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Ad occhi chiusi

Recensione

copertinaLo stalking, una condotta molesta che esiste da sempre ma che solo da poco tempo ha attirato l’attenzione di ricercatori ed investigatori. Pedinamenti, telefonate indesiderate, minacce che una persona, lo stalker, compie nei confronti della propria vittima.

Questo tipo di comportamento, prima che capiti, non è preso sul serio ed è considerato alla stregua di uno scherzo. Poi provoca danni psicologici e non psicologi di un’entità tale che il 20% delle vittime dichiarano di aver avuto propositi suicidi.

Dal punto di vista penale, sino ad oggi, non esiste in Italia un articolo di legge specifico atto a sanzionare tali condotte. A ciò si sta tentando di ovviare con il disegno di legge approvato dal governo in data 22.12.2006 che mira all’introduzione del reato di “atti persecutori”. Con il citato disegno di legge sono state apportate importanti modifiche anche al codice di procedura penale, prevedendo l’applicazione di specifiche misure cautelari atte alla tutela della vittima.

Carofiglio ci offre una descrizione precisa del comportamento di stalking. La vittima è Martina Fumai, una donna con un passato di anoressia e malattia mentale; il persecutore è il suo ex convivente, un soggetto prepotente, ricco e sicuro della sua impunità.

Niente di meglio per comprendere le condotte di stalking, che leggere il seguente brano, un colloquio che l’avvocato Guerrieri, protagonista del libro, intrattiene con l’ispettore Tancredi, un poliziotto che <<…ha l’aspetto mite e un po’ sfigato dei peones messicani di certi film western di serie B, un intuito che di regola si trova solo in certi poliziotti da romanzo, la presa di un pitbull incazzato>> (G. Carofiglio, Ragionevoli dubbi, Sellerio Editore Palermo, 2006),  e suor Claudia, una suora che suora non è.
<< (…) Qualche anno fa questa ragazza conosce uno. Lo conosce dopo un periodo difficile della sua vita, che in realtà non è mai stata facile. Questo tipo sembra il principe azzurro. Gentile, premuroso, innamorato. Ricco. Bello anche, dicono le donne. Praticamente perfetto. Insomma, nel giro di qualche mese vanno a vivere insieme. Fortunatamente senza sposarsi>>.(…)
<<Dopo qualche mese di convivenza lui cambia. All’inizio non è più così gentile; poi comincia a diventare violento, prima solo verbalmente, poco dopo anche fisicamente. In breve la convivenza diventa un inferno. (…)>>.
<<Io dico che non è diventato diverso dopo l’inizio della convivenza. Era così anche prima. Ha solo smesso di recitare perché pensava non fosse più necessario. Ormai lei era sua proprietà. Ha cominciato ad offenderla, poi picchiarla, poi a farle cose che, se vorrà, potrà raccontare lei stessa. Poi ad appostarsi vicino al suo posto di lavoro, convinto che lei avesse un amante. Per sorprenderla. Naturalmente non l’ha mai sorpresa, perché non c’era niente da scoprire. Ma questo non lo ha calmato. Lo ha fatto diventare più cattivo. Quando una sera lei ha detto che non ce la faceva più, e che se quella storia non finiva lei se ne sarebbe andata, lui l’ha massacrata>>. (…)
<<Il giorno dopo lei ha preso un po’ di cose sue, quelle che riusciva a portar via senza aiuto, e se ne è andata  a casa della madre. Abitava in un appartamento suo prima, ma l’aveva lasciato quando era andata a vivere da lui. Da quel momento è cominciata la persecuzione. Davanti all’ufficio. Davanti a casa della mamma. La mattina. La sera. La pedinava. Le telefonava sul cellulare. Telefonava a casa. A tutte le ore del giorno e soprattutto della notte>>.
<< (…) Per due volte è stata picchiata per strada. Una mattina ha trovato la macchina completamente sfregiata con un cacciavite. Una sera la bicicletta, che era nell’androne del palazzo dove abita la mamma, completamente fatta a pezzi. Naturalmente non ci sono prove che sia stato lui. (…) la sua vita è diventata un inferno. Io e le ragazze della comunità cerchiamo di aiutarla. Quando è possibile la accompagniamo e la andiamo a riprendere dal lavoro. Per qualche settimana lei è anche venuta ad abitare in casa rifugio che almeno è un posto che lui non conosce e dove non può trovarla. Ma queste non sono soluzioni. Non ha più una vita, non può uscire la sera, non può andare a fare una passeggiata, spese in un supermercato, niente senza il terrore di trovarselo davanti. O alle spalle. E infatti non esce più. Vive rinchiusa in casa, come se fosse un carcere. Lui invece può girare indisturbato>>.
<<Ha fatto denuncia, questa ragazza?>> (…)
<<Ne ha fatte tre. Una dai carabinieri, una da noi in questura e la terza direttamente alla procura della Repubblica. Questa per fortuna è stata assegnata alla Mantovani che ci ha lavorato. Ha fatto le indagini che si potevano fare, ha sentito la ragazza, ha acquisito i tabulati dei telefoni, ha acquisito i certificati medici e poi ha chiesto la cattura dell’animale>>.
<<Per quale reato?>>.
<<Maltrattamenti e violenza privata aggravata. Ma è stato inutile. Il giudice ha rigettato la richiesta dicendo che non esistevano esigenze cautelari. (…)>>.

Suor Claudia è una strana suora, dall’aspetto mascolino ed esperta in arti marziali, anche intese come metafora della vita, tanto che per far comprendere il proprio stile di pensiero narra all’avvocato Guerrieri la storia della nascita del Ju-Jitsu: <<C’era un medico, nel Giappone antico, che aveva passato molti anni a studiare i metodi di combattimento. Voleva scoprire il segreto della vittoria ma era insoddisfatto, perché alla fine in ogni sistema a prevalere era la forza, o la qualità delle armi o espedienti ignobili. Questo significava che per quanto uno si allenasse e studiasse le arti marziali, per quanto fosse forte o preparato, avrebbe sempre potuto trovare un altro più forte o meglio armato, o più scaltro, che l’avrebbe sconfitto>>. (…) <<Insomma, questo medico era avvilito, perché non faceva progressi nella sua ricerca. Un giorno d’inverno era seduto vicino ad una finestra, mentre fuori nevicava da ore. Guardava fuori, seguendo i suoi pensieri. Tutto il paesaggio era imbiancato, con tanta, tantissima neve. I prati, le rocce, le case erano coperti di neve. Ed anche gli alberi. I rami degli alberi erano carichi di neve, e a un certo punto il medico vide il ramo di un ciliegio che cedeva per il peso della neve, e si spezzava. Poi successe la stessa cosa con una grossa quercia. Era una nevicata mai vista>>. (…) <<Nel parco, un po’ più lontano dalla finestra, c’era uno stagno e intorno dei salici piangenti. La neve cadeva anche sui rami dei salici, ma non appena cominciava ad accumularsi, quei rami si piegavano e la neve cadeva a terra. I rami dei salici non si spezzavano. Vedendo quella scena il medico provò un improvviso senso di esultanza e si rese conto di essere giunto alla fine della sua ricerca. Il segreto del combattimento era nella non-resistenza. Chi è cedevole supera le prove; chi è duro, rigido, prima o poi viene sconfitto, e spezzato. Prima o poi troverà qualcuno più forte. Ju-Jitsu significa: arte della cedevolezza. Il segreto era la cedevolezza. (…)>>.
Suor Claudia e l’ispettore Tancredi si rivolgono all’avvocato Guerrieri perché accetti di seguire, appunto, il caso di Martina Fumai, una donna maltrattata dall’ex compagno, uno squallido persecutore: Gianluca Scianatico. L’uomo è sì uno squallido persecutore, ex picchiatore fascista, giocatore di poker e, si dice, cocainomane, ma è un persecutore importante, figlio del presidente di una delle sezioni penali nella Corte d’appello, uno degli uomini più potenti della città. Ecco che il caso  sottoposto all’avvocato Guerrieri è spinoso, che non porta soldi, ma solo grane ed inimicizie. Inoltre la vittima, anzi la presunta vittima Martina Fumai, non è altro che una donna con un passato di anoressia e di malattia mentale. Ma l’avvocato Guerrieri incarna il difensore di fiducia che ognuno di noi vorrebbe incontrare  nel caso in cui si trovi aggrovigliato nelle complesse reti della giustizia: <<Sono un coglione. Va bene, sono un coglione. C’è qualche legge che lo vieta? No. Allora faccio il coglione quanto mi pare>>.

Durante la lettura del romanzo si sviluppano le varie problematiche riguardanti lo stalking, non ultima quella dell’acquisizione delle prove concernenti il reato a causa della vergogna e della colpevolizzazione provata dalla vittima: <<Com’era il processo? Fetido, cosa mi aspettavo. Fetido da tutti i punti di vista. Sostanzialmente la parola di lei contro quella di lui, perlomeno per i fatti più gravi. Le molestie telefoniche erano provate dai tabulati, ma quello era un reato minore. C’erano un paio di certificati medici del pronto soccorso con prognosi lievi, ma quando erano successi i fatti più gravi, durante la convivenza, lei non era andata a farsi medicare. Si vergognava di raccontare quello che era successo. Funziona sempre così. Vengono massacrate e poi si vergognano di andare a raccontare che i loro mariti, i loro compagni sono delle bestie>>.

L’avvocato Guerrieri si trova dinanzi un reato anomalo, non previsto nel codice penale e di difficile individuazione anche utilizzando articoli suppletivi. Inoltre, leggendo un testo di criminologia, apprende dell’esistenza di una nuova figura di criminale con il quale non aveva mai avuto a che fare prima: lo stalker, ma soprattutto viene a conoscere il disagio psicologico e non psicologico che le condotte di stalking provocano nella vittima.
<<Erano le fotocopie di un libro di criminologia di uno psichiatra americano. Parlava di un tipo di criminale con cui non avevo mai avuto a che fare, da quando facevo l’avvocato. O forse sì, ma senza saperlo. Lo stalker – il persecutore.
Nelle prime pagine l’autore citava le leggi americane, numerosi studi ed il manuale di classificazione criminale dell’FBI, per descrivere la figura del persecutore come “un predatore che segue furtivamente e ostinatamente una vittima in base ad un criterio specifico e adotta una condotta tendente a provocare afflizione emotiva ed altresì il ragionevole timore di essere uccisa o di subire lesioni fisiche; o che adotta una condotta continuata, volontaria e premeditata consistente nel seguire e molestare un’altra persona”.
In sostanza, spiegava l’autore, la persecuzione è una forma di terrorismo rivolta contro un singolo individuo allo scopo di ottenere un contatto con quest’ultimo e dominarlo. E’ un delitto invisibile spesso, fino a quando non esplode la violenza, anche omicida. Allora di solito interviene la polizia; allora di solito è troppo tardi.

Il libro continuava spiegando che molti uomini appartenenti alla categoria dei persecutori nascondono il proprio senso di dipendenza dietro una immagine ultramaschile, stereotipa, e sono cronicamente aggressivi nei confronti delle donne. Molti persecutori di questo tipo hanno subito dei traumi, durante l’infanzia. La morte di un genitore, abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, altro. Insomma gli stalkers hanno di solito uno squilibrio affettivo che riflette situazioni dell’infanzia che hanno turbato la loro vita di relazione. Sono incapaci di vivere il dolore in modo normale, di lasciar perdere e cercare un altro rapporto. Spesso la rabbia per l’abbandono è una difesa contro il risvegliarsi del dolore e dell’umiliazione intollerabili per rifiuti subiti nell’infanzia, che verrebbero ad aggiungersi alla perdita più recente.

L’autore spiegava che è difficile rendersi conto dell’intensità della paura e dello sgomento provati dalle vittime. L’orrore è talmente intenso e costante che spesso sfugge alla comprensione di chi non ne è coinvolto.

C’era un passaggio evidenziato con un textliner arancione: “A mano a mano che il terrorismo si intensifica la vita del/della perseguitato/a diventa una prigione. La vittima passa in fretta dalla copertura protettiva di casa a quella a quella del luogo di lavoro, e di nuovo a casa, proprio come il detenuto viene trasferito da una cella all’altra. Ma spesso neanche il luogo di lavoro è un rifugio. Alcune vittime sono troppo terrorizzate per uscire di casa. Vivono confinate e sole, sbirciando il mondo, nascoste dietro le persiane sbarrate”.>> (…)
<<Ripresi il fascicolo e rilessi i capi d’imputazione, che prima avevo guardato solo di sfuggita. Il più interessante era quello per il reato di violenza privata, cioè in pratica per la persecuzione. Scianatico, oltre che per i maltrattamenti, per le lesioni e le molestie telefoniche era imputato:
“…per il reato di cui agli articoli 81, 610, 61 n. 1 e 5 del codice penale, perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, agendo per motivi abietti o comunque futili ed approfittando di circostanze di tempo, luogo e persona tali da ostacolare la privata difesa, costringeva Fumai Martina (dopo la cessazione del rapporto di convivenza more uxorio nel cui ambito si verificò il reato di maltrattamenti in famiglia, descritto nel capo che precede), usando violenza e minacce esplicite, implicite e comunque meglio descritte nei capi di imputazione che seguono: 1) a tollerare la sua continua, assillante e persecutoria presenza nelle vicinanze dell’abitazione, sul luogo di lavoro e comunque nei luoghi di abituale frequentazione; 2) ad abbandonare progressivamente le abituali occupazioni e relazioni sociali; 3) a vivere nella sua abitazione in stato di sostanziale privazione della libertà personale, impossibilitata ad uscirne liberamente senza essere sottoposta alle vessazioni di cui sopra ed altresì meglio descritte nei capi di imputazione che seguono; 4) a raggiungere e lasciare il suo luogo di lavoro sostanzialmente limitata nella sua libertà personale e con il necessario accompagnamento (finalizzato a prevenire o a respingere le aggressioni dello Scianatico) di terze persone..”
Pensai che non avevo mai davvero riflettuto su quel genere di situazioni. Ovviamente mi ero già occupato altre volte di matrimoni e convivenze che finivano male; ovviamente avevo avuto a che fare con la violenza e le vessazioni che spesso seguivano a questi epiloghi. Li avevo sempre considerati dei fatti minori. La coda di rapporti finiti male. Piccole violenze, insulti, molestie ripetute. Fatti minori>>.

Ecco, fatti minori, così sono considerate le condotte di stalking. E poi, le persone che denunciano tali fatti paiono essere anche un po’ fissate. Perlopiù donne stralunate, che riferiscono di non riuscire più a dormire, di aver paura ad uscire di casa, di avere la sensazione di essere continuamente pedinate. Insomma, tutte apparentemente con un precario equilibrio mentale. Ciò porta ad una generale scarsa attenzione da parte degli investigatori pubblici, aggiungendo alla vittima una nuova fonte di stress. La storia prosegue tra mille difficoltà. L’avvocato Guerrieri, che nel processo rappresenta la parte civile della vittima, dovrà fare i conti con una giustizia pigra e con Dellisanti, un avvocato della difesa di successo, infido, che ha l’abitudine di adattare i meccanismi che regolano il processo a proprio uso e consumo: <<Una parte della fortuna professionale di Dellisanti si basava sulla oculata gestione dei rapporti con cancellieri, assistenti, ufficiali giudiziari. Regali per tutti a Natale e Pasqua. Regali speciali – o anche molto speciali, si diceva nei corridoi – per qualcuno, all’occorrenza>>.

Non solo, Dellisanti cercherà con modi spicci di convincere il collega a tenere una linea processuale “leggera”, tale da non scatenare polveroni: <<E naturalmente non ti preoccupare per le tue competenze. Tu trova il modo di tirarti fuori da questa storia e a quello che ti spetta per il lavoro che hai già fatto ci pensiamo noi. Sei un bravo avvocato e soprattutto un ragazzo sveglio. Non fare cazzate inutili. Questa è solo una piccola bega fra un fesso e una squilibrata. Non ne vale la pena>>.
Ma Guerrieri non molla, non si lascia intimidire e dopo un magistrale controinterrogatorio il giudice accoglie tutte le sue richieste. E’ la sconfitta di Dellisanti, ma non solamente, è la sconfitta umana e morale del prepotente Scianatico.
<<Martina rientrava dal lavoro –erano le cinque e mezzo o poco più tardi– e aveva parcheggiato a qualche decina di metri dal portone di casa della madre.
Lui era lì ad aspettarla da almeno un’ora, come disse il proprietario di un negozio di abbigliamento, sull’altro lato della strada. Lo aveva notato perché “c’era qualcosa di strano, nel suo comportamento, nel suo modo di muoversi”.
Quando lei lo vide si fermò un attimo; forse pensò di andarsene dall’altra parte, di scappare via. Poi invece riprese a camminare andandogli incontro. Con decisione, disse il negoziante. Aveva deciso di affrontarlo. Non voleva scappare. Non più>>.
Martina Fumai decide di affrontare a viso aperto il suo persecutore e la fine tragica del romanzo ci riporta alla realtà ed all’urgente necessità di agire dal punto di vista legislativo, dando adeguata protezione alla vittima di un reato che non è solamente una contravvenzione penale.

Ma nel romanzo non è raccontata solamente la storia di Martina Fumai. Il libro è un contenitore di storie; vi è narrata la vicenda dell’infanzia violata di una bambina, con continui flash back letterari scritti in corsivo che a volte viene voglia di leggere solo quelli per vedere come va a finire, ma vi è anche raccontata la storia personale dell’avvocato Guerrieri, difensore dei deboli ed eccentrico rispetto al sistema, che legge Kavafis ed i suoi versi sull’inafferrabilità della bellezza, bevendo rum.


Scheda tecnica

Autore: G. Carofiglio
Titolo: Ad occhi chiusi
Casa editrice: Sellerio
Anno di pubblicazione: 2003

Conosci l'autore

autoreMagistrato dal 1986, è stato designato consulente della Commissione bicamerale Antimafia. Gianrico è fratello dell'architetto, regista teatrale, illustratore e scrittore Francesco Carofiglio. Il 22 febbraio 2008 viene annunciata la sua candidatura al Senato per il Partito Democratico e nelle elezioni del 13 e 14 aprile dello stesso anno viene eletto senatore.
Testimone inconsapevole (2002), è la sua opera esordiente: il romanzo che ha aperto il filone del legal thriller italiano, ha vinto il Premio del Giovedì "Marisa Rusconi", il premio Rhegium Iulii e il premio Città di Cuneo e, infine, il Premio Città di Chiavari. Nel 2003 esce la seconda opera Ad occhi chiusi (Sellerio, 2003), che vince il premio Lido di Camaiore e il prestigioso premio delle Biblioteche di Roma. Nel 2007 viene eletto in Germania, da una giuria di librai e giornalisti: "il miglior noir internazionale dell'anno". Vincitore del Premio Bancarella del 2005 con il romanzo Il passato è una terra straniera (Rizzoli, 2004), nel settembre 2006 ha pubblicato un altro romanzo che vede il ritorno, quale protagonista, dell'avvocato Guerrieri: Ragionevoli dubbi (Sellerio).


Curiosità

Il 12 settembre 2007 è stato pubblicato da Rizzoli Cacciatori nelle tenebre, una graphic novel con protagonista l'ispettore Carmelo Tancredi, illustrata dai disegni del fratello dell'autore, Francesco.


La citazione

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Pensieri d'autore

 

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I viaggi solo se all'estero,
l'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
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Wislawa Szymborka, "Scrivere il curriculum", 20121256671210_start-here-gnome-pink

 

 

...Ma l'ansietà di un nuovo stato, o forse il nervosismo che le causava la presenza di quell'uomo, erano bastati a convincerla che fosse finalmente sua quella meravigliosa passione fino ad allora vaga e planante nel fulgore dei cieli poetici come un grande uccello dalle piume rosate; e adesso non poteva capacitarsi che la calma in cui viveva fosse la felicità tanto sognata.
Flaubert in "Madame Bovary", Mondadori, 2009
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Caro amico - mi aveva detto due giorni appresso - sia Charcot sia i nostri due di Rochefort, invece di analizzare il vissuto dei loro soggetti e chiedersi che cosa voglia dire avere due coscienze, si stanno a preoccupare se si possa agire su di loro con l'ipnotismo o con le barre di metallo...
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...I ammiro soprattutto l'inevitabilità di una sequenza
che si fissa come un fotogramma nell'eternità, un effetto
a rallentatore dello svolgersi del destino.

E. Berselli in "Il più mancino dei tiri", Il mulino, 1995
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...La vita è così, è piena di parole che non valgono la pena,
oppure la valevano e non la valgono più,
ognuna di quelle che pronunceremo toglierà il posto a un'altra più meritevole,
che lo sarebbe non tanto di per sè quanto per le conseguenze di averla detta ....

J. Saramago in "La caverna", ET Einaudi,  2000
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..."A volte le cose più reali succedono solo nell'immaginazione, Oscar" disse lei.
"Ricordiamo solo quello che non è mai accaduto"...

C. R. Zafòn in "Marina", Mondadori,  2009
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...E'tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono.
Perchè quando uno si innamora non è mica tanto convinto che quello che gli sta succedendo sia vero.
Gli innamorati sospettano della realtà, tengono gli occhi sempre aperti: è per questo che dormono pochissimo.
Quando ricevono la telefonata che aspettano da ore praticamente parlano coi fantasmi.
Se vi capita, come a me adesso, di ricominciare a respirare normalmente quando sentite la voce del fantasma, cominciate a preoccuparvi.

D. De Silva in "non avevo capito niente", Einaudi, 2007
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...Una lettera non dice quello che vuole dire solo con la scrittura.
Si può leggere la lettera anche annusandola, toccandola,
palpandola, proprio come un libro.
Perciò le persone intelligenti dicono: leggi, vediamo cosa dice la lettera.
Le persone stupide invece dicono: leggi, vediamo cosa scrive.
L'abilità sta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo".

O. Pamuk in "Il mio nome è rosso", Einaudi,  20051256671210_start-here-gnome-pink

...Nella vita uno non porta scritto sul viso i sentimenti che sta provando;
io sono un regista e cerco di esporre al pubblico lo stato d'animo di questa donna
unicamente attraverso i mezzi del cinema [...].
Ora, grazie alla macchina da presa, il pubblico entra a far parte della scena
e bisogna soprattutto evitare che la macchina da presa divenga improvvisamente
distante e obiettiva, altrimenti si distrugge l'emozione che è stata creata".

A. Hicthcock in "Il cinema secondo Hicthcock", di F. Truffaut, 1993
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...Due fette sottili di prosciutto crudo affumicato,
setose e fluide nelle pieghe languide, un pò di burro salato, un pezzo di pagnotta.
Un'overdose di vigorosa morbidezza: improbabile ma squisita. 
Un altro bicchiere dello stesso vino indimenticabile.
Prologo stimolante, incantevole, elettrizzante....

M. Barbery in "Estasi culinarie", Edizioni e/o,  20071256671210_start-here-gnome-pink