Speciale Stalking

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Pedina, telefona, perseguita la vittima amata: chi è e cosa si può fare per capire e difendersi dal molestatore assillante.

Speciale Stalking, a cura della dr.ssa Laura Catalli e del dr. Luigi Milone

 

 

 

 

 
 

Attraverso la metafora hitchcokiana di una finestra, quale passaggio verso la visione del mondo esterno, si propone uno scenario descrittivo del problema stalking.

Verranno presentati alcuni esempi concreti di stalking e la relativa descrizione del fenomeno e del suo significato.

Lo Stalking visto ed analizzato dagli occhi e dal pensiero di chi è stato vittima di persecuzione

La
Elenco dei più comuni reati che, connessi con l’art. 612 bis c.p., comportano la procedibilità d’ufficio
 
La Legge 23 aprile 2009 n. 38, prevede, nel caso in cui non sia stata già sporta querela e non siano stati perpetrati reati procedibili d’ufficio, la possibilità di rivolgere al Questore, quale autorità di Pubblica Sicurezza, istanza di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta molesta.
E’ questa a mio parere un’innovazione fondamentale, che fornisce agli operatori di polizia uno strumento efficace per incidere sul fenomeno dello stalking, in particolare per tutti quei comportamenti fastidiosi che, pur non costituendo reato o costituendo reato procedibile a querela di parte, sconvolgono la vita della vittima portandola all’esasperazione, facendola sentire indifesa ed in costante pericolo di vita, costringendola a vivere prigioniera di sé stessa.
Con la ricezione di tale istanza, che deve essere compilata in maniera accurata e documentata per dimostrarne la fondatezza, il Questore procede ad ammonire oralmente il soggetto nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento, invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge, valutando nei suoi confronti l’adozione di eventuali provvedimenti in materia di armi e munizioni. Dell’ammonimento viene redatto un verbale di cui una copia è rilasciata al richiedente ed una all’ammonito.
Se il soggetto ammonito non desiste dal suo comportamento, continuando nella condotta di stalking, la procedibilità del reato di “atti persecutori” diventa d’ufficio e la pena prevista è aumentata.
Per cercare di applicare rapidamente la presente normativa ho ritenuto opportuno creare un modello di richiesta di ammonimento, dando alcune linee guida.
Naturalmente ognuno potrà modificare il modello adattandolo alle proprie esigenze e alle indicazioni che saranno date dai diversi uffici di polizia. Per questo sarò grato a tutti coloro che mi vorranno dare consigli in merito, comunicando con una e-mail inviata al sito tutte le difficoltà incontrate nelle diverse situazioni e i pareri ritenuti opportuni.
Successivamente, tenendo soprattutto conto dei vostri contributi, rivedrò le linee guida, adattandole alle esigenze richieste dai vari uffici di polizia, cercando così di mettere a punto uno strumento che, come penso, sia utilissimo per incidere sul fenomeno dello stalking.
La Legge 23 aprile 2009 n. 38, prevede, nel caso in cui non sia stata già sporta querela e non siano stati perpetrati reati procedibili d’ufficio, la possibilità di rivolgere al Questore, quale autorità di Pubblica Sicurezza, istanza di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta molesta.
 
el Regno Unito nel 1997 è stato adottato il “Protection from Harassment Act”, per affrontare in modo più mirato, della legislazione precedente, i comportamenti di molestia. L’atto prevede che “una persona non deve attuare una condotta che sa  o che dovrebbe sapere essere causa di molestia ad un’altra. Se una persona ragionevole in possesso delle medesime informazioni, penserebbe che la condotta dell’imputato corrisponde a molestia, ciò significa che il crimine è stato commesso. Occorre peraltro dimostrare che l’imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere ,che la sua condotta avrebbe causato timore di violenza nella vittima”, è inoltre necessario che gli atti di violenza siano ripetuti almeno due volte.
In Italia le condotte degli stalker sono considerate penalmente rilevanti, quando integrano la fattispecie prevista dall’art. 660 c.p., sul reato sessuale. In armonia con la cultura penalistica italiana, la molestia assillante non si ascrive all'interno di questo reato, ma si manifesta al massimo come semplice contravvenzione fino a comprovato atto della molestia stessa (un esempio rientrante in questi casi è la violenza fisica).
Nelle legislazioni esaminate quindi non esiste accordo minimi circa la necessità della presenza di minacce esplicite da parte del molestatore per definire il reato. Prevale la tendenza al assumere come decisivo il consenso su ciò che una persona ragionevole giudicherebbe minaccioso, con le ovvie difficoltà relative a discriminare i casi più lievi, da quelli che possono sconfinare con tentativi di corteggiamento, magari goffi e da parte di persone con scarse abilità sociali.
L'ispettore Maranò, in data 2/05/2007 ha segnalato che... "Oggi la nota positiva  che vi posso riferire consiste  nel fatto che  è stato predisposto uno  schema di disegno di legge  nel quale  tra le nuove fattispecie delittuose compare anche  l'art. 612 bis (Atti persecutori):'Chiunque ripetutamente molesta o minaccia taluno in modo da turbare  le sue normali condizioni di vita ovvero in modo da porlo in stato di soggezione o grave disagio fisico o psichico, od anche in modo da determinare  un giustificato timore  per la sicurezza personale  propria  o di persona a sè legata  da stabile legame affettivo, e punito a querela della persona offesa  con la reclusione fono a quattro anni ...' tali limiti edittali elevati comporterebbero l'adozione di misure cautelari prima impensabili".
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PREVENZIONE DELLO STALKING
Galeazzi afferma che, nel caso in cui la molestia avvenga all’interno del rapporto duale di coppia, una prima prevenzione può essere fatta osservando il partner nella fase di “amante perfetto”, i cui atteggiamenti ossessivi sono dominanti e possono di conseguenza indurre qualche sospetto: egli sta passando infatti, da una gelosia senza ragione a un bisogno eccessivo di controllo.
Da un punto di vista della persona che vive questo disagio individuale e/o di coppia, un percorso consigliato può essere quello di richiedere una consulenza psicologica, un percorso quindi che assume carattere di prevenzione contro lo sviluppo potenziale di un comportamento assillante.
Da un punto di vista collettivo, ancora pochi studi trattano del fenomeno dello stalking. Si crea quindi la necessita di ulteriori indagini e ricerche su tale tematica ed allo stesso tempo offerte di aiuto vere e proprie da servizi realizzati appositamente.
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STRATEGIE PER DIFENDERSI DALLO STALKING
Picozzi e Zappalà individuano 5 possibili strategie difensive:
fuga/evitamento: nel caso dell’aggressione è la miglior risposta, ma la sua probabilità di successo si riduce dipendentemente dall’età e dalla prestanza fisica dell’aggressore e della vittima; spesso avviene in un luogo isolato, senza via di scampo, a volte di fronte a più aggressori.
risposta verbale non confrontativa: la vittima si trova di fronte al molestatore e, con l’intento di dissuaderlo, cerca di suscitare empatia (“ti ascolto” o “ti capisco”), essendo sincera (“ho paura”) o negoziando, al fine di prendere tempo ed escogitare una strategia migliore. Spesso però lo stalker, troppo eccitato, non si interessa di queste frasi.
resistenza fisica non confrontativa: resistenze simulate (svenimenti, epilessia, mutismo) o del tutto involontarie e spontanee (pianto o in casi gravi perdita del controllo sfinterico). Queste tecniche possono offrire un’opportunità alla vittima.
risposta oppositiva verbale: si urla per attirare l’attenzione o ci si sfoga per la rabbia. Lo scopo è comunque lanciare nello stalker il messaggio di non essere disposti a sottomettersi.
resistenza oppositiva fisica: si colloca lungo un continuum che va da risposte moderate (divincolarsi) a risposte violente (colpi volontari su collo e genitali). In questo caso  bisogna che la vittima si aspetti una reazione a questa ancora più aggressiva.
sottomissione: spesso risultato della paura o della convinzione che così ci si possa salvare. E in generale lo è, soprattutto nella riduzione dei danni fisici.
Oltre alle reazioni immediate appena descritte, ci possono essere delle reazioni a lungo termine, tra cui quelle più frequenti risultano essere: il cambiamento dello stile di vita, (cambiando lavoro, abitazione, città, stato), la protezione di se stessi (cambiando numero di telefono, usando il cognome da nubile sul lavoro, seguendo corsi di autodifesa o acquistando un arma) e della propria casa (istallando apparecchi tecnologici o sistemi di allarme nei casi più gravi, mentre in quelli blandi cambiando la serratura della porta).
Una buona strategia sembra essere quella comunque di indurre lo stalker a  parlare di sé, facendo leva sul suo narcisismo; in tal modo la vittima, fino a quel momento oggettivizzata, si riappropria di una sua esistenza come persona.
Sembra inoltre che sia importante tenere un diario e registrare le telefonate in modo tale da avere dei dati tangibili da portare alle forze dell’ordine nel momento in cui si intende denunciare il persecutore. E' infatti vero che senza la presenza di comprovata molestia, le autorità non possono fare molto. (vedi riferimenti legislativi).
La strategia che sembra essere per il momento migliore rimane comunque l'indifferenza, sebbene lo stress sia tanto, così come il disagio ed il comprovato malessere. Lo stalker infatti si "alimenta" dei comportamenti di paura della vittima, ma anche di quelli reattivi, relativi alla rabbia che la persona porta dentro per la situazione che sta sopportando.
L'ispettore Maranò, in data 31/05/2007 ha segnalato che... "presso il Tribunale Ordinario di Milano, esiste un Pool di Magistrati e di operatori di Polizia Giudiziaria specializzati a cui le vittime possono trovare un solido appoggio, ovviamente  deposidando direttamente c/o gli Uffici ricettivi la denuncia del caso".
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COME UTILIZZARE GLI STRUMENTI LEGALI OLTRE LA LEGGE ANTISTALKING
Questi consigli forniti gentilmente dal Dott. Salvadori (V. Sovrintendente della Polizia di Stato) possono risultare dei suggerimenti utili alle vittime delle molestie assillanti.
1) Rivolgersi immediatamente all'ufficio denunce della questura o del commissariato della Polizia di Stato più vicino.
2) Esporre all'ufficiale di polizia giudiziaria incaricato della ricezione della denuncia, in maniera chiara ed articolata,  la successione degli eventi ricordando che:
a) Se vi è stata aggressione fisica (ma anche solo verbale) che ha determinato lesioni e/o stato d'ansia, prima dell'esposizione della denuncia è necessario rivolgersi presso il pronto soccorso dell'ospedale più vicino, narrando i fatti accaduti. Facendo ciò il medico di turno sarà obbligato a stilare un referto medico il quale, oltre a costituire una vera e propria ricezione di notizia di reato, sarà la prova della veridicità dei fatti narrati nell'esposizione della querela.
b) Se vi sono state molestie telefoniche (anche telefonate mute) ricordarsi, qualche giorno prima della denuncia, di annotare possibilmente il giorno e l'ora in cui queste sono pervenute. Anche se ciò è molto fastidioso è necessario attivare il tasto di risposta e tenere in linea l'altra persona per qualche secondo (naturalmente senza instaurare una conversazione), dimodoché il sistema di registrazione dei tabulati telefonici entri in funzione e vi sia la certezza della registrazione della telefonata. Ciò è molto importante perché comunicando con esatezza all'ufficiale di polizia giudiziaria il momento in cui sono pervenute le telefonate si faciliterà l'indagine e i tabulati telefonici costituiranno la prova delle molestie subite. Ma non solo, la molestia telefonica (art. 660 c.p.), anche se ritenuta un "reato bagattellare", a volte è l'unico reato che riesce ad incardinare tutto il processo presso il tribunale ordinario e non presso l'ufficio del giudice di pace. Infatti è raro che comportamenti di stalking sfocino in aggressioni fisiche o altre condotte così gravi da permettere di incardinare il processo presso il tribunale ordinario.
c) Riportare in denuncia, con precisione ed in modo particolareggiato,  tutte le frasi offensive o minacciose ricevute, ricordando che le minacce di morte, specie se profferte impugnando armi (da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona -es.:un coltello da cucina non è classificato giuridicamente quale arma-) o oggetti atti ad offendere per i quali è vietato in maniera assoluta il porto se non per giustificato motivo (es.: un'accetta, a meno che non si provi il suo naturale ed imminente utilizzo; un coltello da cucina, a meno che non si stia tranciando un pollo), costituiscono minaccia grave ed incardinano il processo presso il tribunale ordinario. Per quanto riguarda le frasi offensive ricordarsi di citare i testimoni che hanno assistito all'evento (ciò è di particolare importanza ai fini della raccolta della prova).
d) Ricordarsi che obbligare qualcuno a fare qualche cosa che non vuole fare (esempio obbligarlo a fermarsi mentre in auto sta percorrendo una pubblica via e altre situazioni simili) integrano il reato, grave, di violenza privata. In situazioni del genere, se possibile, è bene richiedere sul posto l'intervento di una volante (113) che procederà a cristallizzare l'evento e comunque è sempre necessario citare i testimoni presenti ai fatti.
3) Riguardo ai comportamenti da tenere per difendersi dallo stalking, è necessario attenersi scrupolosamente a quelli elencati nel sito.
Dr. Giancarlo Salvadori, V. Sovrintendente della Polizia di Stato
(Settembre 2007)
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BIBLIOGRAFIA E LINK
Bibliografia in italiano
Angeli F. - Radice E., Rose al veleno. Storie d'amore e d'odio, Bompiani 2009
segnalato su Repubblica.it del 20-03-2009 vai alla notizia
Aramini M., Lo stalking: aspetti psicologici e fenomenologici presente in G. Gulotta, S. Pezzati, “Sessualità, diritto, processo”, Giuffrè, 2002, pagg. 495-539
Carofiglio G., Ad occhi chiusi, Sellerio Editore, 2003
segnalato e recensito da Giancarlo Salvadori
Curci G. - Galeazzi G.M.- Secchi C., La sindrome delle molestie assillanti (stalking), Bollati Boringhieri, 2003
G. Dal Pozzo, Così fragile, così violento. Le donne raccontano la violenza maschile, Editori Riuniti, 2000
segnalato e recensito da Giancarlo Salvadori
Ghezzani N., Quando l'amore è una schiavitù, Franco Angeli 2006
segnalato da Emanuela, 12 marzo 2007
Mascia I. - Oddi G., Storie di ordinaria persecuzione, Edizioni magi, 2006
Modena Group On Stalking, Donne vittime di Stalking, Franco Angeli, 2005
Roth P., Zuckerman scatenato, Enaudi, 2005
segnalato e recensito da Giancarlo Salvadori
Bibliografia internazionale
Brewster, M. P., Stalking - Psychology, Risk Factors, Interventions, and Law, Hardcover Book, 2003
Mullen P. E. , M. Pathé, R. Purcell, Stalkers and their victims,Cambridge University Press, 2000
Link in italiano
http://sopsi.archicoop.it/italiano/rivista/2001/vol7-4/galeazzi.htm
http://stalking.medlegmo.unimo.it/
Link internazionali
http://www.stalkingbehavior.com/
http://www.antistalking.com/
http://www.humec.cornell.edu/stalking/
http://www.nycagainstrape.org/survivors_factsheet_series_10.html
Hai altri riferimenti bibliografici sul fenomeno dello Stalking?
DISEGNO DI LEGGE APPROVATO SULLO STALKING
Disegno di legge recante: “Misure contro gli atti persecutori”
Articolo 1
(Modifiche al codice penale).
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l’articolo 612, è inserito il seguente:
«Articolo 612-bis. – (Atti persecutori). –
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a
quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da
cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero da ingenerare un
fondato timore per l’incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione
affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di
vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o
divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso ai danni di un minore
ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall’articolo 339.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi
previsti dal secondo e dal terzo comma, nonché quando il fatto è connesso con altro
delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.»;
b) al primo comma dell’articolo 577, dopo il numero 4) è aggiunto il seguente:
«4-bis) da soggetto che abbia in precedenza commesso nei confronti della vittima atti
persecutori ai sensi dell’articolo 612-bis».
Articolo 2
L'ammonimento del questore:
come richiederlo
(Ammonimento)
1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice
penale, la persona offesa può esporre i fatti al questore, avanzando richiesta di
ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.
2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi, se ritiene
fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il
provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo
processo verbale. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di
armi e munizioni.
3. Quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo, per il
delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale si procede d’ufficio.
Articolo 3
(Modifiche al codice di procedura penale)
1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 266, comma 1, lettera f), dopo la parola: «minaccia,» sono inserite le
seguenti: « atti persecutori, »;
b) dopo l’articolo 282-bis, sono inseriti i seguenti:
«Articolo 282-ter. – (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona
offesa).
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive
all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla
persona offesa ovvero di mantenere una distanza determinata da tali luoghi o dalla
persona offesa.
2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere
all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da
prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o
comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una distanza determinata
da tali luoghi ovvero da tali persone.
3. Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi
mezzo, con le persone di cui al comma 2.
4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per
motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative
modalità e può imporre limitazioni.
«Articolo 282-quater. – (Obblighi di comunicazione).
I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all’autorità di
pubblica sicurezza competente, ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti in
materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi
socio-assistenziali del territorio»;
c) al comma 1-bis dell’articolo 392, le parole: «e 609-octies», sono sostituite dalle
seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
d) al comma 5-bis dell’articolo 398 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano
minorenni»;
3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando
le esigenze di tutela delle persone»;
4) le parole: «l’abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti:
«l’abitazione della persona interessata all’assunzione della prova»;
e) al comma 4-ter dell’articolo 498, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;
2) dopo le parole: «l’esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti:
«ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».
Articolo 4
(Modifiche al codice civile)
1. All’articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono
sostituite dalle seguenti: «dodici mesi».
Articolo 5
(Clausola di invarianza)
1. Dall’esecuzione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del
bilancio dello Stato.
Articolo 6
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Decreto legge sugli atti persecutori

 
Bibliografia in italiano
Angeli F. - Radice E., Rose al veleno. Storie d'amore e d'odio, Bompiani 2009
segnalato su Repubblica.it del 20-03-2009 vai alla notizia
Aramini M., Lo stalking: aspetti psicologici e fenomenologici presente in G. Gulotta, S. Pezzati, “Sessualità, diritto, processo”, Giuffrè, 2002, pagg. 495-539
Carofiglio G., Ad occhi chiusi, Sellerio Editore, 2003
segnalato e recensito da Giancarlo Salvadori
Curci G. - Galeazzi G.M.- Secchi C., La sindrome delle molestie assillanti (stalking), Bollati Boringhieri, 2003
G. Dal Pozzo, Così fragile, così violento. Le donne raccontano la violenza maschile, Editori Riuniti, 2000
segnalato e recensito da Giancarlo Salvadori
Ghezzani N., Quando l'amore è una schiavitù, Franco Angeli 2006
segnalato da Emanuela, 12 marzo 2007
Mascia I. - Oddi G., Storie di ordinaria persecuzione, Edizioni magi, 2006
Modena Group On Stalking, Donne vittime di Stalking, Franco Angeli, 2005
Roth P., Zuckerman scatenato, Enaudi, 2005
segnalato e recensito da Giancarlo Salvadori
 Riferimenti bibliografici, riviste, siti internet in cui reperire informazioni sul fenomeno dello Stalking.

2) Esporre all'ufficiale di polizia giudiziaria incaricato della ricezione della denuncia, in maniera chiara ed articolata,  la successione degli eventi ricordando che:
a) Se vi è stata aggressione fisica (ma anche solo verbale) che ha determinato lesioni e/o stato d'ansia, prima dell'esposizione della denuncia è necessario rivolgersi presso il pronto soccorso dell'ospedale più vicino, narrando i fatti accaduti. Facendo ciò il medico di turno sarà obbligato a stilare un referto medico il quale, oltre a costituire una vera e propria ricezione di notizia di reato, sarà la prova della veridicità dei fatti narrati nell'esposizione della querela.
b) Se vi sono state molestie telefoniche (anche telefonate mute) ricordarsi, qualche giorno prima della denuncia, di annotare possibilmente il giorno e l'ora in cui queste sono pervenute. Anche se ciò è molto fastidioso è necessario attivare il tasto di risposta e tenere in linea l'altra persona per qualche secondo (naturalmente senza instaurare una conversazione), dimodoché il sistema di registrazione dei tabulati telefonici entri in funzione e vi sia la certezza della registrazione della telefonata. Ciò è molto importante perché comunicando con esatezza all'ufficiale di polizia giudiziaria il momento in cui sono pervenute le telefonate si faciliterà l'indagine e i tabulati telefonici costituiranno la prova delle molestie subite. Ma non solo, la molestia telefonica (art. 660 c.p.), anche se ritenuta un "reato bagattellare", a volte è l'unico reato che riesce ad incardinare tutto il processo presso il tribunale ordinario e non presso l'ufficio del giudice di pace. Infatti è raro che comportamenti di stalking sfocino in aggressioni fisiche o altre condotte così gravi da permettere di incardinare il processo presso il tribunale ordinario.
c) Riportare in denuncia, con precisione ed in modo particolareggiato,  tutte le frasi offensive o minacciose ricevute, ricordando che le minacce di morte, specie se profferte impugnando armi (da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona -es.:un coltello da cucina non è classificato giuridicamente quale arma-) o oggetti atti ad offendere per i quali è vietato in maniera assoluta il porto se non per giustificato motivo (es.: un'accetta, a meno che non si provi il suo naturale ed imminente utilizzo; un coltello da cucina, a meno che non si stia tranciando un pollo), costituiscono minaccia grave ed incardinano il processo presso il tribunale ordinario. Per quanto riguarda le frasi offensive ricordarsi di citare i testimoni che hanno assistito all'evento (ciò è di particolare importanza ai fini della raccolta della prova).
d) Ricordarsi che obbligare qualcuno a fare qualche cosa che non vuole fare (esempio obbligarlo a fermarsi mentre in auto sta percorrendo una pubblica via e altre situazioni simili) integrano il reato, grave, di violenza privata. In situazioni del genere, se possibile, è bene richiedere sul posto l'intervento di una volante (113) che procederà a cristallizzare l'evento e comunque è sempre necessario citare i testimoni presenti ai fatti.
3) Riguardo ai comportamenti da tenere per difendersi dallo stalking, è necessario attenersi scrupolosamente a quelli elencati nel sito.
Dr. Giancarlo Salvadori, V. Sovrintendente della Polizia di Stato
(Settembre 2007)
Suggerimenti pratici per le vittime di molestie assillanti

 
Secondo il Centro antipedinamento di Roma, solamente nella Capitale si denuncia che il 21% della popolazione è vittima, almeno una volta nella vita, di stalking.
Questi dati, già di per sè allarmanti, ci danno ovviamente un quadro generale della situazione; è importante infatti considerare il così detto "numero oscuro", ossia di tutti i casi in cui la molestia assillante non è stata segnalata alle autorità o denunciata.
Secondo uno studio americano, il 12% della popolazione femminile viene perseguitata da parte di un molestatore assillante.
In Italia, l’86% delle vittime è donna ed ha un’età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%).
Uno studio delle molestie assillanti che si limiti ad un’analisi delle caratteristiche degli aggressori rischia in partenza di non cogliere la complessità insita nell’insieme di comportamenti e comunicazioni che definiscono lo stalking, fermandosi solo al primo punto del modello sindromico presentato.
Il rapporto che si viene a creare tra molestatore e la sua vittima è stato finora poco esplorato nelle dinamiche relazionali, anche perché le ricerche si sono concentrate sul molestatore e meno di frequente sulla vittima, raramente sulla coppia molestato-molestatore.
Un’indagine australiana ha osservato, tramite un sondaggio a 6300 donne, che è più probabile che la molestia sia commessa da un uomo e risulta inoltre che il 2,6% delle vittime sposate o legate stabilmente, riferisce non solo che il reo risulta essere il coniuge o l’ex- partner, ma anche di aver subito violenza da questi. La violenza fisica, spesso di natura sessuale, è quindi un tratto distintivo della vita della vittima.
Un elemento a dir poco interessante è la categoria vittimologica più a rischio che risulta essere quella denominata “help profession” ossia di tutti quegli operatori che si mettono in campo essenzialmente per aiutare il prossimo, fra cui: assistenti sociali, medici, infermieri e…psicologi. In questo senso, uno studio di Galeazzi e Curci evidenzia come, di 108 psichiatri, psicologi e specializzandi, il 20% avesse subito almeno una campagna di stalking perdurante da più di un mese e con più di 10 episodi singoli di intrusione. Un esempio dell’alto rischio di queste professioni è il caso di “Monica , un medico di quasi 40 anni, il suo assassino lo ha conosciuto in ospedale. E probabilmente la sua memoria lo aveva catalogato come uno qualunque dei suoi tanti pazienti. Solo che per lui, evidentemente, quell’incontro fortuito deve aver avuto un sapore del tutto diverso. Per una non casuale coincidenza di eventi esattamente il giorno dopo aver dimesso il suo morboso paziente Monica ha iniziato a ricevere un numero sempre crescente di telefonate anonime da parte di un ammiratore che alla fine si è rilevato il suo killer. Deluso da continui dinieghi le è piombato davanti alla soglia di casa, l’ha aggredita e finita con una coltellata alla gola” (dal settimanale "D Donna").
Secondo il Centro antipedinamento di Roma, solamente nella Capitale si denuncia che il 21% della popolazione è vittima, almeno una volta nella vita, di stalking.
Questi dati, già di per sè allarmanti, ci danno ovviamente un quadro generale della situazione; è importante infatti considerare il così detto "numero oscuro", ossia di tutti i casi in cui la molestia assillante non è stata segnalata alle autorità o denunciata.
 

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