terzogenitore“Dottoressa, come mi devo comportare con mio figlio?” mi chiede spesso Paolo che si sta separando dalla moglie, alla ricerca disperata di qualcuno che gli “insegni” come si fa il padre e, soprattutto, come si fa il padre quando la coppia si separa e l’ex coniuge inizia una nuova relazione.  Ma questa domanda non è solamente di Paolo, è la domanda di Marco che sente di “riuscire a dare il giusto affetto” ai propri figli, o di Luca che vorrebbe “ trovare un canale di comunicazione”  con il figlio adolescente, “perennemente chiuso in camera sua”….Si potrebbero aggiungere ancora tanti nomi: tutti i padri, prima o poi, si confrontano con questa domanda.

 

Padri in cambiamento

Certamente la figura paterna ha subito un sostanziale cambiamento negli ultimi anni, di pari passo con le trasformazioni sociali e culturali.

Fino a qualche decennio fa, infatti, il “buon padre” era culturalmente colui che si occupava del mantenimento economico della famiglia – per cui era assente da casa per tutto il giorno- ed assolveva ad una funzione “normativa”, lasciando totalmente alla madre la funzione emotiva ed educativa. Viceversa, nelle odierne famiglie “a doppia carriera”, la figura paterna non si caratterizza più come “assente”, ma anzi gioca un ruolo attivo nella gestione pratica dei figli e nelle questioni educative, alla ricerca di una vicinanza affettiva ed emotiva precedentemente delegata alle madri.

Un cambiamento importante ma certamente non facile, che pone i nuovi padri dinanzi alla sfida di reinventare i contorni ed i tratti di questa figura, a fronte di un “vuoto” di modelli socialmente riconosciuti. Pensiamo ad esempio ai casi di separazione e divorzio, in cui, nonostante le nuove leggi rispetto all’affidamento condiviso, si autorizza la frequentazione tra padri e figli in orari ed in giorni precisi (spesso per un tempo nettamente inferiore rispetto a quello della madre), o ancora alle differenze di diritti lavorativi relativamente alla maternità e alla paternità.

Un vuoto culturale e sociale ma non solo: spesso il neo padre manca di validi riferimenti familiari, per cui si trova alla ricerca di un modo per riuscire a dare ai figli ciò che sente di non aver avuto, essendo cresciuto con un modello paterno improntato alla distanza emotiva e alla mancanza di complicità.

Alla ricerca della giusta vicinanza

In questo scenario, il passaggio alla genitorialità si configura ancora più complesso per il padre che per la madre.

Come affrontare un passaggio che sancisce la propria mascolinità ma che chiede di far appello alle proprie parti femminili per sostenere e contenere la partner? Come riuscire a lasciare spazio al terzo nella relazione con la moglie e allo stesso tempo farle sentire la propria presenza?

Chiamato anch’egli a rielaborare le esperienze con i propri genitori, il futuro padre spesso si confronta con il desiderio di recuperare un’immagine paterna positiva, un bisogno di compensazione e il proposito di offrire ai figli un’esperienza differente dalla propria. Desideri che però spesso si traducono nel diventare “l’amico del figlio”, nell’essere estremamente permissivi, nella difficoltà a porre dei limiti…passando così da un eccesso di distanza ad uno di vicinanza che priva il bambino di quel contenimento garantito dalla funzione normativa tipicamente paterna.

Il nuovo padre si trova, così,  impegnato nella costruzione di un’identità inedita, capace di garantire una vicinanza affettiva senza tuttavia perdere quei tratti caratteristici della “mascolinità” che lo salvaguardano dal diventare un “mammo”.

Nuovi padri e nuove configurazioni familiari: il terzo genitore

La ricerca di una nuova identità e di una giusta vicinanza coinvolge in maniera ancora più forte le famiglie ricomposte, in cui i padri biologici coesistono insieme ai nuovi compagni delle ex partner (quello che autori come Oliverio Ferraris e Donata Francescato hanno definito come “terzo genitore”).

Come può il padre biologico continuare a svolgere la sua funzione e garantire vicinanza ai figli nonostante l’allontanamento da casa e la regolamentazione delle visite? Come può il terzo genitore porsi nei confronti di figli non suoi, dovendo inevitabilmente svolgere delle funzioni paterne ma senza sostituirsi al padre biologico? E i figli, come possono avvicinarsi alla nuova figura maschile senza sentirsi sleale nei confronti del proprio padre?

Come è facile intuire, la riuscita di una seconda famiglia richiede innanzitutto chiarezza e risorse affettive: solamente grazie all’elaborazione della separazione in un clima ostile e rispettoso delle esigenze dei figli può aiutare a porre le basi per la costruzione di una famiglia non a rischio.

Da parte sua, il terzo genitore deve essere capace di accettare un tempo di attesa, utile all’identificazione di un chiaro posto affettivo nella nuova famiglia. Solamente in questo modo, infatti, assolverà i figli dal doversi porre come “difensore” del padre assente e aiuterà la madre a dare ancora una volta fiducia ad una figura maschile.

In questo scenario così complesso, cosa possiamo fare davanti alla domanda di Paolo “Come si fa ad essere padri?” Probabilmente la risposta migliore è quella di non dare risposte preconfezionate o ricette vincenti, ma accompagnare i “padri in travaglio” nella costruzione di una nuova identità di padre, capace valorizzare non più l’assenza ma la risorsa che questa figura rappresenta per la crescita dei figli. 

 

scrivereL'articolo è stato scritto dalla dr.ssa Arianna Frisina
Psicologa Psicoterapeuta in formazione sistemico-relazionale, membro dello Staff di MenteSociale.

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