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Le particelle elementari

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Recensione


locandinaMichael e Bruno sono due fratellastri diversissimi tra loro: il primo è un ricercatore completamente alienato dal sesso, il secondo è schiavo delle sue fantasie sessuali. Quando si rincontrano, dopo essere venuti a sapere della madre che è in punto di morte, conosceranno due donne e scopriranno finalmente l’amore. Un po’ sullo stile di American beauty, Le particelle elementari di Oskar Roehler vorrebbe essere una feroce critica senza spiragli di speranza alla società e all’essere umano, tanto che nemmeno l’amore, sentimento che qui fa da contraltare alla prospettiva studiata da Michael di procreare in futuro senza più bisogno dell’atto sessuale, potrà essere alla fine l’antidoto ad una vita condannata alla tristezza. Il film evita per fortuna teorie apocalittiche e si limita a raccontare la deriva dell’essere umano, mostrandone le fragilità, ma non funziona nello stile, che male amalgama il tono tragicomico e grottesco della prima parte con quello eccessivamente funereo della seconda. Per non parlare dell’erotismo scabroso che invece era il punto di forza del romanzo da cui il film è tratto, qui privato dell’originaria funzione di metafora della disperazione umana, e ridotto a semplice gusto morboso del regista per lo sgradevole e l’indecente. Roehler non si capisce nemmeno che direzione voglia prendere alla fine, lasciando gli snodi della vicenda ad un “quasi semi lieto finale”, che non trova alcuna sorta di giustificazione.Vittime ed assassine finiscono allora per confondersi in una spirale infinita di sangue, di ipocrisia, di delirio allo stato puro, per un thriller quasi tutto al femminile in cui spiccano i volti italiani di attrici di fiction nostrane come Silvia De Santis, Galatea Ranzi ed una brava Eva Grimaldi (degne, d'altronde, della produttrice Ida di Benedetto, pioniera di soap come Un posto al sole).
Va detto, tuttavia, che non si tratta di una visione impeccabile: pur presentando vari spunti di rara genialità (i titoli di testa sono, a tal proposito, un vero gioiello), la pellicola resta un tentativo ammirevole ma non pienamente riuscito. A scene di un'efficacia suggestiva impressionante (una su tutte: le maschere anonime della servitù, perché "Le serve non hanno un'anima") si affiancano accenni non svolti, fili di trama lasciati in sospeso, punti importanti non approfonditi. Quello che risulta lampante è, dopo tutto, l’antitesi esterno-interno, apparenza-essenza, generosità che cela corruzione, sorrisi che sanno di marcio.

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Scheda tecnica


Regista: O. Roehler
Anno di produzione: 2006
Produzione: Germania
Durata: 105 minuti

Curiosità

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Riconoscimenti


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Autore dell'articolo: Claudia Catalli

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...Nella vita uno non porta scritto sul viso i sentimenti che sta provando;
io sono un regista e cerco di esporre al pubblico lo stato d'animo di questa donna
unicamente attraverso i mezzi del cinema [...].
Ora, grazie alla macchina da presa, il pubblico entra a far parte della scena
e bisogna soprattutto evitare che la macchina da presa divenga improvvisamente
distante e obiettiva, altrimenti si distrugge l'emozione che è stata creata".

A. Hicthcock in "Il cinema secondo Hicthcock", di F. Truffaut, 1993
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