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Il profilo psicologico della vittima

Secondo il Centro antipedinamento di Roma, solamente nella Capitale si denuncia che il 21% della popolazione è vittima, almeno una volta nella vita, di stalking.
Questi dati, già di per sè allarmanti, ci danno ovviamente un quadro generale della situazione; è importante infatti considerare il così detto "numero oscuro", ossia di tutti i casi in cui la molestia assillante non è stata segnalata alle autorità o denunciata.
Secondo uno studio americano, il 12% della popolazione femminile viene perseguitata da parte di un molestatore assillante.
In Italia, l’86% delle vittime è donna ed ha un’età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%).
Uno studio delle molestie assillanti che si limiti ad un’analisi delle caratteristiche degli aggressori rischia in partenza di non cogliere la complessità insita nell’insieme di comportamenti e comunicazioni che definiscono lo stalking, fermandosi solo al primo punto del modello sindromico presentato.
Il rapporto che si viene a creare tra molestatore e la sua vittima è stato finora poco esplorato nelle dinamiche relazionali, anche perché le ricerche si sono concentrate sul molestatore e meno di frequente sulla vittima, raramente sulla coppia molestato-molestatore.
Un’indagine australiana ha osservato, tramite un sondaggio a 6300 donne, che è più probabile che la molestia sia commessa da un uomo e risulta inoltre che il 2,6% delle vittime sposate o legate stabilmente, riferisce non solo che il reo risulta essere il coniuge o l’ex- partner, ma anche di aver subito violenza da questi. La violenza fisica, spesso di natura sessuale, è quindi un tratto distintivo della vita della vittima.
Un elemento a dir poco interessante è la categoria vittimologica più a rischio che risulta essere quella denominata “help profession” ossia di tutti quegli operatori che si mettono in campo essenzialmente per aiutare il prossimo, fra cui: assistenti sociali, medici, infermieri e…psicologi. In questo senso, uno studio di Galeazzi e Curci evidenzia come, di 108 psichiatri, psicologi e specializzandi, il 20% avesse subito almeno una campagna di stalking perdurante da più di un mese e con più di 10 episodi singoli di intrusione. Un esempio dell’alto rischio di queste professioni è il caso di “Monica , un medico di quasi 40 anni, il suo assassino lo ha conosciuto in ospedale. E probabilmente la sua memoria lo aveva catalogato come uno qualunque dei suoi tanti pazienti. Solo che per lui, evidentemente, quell’incontro fortuito deve aver avuto un sapore del tutto diverso. Per una non casuale coincidenza di eventi esattamente il giorno dopo aver dimesso il suo morboso paziente Monica ha iniziato a ricevere un numero sempre crescente di telefonate anonime da parte di un ammiratore che alla fine si è rilevato il suo killer. Deluso da continui dinieghi le è piombato davanti alla soglia di casa, l’ha aggredita e finita con una coltellata alla gola” (dal settimanale "D Donna").
Secondo il Centro antipedinamento di Roma, solamente nella Capitale si denuncia che il 21% della popolazione è vittima, almeno una volta nella vita, di stalking.
Questi dati, già di per sè allarmanti, ci danno ovviamente un quadro generale della situazione; è importante infatti considerare il così detto "numero oscuro", ossia di tutti i casi in cui la molestia assillante non è stata segnalata alle autorità o denunciata.
 
Secondo uno studio americano, il 12% della popolazione femminile viene perseguitata da parte di un molestatore assillante.
In Italia, l’86% delle vittime è donna ed ha un’età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%).
Uno studio delle molestie assillanti che si limiti ad un’analisi delle caratteristiche degli aggressori rischia in partenza di non cogliere la complessità insita nell’insieme di comportamenti e comunicazioni che definiscono lo stalking, fermandosi solo al primo punto del modello sindromico presentato.
Il rapporto che si viene a creare tra molestatore e la sua vittima è stato finora poco esplorato nelle dinamiche relazionali, anche perché le ricerche si sono concentrate sul molestatore e meno di frequente sulla vittima, raramente sulla coppia molestato-molestatore.
Un’indagine australiana ha osservato, tramite un sondaggio a 6300 donne, che è più probabile che la molestia sia commessa da un uomo e risulta inoltre che il 2,6% delle vittime sposate o legate stabilmente, riferisce non solo che il reo risulta essere il coniuge o l’ex- partner, ma anche di aver subito violenza da questi. La violenza fisica, spesso di natura sessuale, è quindi un tratto distintivo della vita della vittima.
Un elemento a dir poco interessante è la categoria vittimologica più a rischio che risulta essere quella denominata “help profession” ossia di tutti quegli operatori che si mettono in campo essenzialmente per aiutare il prossimo, fra cui: assistenti sociali, medici, infermieri e…psicologi. In questo senso, uno studio di Galeazzi e Curci evidenzia come, di 108 psichiatri, psicologi e specializzandi, il 20% avesse subito almeno una campagna di stalking perdurante da più di un mese e con più di 10 episodi singoli di intrusione. Un esempio dell’alto rischio di queste professioni è il caso di “Monica , un medico di quasi 40 anni, il suo assassino lo ha conosciuto in ospedale. E probabilmente la sua memoria lo aveva catalogato come uno qualunque dei suoi tanti pazienti. Solo che per lui, evidentemente, quell’incontro fortuito deve aver avuto un sapore del tutto diverso. Per una non casuale coincidenza di eventi esattamente il giorno dopo aver dimesso il suo morboso paziente Monica ha iniziato a ricevere un numero sempre crescente di telefonate anonime da parte di un ammiratore che alla fine si è rilevato il suo killer. Deluso da continui dinieghi le è piombato davanti alla soglia di casa, l’ha aggredita e finita con una coltellata alla gola” (dal settimanale "D Donna").

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Pensieri d'autore

 

...Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero,
l'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

 

Wislawa Szymborka, "Scrivere il curriculum", 20121256671210_start-here-gnome-pink

 

 

...Ma l'ansietà di un nuovo stato, o forse il nervosismo che le causava la presenza di quell'uomo, erano bastati a convincerla che fosse finalmente sua quella meravigliosa passione fino ad allora vaga e planante nel fulgore dei cieli poetici come un grande uccello dalle piume rosate; e adesso non poteva capacitarsi che la calma in cui viveva fosse la felicità tanto sognata.
Flaubert in "Madame Bovary", Mondadori, 2009
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Caro amico - mi aveva detto due giorni appresso - sia Charcot sia i nostri due di Rochefort, invece di analizzare il vissuto dei loro soggetti e chiedersi che cosa voglia dire avere due coscienze, si stanno a preoccupare se si possa agire su di loro con l'ipnotismo o con le barre di metallo...
U. Eco in "Il cimitero di Praga", Bompiani, 2010
 
 
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...I ammiro soprattutto l'inevitabilità di una sequenza
che si fissa come un fotogramma nell'eternità, un effetto
a rallentatore dello svolgersi del destino.

E. Berselli in "Il più mancino dei tiri", Il mulino, 1995
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...La vita è così, è piena di parole che non valgono la pena,
oppure la valevano e non la valgono più,
ognuna di quelle che pronunceremo toglierà il posto a un'altra più meritevole,
che lo sarebbe non tanto di per sè quanto per le conseguenze di averla detta ....

J. Saramago in "La caverna", ET Einaudi,  2000
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..."A volte le cose più reali succedono solo nell'immaginazione, Oscar" disse lei.
"Ricordiamo solo quello che non è mai accaduto"...

C. R. Zafòn in "Marina", Mondadori,  2009
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...E'tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono.
Perchè quando uno si innamora non è mica tanto convinto che quello che gli sta succedendo sia vero.
Gli innamorati sospettano della realtà, tengono gli occhi sempre aperti: è per questo che dormono pochissimo.
Quando ricevono la telefonata che aspettano da ore praticamente parlano coi fantasmi.
Se vi capita, come a me adesso, di ricominciare a respirare normalmente quando sentite la voce del fantasma, cominciate a preoccuparvi.

D. De Silva in "non avevo capito niente", Einaudi, 2007
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...Una lettera non dice quello che vuole dire solo con la scrittura.
Si può leggere la lettera anche annusandola, toccandola,
palpandola, proprio come un libro.
Perciò le persone intelligenti dicono: leggi, vediamo cosa dice la lettera.
Le persone stupide invece dicono: leggi, vediamo cosa scrive.
L'abilità sta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo".

O. Pamuk in "Il mio nome è rosso", Einaudi,  20051256671210_start-here-gnome-pink

...Nella vita uno non porta scritto sul viso i sentimenti che sta provando;
io sono un regista e cerco di esporre al pubblico lo stato d'animo di questa donna
unicamente attraverso i mezzi del cinema [...].
Ora, grazie alla macchina da presa, il pubblico entra a far parte della scena
e bisogna soprattutto evitare che la macchina da presa divenga improvvisamente
distante e obiettiva, altrimenti si distrugge l'emozione che è stata creata".

A. Hicthcock in "Il cinema secondo Hicthcock", di F. Truffaut, 1993
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...Due fette sottili di prosciutto crudo affumicato,
setose e fluide nelle pieghe languide, un pò di burro salato, un pezzo di pagnotta.
Un'overdose di vigorosa morbidezza: improbabile ma squisita. 
Un altro bicchiere dello stesso vino indimenticabile.
Prologo stimolante, incantevole, elettrizzante....

M. Barbery in "Estasi culinarie", Edizioni e/o,  20071256671210_start-here-gnome-pink