espressione del viso ed un giusto tono di voce, per mostrargli che percepite chiaramente la qualità e la forza di ciò che prova. In questo modo si sentirà in contatto con voi. Ad esempio se lui sta gridando di rabbia potete dirgli qualcosa del tipo “Sei molto arrabbiato, eh!”. Potete anche commentare la forza delle sue emozioni, ad es. “Non sei soltanto arrabbiato ma molto, molto, molto arrabbiato!”. Rispondendo alla sua energia rabbiosa con vivace empatia,  “Caspita! Sei proprio arrabbiato!”, “Ti fanno arrabbiare proprio le nostre regole, eh!”;

-          Convalidare la sua esperienza, il modo in cui lui sperimenta un certo evento:

ovvero offrire al bambino l’esperienza di una comprensione profonda, un riconoscimento di quello che lui è e di quello che prova. Provando a trovare le parole giuste per le sue emozioni, parole che gli facciano capire che siete in sintonia con lui. Il compito del genitore è quello di aiutare il bambino a trovare delle connessioni tra emozioni e parole. Il bambino non è ancora in grado di riflettere e pensare la propria rabbia ma il genitore può aiutarlo. Quando il genitore trova le parole sta mostrando al bambino che ha capito in quale modo lui sta vivendo quell’evento, anche se questo modo è diverso da quello del genitore stesso. Ad es. “Quando A. ti ha chiamato stupido ti ha fatto sentire in modo orribile, vero? Deve averti fatto stare molto male!”. Non cercate di fargli credere che anche voi vi sentite come lui. Il punto è affermare, comprendere e riconoscere le emozioni che sta provando lui. Così non si sentirà più in compagnia soltanto del suo tremendo dolore;

-          Contenere il bambino e le sue emozioni:

ovvero riuscire ad essere sufficientemente calmi, forti e gentili da riuscire a stare con un bambino che in quel momento esprime la sua rabbia in modo turbolento, sfuggente, aggressivo o respingente. Il punto è offrire al bambino la possibilità di sentirsi sicuro nel provare le sue emozioni. Anche trovare le parole giuste per esprimere le emozioni lo aiuterà a farlo sentire contenuto per offrirgli la possibilità di riflettere e pensare alle sue emozioni;

-          Offrire i confini che sta cercando:

se vi sembra che il bambino si comporti un po’ male, e non ha bisogno di essere sgridato o preso in braccio e tenuto, forse sta cercando un piccolo confine. Se smette, questo era il confine di cui aveva bisogno. Se non smette, e per esempio scrive sulla parete ancora più forte di prima, quello che cerca è un confine più grande. Forse ha bisogno di essere preso in braccio, forse ha bisogno che gli diciate “Dicevo sul serio, non va bene che scrivi sulla parete!”. Se smetterà sarà questo il confine che cercava se, invece, comincerà a buttare tutte le penne, i colori ed i giochi forse avrà bisogno di un confine più grande. Un confine non arrabbiato ma solo più consistente. Poiché ha bisogno di un confine più grande è probabile che la sua rabbia aumenti per verificare se davvero siete abbastanza forti da contenere tutta la sua parte incontrollata. Tutto quello che dovrete fare è stare li fino a quando non si sia calmato. Perché un bambino si senta contenuto nel pieno di una crisi di rabbia è importante che i genitori si sentano di poter rimanere calmi e forti allo stesso tempo.

La rabbia rappresenta, per cui, un canale di espressione emotiva importante e forte per i bambini ma lo è anche per i loro genitori, poiché hanno in sé una grande risorsa che è quella di essere contemporaneamente contenitore e strumento utile a raccogliere ciò che i loro piccoli sentono ma che ancora non sanno come mettere fuori. Inoltre, il fatto che la rabbia abbia anche una connotazione positiva, ci aiuta a simbolizzarla non solo come “dannosa” ma, ci offre nuovi stimoli per riconoscerla ed aiutare i figli a viverla e ad sostenerla senza sentirsi dei bimbi “cattivi”!

Bibliografia

-          “L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano” (1995). A.R. Damasio. Adelphi;

-          “Aiutare i bambini…pieni di rabbia e odio” (2005). M. Sunderland & N. Armstrong. Erickson;

-          “Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento” (1989). J. Bowlby. Cortina Raffaello.

*L'immagine nell'introduzione dell'articolo è di Carol Rama

scrivereL'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Orsola Monteleone

Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale, membro dello Staff di MenteSociale.

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