Riflessioni sul tema attuale dell'immigrazione e sulle imminenti elezioni politiche.

Con l’approssimarsi delle elezioni politiche, appare sempre più chiaro che il tema dominante, quello che veramente è capace di spostare voti e pensieri, riguarda gli stranieri. Un tema sicuramente importante ma non prioritario e che ha assunto grande forza soprattutto dopo i fatti di Macerata creando, spinto dalle destre, schieramenti e contrapposizioni, discussioni e arroccamenti.. in poche parole IDENTITA’.

Ecco, se almeno un tema così importante fosse discusso con logica, cercando spiegazioni concrete e da paese democratico, si potrebbero ricercare soluzioni e riflessioni utili a tutti.

Al contrario come spesso capita in Italia la contrapposizione è diventata Ideologica e ha colpito la pancia dei cittadini, quella parte irrazionale travestita di razionalità che una volta messa in moto è difficile scardinare.

Mentre infatti una persona che parla di pancia ha la soluzione in mano “mandiamoli tutti a casa; l’Italia agli italiani, vengono qui solo per delinquere ecc ecc”, una persona che analizza il problema da diverse prospettive non può non essere in difficoltà ponendosi diversi dubbi e cercando di comprendere la complessità della situazione, non può non pensare al contesto e alle disgrazie dei migranti, da dove vengono e coniugare il dovere di non lasciar morire in mare queste persone con le risoluzioni da mettere in campo per accogliere e regolamentare tale situazione.

Ma come si fa a regolamentare una problema ogni giorno più emergenziale?

Si è creato un muro tra noi e quelli che sentiamo diversi, ci sentiamo minacciati nel nostro stile di vita e crediamo a rischio la nostra cultura quando invece sfruttiamo la disgrazia di queste persone che vengono qui, attratte dal nostro modo di vivere o per sfuggire a sventure in un vortice senza senso: per chi sono le prostitute in strada? Chi acquista la droga? Chi le fa lavorare in nero mettendole, solo per fare qualche esempio, negli autolavaggi senza regole, lasciandoli le notti intere a vendere fiori?

I colpevoli sono i migranti o chi li sfrutta e/o permette di stare fuori dalle regole?racismabsolvers v2

Ma la guerra è diventata tra noi e loro. Un italiano ha quasi più diritto a delinquere, uccidere e aggirare le leggi; il valore di un crimine si valuta anche in base all’origine di chi lo ha commesso.

Il problema, con una campagna mediatica in atto che strizza gli occhi sempre più al razzismo, è che il campo delle soluzioni possibili e della logica si restringe sempre più, nessun ragionamento regge all’irrazionalità di certe discussioni, ai luoghi comuni, agli stereotipi sociali che si stanno creando.

Un’intolleranza di fondo che puzza di razzismo si sta radicando ad un livello sociale basso, quello delle periferie, dei piccoli centri, dei luoghi di emarginazioni, spinto da quella classe politica che in tutti i modi sta approfittando di questa situazione e con questo probabilmente vincerà le elezioni.

Proprio per questo oggi sarebbe forse inutile a mio avviso abbozzare ragionamenti e soluzioni, analisi e prospettive, non in grado di convincere e neanche far pensare nessuno: nè il pensionato che si sente invaso, nè l’abitante di periferia che convive con una politica dell’accoglienza e dell’integrazione fallimentare, né infine il piccolo lavoratore che vede la sua professione minacciata da una forza lavoro a poco prezzo. Come al solito quello che poteva diventare una risorsa per la nostra vita civile e per la nostra economia è diventato il nostro nemico.

Quali soluzioni allora ad un razzismo montante?

Quali risposte ad una contrapposizione cosi viscerale – la mia vita e il mio futuro contro il tuo?

QUASI NESSUNA, la storia ci insegna che queste fasi spesso non si curano ma si subiscono e basta, è come un’influenza, bisogna aspettare che passa perché quando un argomento colpisce e si sostanzia nell’irrazionalità bisogna solo sperare che produca meno danni possibili e che le coscienze si risveglino al più presto.

Non si vede all’orizzonte una figura che possa riportare le cose sulla giusta strada e allora l’unica soluzione è che il cambiamento parta da noi stessi.

Ricordiamoci come stavamo 5 anni fa e pensiamo a come staremo tra 5 anni con un nuovo governo di questa destra o con un movimento populista dalle spinte autodistruttive; evitata una prospettiva tanto autolesionista, toccherà rimboccarsi le maniche e cercare di prendere il mano il futuro nostro e dei nostri figli (come diceva Gaber “Libertà è partecipazione”).

Bisogna solo aspettare? Ma a quale prezzo?

Sì, aspettare. Aspettare che si creino gli anticorpi perché purtroppo a volte la storia è lì, carta scritta che non insegna nulla e si sussegue nel suo ripetersi monotono e non possiamo farci nulla.

Ma aspettare è sufficiente?

 

 

scrivereL'articolo è stato scritto dal dr. Luigi Milone
Sociologo Ambientale, Official Photographer e Co-fondatore di MenteSociale

 

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