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Fantasticando nel 2005

E’ ancora possibile la fantasia al giorno d’oggi? Per rispondere a questa domanda non possiamp sottrarci a gettare uno sguardo nel passato, fin nelle radici etimologiche del termine. In greco ??????í? vuol dire innanzi tutto apparizione, mostra, spettacolo [1] , recando per l’appunto in sé la radice del verbo ??í??, la cui gamma di significati parte da apparire o mostrarsi [2] per arrivare, passando attraverso sinonimi più marcatamente visivi come risplendere, fino a visibile alla mente, apparente (da cui ?ò ??????????, il fenomeno). Fantasia è dunque in origine un mettere in mostra, una messa in scena intesa anche (e forse soprattutto) come  rappresentazione della mente, o ancor meglio della sua facoltà immaginativa [3] . Rappresentazione dell’immaginazione, dunque, e spettacolo che si esibisce sul palcoscenico della mente umana, la fantasia pare tuttavia far tutt’uno, sin dalle sue origini etimologiche, con la finzione, con un nascondimento dietro alle quinte, con un al di là che non è immediatamente percepibile – e ancora una volta l’etimologia sembra volerci indicare proprio questa strada lungo la biforcazione fra i verbi ????????? e  ???????á??; il primo descrive il processo di produzione delle immagini così come il vedere in immaginazione, mentre il secondo allude ad un’accezione ben più negativa ma non per questo meno importante: ingannare, illudere. Fantasticare è quindi un’attività passiva ed attiva ad un tempo: è fabbricare e intanto assistere al proprio spettacolo mentale, così come è illudersi altrettanto inconsapevolmente che quello spettacolo possa sostituire, magari in magiche frazioni di secondo, un più scomodo e meno piacevole reale. Continuando a camminare lungo la superficie linguistica di questo termine, non possiamo sottrarci da una considerazione, piuttosto banale ma forse doverosa, sull’attualità del suo significato. Ebbene ai nostri giorni, lontani mille miglia e anche di più dai primordi ellenistici,  “fantasia” sembra un termine (s)caduto nella vuotezza semantica, una vuotezza fatta di troppe pienezze irrisolte. L’evidente molteplicità dei suoi significati, illustrata nel corso degli anni da centinaia di studiosi, da letterati a filosofi a scrittori a psicoanalisti…, sembra infatti aver sortito un effetto del tutto opposto alle intenzioni, ossia una sovrabbondanza di non-senso, una sorta di vaghezza diffusa ben poco superiore alla nebulosa che avvolge un qualunque concetto privo di un preciso significato. In altre parole, “fantasia” è un termine che brilla nella mente dell’uomo del 2000, richiamandogli eco di libri e libri di nozioni al proposito, come un’etichetta su una scatola, o una griglia su una tabella. Sfogliando l’edizione più recente di un qualunque dizionario [4] , si assiste ad un ventaglio di ben otto opzioni/varianti di significato, una versatilità del vocabolo ‘fantasia’ che gioca su più fronti, quanto mai diversi (eppure in fondo non troppo lontani) gli uni dagli altri: dalla mente all’immaginazione al capriccio al desiderio, fino al colore alla composizione musicale alla danza all’abbigliamento alla tipografia.  Fantasia è allora tutto… e niente.  E’ un interrogativo sospeso nell’incomprensibilità del tutto detto a cui non resta niente da dire:   Dov'è finita la mia fantasia? (…) Di fantasia ho vissuto, fantasia ho mangiato, fantasia ho bevuto...  e ora, cosa farò?     (A. Sirica, “Crisi di uno scrittore” [5] )   E’ altresì la speranza di poter ancora dire qualcosa in un’indicibilità attuale che altro non è se non l’esito del big bang del sovra-detto. Detto tutto -come sostenevamo poco fa-, detto troppo, abuso del detto, sopruso del detto, e dunque speranza di un dicibile che residua, di un dicibile da aprire:   Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno.

Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare.  (A.Baricco, “Oceano Mare”)


[1] Cfr. Vocabolario Greco-Italiano Rocci, pag. 1941
[2] Ibidem, pag. 1937-38
[3] Vd. nota 1
[4] Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, Zanichelli 2002,pp.680-81
[5] Il primo fra gli autori contemporanei che ho scelto di citare, per sottolineare meglio l’abuso di dicibilità della parola “fantasia” ai nostri giorni. Trattasi di un autore pressoché sconosciuto, poco più che ventenne, che ho scoperto per caso sul sito web “Clandestino- Narrativa sotterranea” (http://web.tiscali.it/clandestino/scrittore.html ).

 

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I viaggi solo se all'estero,
l'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
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Wislawa Szymborka, "Scrivere il curriculum", 20121256671210_start-here-gnome-pink

 

 

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J. Saramago in "La caverna", ET Einaudi,  2000
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C. R. Zafòn in "Marina", Mondadori,  2009
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Quando ricevono la telefonata che aspettano da ore praticamente parlano coi fantasmi.
Se vi capita, come a me adesso, di ricominciare a respirare normalmente quando sentite la voce del fantasma, cominciate a preoccuparvi.

D. De Silva in "non avevo capito niente", Einaudi, 2007
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Si può leggere la lettera anche annusandola, toccandola,
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Perciò le persone intelligenti dicono: leggi, vediamo cosa dice la lettera.
Le persone stupide invece dicono: leggi, vediamo cosa scrive.
L'abilità sta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo".

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unicamente attraverso i mezzi del cinema [...].
Ora, grazie alla macchina da presa, il pubblico entra a far parte della scena
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...Due fette sottili di prosciutto crudo affumicato,
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