o FOOD BRAIN facebookProponiamo una intervista alla dr.ssa Federica Tentellini, dietista e consulente nutrizionale dell’età pediatrica che collabora da gennaio 2018 con MenteSociale in progetti di prevenzione e trattamento dei disturbi alimentari dell'età evolutiva.

Cosa fa la dietista? Perchè oggi un bambino su tre è in sovrappeso? Quali sono le migliori strategie per prendersi cura del proprio figlio anche attraverso l'alimentazione?

Sempre più spesso si sente parlare di differenti figure professionali che si occupano di alimentazione; potresti spiegarci, in poche parole, in cosa consiste il tuo lavoro?

Come dietista il mio compito è quello di sostenere, accompagnare e motivare i pazienti e le loro famiglie attraverso un percorso di educazione nutrizionale, guidando le loro scelte alimentari, affinché diventino consapevoli dei benefici di una sana alimentazione associata ad una corretta attività fisica. Il fine è quello di raggiungere e mantenere nel tempo un benessere psico fisico, scegliendo il cibo con buon senso e moderazione ed utilizzandolo come carburante per il corpo e per la mente”.

I cambiamenti sociali e culturali avvenuti negli ultimi anni hanno influenzato il rapporto delle persone col cibo?

È sotto gli occhi di tutti che gli enormi progressi tecnologici ed economici in Italia, come nel resto mondo industrializzato, hanno permesso di migliorare l’alimentazione e la salute, riducendo notevolmente la malnutrizione per difetto (causata da carenze nella dieta), ma aumentando parallelamente la malnutrizione per eccesso.

Oggi, infatti, l’attenzione è rivolta al sovrappeso e all’obesità, in particolare all'obesità infantile (1 bambino su 3 in Italia è in sovrappeso). Le cause principali di questo fenomeno sono, innanzitutto, le maggiori disponibilità e facilità d'accesso al cibo; successivamente la tendenza sempre più comune a mangiare in fretta e da soli.

La condivisione dei pasti è infatti uno degli aspetti quotidiani che in modo più evidente ha risentito degli effetti dello stile di vita contemporaneo, sempre più frenetico ma, allo stesso tempo, prevalentemente sedentario. Quei momenti di convivialità che scandivano le giornate, legati al consumo dei pasti principali, ora sono sempre di più ridotti ad una mera necessità fisiologica, in cui si mangia in modo automatico con una serie di gesti da concludere nel minor tempo possibile.

Ovviamente ciò comporta la perdita di alcuni significati e del valore che rendono il mangiare insieme un'occasione per dedicare tempo non solo agli altri ma anche a sè stessi, per sperimentare gusti e sapori, per scoprire similitudini e differenze con i propri familiari ed anche per condividere pensieri ed emozioni”.

Attualmente le informazioni riguardo l’alimentazione provenienti da web e mass media sono molte e spesso discordanti; come ci si può orientare e compiere le scelte migliori per se stessi e per la propria famiglia?tentellini

L’influenza sempre maggiore della pubblicità, del web e della globalizzazione spinge spesso verso il consumo di alimenti grassi e molto dolci (ad esempio il junk food, altrimenti detto “cibo spazzatura”, e bevande zuccherate), a discapito del consumo giornaliero di frutta e verdura fresche. In tal senso, è importante scegliere i prodotti alimentari in base alla qualità e alla stagionalità, leggendo l’etichetta che rappresenta la loro carta d’identità.

Rivolgersi ad un Professionista esperto in Alimentazione, anche in assenza di patologie, risulta essere la scelta più efficace per avere le informazioni corrette riguardo al cibo oltre che un modo per prendersi cura della propria salute, di acquisire la consapevolezza di ciò che si mangia e di adottare uno stile di vita sano”.

Quali sono, secondo te, i fattori che possono agevolare le famiglie nell’apportare dei cambiamenti a livello alimentare?

L’alimentazione è un aspetto molto complesso della vita: nella costruzione di un determinato stile alimentare, infatti, intervengono una molteplicità di fattori che è utile prendere in considerazione per il buon esito di un intervento nutrizionale. Il comportamento alimentare, oltre ad essere condizionato da aspetti genetici, fisiologici e biologici, subisce influenze di tipo sociale, ambientale, familiare ed individuale.

Quando ci si occupa dei bambini e delle loro famiglie credo che dedicarsi esclusivamente all’aspetto nutrizionale non sia sufficiente per garantire dei cambiamenti stabili; basti pensare, ad esempio, che essere consapevoli degli effetti positivi dello sport sulla salute, non comporta automaticamente l’iscrizione in palestra. Riguardo all’infanzia è utile che ciascuno collabori nell’ottica di un cambiamento, in modo tale che alcune modalità poco corrette possano essere sostituite con delle buone abitudine. Essere accompagnati in questo percorso da un professionista, lo psicologo, che si prenda cura degli aspetti emotivi, comportamentali e relazionali legati al cibo, potrebbe senz’altro portare dei notevoli benefici.

Nello studio MenteSociale stiamo portando avanti dei progetti che vedono proprio queste due figure collaborare per divulgare una cultura del benessere a partire dalla tavola e per intervenire su problematiche e disturbi di tipo alimentare

Quali sono i motivi principali per cui le famiglie si rivolgono a te e quali sono le problematiche alimentari che riscontri più frequentemente?

Principalmente le famiglie vengono da me per il sovrappeso e l'obesità dei figli e per le molteplicità di complicanze e di difficoltà quotidiane causate dal peso eccessivo (insulino-resistenza, steatosi epatica, difficoltà nei movimenti…).

Spesso i genitori si rivolgono a me dicendo: “Dott.ssa mio figlio mangia bene ma ha un po’ di pancetta” oppure : “Mia figlia non fa merenda, fa sport ma ha sempre qualche chiletto in più”… Si tratta di richieste che evidenziano come, alla base di alcune problematiche possano anche esserci informazioni incomplete, convinzioni inesatte riguardo al cibo e abitudini alimentari poco corrette.

Proprio per questo reputo necessario intraprendere un percorso con tutta la famiglia e sostenerli nell’introduzione di piccoli cambiamenti a livello nutrizionale che possano poi diventare, nel tempo, delle “buone abitudini”. Rispetto alla problematica più diffusa fra i miei pazienti, invece, spesso il mio intervento riguarda lo squilibrio di nutrienti nella dieta, dovuto ad un eccessivo consumo di pane, pasta, dolci ed una notevole carenza nell’utilizzo di frutta e verdura fresche”.

Rivolgersi ad un equipe integrata che prevede la collaborazione fra dietista e psicologo potrebbe aiutare chi, a causa di una patologia (celiachia, diabete ed altre malattie metaboliche), è costretto a modificare il proprio stile alimentare?

Certamente! La collaborazione tra dietista e psicologo permette di rispondere alla richiesta della persona in modo completo, prendendo in considerazione sia gli aspetti fisici che emotivi dell’alimentazione.

Sapere che, nell'affrontare i cambiamenti relativi ad un nuovo stile alimentari, è possibile avvalersi del sostegno di una figura professionale, come quella dello psicologo, che faciliti e sostenga questo processo è sicuramente rassicurante e stimolante per chi vuole intraprendere un percorso finalizzato al raggiungimento del benessere psico-fisico”.

Ti sei dedicata prevalentemente al lavoro con i bambini, quali sono le ragioni di questa scelta?

La mia formazione in ambito pediatrico mi ha permesso di scoprire la sensibilità e la determinazione dei bambini quando l’argomento in questione è la loro salute. Daniele, 5 anni, entra in studio dicendo: “Dott.ssa ho perso 1kg, lei è veramente divertente!” Giulio, 12 anni, mi invia una foto scrivendo: “Finalmente ho comprato i pantaloni della mia taglia ed i miei amici non mi prendono più in giro!” Federico, 10 anni, al primo controllo mi dice: “Il mio papà ha fatto 2 nuovi buchi alla mia cinta!”

La gioia che può dare un bambino/a che entra in studio abbracciando la propria dietista non ha prezzo!

L’educazione alimentare dei più piccoli si riflette anche sui genitori e mi permette di orientare l’intero nucleo familiare verso uno stile di vita sano.

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