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Così fragile, così violento

Recensione

Scriveva nell’anno 1470, in una lettera alla madre, Nannina Rucellai, sorella di Lorenzo il Magnifico: <<Se si vuole fare quello che si vuole non bisogna nascere donne>>.

Il pensiero espresso oltre 530 anni fa da Nannina Rucellai è di un’attualità sorprendente. Troppe sono ancora le donne che soccombono silenziosamente al volere del maschio al quale sono legate, sia questo il fidanzato, il padre, l’amante, il marito, il medico, il datore di lavoro. Troppe le donne che ancora sono maltrattate, violentate, uccise in seguito a violenze perpetrate all’interno della famiglia o, come avrebbe scritto una volta il buon brigadiere della Polizia nel rapporto da inviare all’autorità giudiziaria, per futili motivi.

Giuliana Dal Pozzo, nel suo libro dal titolo “Così fragile così violento” fa un’analisi completa della condizione femminile nella nostra società, dove sotto l’apparente manto freddo della normalità quotidiana scorre la lava incandescente della violenza.

L’autrice, che è stata una delle fondatrici dell’associazione nazionale volontarie del Telefono Rosa, descrive numerosi episodi che riguardano la violenza contro le donne e che sono stati tratti da segnalazioni giunte proprio alle volontarie dell’associazione stessa. Ne emerge uno spaccato terribile della condizione femminile, ma ancora più terribile e preoccupante è quanto si legge nella filigrana dei racconti. Qui prende infatti forma la figura di un maschio che, indipendentemente dalla cultura e dallo stato sociale, non riesce ancora a svincolarsi dall’atavico sentimento di predominio che crede di possedere nei confronti della donna, vista non come persona ma bensì come oggetto. Siamo lontani, eppur così concettualmente vicini, agli anni in cui visse Torquato Tasso, [1] uno dei maggiori poeti italiani rinascimentali, che nella Gerusalemme Liberata, a proposito della donna, scriveva: <<Femina è cosa garrula e fallace, vòle e disvòle: è folle è uom che se ‘n fida>>. Non c’è bisogno della trasposizione in prosa per comprendere l’accostamento donna-oggetto.

Il libro di Giuliana Dal Pozzo ci offre una descrizione particolareggiata dei comportamenti d’abuso che subiscono le donne. Il limite delle condotte: la fantasia.

Vi sono descritte storie di donne maltrattate dal fidanzato, alle quali l’amore fa perdere di vista i segnali di pericolo che provengono dal loro principe azzurro; donne maltrattate dal marito, il cui abbraccio protettivo che fa bella mostra nella foto del matrimonio si è trasformato in una morsa che stritola; donne maltrattate dal padre, che nella società odierna ha perso l’orientamento psicologico e non sapendo essere autorevole si rifugia nell’autoritarietà oppure nella latitanza; donne maltrattate dal medico, che approfitta di chi cerca aiuto e guarigione ed invece trova un cinico prof. dott. Tersilli; [2] donne maltrattate dal datore di lavoro, alle quali vengono richieste, per dirla con l’indimenticato Pierangelo Bertoli, “certe prestazioni fuori orario”, [3] oppure vittime di mobbing o del più infido straining. [4]

Giuliana Dal Pozzo analizza anche il fenomeno della pedofilia, riportando un elenco in cui sono sinteticamente riassunti i comportamenti che pone in essere un bambino vittima di un pedofilo e che ricalcano lo schema di Finkhelor e Browne. [1]

L’autrice descrive quindi il comportamento violento degli sconosciuti, suddividendo i soggetti in questione in lupi solitari o di branco: i primi agiscono da soli, i secondi in gruppo, in una forma di complicità esclusivamente maschile. Questi sono individui pericolosi che, per vincere la noia che li assale, possono commettere di tutto, dall’imbrattamento alla violenza sessuale spinta sino all’omicidio. Il libro si chiude con la descrizione dei comportamenti di stalking, esibizionismo, coprolalia telefonica e frotteurismo di cui sempre più spesso le donne sono vittime.


[1] Sorrento 1544 - Roma 1595.
[2] “Il Prof. Dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con la mutua”. Italia 1970 - regia Luciano Salce – Film con Alberto Sordi, Claudio Gora, Evelyn Stewart, Alessandro Cutolo, Ira Furstemberg, Pupella Maggio, Marisa Fabbri, Lino Banfi, Paolo Paoloni. Durata 104 minuti.
[3] P. Bertoli, F. Urzino  “A muso duro”, Ed. Aldo di Lazzaro, 1995, BMG Ricordi Spa.
[4] H. Ege, “Oltre il mobbing. Straining, stalking e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro”, Franco Angeli, Milano, 2005.


Scheda tecnica

Autore: Giuliana del Pozzo
Titolo: Così fragile, così violento
Casa editrice: Editori Riuniti
Anno di pubblicazione: 2000

Conosci l'autore

Giuliana del Pozzo è stata direttrice del periodico “Noi Donne” e redattrice del quotidiano “Paese Sera”. Ha pubblicato un’enciclopedia in due volumi su “Le donne nella storia d’Italia”. E’ stata una delle fondatrici dell’associazione nazionale volontarie del Telefono Rosa.


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Pensieri d'autore

 

...Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero,
l'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

 

Wislawa Szymborka, "Scrivere il curriculum", 20121256671210_start-here-gnome-pink

 

 

...Ma l'ansietà di un nuovo stato, o forse il nervosismo che le causava la presenza di quell'uomo, erano bastati a convincerla che fosse finalmente sua quella meravigliosa passione fino ad allora vaga e planante nel fulgore dei cieli poetici come un grande uccello dalle piume rosate; e adesso non poteva capacitarsi che la calma in cui viveva fosse la felicità tanto sognata.
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...I ammiro soprattutto l'inevitabilità di una sequenza
che si fissa come un fotogramma nell'eternità, un effetto
a rallentatore dello svolgersi del destino.

E. Berselli in "Il più mancino dei tiri", Il mulino, 1995
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...La vita è così, è piena di parole che non valgono la pena,
oppure la valevano e non la valgono più,
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J. Saramago in "La caverna", ET Einaudi,  2000
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..."A volte le cose più reali succedono solo nell'immaginazione, Oscar" disse lei.
"Ricordiamo solo quello che non è mai accaduto"...

C. R. Zafòn in "Marina", Mondadori,  2009
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...E'tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono.
Perchè quando uno si innamora non è mica tanto convinto che quello che gli sta succedendo sia vero.
Gli innamorati sospettano della realtà, tengono gli occhi sempre aperti: è per questo che dormono pochissimo.
Quando ricevono la telefonata che aspettano da ore praticamente parlano coi fantasmi.
Se vi capita, come a me adesso, di ricominciare a respirare normalmente quando sentite la voce del fantasma, cominciate a preoccuparvi.

D. De Silva in "non avevo capito niente", Einaudi, 2007
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...Una lettera non dice quello che vuole dire solo con la scrittura.
Si può leggere la lettera anche annusandola, toccandola,
palpandola, proprio come un libro.
Perciò le persone intelligenti dicono: leggi, vediamo cosa dice la lettera.
Le persone stupide invece dicono: leggi, vediamo cosa scrive.
L'abilità sta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo".

O. Pamuk in "Il mio nome è rosso", Einaudi,  20051256671210_start-here-gnome-pink

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Un'overdose di vigorosa morbidezza: improbabile ma squisita. 
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