Attraverso la metafora hitchcokiana di una finestra, quale passaggio verso la visione del mondo esterno, si propone uno scenario descrittivo del problema stalking.

Verranno presentati alcuni esempi concreti di stalking e la relativa descrizione del fenomeno e del suo significato.

 La finestra sul cortile”, diretto da Alfred Hitchcock (famoso film del 1954), ci apre una visuale tridimensionale su un fenomeno assai particolare, una delle tante facce della violenza: lo stalking.

Non un fenomeno nuovo, ma di nuova definizione e individuazione, grazie all’interpretazione dei numeri, delle casistiche e ai progressi legislativi in materia.

La famosa pellicola mostra il protagonista Jeff, che immobilizzato ad una gamba, si trova a vivere rinchiuso nel suo appartamento per molti giorni. L’unico suo passatempo diventa osservare con l’ausilio di un binocolo, dalla finestra che si apre sul cortile.

In questo modo si immerge negli appartamenti antistanti e nelle vite di chi li abita.

Bhe, mi sono immaginata il nostro Jeff, ai giorni d’oggi, costretto su una sedia, a guardare quanto gli si palesa guardando davanti a sè, all’interno degli appartamenti, degli uffici, delle aziende, fuori giù in fondo alla strada.

Sicuramente ne vedrebbe delle belle!

Vedrebbe qualcosa, che prima assumeva nomi diversi, qualcosa di indifferenziatamente violento, qualcosa che nessuno voleva guardare, che induceva a guardare dall’altra parte, che oggi ha acquisito un nome ben preciso.

Lo stalking infatti, rappresenta una delle tante facce della violenza, che possiede sue proprie connotazioni caratteristiche.

Ma guardiamole con il binocolo del nostro protagonista.

Osservando, Jeff vedrebbe per esempio un giovanotto inseguire una giovane con un bel mazzo di rose rosse, cioccolatini e lettere d’amore.

Cosa c’è di più romantico?

In effetti è un po’ strano, la scena è romantica o dovrebbe esserlo. Ma perchè lei non sembra felice di questo dono, sembra quasi arrabbiarsi, scappare spaventata?

Ma che succede?

Perché lei scappa?

Perché lui la rincorre?

Il giovanotto simpatico, non sembra più così simpatico, sembra infuriato, ansima, corre, è diventato tutto rosso dalla rabbia, si è irrigidito, ha indurito i pugni e lei corre, urla, sembra disperata.

Cosa sta succedendo?

Che film è questo?

Non ci si capisce nulla!

Ma guardate, se il nostro Jeff piega il suo binocolo a ore sei, vedrà un’altra scena interessante.

Siamo dentro un ufficio …. ecco c’è una segretaria, una bella ragazza bionda, che sta espletando i suoi doveri, è immersa fra carte di ogni tipo, ad un tratto arriva una giovane dai lunghi capelli scuri, un po’ goffa e impacciata, si comporta in modo guardingo, chissà perché. Ecco, squilla il telefono, la segretaria risponde e la collega nel frattempo sembra sbirciare fra le carte.

La bionda segretaria dice qualcosa alla giovane ed esce, questa le rovista nella borsa, prende il cellulare e lo scruta per un po’.

Che starà facendo?

Forse sta leggendo gli sms, sembra avere una certa dimestichezza …. lo fa velocemente e furtivamente. Poi lo rimette a posto, prende un mazzo di chiavi. ….. appena in tempo perché la segretaria rientra, la giovane saluta velocemente ed esce, Jeff la segue e la vede introdursi in una stanza attigua, ci sono gli armadietti con giacconi e cose personali, apre l’armadietto della segretaria con la chiave giusta, individuata nel mazzo trafugato, vi mette dentro delle carte ed esce silenziosamente, richiudendo tutto con cura.

Poi ancora nella stanza della collega, non hanno tempo di scambiarsi un granchè perché la bionda viene chiamata all’esterno e la giovane dai capelli scuri rimette le chiavi a suo posto e via ….. appena in tempo per non essere scoperta!

Disorientante!

Ma non ha tempo di rifletterci, il nostro Jeff viene attratto da qualcos’altro giù in strada, un rumore assordante, è un motorino che corre veloce come il vento.

Ah, una ragazza con il casco, si dirige verso le cassette delle lettere del condominio sito in via Roma e estrae tirando da sopra, le lettere lì contenute, le infila nella tasca e corre lontano.

Forse aveva fretta o chissà ….

Dal lato destro della visuale, nel palazzo che fa angolo con via Emilia si intravede un movimento strano, un condomino, una signora tutta imbacuccata, un po’ arruffata e sospettosa, rovista nel contenitore della carta deposto in strada.

Mha …. avrà buttato via qualcosa per sbaglio?

Ecco che esce un altro condomino, una ragazza sui trenta, appare serena ma non appena vede la vicina rovistare nella “Sua” carta, va su tutte le furie, ma l’altra l’aggredisce verbalmente, le invia condanne di morte, la minaccia e la giovane scappa veloce, in preda all’ansia.

Jeff ancora una volta è costretto a girare lo sguardo e ritrova la ragazza col casco, si accosta ad un’auto, saluta e corre lontano. Sembra se ne sia andata ma ……. poi seguendola dal suo piano, Jeff si accorge che si è appostata dietro l’angolo, sbircia senza farsi vedere.

Tira fuori il cellulare e inizia ad inviare sms.

Intanto, l’uomo parcheggia, esce di macchina e comincia a leggere i messaggi, che devono essere parecchi e non del tutto piacevoli perché appare disorientato, poi rosso in volto, arrabbiato, preoccupato e non riesce a salire le scale, un turbinio di reazioni.

Controlla la posta, ma …. naturalmente non c’è nulla, c’ha già pensato lei poco prima!

Ancora nell’altro condominio si assiste ad atti vandalici, la signora circospetta, questa volta raccoglie i panni dallo stenditoio comune, ma invece di portarli in casa, li tagliuzza con le forbici e li getta in terra.

Evidentemente non sono i suoi, come non era suo il cestino della carta!

A questo punto, Jeff non sa più a cosa pensare, ne ha già viste di tutti i colori davvero! Ma ce ne potrebbero essere molte altre ancora ….

Cosa sta succedendo?

Bhe, Jeff dalla sua finestra sul cortile ha assistito ad una serie di atti violenti, alcuni dei più rappresentativi di quelle azioni comportamentali, classificate col termine di Stalking.

Attraverso la metafora hitchcokiana di una finestra, quale passaggio verso la visione del mondo esterno, si propone uno scenario descrittivo del problema stalking.

Verranno presentati alcuni esempi concreti di stalking e la relativa descrizione del fenomeno e del suo significato.

 La finestra sul cortile”, diretto da Alfred Hitchcock (famoso film del 1954), ci apre una visuale tridimensionale su un fenomeno assai particolare, una delle tante facce della violenza: lo stalking.

Non un fenomeno nuovo, ma di nuova definizione e individuazione, grazie all’interpretazione dei numeri, delle casistiche e ai progressi legislativi in materia.

La famosa pellicola mostra il protagonista Jeff, che immobilizzato ad una gamba, si trova a vivere rinchiuso nel suo appartamento per molti giorni. L’unico suo passatempo diventa osservare con l’ausilio di un binocolo, dalla finestra che si apre sul cortile.

In questo modo si immerge negli appartamenti antistanti e nelle vite di chi li abita.

Bhe, mi sono immaginata il nostro Jeff, ai giorni d’oggi, costretto su una sedia, a guardare quanto gli si palesa guardando davanti a sè, all’interno degli appartamenti, degli uffici, delle aziende, fuori giù in fondo alla strada.

Sicuramente ne vedrebbe delle belle!

Vedrebbe qualcosa, che prima assumeva nomi diversi, qualcosa di indifferenziatamente violento, qualcosa che nessuno voleva guardare, che induceva a guardare dall’altra parte, che oggi ha acquisito un nome ben preciso.

Lo stalking infatti, rappresenta una delle tante facce della violenza, che possiede sue proprie connotazioni caratteristiche.

Ma guardiamole con il binocolo del nostro protagonista.

Osservando, Jeff vedrebbe per esempio un giovanotto inseguire una giovane con un bel mazzo di rose rosse, cioccolatini e lettere d’amore.

Cosa c’è di più romantico?

In effetti è un po’ strano, la scena è romantica o dovrebbe esserlo. Ma perchè lei non sembra felice di questo dono, sembra quasi arrabbiarsi, scappare spaventata?

Ma che succede?

Perché lei scappa?

Perché lui la rincorre?

Il giovanotto simpatico, non sembra più così simpatico, sembra infuriato, ansima, corre, è diventato tutto rosso dalla rabbia, si è irrigidito, ha indurito i pugni e lei corre, urla, sembra disperata.

Cosa sta succedendo?

Che film è questo?

Non ci si capisce nulla!

Ma guardate, se il nostro Jeff piega il suo binocolo a ore sei, vedrà un’altra scena interessante.

Siamo dentro un ufficio …. ecco c’è una segretaria, una bella ragazza bionda, che sta espletando i suoi doveri, è immersa fra carte di ogni tipo, ad un tratto arriva una giovane dai lunghi capelli scuri, un po’ goffa e impacciata, si comporta in modo guardingo, chissà perché. Ecco, squilla il telefono, la segretaria risponde e la collega nel frattempo sembra sbirciare fra le carte.

La bionda segretaria dice qualcosa alla giovane ed esce, questa le rovista nella borsa, prende il cellulare e lo scruta per un po’.

Che starà facendo?

Forse sta leggendo gli sms, sembra avere una certa dimestichezza …. lo fa velocemente e furtivamente. Poi lo rimette a posto, prende un mazzo di chiavi. ….. appena in tempo perché la segretaria rientra, la giovane saluta velocemente ed esce, Jeff la segue e la vede introdursi in una stanza attigua, ci sono gli armadietti con giacconi e cose personali, apre l’armadietto della segretaria con la chiave giusta, individuata nel mazzo trafugato, vi mette dentro delle carte ed esce silenziosamente, richiudendo tutto con cura.

Poi ancora nella stanza della collega, non hanno tempo di scambiarsi un granchè perché la bionda viene chiamata all’esterno e la giovane dai capelli scuri rimette le chiavi a suo posto e via ….. appena in tempo per non essere scoperta!

Disorientante!

Ma non ha tempo di rifletterci, il nostro Jeff viene attratto da qualcos’altro giù in strada, un rumore assordante, è un motorino che corre veloce come il vento.

Ah, una ragazza con il casco, si dirige verso le cassette delle lettere del condominio sito in via Roma e estrae tirando da sopra, le lettere lì contenute, le infila nella tasca e corre lontano.

Forse aveva fretta o chissà ….

Dal lato destro della visuale, nel palazzo che fa angolo con via Emilia si intravede un movimento strano, un condomino, una signora tutta imbacuccata, un po’ arruffata e sospettosa, rovista nel contenitore della carta deposto in strada.

Mha …. avrà buttato via qualcosa per sbaglio?

Ecco che esce un altro condomino, una ragazza sui trenta, appare serena ma non appena vede la vicina rovistare nella “Sua” carta, va su tutte le furie, ma l’altra l’aggredisce verbalmente, le invia condanne di morte, la minaccia e la giovane scappa veloce, in preda all’ansia.

Jeff ancora una volta è costretto a girare lo sguardo e ritrova la ragazza col casco, si accosta ad un’auto, saluta e corre lontano. Sembra se ne sia andata ma ……. poi seguendola dal suo piano, Jeff si accorge che si è appostata dietro l’angolo, sbircia senza farsi vedere.

Tira fuori il cellulare e inizia ad inviare sms.

Intanto, l’uomo parcheggia, esce di macchina e comincia a leggere i messaggi, che devono essere parecchi e non del tutto piacevoli perché appare disorientato, poi rosso in volto, arrabbiato, preoccupato e non riesce a salire le scale, un turbinio di reazioni.

Controlla la posta, ma …. naturalmente non c’è nulla, c’ha già pensato lei poco prima!

Ancora nell’altro condominio si assiste ad atti vandalici, la signora circospetta, questa volta raccoglie i panni dallo stenditoio comune, ma invece di portarli in casa, li tagliuzza con le forbici e li getta in terra.

Evidentemente non sono i suoi, come non era suo il cestino della carta!

A questo punto, Jeff non sa più a cosa pensare, ne ha già viste di tutti i colori davvero! Ma ce ne potrebbero essere molte altre ancora ….

Cosa sta succedendo?

Bhe, Jeff dalla sua finestra sul cortile ha assistito ad una serie di atti violenti, alcuni dei più rappresentativi di quelle azioni comportamentali, classificate col termine di Stalking.

Capiamo cosa è lo Stalking

Vediamo di capire di cosa stiamo parlando.

Stalking è un termine inglese che rimanda ad una serie di atteggiamenti tenuti da chi infligge ad un’altra persona, una persecuzione (che può avvenire a vari livelli) generandole ansia e paura. Si tratta di quella condizione altrimenti detta Sindrome da molestatore assillante.

Il termine to stalk in modo letterale riconduce al significato di “camminare con circospezione”, “camminare furtivamente”, indicando anche il “cacciatore in agguato” e come tale l’appostarsi per seguire la preda.

Il termine quindi oggi viene ad individuare una serie di molestie assillanti, condotte indesiderate e continue, che possono essere: appostamenti continui nei pressi dell’abitazione, negli ambienti frequentati abitualmente dalla vittima, ricerca di contatti continui e indesiderati attraverso pedinamenti, telefonate, mail, sms, lettere, biglietti, invio di oggetti non richiesti (piacevoli o non), atti vandalici come sottrazione o danneggiamento di oggetti di proprietà (furto della posta, delle chiavi, danneggiamento dell’auto, ecc.), queste condotte possono sfociare in ultima istanza in minacce esplicite, aggressione, fino all’atto irrimediabile dell’omicidio.

Gli atti persecutori si differenziano dalle molestie per l’intensità, la frequenza e la durata della condotta disturbante.

L’atto del persecutore in sé, può non essere spiacevole, ma la persistenza, il carattere invasivo e indesiderato da parte della vittima, lo rende un atto violento.

Infatti, non sempre il contenuto di sms, telefonate, biglietti e simili sono chiaramente aggressivi.
Talvolta possono essere messaggi d’amore, dichiarazioni, lusinghe, proposte, ecc., oggetti in altre circostanze desiderabili (fiori, cioccolatini, lettere d’amore, proprio come col giovane osservato da Jeff). Questi messaggi diventano intrusivi e psicologicamente violenti per la loro frequenza-insistenza e perché non desiderati, da parte di chi li riceve, inducono una sorta di pressione psicologica, scatenante ansia.

Lo stalker non tiene conto di ciò che l’altro desidera, se gradisce o meno le sue attenzioni. L’unico ggetto di sua esclusiva attenzione, riguarda ciò che desidera, ciò di cui ha bisogno, l’obiettivo finale.

Come abbiamo visto nel primo episodio osservato da Jeff (il giovane che regala rose e cioccolatini), è l’effetto che l’atto induce sulla vittima, a rivelarci la sua reale natura, ovvero l’ansia, la paura, la fuga, l’evitamento, ecc. Queste reazioni ci mostrano che non siamo di fronte ad uno scambio fra fidanzati, ma un atto indesiderato, un atto di stalking appunto.

Il persecutore può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un ex-partner, che agisce spinto/a dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito o presunto tale.

In altri casi invece ci troviamo davanti a persone con problemi relazionali, che agiscono con l'intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza, anche di fronte ad un netto rifiuto. E’ il caso per esempio di una persona conosciuta in un locale o ad una festa, che confonde lo scambio di simpatia e il dialogo occasionale, con una sicura relazione in itinere, che cercherà quindi di alimentarla con varie modalità, a discapito del volere dell’altro, mal interpretato. Si tratta spesso di persone “imbranate” nelle relazioni, con poche esperienze e con una capacità di scambio ancora immatura.

Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio origina dalla convinzione di avere effettivamente una relazione (del tutto inesistente) con l'altra persona. Questi soggetti manifestano cioè sintomi di perdita del contatto con la realtà, travisano i fatti, interpretando i gesti e le parole dette o non dette, in accordo con una convinzione personale, distante dalla realtà. In sette casi su dieci di questo tipo, si individua un’organizzazione di personalità borderline. Quasi sempre i comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte.

Il Centro Presunto Autori nell’Unità Analisi Psico Comportamentale dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking (CPA), ha condotto una ricerca che individua alcuni elementi descrittivi del fenomeno.

Un primo interessante elemento individuato, che accomuna oltre il 50% degli stalker, consiste nel vissuto, per almeno una volta nella vita, dell’abbandono, separazione o lutto di una persona cara, non ancora elaborato.

Si può ipotizzare quindi, che esista una sorta di ferita ancora aperta, che dissangua lo stalker gradualmente, creandogli uno stato di deperimento psico-emotivo-sociale continuo, ciò lo rende debole e come un cristallo fratturato, al minimo urto può rompersi, mandando in pezzi il suo delicato equilibrio.

E’ probabile cioè che l’atto interveniente, legato in qualche misura con la vittima, crei lo scompenso emotivo, che fa perdere i canoni del vivere quotidiano e rompe gli argini della relazione sana.

Ed ecco che, incomprensibilmente agli occhi esterni, all’interno dello stalker si crea uno stato di angoscia e tensione tali, che per essere riequilibrati necessitano del ripristino del controllo sulla situazione. Il comportamento invasivo e persistente infatti, costituisce una sorta di recupero del controllo, il tentativo di produrre sull’ambiente e sulle persone una certa pressione, di trovare rispondenza al proprio volere, di poter ottenere esattamente ciò che desidera.

In una condizione di estrema fragilità, un “NO” può costituire un terremoto intollerabile e non sempre chi ne è vittima, chiede aiuto. Talvolta cerca di porvi autonomamente rimedio, con atti insani e sconsiderati, come nel caso dello stalking.

Tipologie di vittima

Non dimentichiamo infatti, che in verità abbiamo due vittime: una è la vittima delle azioni stalkizzanti, l’altra è lo stalker stesso che non è solo persecutore dell’altro, ma anche di sé, in una ricerca di soluzioni svalutanti, aggressive e dannose, per sé e per l’altro.

Il persecutore è lui stesso un perseguitato e vittima, che incapace di armonizzare bisogni, difficoltà e risorse, rendere sé stesso oggetto di tanta disperazione e proietta sull’altra persona la propria sofferenza. Si verifica uno spostamento importante, anziché affrontare la sofferenza, cerca a tutti costi di ottenere dall’altro una specifica risposta, l’approvazione, l’obbedienza, la vicinanza, il controllo appunto.

La vittima, suo malgrado si ritrova ad assolvere una funzione imprevista, incomprensibile e non desiderata. Molto spesso si ritrova incastrata in un ruolo che non le appartiene, senza neanche comprende ciò che sta capitando.

Ciò che infatti caratterizza la vittima, gli effetti di tanta proiezione sono essenzialmente di tre tipi:

-       quello patrimoniale

-       quello biologico di natura psichica

-       quello esistenziale

Il danno patrimoniale, in certi casi inesistente, in altri può essere consistente e rappresentare un carico concreto, ma soprattutto psico-emotivo ulteriore allo stress della condotta persecutoria. Si possono verificare sottrazione della posta (come ha ben osservato Jeff), ordinazione a proprio nome di prodotti e beni anche costosi, danneggiamento dell’auto o di altri oggetti di proprietà della vittima o della famiglia, ecc.

Questo tipo di danneggiamento, va ben oltre la natura materiale ed economica, perché aggrava e appesantisce il senso di potere del persecutore e di impotenza della vittima.

E’ come se la vittima non si sentisse al sicuro con niente e da alcuna parte!

Gli effetti e i danni biologici di natura psichica si riferiscono all’alterazione dell’equilibrio psichico del soggetto, all’insorgenza di un disturbo psicopatologico, ricondotto all’evento lesivo del persecutore. Si tratta di un disturbo che modifica in forma temporanea o meno la salute e le funzioni psichiche. Vi fanno parte i vari disturbi descritti nel DSM (disturbi alimentari, disturbi da uso di sostanze, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, dissociativi, scompensi all’interno di disturbi di personalità, ecc.).

Questo tipo di effetto dannoso sulla vittima, varia per intensità e gravità in base ad una serie di fattori, quali la gravità dello stalking (in termini di pericolosità, di persistenza, di intensità), la personalità del perseguitato, la relazione con lo stalker (se esiste, di che natura, ecc.), la presenza di una rete sociale di supporto, ecc.

Il danno di tipo esistenziale invece, riguarda tutta una serie di disturbi che ostacolano l’abituale vivere quotidiano, come insonnia, emicrania, incertezza, difficoltà relazionali, difficoltà a svolgere le usuali attività quotidiane dalle più semplici (andare al supermercato) alle più impegnative, come andare a lavoro, ecc.

Dovendo guardare più da vicino la vittima, nelle sue varianti, nelle mille sfaccettature, potremmo trovare una sofferenza comune che si traduce a vari livelli, in uno stato di paura, ansia, angoscia, insicurezza, instabilità psicofisica, in una condizione di precarietà emotiva, conseguente la perdita degli usuali punti di riferimento, delle certezze relazionali, dei luoghi noti e abitualmente frequentati. La vittima si ritrova in una sorta di incubo, non riesce più a dormire, non mangia più regolarmente, presenta vari disturbi psicosomatici, non esce più tranquillamente fuori casa, non svolgere le sue usuali attività, costretta dalla paura, dal panico, da eventuali o reali atti minacciosi e violenti, a cambiare abitazione, abitudini di vita, strade, mezzi di trasporto, orari, ecc., si trova a pensare in modo esclusivo a cosa potrà succedere, a quali contatti sarà sottoposto, a quali rischi può incorrere, vive in uno stato di impotenza e prostrazione più o meno intenso, insomma la sua vita non gli appartiene più!

Ed è veramente un incubo!

Tipologie di Stalkers

Dall’altra parte della medaglia, un incubo non così diverso da quello del suo persecutore. Lo stalker ha solo l’idea di avere in mano la situazione, di avere il potere e di detenere il controllo, in realtà in gran parte illusorio. Può indurre nella vittima certe reazioni, può sottometterla alle sue richieste, può prostrarla con le minacce e la violenza, ma non può certo possederla in toto, non è né il padrone dell’altro e tantomeno è padrone dei propri stati interni!

Guardiamolo meglio!

La ricerca dell’Istituto di Ricerca Psicosociale su un campione di 800 soggetti di età compresa fra i 13 e i 17 anni, ha verificato la predittività di future condotte persecutore, individuate dalla Sezione Atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri.

Gli stalker quindi, potrebbero inquadrarsi in cinque tipologie:

-       il "risentito", caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri, a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);

-       - il "bisognoso d'affetto", desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l'oggetto delle sue attenzioni si convincerà;

-       il "corteggiatore incompetente", che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per "ignoranza" delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale;

-       il "respinto", rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell'affronto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;

-       il "predatore", il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione nel dirigere le proprie mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere, dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili. E’ l’atto predatorio in sé ad eccitarlo e a spingerlo.

Questa schematizzazione riassume un po’ quanto abbiamo detto fino ad ora e quanto è stato visto dal nostro Jeff.

Ma forse oltre ai casi descritti dallo schema, che sembrano rientrare per lo più in chi ha avuto una relazione precedente con la vittima o vorrebbe averla, ve ne sono altri. Ad esempio la segretaria osservata da Jeff, rappresenta un esempio di stalking fra donne, in ambito lavorativo. Così, la signora che taglia i vestiti e rovista nella carta, rappresenta un caso di “stalking condominiale” attuato fra donne.

Questi esempi mettono in risalto che lo stalking non è un fenomeno di genere. Anche se la prevalenza degli stalker è di sesso maschile, non esclude una certa percentuale di stalker di sesso femminile.

Sorprendentemente, la percentuale di persecutori al femminile sembra in aumento e questo potrebbe essere imputato a vari fattori. Forse con la crescente autonomizzazione della donna sotto tutti i fronti (economico, sociale, relazionale, psicologico), si è assistito anche ad una crescente espressione di potere sull’uomo, sia attraverso forme più costruttive che verso forme più aggressive. La donna, una gran parte delle donne del mondo occidentale, si è svincolata in gran parte dal ruolo di vittima passiva e ha assunto sempre più un ruolo attivo, sotto vari fronti.

Dall’altra potremmo pensare che l’uomo, maggiormente autorizzato dal contesto sociale nel ruolo di vittima, si senta sempre più libero di denunciare una condotta disturbante, proveniente dal femminile. Spesso infatti, lo stereotipo del maschio prevede che l’uomo non possa che essere lusingato dalle attenzioni di una donna e che non debba avere paura o mostrarsi debole. Talvolta chiedere aiuto, può essere frainteso come atteggiamento di debolezza e scarsa mascolinità. 

La crescente informazione sul tema, l’ampliarsi di informazioni ma anche di vedute sul fenomeno e sull’affettività in genere, ha reso sicuramente più accessibile il riconoscimento di certe emozioni e la richiesta d’aiuto anche da parte del sesso maschile.

Inoltre, i dati sottolineano che la relazione fra persecutore-perseguitato può avvenire anche fra persone dello stesso sesso, non necessariamente deve riguardare il rapporto uomo-donna o donna-uomo.

Infine, la relazione sentimentale (reale, presunta o desiderata), non è l’unico tipo di relazione che funziona come miccia attivatrice dello scompenso dello stalker. Vi sono altri tipi di relazione-convivenza che possono attivarlo, da quello lavorativo, amicale, di vicinato, ecc.

La condotta persecutoria quindi non è un fenomeno né di genere, né di razza, né di cultura, né di età, è un fenomeno che può riguardare qualunque persona che come abbiamo visto, probabilmente è vittima di una fragilità interna, di una sorta di eventi traumatizzanti, di una rete familiare e sociale non sufficientemente accogliente e contenitiva, ecc.

In ultima analisi rappresenta l’espressione di uno scompenso personale e sociale, che produce effetti a catena, con ricadute ad ogni livello (individuale, relazionale, sociale, morale, materiale).

Conclusioni

Appare sempre più chiaro l’importanza della crescente osservazione del fenomeno, ma anche dell’intervento stesso, a livello diretto e preventivo, sia sulla vittima ma anche sul persecutore. Non si tratta di condannare, bensì di intervenire, instradare, prevenire, tutelare, curare, cambiare ……

Abbiamo dato risalto alla comprensione del fenomeno e del persecutore, questo però non ci deve far traviare dai giusti intenti. Gli specialisti, di ogni ramo (psicologico, educativo, sociale, antropologico, ecc.) devono comprendere il fenomeno per potervi poi intervenire.

La vittima, deve comprendere ma non per questo deve decentrarsi, spostarsi da sé verso l’esterno, reinnestando lo stesso meccanismo della persecuzione. Comprendere aiuta la vittima a non odiare, ovvero a non continuare a investire emotivamente sullo stalker, questo non significa che deve impiegare le sue energie ed il suo tempo a pensare, a “interpretare” o prevedere i pensieri, le azioni e reazioni del suo persecutore. La vittima deve comunque svincolarsi emotivamente dal persecutore ed occuparsi di sé, stabilendo i confini oltre i quali l’altro, compreso il persecutore non deve andare.

E’ essenziale che la vittima impieghi il proprio tempo per ritrovare un equilibrio e riprendere in mano la propria quotidianità, a vari livelli (emotivo, materiale, relazionale, ecc).

Spesso il primo passo consiste nel chiedere aiuto, nel riconoscimento del proprio bisogno, elemento fondamentale per distanziarsi dal quel circolo vizioso e imparare ad uscirne in modo definitivo.

Sarebbe altrettanto auspicabile che il persecutore compia lo stesso circuito virtuoso, distogliendo le attenzioni dalla vittima e chiedendo aiuto, per impiegare le proprie risorse su se sulla costruzione di un rinnovato equilibrio.

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