imageSembra che ci siano due modi principali in cui gli esseri umani organizzano e gestiscono la loro conoscenza del mondo, anzi strutturano la loro esperienza immediata, uno pare essere più specializzato per parlare di cose “fisiche”, l’altro per trattare delle persone e delle loro condizioni. Queste due forme di pensiero sono convenzionalmente note come pensiero logico-scientifico e pensiero narrativo...

La loro universalità suggerisce che affondino le radici nel genoma umano o che siano dei dati della natura del linguaggio. Si esprimono in modi diversi nelle diverse culture che le coltivano anche diversamente. Non esiste una cultura che sia priva di entrambi, anche se alcune ne privilegiano uno rispetto all’altro.

Nei suoi studi lo psicologo J. Bruner  ha spiegato l’importanza della narrazione, del suo valore culturale e sociale a tutte le età del soggetto. Egli distingue il pensiero scientifico da quello narrativo o argomentativo confrontando la specificità di ognuno di essi.  Prima che negli uomini  nascesse la spinta a ricercare le leggi che interpretano la realtà nei suoi vari aspetti è sempre esistita la trasmissione di informazioni nell’ambito della collettività. Il racconto presuppone che ci sia un coinvolgimento emotivo ed affettivo  tra chi parla e chi ascolta,  questa pratica tende a fare da “collante” al gruppo trasmettendo i principi culturali che definiscono l’identità personale e il riconoscimento di valori e credenze condivise.
La narrazione secondo Bruner ha come obiettivo quello di dare un significato alla realtà, all’esperienza come frutto di reciproca interazione tra l’uomo e il suo ambiente di vita.   

Nei bambini il racconto possiede connotazioni fantastiche e irreali ( la fiaba) che conferiscono all’esperienza e al vissuto una particolare originalità. Attraverso la favola l’adulto insegna al bambino una metafora della realtà e dei suoi significati, importante strumento per decodificare i sentimenti e discernere concetti e strutture che rappresentano gli archetipi della conoscenza.
In questo primo periodo della vita il bambino trova nell’adulto un sostegno (scaffolding) dal quale in seguito si emanciperà per acquisire  pian piano una propria indipendenza. La narrazione acquista una valenza positiva anche nella didattica perché riesce a potenziare le abilità cognitive dello studente nei vari ambiti disciplinari.

In particolare la conoscenza dell’ambiente si pone come relazione prioritaria che fornisce strumenti e metodi per la conoscenza della realtà e del suo divenire. Saper “leggere” l’ambiente significa mettere in atto capacità di percezione, selezione, discriminazione che contribuiscono alle rappresentazioni mentali e pongono interrogativi (problem solving ).

Le esperienze diventano patrimonio delle nuove generazioni se vengono trasmesse da adulti e anziani; come non sottolineare l’importanza di quanto i nostri nonni hanno vissuto,  un bagaglio culturale che insegna significati e valori che oggi sembrano un retaggio lontano.    Gli avvenimenti personali del soggetto  sono spesso in stretta relazione con i cambiamenti sociali del contesto storico in cui egli vive. Questo legame rende la narrazione una pratica sociale molto significativa perché si modella alle situazioni contingenti che ora come ora sono in continua ed incessante trasformazione.

Il sociologo Bauman parla di “società liquida” per indicare il processo di rapido cambiamento a cui l’uomo moderno deve quotidianamente adattarsi e sottostare con le conseguenze spesso negative per il suo equilibrio psico-fisico.
Consumismo e globalizzazione tendono ad appiattire e a rendere omogenea la società, società  in cui gli uomini forse  non hanno  più lo spazio per raccontare e raccontarsi.

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