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Recensione

locandina

Private fears. Una coppia in crisi, Dan e Nicole, che cerca casa, dimenticandosi di trovare prima un barlume di felicità.
Public places. Un’agenzia immobiliare in cui lavorano fianco a fianco lo stacanovista Thierry e la madonnina infilzata Charlotte (una devotissima donna di chiesa che si rivela perversa ninfomane esibizionista, in una metafora religione-facciata contro ogni moralismo di circostanza).
Il leit motiv che imbianca tutto il corso della pellicola è dunque il gelido contrasto pubblico/privato, che schiera pareti domestiche contro uffici ordinari, intimi salotti contro pub affollati, interiorità sull’orlo del baratro contro esteriorità integerrime da ostentare. Ogni personaggio di Resnais vive dell’insanabile dicotomia del fuori e dentro, così intensa da invadere costantemente il campo visivo fino a stravolgerne ogni regola formale: nevica, sì, ma dentro. Nevica sopra le mani dei protagonisti, nevica dentro ai loro cuori, dentro ai loro sentimenti congelati.
Sebbene il regista rubi la scena ai suoi attori, ipnotizzando il pubblico (o i cuori, appunto) con la sua maestria di cinquantennale carriera, il cast si conferma di qualità. Oltre al pacato Pierre Arditi, alla camaleontica  Sabine Azema e al talento di Andre Dussollier, spicca la nostra Laura Morante, ancora una volta, e ancora al meglio, nei soliti panni della compagna insoddisfatta e un po’ nevrotica, che si cimenta in epiche litigate con un bambinone fallito.
Resnais immobilizza i suoi personaggi condannandoli ad un’ibernazione esistenziale fatta di solitudine e incomprensione, nel mezzo di una scenografia volutamente quotidiana, scarna, anonima, che, nella sua evidente teatralità, lascia completamente spazio all’invasione irruenta dei complessi vortici interiori che tormentano (nel senso di tormenta, bufera, sturm und drang) con violenza l’animo umano.

vota_star_40



Scheda tecnica

Regista: Alain Resnais
Anno di produzione: 2006
Produzione: Francia/Italia
Durata:  125 minuti

Curiosità

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Riconoscimenti

Il film ha vinto il leone d'argento per la regia

 

 

 

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Pensieri d'autore

 

...Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero,
l'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

 

Wislawa Szymborka, "Scrivere il curriculum", 20121256671210_start-here-gnome-pink

 

 

...Ma l'ansietà di un nuovo stato, o forse il nervosismo che le causava la presenza di quell'uomo, erano bastati a convincerla che fosse finalmente sua quella meravigliosa passione fino ad allora vaga e planante nel fulgore dei cieli poetici come un grande uccello dalle piume rosate; e adesso non poteva capacitarsi che la calma in cui viveva fosse la felicità tanto sognata.
Flaubert in "Madame Bovary", Mondadori, 2009
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Caro amico - mi aveva detto due giorni appresso - sia Charcot sia i nostri due di Rochefort, invece di analizzare il vissuto dei loro soggetti e chiedersi che cosa voglia dire avere due coscienze, si stanno a preoccupare se si possa agire su di loro con l'ipnotismo o con le barre di metallo...
U. Eco in "Il cimitero di Praga", Bompiani, 2010
 
 
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...I ammiro soprattutto l'inevitabilità di una sequenza
che si fissa come un fotogramma nell'eternità, un effetto
a rallentatore dello svolgersi del destino.

E. Berselli in "Il più mancino dei tiri", Il mulino, 1995
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...La vita è così, è piena di parole che non valgono la pena,
oppure la valevano e non la valgono più,
ognuna di quelle che pronunceremo toglierà il posto a un'altra più meritevole,
che lo sarebbe non tanto di per sè quanto per le conseguenze di averla detta ....

J. Saramago in "La caverna", ET Einaudi,  2000
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..."A volte le cose più reali succedono solo nell'immaginazione, Oscar" disse lei.
"Ricordiamo solo quello che non è mai accaduto"...

C. R. Zafòn in "Marina", Mondadori,  2009
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...E'tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono.
Perchè quando uno si innamora non è mica tanto convinto che quello che gli sta succedendo sia vero.
Gli innamorati sospettano della realtà, tengono gli occhi sempre aperti: è per questo che dormono pochissimo.
Quando ricevono la telefonata che aspettano da ore praticamente parlano coi fantasmi.
Se vi capita, come a me adesso, di ricominciare a respirare normalmente quando sentite la voce del fantasma, cominciate a preoccuparvi.

D. De Silva in "non avevo capito niente", Einaudi, 2007
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...Una lettera non dice quello che vuole dire solo con la scrittura.
Si può leggere la lettera anche annusandola, toccandola,
palpandola, proprio come un libro.
Perciò le persone intelligenti dicono: leggi, vediamo cosa dice la lettera.
Le persone stupide invece dicono: leggi, vediamo cosa scrive.
L'abilità sta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo".

O. Pamuk in "Il mio nome è rosso", Einaudi,  20051256671210_start-here-gnome-pink

...Nella vita uno non porta scritto sul viso i sentimenti che sta provando;
io sono un regista e cerco di esporre al pubblico lo stato d'animo di questa donna
unicamente attraverso i mezzi del cinema [...].
Ora, grazie alla macchina da presa, il pubblico entra a far parte della scena
e bisogna soprattutto evitare che la macchina da presa divenga improvvisamente
distante e obiettiva, altrimenti si distrugge l'emozione che è stata creata".

A. Hicthcock in "Il cinema secondo Hicthcock", di F. Truffaut, 1993
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...Due fette sottili di prosciutto crudo affumicato,
setose e fluide nelle pieghe languide, un pò di burro salato, un pezzo di pagnotta.
Un'overdose di vigorosa morbidezza: improbabile ma squisita. 
Un altro bicchiere dello stesso vino indimenticabile.
Prologo stimolante, incantevole, elettrizzante....

M. Barbery in "Estasi culinarie", Edizioni e/o,  20071256671210_start-here-gnome-pink